IL VANGELO DEL GIORNO II DOMENICA E SETTIMANA D’AVVENTO ANNO B                        IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri
Il Signore verrà a salvare i popoli e farà sentire la sua voce potente per la gioia del vostro cuore. (cf. Is 30,19.30)

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 1,1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

In confronto all'introduzione discreta nel tempo dell'Avvento avvenuta domenica scorsa, l'annuncio di oggi è spettacolare: "Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te... Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri".
Giovanni Battista fa il suo ingresso spettacolare nel mondo, vestito di peli di cammello. Le sue parole bruciano l'aria, le sue azioni frustano il vento. Predica "un battesimo di conversione per il perdono dei peccati" ed immerge i suoi discepoli nelle acque del Giordano. Il suo messaggio, pur legato a un momento della storia, è eterno. Si rivolge anche a noi. Anche noi dobbiamo preparare la strada del Signore, poiché un sentiero si spinge fino ai nostri cuori. Sfortunatamente, troppo spesso, durante l'Avvento, molte distrazioni ci ostacolano nell'accogliere, spiritualmente, il messaggio del Vangelo. Non dovremmo, invece, cercare di dedicare un po' di tempo alla meditazione di quanto dice san Pietro: "Noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia" (2Pt 3,13)?

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 5,17-26)
Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a Lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza. Vedendo la loro Fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è Costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?». Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire "Ti sono perdonati i tuoi peccati", oppure dire "Alzati e cammina"? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'Uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te -disse al paralitico-: alzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio. Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose». Parola del Signore.

RIFLESSIONI 
Il ragionamento degli scribi e farisei coglie nel segno. Solo Dio può rimettere i peccati, è vero, ma l'azione di Gesù è incalzante. Per dimostrare di avere questo potere compie un evidente miracolo dinanzi a loro. Logicamente avrebbero dovuto convincersi che l'affermazione di Gesù non era una falsità: La guarigione immediata da infermità fisica avrebbe dovuto aprire loro gli occhi e spingerli a un ragionamento logico: Se questi ha tale potere, vuol dire che non è un semplice uomo. In lui ci dev'essere qualche cosa di straordinario. Da qui a riconoscerlo come l'inviato di Dio il passo non sarebbe stato troppo lungo. Radicati nei loro princìpi, avrebbero dovuto esclamare almeno come la folla: "Oggi abbiamo visto cose prodigiose". Rimangono invece fermi nei loro ragionamenti, critici e increduli. Forse in quel momento il Signore esigeva troppo. Per entrare in cammino di fede avrebbero dovuto demolire tutto il loro mondo religioso fondato su ben altre convinzioni. Noi però che ci sentiamo ripetere nella confessione: io ti assolvo... dovremmo unire la nostra voce a quella della gente che ha assistito al miracolo per lodare e benedire la grande misericordia di Dio che ha voluto comunicare agli apostoli, ai loro successori e ai suoi ministri il potere di rimettere i peccati. Dovremmo sentire forte e vivo il sentimento di ringraziamento per il sacramento della confessione e il bisogno di tranquillizzare la coscienza mediante il perdono del Signore. Approfittiamone. Ci sono ancora molti sacerdoti nei confessionali che attendono di poter dire come Gesù nel vangelo: ti sono perdonati i tuoi peccati.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 18,12-14)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Che neanche uno di questi piccoli si perda
Nell'essenza della fede è racchiusa la sua verità primaria, vitale. Se questa verità dovesse venire meno, per la fede è la sua morte. Questa verità la possiamo attingere dalla stessa chiamata del nostro Padre nella fede che è Abramo.
Il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gen 12,1-3). L'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce» (Gen 22,15-18). 
Abramo esiste per dare vita ad ogni altro uomo. Possiamo affermare che esiste per gli altri, per portare agli altri la benedizione del Signore. Ogni figlio di Abramo, ogni figlio della vera fede, il cui compimento è in Cristo, il vero Figlio della promessa, il Portatore della benedizione, esiste per essere benedizione di grazia, verità, vera salvezza per ogni altro uomo. Se questa finalità del nostro essere veri figli della fede dovesse venire meno, è il segno che noi siamo morti alla fede e che la vera fede è morta in noi. I farisei al tempo di Gesù erano persone dalla fede morta. Avevano una religione artificiale per se stessi, ma non una fede in missione per gli altri. È come se essi non fossero figli del Padre della fede. C'è tra essi ed Abramo una contraddizione di essenza, anzi una negazione della loro stessa natura religiosa. Abramo è il padre della moltitudine. Loro non sono padri neanche di se stessi. Vivono chiusi in un sistema religioso nel quale non c'è spazio per gli altri. È questa la vera morte della fede.
Il fariseismo non è solo religione artificiale mostruosa. È anche religione senza fede e priva di ogni qualsiasi verità. Non solo è carente della verità primaria, ma anche di ogni altra verità. Gesù, quando in San Matteo detta le regole della comunità, afferma con fermezza di Spirito Santo che mai la sua Chiesa potrà reggersi sulle chiusure mentali, spirituali, spaziali, temporali, o di altra natura. La sua Chiesa è una comunità spigolatrice di anime, cuori, persone da portare a Cristo Gesù. Spigolatori di anime: questa è la nostra vocazione, la nostra natura, la nostra missione, il nostro ministero. Spigolatrice di anime è detta la Vergine Maria. Nella tradizione mariana francese Lei è la "Divina spigolatrice" che deve raccogliere tutti i peccatori abbandonati perché possano ritornare nella casa del Padre. A Lei ogni spigolatore di peccatore chiede aiuto perché possa riuscire nella missione. È questa una vera conversione teologica necessaria ad ogni discepolo di Gesù, a quanti confessano la vera fede in Lui.
Senza questa conversione teologica, che ci spinge non solo a cercare i peccatori, ma a dare la nostra vita per essi, come Cristo Gesù, morendo anche noi per togliere il peccato del mondo, mai potremo dirci della vera religione. Saremo sempre della falsa. Oggi la nostra religione, santissima nella sua essenza di verità e di grazia, vive questa fortissima involuzione: si è andati oltre la linea dei farisei. Si è abolito il percorso della santità. Essa è dichiarata inutile in se stessa. Non vi sono più neanche i peccatori da salvare. Tutti siamo già salvi per la misericordia di Dio. Tutti saremo in Paradiso. L'inferno è dichiarato vuoto anche dalla grande teologia dei nostri tempi.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, liberateci da tanta falsità.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 11,28-30)
In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Prendete il mio giogo sopra di voi.
Il giogo di Gesù non è la sua Parola, non è la sua Croce. Il suo giogo è il suo amore. Come Lui ha preso sulle sue spalle tutto l'amore del Padre e lo ha vissuto per la salvezza degli uomini, così il suo discepolo prende tutto il suo amore e lo vive per la redenzione dei suoi fratelli. L'amore di Gesù è soave e leggero, perché assieme al suo amore, Lui ci dona anche il suo Spirito e questi ci trasforma in natura spirituale, natura diversa. Con la natura spirituale mai esso diventerà pesante, aspro, amaro. Questa verità così è rivelata da San Paolo nella Prima e nella Seconda Lettera ai Corinzi.
Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi infatti conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. Ma l'uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito.
L'uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. Infatti chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo consigliare? Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo. Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a esseri spirituali, ma carnali, come a neonati in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non cibo solido, perché non ne eravate ancora capaci. E neanche ora lo siete, perché siete ancora carnali. Dal momento che vi sono tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera umana? (1Cor 2,10-3,3).
Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte (2Cor 12,7-10).
L'amore di Gesù mai dovrà essere disgiunto dalla grazia, dallo Spirito Santo, dalla trasformazione della natura ereditata da Adamo in natura spirituale. Senza la grazia e la trasformazione della natura, sarebbe pesante per un figlio di Adamo vivere l'amore di Gesù così come lo ha vissuto Lui, lasciandosi inchiodare sulla croce. Con la grazia, lo Spirito Santo, la natura trasformata, vivendo nel corpo di Cristo, come vero corpo di Cristo, tutto possiamo. Non per le nostre forze, ma per il Signore che ci dona ogni forza. Anche questa verità è insegnata da San Paolo nella Lettera ai Filippesi.
Ho provato grande gioia nel Signore perché finalmente avete fatto rifiorire la vostra premura nei miei riguardi: l'avevate anche prima, ma non ne avete avuto l'occasione. Non dico questo per bisogno, perché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione. So vivere nella povertà come so vivere nell'abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza (Fil 4,10-13).
Il ristoro di Cristo è ogni grazia e forza nello Spirito Santo che rende leggero, soave tutto il suo amore da noi assunto per trasformarlo in grazia di salvezza per ogni uomo.
L'amore di Cristo è delimitato dalla sua Parola. Se si esce dalla Parola, non si ama. Se si rimane nella Parola l'amore inizia da un minimo e prosegue il suo cammino senza alcun limite o misura. Può raggiungere le vette più alte. Gesù lo portò ad un'altezza oltre la quale è impossibile pervenire ad una creatura. In Lui nell'amore non c'è l'oltre.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, aiutateci ad amare come Gesù.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 11,11-15)
In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell'Elìa che deve venire.
Chi ha orecchi, ascolti!». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Il regno dei cieli subisce violenza
Il racconto della passione di Gesù Signore ci rivela quale violenza subisce il regno dei cieli e perché i violenti se ne impadroniscono. La violenza è al proprio cuore, mente, pensieri, spirito, corpo, anima. Violenza è quel perfettissimo governo di sé per la cui acquisizione Gesù sudò sangue nell'Orto degli Ulivi, quando i pensieri e la volontà avrebbero voluto trascinarlo lontano dall'obbedienza alla più pura e santa obbedienza al Padre suo. Violenza è il suo rimanere santissimo sulla croce, in mezzo al tumulto della folla che lo insultava, lo derideva, si faceva beffe di Lui, dichiarandolo un non Messia, un non Re dei Giudei, un non Salvatore. Lo dichiarava un fallito. Violenza è quella preghiera di perdono innalzata al Padre in favore dei suoi carnefici.
Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione» (Lc 22,39-46).
Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c'era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L'altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò (Lc 23,33-46).
La violenza che Gesù chiede per la conquista del regno dei cieli è la consegna della propria vita alla morte, offrendola al Padre come olocausto e sacrificio mondo, puro, santo. Perché il Padre gradisca la nostra offerta, occorre la più alta santità nei pensieri. Essi dovranno essere di preghiera, perdono, amore, carità, benignità, misericordia, pace verso tutti. Anzi la vita deve essere offerta per coloro che hanno chiesto e ottenuto la nostra morte. La beatitudine della mitezza dovrà essere vissuta tutta.
Gesù non viene solamente per profetizzare che il regno di Dio subisce violenza, esige il pieno governo di se stessi, la totale padronanza di sé nella stessa santità di Dio, ci mostra concretamente dalla Croce che lui governa la violenza della sua carne che vorrebbe vivere da carne, cioè lontana da Dio, ci dona ogni grazia, anzi produce ogni grazia per noi dall'offerta della sua carne al Padre per la nostra redenzione eterna. Sulla croce lui vince se stesso, vince Satana, vince il peccato del mondo, vince la ribellione, i pensieri, i desideri. Lui è il Vittorioso nella morte. Sappiamo ora cosa fare per impadronirci del regno dei cieli. Nessuna tiepidezza, accidia, superficialità, profanità, mondanità sono compatibili con l'essere discepoli di Gesù.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci discepoli veri di Gesù.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 11,16-19)
In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
"Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!".
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: "È indemoniato". È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: "Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori".
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Parola del Signore.

RIFLESSIONI 
Viene Giovanni il Battista. È uomo austero. Si nutre di cavallette e miele selvatico. Indossa l'abito duro del profeta, fatto di peli di cammello con una cintura di cuoio ai fianchi. Cosa si dice di lui? Che è un indemoniato. Perché è un seguace o un posseduto da Satana. Perché vive una vita differente da quella di ogni altro uomo. Pur di non convertirsi lo accusano di essere un posseduto dal diavolo. Viene Gesù. Lui vive la vita di ogni uomo, senza mostrare alcuna differenza, se non nella santità, nella moralità, nella giustizia, nella piena osservanza dei Comandamenti. Cosa dice di lui la gente? Che non nota nulla di particolare. Lo accusa di condividere la vita degli uomini. È un popolo incapace di aprirsi a Dio, al vero Dio. È insensibile ad ogni verità.
Il profeta non deve attendersi nessun frutto al di fuori dei frutti che produce la profezia. Qual è il frutto della vera profezia? Quello di giustificare Dio di ingiustizia, di abbandono, di non aver adempiuto la sua Parola. Cristo è mandato per giustificare il Padre dinanzi ad ogni accusa di ingiustizia da parte degli uomini. Nessuno domani dovrà dire a Dio: "Mi sono perduto perché tu non hai adempiuto la tua Parola". Questa legge eterna vale anche per la Chiesa. La sua profezia deve giustificare Dio.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci veri profeti per il Signore.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 17,10-13)
Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Elia è già venuto
Non è raro il caso in cui, nell'attesa di un avvenimento importante della nostra vita, esso ci oltrepassi senza che ce ne accorgiamo. Così avviene agli scribi al tempo di Gesù. Attendevano con ansia Elia che avrebbe aperto la strada al Messia. Egli viene nella persona di Giovanni il Battista e essi non se ne accorgono. Anzi, quando Erode lo uccide nella prigione, forse ne hanno goduto: una voce di rimprovero di meno. Il Signore ammonisce i suoi discepoli a fare attenzione ai segni dei tempi. Il Regno di Dio non viene con clamore, di modo che si possa dire: Eccolo qua o eccolo là. Esso è dentro di noi e attende che nel nostro agire lo rendiamo presente nel mondo. Dio parla al cuore dell'uomo, parla attraverso il vangelo, la liturgia, il magistero, gli avvenimenti personali, familiari, sociali. Dio ci sta parlando anche mediante l'opera e la voce del papa Francesco. Ci sta avvertendo durante l'Avvento che stiamo vivendo, tempo forte dello Spirito. Tocca a noi riconoscere la sua voce e renderla attiva nella vita. Questo esige capacità di accogliere gli inviti della grazia con entusiasmo, senza sonnolenza, senza ritardi o rimandi, secondo l'esortazione di San Paolo ai Romani: E' ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti.