IL VANGELO DEL GIORNO XIX DOMENICA E SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C     IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli, nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere (Atti 2,42)

IL VANGELO DEL GIORNO XIX DOMENICA E SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C IL VANGELO NEL 21° SECOLO

Sabato della XIX settimana del Tempo Ordinario Anno C

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,13-15)
Lasciate che i bambini vengano a me.
a chi è come loro, appartiene il regno dei cieli

***

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,13-15)
In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». 
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

L'amore di Gesù per i bambini ci deve far riflettere, soprattutto in un'epoca in cui, spesso, li si trascura o li si rifiuta in molti modi.
Si richiede una grande generosità soprattutto ai genitori, ma anche a tutti noi nel nome di Cristo, perché non si tema di avere bambini, di dedicare più tempo e di pensare di più alla loro educazione. Potrebbe essere questo un modo di compiere ciò che piacque tanto al nostro Signore, quando le madri gli portarono i loro bambini perché imponesse loro le mani. Ciò implica il fatto che i bambini possano ricevere il sacramento del battesimo molto presto e che vengano ben preparati perché approfittino presto nella loro vita della confessione e, soprattutto, della santa Eucaristia, mentre assimilano a poco a poco la dottrina cristiana che viene loro insegnata perché siano in grado di rispondere alla vocazione ricevuta da Dio.
Ciò non riguarda soltanto le madri, ma deve essere compreso, grazie all'aiuto di Cristo, da tutti i fedeli, sacerdoti e laici, così come non ci si deve curare solo dei bambini piccoli, ma del processo di formazione nel suo insieme: in ciò consiste il divenire simili ai bambini, cioè il divenire più simili a Cristo.
Non impediamo che i bambini vadano a Gesù! Non facciamo anche noi come gli zelanti apostoli che considerano il chiasso dei bambini un inopportuno disturbo per il grande rabbino mistico! Non impediamo ai bambini di accostarsi al Signore, proponendo loro delle liturgie incomprensibili e noiose, delle catechesi ammuffite e moralistiche, una visione di Chiesa seriosa e severa. Non confondiamo la serietà con il muso lungo e le severità! La Chiesa parla di cose grandi e importanti, perciò sono anche belle e gioiose! Purtroppo nelle nostre comunità mancano spazi per i bambini e per le coppie: quante volte i parroci (single) faticano a capire, ad esempio, le esigenze e le fatiche di una giovane coppia con un neonato imponendo inutili riunioni che aggiungono peso al carico quotidiano di una famiglia contemporanea! Gesù è stato chiaro: i bambini devono poter accedere al vangelo. Da bambini, però! Sforziamoci perché nelle nostre parrocchie ci sia almeno una celebrazione a misura di bambino, con liturgia della Parola e canti appropriati. Facciamo in modo che nelle nostre famiglie ci sia un momento di preghiera quotidiano pensato per loro.

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Venerdì della XIX settimana del Tempo Ordinario Anno C

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt,19,3-12)
Per la durezza del vostro cuore.

Non tutti capiscono questa parola.

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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt,19,3-12)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: "Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne"? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e di ripudiarla?».
Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all'inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un'altra, commette adulterio».
Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

PER LA DUREZZA DEL VOSTRO CUORE..."
Per la durezza del cuore non siamo più in grado di accogliere il dono di Dio.Per la durezza del cuore.Per questo il matrimonio diventa anche oggi un'arma letale dell'egoismo, invece di essere un dono dell'amore.Per questa durezza del cuore non si comprende più cosa significhi essere chiamati da Dio per vivere da "eunuchi" per il Regno.La durezza del cuore impedisce la vocazione all'amore e la restringe nell'ambito umano.Le manifestazioni, da dono, diventano sempre più diritto e dovere da valutare e soppesare a seconda della situazione esterna, che ha preso così il posto di Dio.Per la durezza del cuore, "solo alcuni possono comprendere" e accogliere questo dono.Ma proprio questo piccolo drappello di arditi sta a rappresentare la verità della "durezza del cuore" del mondo e sono il segno della grazia.

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Giovedì Della XIX Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-19,1)

Signore, quante volte dovrò perdonare mio fratello? Sette volte?
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-19,1)
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa". Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quello che devi!". Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me e ti restituirò". Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?". Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Il perdono è essenza, verità, vita di Cristo Gesù. Deve essere essenza, verità, vita di ogni suo discepolo. Quello di Gesù è un perdono speciale, particolare, unico. Anche quello del cristiano deve essere perdono speciale, particolare, unico. Gesù non solo ha perdonato tutti coloro che hanno offeso Lui personalmente, sia come vero Dio che vero uomo. Lui si è offerto vittima di espiazione per i peccati del mondo intero. Si è lasciato fare olocausto, sacrificio di redenzione, giustificazione, salvezza.
Gesù ha dato il suo corpo alla croce perché il Padre perdonasse l'uomo peccatore e lo accogliesse nella sua amicizia, facendone un figlio di adozione, rendendolo partecipe della sua stessa natura. Quanto ha fatto Cristo Gesù per il perdono dell'umanità, è chiesto anche al cristiano. Anche lui, in Cristo, con Cristo, per Cristo, deve farsi vittima di riconciliazione, espiazione, perdono per i peccati del mondo intero. Come Cristo Gesù si è riconciliato con i suoi carnefici, così il cristiano sempre deve offrire la sua pace a quanti gli fanno del male. Lui come Cristo Gesù deve essere un operatore di pace sempre. Lui deve conoscere solo l'amore. Mai l'odio, mai la contrapposizione.
Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle (Mt 5,38-42).
Gesù mette in guardia ogni suo discepolo. Se lui non perdona, neanche il Padre perdona. Se lui non è misericordioso, neanche il Padre sarà misericordioso. Se lui è spietato, il Padre gli farà pagare fino all'ultimo spicciolo. Chi vuole essere perdonato, deve perdonare settanta volte sette, cioè sempre per sempre. Questa è la Legge.
Se questa è la Legge di Dio, perché oggi nella Chiesa si insegna che Dio sempre perdona, sempre rimette i nostri debiti, sempre ci accoglie, non vi è più la pena eterna? Il Vangelo così non pensa. Dio così non insegna. Posso io ammazzare, scannare, divorare vivi i miei fratelli, posso trucidarli, sgozzarli e poi presentarmi dinanzi al Signore con il diritto già acquisito di entrare nel regno dei cieli? Questo la Scrittura non lo contempla. Chi lo afferma, sappia che dice cose false non solo contro Dio, ma anche contro l'uomo. Non ama l'uomo chi lo inganna. L'inganno è dei figli di Satana, mai dei discepoli di Gesù Signore. Il discepolo di Gesù ama l'uomo e sempre lo avverte della possibilità della sua dannazione eterna. Fratello, attento che rischi l'inferno.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci veri nella Parola di Gesù.

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Mercoledì Della XIX Settimana del Tempo Ordinario Anno C 

Dal Vangelo secondoGiovanni (Gv 12,20-33)
Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo.
Se invece muore, produce molto frutto.
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Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 12,20-33)
In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c'erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l'anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest'ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

RIFLESSIONI

"Se il chicco di grano non cade in terra e non muore, rimane solo; se invece muore, porta molto frutto". Non è il solo insegnamento che Gesù trae dalla vita dei contadini. Il Vangelo è pieno di parabole, immagini e spunti tratti dall'agricoltura che era a suo tempo (ed è ancora oggi per diversi popoli) la professione che occupa il maggior numero di persone. Egli parla del seminatore, del lavoro dei campi, della mietitura, di grano, vino, olio, del fico, della vigna, della vendemmia...

Ma Gesù non si fermava naturalmente al piano agricolo. L'immagine del chicco di grano gli serve per trasmetterci un sublime insegnamento che getta luce, prima di tutto, sulla sua vicenda personale e poi anche su quella dei suoi discepoli.

Il chicco di grano è, infatti, anzitutto Gesù stesso. Come un chicco di frumento, egli è caduto in terra nella sua passione e morte, è rispuntato e ha portato frutto con la sua risurrezione. Il "molto frutto" che egli ha portato è la Chiesa che è nata dalla sua morte, il suo corpo mistico.

Potenzialmente, il "frutto" è tutta l'umanità, non solo noi battezzati, perché egli è morto per tutti, tutti sono stati da lui redenti, anche chi ancora non lo sa. Il brano evangelico si conclude con queste significative parole di Gesù: "Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me".

Ma la storia del piccolo chicco di grano aiuta anche, per un altro verso, a capire noi stessi e il senso della nostra esistenza. Dopo aver parlato del chicco di grano, Gesù aggiunge: "Chi ama la sua vita la perde e chi odia (un altro evangelista dice perde) la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna" (cfr. Mt 16, 25). Cadere in terra e morire, non è dunque solo la via per portare frutto, ma anche per "salvare la propria vita", cioè per continuare a vivere! Che succede al chicco di grano che rifiuta di cadere in terra? O viene qualche uccello e lo becca, o inaridisce e ammuffisce in un angolo umido, oppure viene ridotto in farina, mangiato e tutto finisce lì. In ogni caso, il chicco, come tale, non ha seguito. Se invece viene seminato, rispunterà e conoscerà una nuova vita, come in questa stagione vediamo che è avvenuto dei chicchi di grano seminati in autunno.

Sul piano umano e spirituale ciò significa che se l'uomo non passa attraverso la trasformazione che viene dalla fede e dal battesimo, se non accetta la croce, ma rimane attaccato al suo naturale modo di essere e al suo egoismo, tutto finirà con lui, la sua vita va ad esaurimento. Giovinezza, vecchiaia, morte. Se invece crede e accetta la croce in unione con Cristo, allora gli si apre davanti l'orizzonte dell'eternità.

Ci sono situazioni, già in questa vita, sulle quali la parabola del chicco di grano getta una luce rasserenante. Hai un progetto che ti sta sommamente a cuore; per esso hai lavorato, era diventato lo scopo principale nella vita, ed ecco che in breve lo vedi come caduto in terra e morto. Fallito, oppure tolto a te e affidato a un altro che ne raccoglie i frutti. Ricordati del chicco di grano e spera. I nostri migliori progetti e affetti (a volte lo stesso matrimonio degli sposi) devono passare per questa fase di apparente buio e di gelido inverno, per rinascere purificati e ricchi di frutti. Se resistono alla prova, sono come l'acciaio dopo che è stato immerso in acqua gelida e ne è uscito "temprato". Come sempre, costatiamo che il Vangelo non è lontano, ma vicinissimo alla nostra vita. Anche quando ci parla con la storia di un piccolo chicco di grano.

Alla fine, questi chicchi di grano che cadono in terra e muoiono, saremo noi stessi, i nostri corpi affidati alla terra. Ma la parola di Gesù ci assicura che anche per noi ci sarà una nuova primavera. Risorgeremo da morte e questa volta per non morire più.

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Martedì Della XIX Settimana del Tempo Ordinario Anno C 
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 25,1-13
Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini: Cinque stolte e cinque sagge.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora. 

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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge;le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.Le stolte dissero alle sagge: "Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono". Le sagge risposero: "No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene".
Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco".
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Cinque di esse erano stolte e cinque sagge.
Gesù e noi, suoi discepoli, oggi viviamo in due mondi separati, senza alcuna comunicazione o contatto possibili. Leggiamo il Vangelo, studiamo la sua Parola, meditiamo la sua vita, ma come puro esercizio accademico. Chiuso il Vangelo, terminato lo studio della sua Parola, compiuta la meditazione sulla sua vita, parliamo dal nostro cuore, diciamo dalla nostra mente, meditiamo dai noi sentimenti, agiamo dalla nostra volontà. Cristo e la sua verità rimangono nel Cielo. Noi e la nostra falsità continuiamo sulla nostra terra.
Altra cosa disdicevole che noi facciamo è questa: oltre alla separazione dei due mondi, aggiungiamo lo stravolgimento del mondo del Vangelo e della Parola. Il Vangelo annunzia una verità e noi diciamo l'esatto contrario. Neghiamo ogni valore eterno a ciò che Gesù ci annunzia e ci rivela. Così operando priviamo di contenuti divini la nostra fede e la facciamo divenire una chiacchiera, una favola, una cosa d'altri tempi. Infine ci sono anche coloro che neanche più questo fanno. Costoro, pur essendo discepoli di Gesù, nati dalla Parola di vita, asseriscono che il Vangelo non ha più valore legale. Deve essere sostituito con un pensiero aggiornato, consono alla nostra mentalità di peccato e di trasgressione.
È il vero disastro spirituale che si trasforma in sfacelo umano, perché sfacelo morale, spirituale, culturale, sociale. La verità non governa più l'agire dell'uomo e senza verità trascendente, evangelica non esiste alcuna degna moralità per l'uomo. Da questo disastro spirituale nasce l'uomo amorale, privo cioè di ogni vero riferimento etico, di sano comportamento. Gesù però così non pensa così non vuole. Ecco la sua verità.
La fede senza le opere è morta. Gesù sempre lo ha detto: credere senza trasformare in vita la verità della fede non salva. Si costruisce la casa sulla sabbia. È questa la grande stoltezza dell'uomo: pensare di salvarsi senza l'olio della carità nella lampada della sua fede. La carità è tutto per la fede, perché la fede è obbedienza, è trasformazione del comando ascoltato in opera. La fede trasforma tutta la nostra vita in obbedienza. L'obbedienza è opera di amore per il Signore nel servizio dei fratelli. È questa la saggezza che ci salva: vivere ogni Parola che esce dalla bocca di Dio. È questo il nostro olio che sempre deve alimentare la lampada della nostra fede. Con esso dobbiamo illuminare la nostra eternità. Se invece siamo spenti, non ci sarà spazio per noi nel regno della luce terna. Il nostro luogo è nelle tenebre dell'inferno. Tenebra siamo stati in vita e tenebra saremo nell'eternità. La Parola di Gesù è immutabile per i secoli eterni. Come essa dice, così sarà, crediamo o non crediamo.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi, fate che noi crediamo.

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Lunedì Della XIX Settimana del Tempo Ordinario Anno C

Dal Vangelo secondo Matteo(17,22-27)

Il vostro maestro non paga la tassa?
«Sì». 
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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo(17,22-27)

In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va' al mare, getta l'amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala loro per me e per te». Parola del Signore.

RIFLESSIONE

Gesù paga le tasse. Fa sorridere, ma è proprio questo il messaggio del racconto di oggi inserito dopo una drammatica previsione di morte. Potrebbe non farlo: ha ben altro cui pensare, ben altra "tassa" pagherà alla morte e alla tenebra. Ma non vuole scandalizzare, resta con i piedi ben piantati in terra. Gesù non gioca a fare lo spirituale dimenticandosi le regole della convivenza terrena, è un cittadino onesto, non bara. Quante volte ho incontrato cristiani che si appellavano al vangelo per minimizzare gli obblighi da cittadini! E, purtroppo, preti che si appellavano alla legge divina (di cui pare fossero autentici interpreti) per glissare sugli obblighi burocratici richiesti a tutti eccetto che a loro! No, amici, dobbiamo essere sinceri: non possiamo essere credibili annunciatori del vangelo se non siamo cittadini onesti e coerenti. È impossibile predicare la povertà e intrallazzare per arricchirci, chiedere l'onestà e praticare l'inganno sempre giustificati da ottime ragioni! Siamo vetrina di Dio, trasparenza assoluta agli occhi del mondo: se vogliamo essere davvero discepoli dobbiamo convertire il nostro cuore ad una coerenza possibile.

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XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,32-48)

Fatevi un tesoro inesauribile nei Cieli,
dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma.

Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
***

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,32-48)
Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo Regno.
Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei Cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'Uomo verrà nell'ora che non pensate». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta e in un'ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Sempre pronti per incontrare Gesù. Nella vita, l'attesa delle cose belle ti apre il cuore alla gioia; mentre l'attesa delle cose tristi e brutte ti pone di fronte al dramma della paura, dell'incognito, dello sconosciuto, dell'ignoto. Nel qual caso è davvero un salto nel buio. Gesù, invece, è luce, speranza, felicità, serenità.
La parola di Dio di questa XIX domenica del tempo ordinario costituisce per noi un forte richiamo al valore della fede, che è la base di ogni vero discorso cristiano. Senza la fede non si va da nessuna parte.
La fede ci mette in dialogo con il Signore e da questo dialogo c'è l'accettazione di Dio della nostra fragilità e della nostra pochezza; per cui il Signore ci approva, ci accoglie, ci abbraccia e ci stringe al suo cuore di Padre.
Una fede aperta alla vita eterna e che sa valutare con equilibrio ciò che è presente e ciò che è il definitivo futuro, che è l'eternità, verso la quale siamo tutti indirizzati.
E' Gesù stesso a dirci con semplicità che la vita presente è solo un temporaneo viaggio, un itinerario che, per quanto possa durare a lungo e senza sofferenze, alla fine avrà il suo termine e la sua naturale conclusione.
In questo itinerario, potremmo oggi dire, tour turistico spirituale permanente, essendo anche in tempo di vacanze, parte dal giorno della nostra nascita, si sviluppa nei luoghi e nei tempi che il Signore ci ha concesso e ha termine nel momento in cui Egli ritiene che sia giunta la nostra ora e il momento di lasciare questo mondo per l'eternità.
Non a caso ci ricorda nel brano del vangelo di oggi: "Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro!".
Non possiamo assolutamente illuderci che stiamo su questa terra per sempre, né cullare l'idea che tutto ci andrà bene.
Dobbiamo essere realisti, essere preparati a tutto e confrontarci con la parola di Dio, la quale ci richiama continuamente alla nostra attenzione ciò che siamo: pellegrini nel tempo in cammino per il cielo, che è la nostra ultima tappa ed il nostro approdo, al quale giungere nel modo più sereno e tranquillo possibile.
Cerchiamo di capire quello che Gesù vuole dirci, senza mezzi termini e senza farci illudere, presentando la realtà della vita per quella che è: "se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo".
Questa affermazione trova un continuo riscontro nella vita di tutti i giorni.
La venuta del Signore è certamente quella definitiva del giudizio universale, ma non va sottovalutata la venuta di Cristo che ci chiama con sé a vita nuova, facendoci passare per la croce e la morte.
Il modello del nostro essere cristiano è il crocifisso, è il Figlio di Dio, che sale sul patibolo della croce e muore per noi, quale vero ed unico salvatore del mondo.
Ci siano di sostegno, nelle difficoltà della vita, come nella malattia, nella perdita di una persona cara o di altre importanti cose della nostra esistenza terrena, quanto ci dice Gesù nel vangelo di oggi: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore".
Il nostro tesoro è Dio e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Dio.
Forti delle affermazioni del libro della Sapienza, abbiamo la certezza che Dio sta dalla nostra parte e sempre ci assiste e protegge, ci libera da ogni male ed oppressione, che rende schiavo l'uomo delle sue paure e delle sue insicurezze, aprendolo ad una visione di felicità vera e duratura.
Leggiamo nel brano della prima lettura di oggi che "la notte [della liberazione] fu preannunciata ai nostri padri, perché avessero coraggio, sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà".
E' il coraggio della fede, è il coraggio che viene da Dio e che di fronte alle prove più dolorose e dure di essa, si affida pienamente alla volontà di Dio. Sia questa la nostra umile preghiera di abbandono alla volontà del Signore che vogliamo innalzare a Lui nella speranza e nella certezza che Lui è sempre al nostro fianco e non ci molla neppure per un istante.

"Arda nei nostri cuori o Padre, la stessa fede che spinse Abramo a vivere sulla terra come pellegrino, e non si spenga la nostra lampada, perché vigilanti nell'attesa della tua ora siamo introdotti da te nella patria eterna". Amen.