TESTO
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 9,1-41
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi
discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori,
perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori,
ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo
le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando
nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango
sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe», che
significa "Inviato". Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante,
dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». Alcuni
dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli
diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti
gli occhi?». Egli rispose: «L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo
ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: "Va' a Sìloe e làvati!". Io sono andato,
mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov'è costui?».
Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in
cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei
dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse
loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora
alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva
il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di
questo genere?». E c'era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco:
«Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli
rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato
cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di
colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro
figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di
lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come
ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo
sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi
genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già
stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso
dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età: chiedetelo a
lui!».
Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da'
gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se
sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora
gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose
loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo?
Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero:
«Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha
parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell'uomo:
«Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto
gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e
fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito
dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da
Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei
peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi
nel Figlio dell'uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in
lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse:
«Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un
giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono,
vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con
lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù
rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite:
"Noi vediamo", il vostro peccato rimane». Parola del Signore
RIFLESSIONI
La "luce" è uno dei simboli originali delle Sacre Scritture. Essa annuncia la
salvezza di Dio. Non è senza motivo che la luce è stata la prima ad essere
creata per mettere un termine alle tenebre del caos Gen 1,3-5. Ecco la
professione di fede dell'autore dei Salmi: "Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?" Sal 28,1. E il profeta dice: "Alzati, Gerusalemme,
rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra
di te" Is 60,1. Non bisogna quindi stupirsi se il Vangelo di san Giovanni
riferisce a Gesù il simbolo della luce. Già il suo prologo dice della Parola
divina, del Logos: "In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini; la
luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta" Gv 1,4-5. La
luce è ciò che rischiara l'oscurità, ciò che libera dalla paura che ispirano le
tenebre, ciò che dà un orientamento e permette di riconoscere la meta e la via.
Senza luce, non c'è vita.
Il racconto della guarigione del cieco è una "storia di segni" caratteristica
di san Giovanni. Essa mette in evidenza che Gesù è "la luce del mondo" v. 5,
cf. 8, 12, che egli è la rivelazione in persona e la salvezza di Dio - offerte
a tutti
TESTO
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 4,43-54
In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti
aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando
dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto
quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano
andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi
era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito
che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di
scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il
funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».
Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che
Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo
figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio.
Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il
padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio
vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.
Parola del Signore
RIFLESSIONI
Nel Vangelo di oggi ci viene detto chiaramente che nessun profeta è rispettato
né onorato nel proprio paese. Da un punto di vista letterario, il "paese
natale" di Gesù è Nazaret, un villaggio della Galilea poco conosciuto. Per
questo motivo Giovanni insiste su questa osservazione, per sottolineare la
testimonianza missionaria di Gesù. Gesù è stato inviato al popolo di Giudea, il
cui centro religioso era Gerusalemme, tuttavia non vi fu ricevuto (Gv 1,11).
La salvezza, la redenzione per mezzo della fede va molto al di là dei privilegi
legati alla razza e ad ogni altro particolarismo. Gesù, dunque, ha svolto la
sua attività non soltanto in Galilea ma anche nelle regioni pagane. E, in
questo brano di Vangelo, il mondo pagano è rappresentato dal funzionario di
Cafarnao, che non è ebreo. Egli, pagano, ha creduto alla parola di Gesù, dando
prova di una fede pura e sincera che deve servirci di esempio.
In questo brano del Vangelo di san Giovanni ci viene mostrata l'importanza del
dialogo tra Gesù e il funzionario e, nello stesso tempo, l'oggetto di questa
conversazione: la fede. La vera fede è quella che rende possibile l'accoglienza
di Gesù, quella che ci conduce al Salvatore (a Gesù). Per mezzo della fede,
andiamo incontro a Dio e scopriamo il Padre e il suo amore nella nostra vita.
Quando constata la nostra fede, la nostra fiducia in lui, Gesù, per mezzo della
potenza vivificante della sua parola, compie miracoli nella nostra vita. In
questo brano di Vangelo, troviamo l'effetto della parola divina e la fiducia
assoluta nella potenza di Gesù. Così, Gesù ha ricompensato la fede del
funzionario come ricompensa la fede di ogni uomo
TESTO
Dal Vangelo secondo Giovanni. Gv 5,1-16
Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso
la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con
cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi,
zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere
e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose
il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua
si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù
gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all'istante quell'uomo
guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato
guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose
loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi la tua barella e cammina"».
Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi e cammina"?». Ma
colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era
allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare
più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell'uomo se ne andò e riferì
ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano
Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Parola del Signore
RIFLESSIONI
"Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse:
"Vuoi guarire?". Gli rispose il malato: "Signore, non ho nessuno
che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per
andarvi, un altro scende prima di me. Gesù gli disse: "Alzati, prendi la
tua barella e cammina". E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua
barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Gv 5, 6-9
Gesù anche a noi oggi pone la stessa domanda: "Vuoi guarire?" Se noi
dichiariamo con verità che "non abbiamo nessuno su cui fare
affidamento", Egli ci prende per mano, perché "è vicino a chi ha il
cuore ferito"! E, in modo gratuito, ci dice che tutto può ricominciare
nella responsabilità e libertà di chi ora cammina portando con sé la propria
barella". Solo con l'aiuto di Cristo la nostra umanità è in grado di
"portare" le sue ferite e non "farsi portare"!
Signore donaci il coraggio di non cercare alcun appoggio umano, ma di confidare
fermamente nella Tua Presenza di Padre, Fratello, Amico. Così cammineremo e
aiuteremo anche altri a camminare solo verso Te.
S. Agostino "Commento al Vangelo di S. Giovanni, omelia 17"
"...Prendi, dunque, il tuo lettuccio. E quando l'avrai preso, non
fermarti, cammina! Amando il prossimo e interessandoti di lui, tu
camminerai...Porta dunque colui assieme al quale cammini, per giungere a Colui
con il quale desideri rimanere per sempre. Prendi, dunque, il tuo lettuccio e
cammina"
Mercoledì
Della IV Settimana Di Quaresima Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni. ( Gv 5,17-30)
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita,
così anche il Figlio dà la vita.
18 Marzo 2026

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. ( Gv 5,17-30)
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch'io
agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non
soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il
Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre;
quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti
ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora
più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a
chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio
al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora
il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che
mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato
dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l'ora – ed è
questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che
l'avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio
di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è
Figlio dell'uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l'ora in cui tutti coloro
che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene
per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di
condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio
giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che
mi ha mandato. Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Gesù riprese a parlare e disse: In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé
non può far nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche
il figlio lo fa. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che
fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete
meravigliati. Gv 5, 19-20
Ancora una volta, Gesù ci rivela il Padre. Nel suo esilio e nel compimento
della sua missione, l'amore del Padre lo sostiene e lo rigenera ogni giorno. In
verità vi dico, il Figlio da sé non può far nulla se non ciò che vede fare dal
Padre, quello che egli fa anche il figlio lo fa. Si tratta di un amore
reciproco, che Gesù tenta di spiegarci: Con queste parole semplici e sublimi,
tanto comuni quanto misteriose, ci rivela l'identità di Dio, che è anche
l'identità profonda dell'uomo, sua immagine e somiglianza. Ignorarla è la
sofferenza essenziale di non sapere ciò che si è. Ricordare e assaporare questa
realtà dà profonda gioia e speranza. L'essere figli, infatti, ci consente di
riferirci a qualcuno a cui affidarci. Questo Vangelo sembra volerci ripetere
che l'opera che Gesù ha compiuto ai bordi della piscina guarendo il paralitico,
può compierla anche per noi.
Ciò che blocca l'uomo è la non conoscenza e la non accettazione della sua
identità di figlio- amato! - è origine del suo male: gli fa rifiutare il
proprio principio e il proprio fine, ignorare da dove viene e verso dove va.
Giovedì
Della IV Settimana Di Quaresima Anno A
San Giuseppe
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 1,16.18-21.24)
Giuseppe fece come gli aveva ordinato
l'angelo del Signore.
19 Marzo 2026

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 1,16.18-21.24)
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di
Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello
Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva
accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un
angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di
prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei
viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai
Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore
per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa "Dio con noi".
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del
Signore e prese con sé la sua sposa. Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Sposo di colei che sarebbe stata Madre del Verbo fatto carne, Giuseppe è stato
prescelto come "guardiano della parola". Eppure non ci è giunta nessuna sua
parola: ha servito in silenzio, obbedendo al Verbo, a lui rivelato dagli angeli
in sogno, e, in seguito, nella realtà, dalle parole e dalla vita stessa di
Gesù.
Anche il suo consenso, come quello di Maria, esigeva una totale sottomissione
dello spirito e della volontà. Giuseppe ha creduto a quello che Dio ha detto;
ha fatto quello che Dio ha detto. La sua vocazione è stata di dare a Gesù tutto
ciò che può dare un padre umano: l'amore, la protezione, il nome, una casa.
La sua obbedienza a Dio comprendeva l'obbedienza all'autorità legale. E fu
proprio essa a far sì che andasse con la giovane sposa a Betlemme e a
determinare, quindi, il luogo dell'Incarnazione. Dio fatto uomo fu iscritto sul
registro del censimento, voluto da Cesare Augusto, come figlio di Giuseppe. Più
tardi, la gioia di ritrovare Gesù nel Tempio in Giuseppe fu diminuita dal suo
rendersi conto che il Bambino doveva compiere una missione per il suo vero
Padre: egli era soltanto il padre adottivo. Ma, accettando la volontà del
Padre, Giuseppe diventò più simile al Padre, e Dio, il Figlio, gli fu
sottomesso. Il Verbo, con lui al momento della sua morte, donò la vita per
Giuseppe e per tutta l'umanità. La vita di Giuseppe fu offerta al Verbo, mentre
la sola parola che egli affida a noi è la sua vita.

Venerdì
Della IV Settimana Di Quaresima Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 7,1-2.10.25-30)
Il Vangelo di oggi ci presenta il dramma di Gesù
abbandonato dai capi della sua nazione.
Gesù deve nascondersi.
20 Marzo 2026
TESTO
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv7,1-2.10.5.30
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche Lui: non apertamente, ma quasi di nascosto. Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è Costui quello che cercano di uccidere? Ecco, Egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che Egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non Lo conoscete. Io Lo conosco, perché vengo da Lui ed Egli mi ha mandato». Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di Lui, perché non era ancora giunta la sua ora. Parola del Signore.
RIFLESSIONI
La grande fatica di Gesù è stata quella di cercare di convincere tutti gli
ascoltatori che non era un uomo comune, ma che veniva da Dio.
In effetti, come compito era arduo, era ancora più difficile convincere tutti
che Egli era il Messia atteso. Non si convincevano neanche assistendo a
miracoli impossibili e questo la dice lunga sulla capacità dei diavoli di
bloccare la mente di molti e fissarli su una convinzione, nonostante l'opposta
evidenza.
L'opera dei diavoli è potentissima in tutte quelle persone che non pregano o
pregano poco e vivono malamente. Se i diavoli cercano di disturbare ma senza
riuscirci, quelli che fanno profondi cammini di Fede, figuriamoci come
intervengono su quanti sono spiritualmente deboli.
Un detto dice: "Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io". Sembra
irragionevole ma è la verità, le sorprese sono sempre in agguato e molto spesso
sono proprio gli amici o i familiari o i parenti a mostrare un comportamento
sorprendente e vendicativo.
Se dagli amici ci deve guardare Dio perché noi presupponiamo la loro sincerità
e non li monitoriamo, dai nemici dobbiamo guardarci con attenzione perché
rimane imprevedibile la loro reazione.
Lo stesso vale per i diavoli, essi cercano maliziosamente di trovare il momento
propizio per arrecare in qualche modo danni seri a quanti non
sono protetti spiritualmente.
"Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea,
perché i Giudei cercavano di ucciderlo".
Era già grande l'odio che nutrivano verso Gesù per le sue parole che
disturbavano il quiete andazzo corrotto dei giudei. Per un periodo si rifiutò
di percorrere la Giudea, aveva compreso che non c'era frutto spirituale da
raccogliere e questa esperienza del Signore ci fa capire la difficoltà dell'apostolato.
Oggi si cerca di uccidere Gesù in mille altri modi, tutti però sono uniti
dall'intento persecutorio verso Lui.
La presenza di una mentalità immorale fa provare una grande avversione verso
Dio, anche se in modo indiretto e sottile. L'idolo che viene adorato da
miliardi di persone lontane da Dio, non potrà essere abbandonato per scegliere
la Verità di Dio.
Come può Gesù aiutare quelli che scelgono il male e non si curano della vita
spirituale?
In molti casi Dio è costretto a lasciare al loro destino quanti si determinano
in una condizione immorale irreversibile, e Dio questo lo conosce bene, vede
che non lasceranno mai la mentalità disgraziata e non li obbliga perché
rispetta la libertà di tutti.
Sono grotteschi quelli che si lamentano di Dio quando qualcosa è andato storto,
e non si chiedono cosa facevano loro in quelle situazioni. Si lamentano anche
per i guai patiti dai loro familiari e non comprendono che è l'uomo a
determinare il suo futuro, a decidere se vivere con il Bene o scegliere sempre
male. Quindi vivere con il Male, che in realtà è la mancanza del Bene, perché
il Male assoluto non può esistere

Sabato Della IV Settimana Di Quaresima Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 7,40-53
Perché non lo avete condotto qui?
Risposero le guardie: Mai un uomo ha parlato così!
21 Marzo 2026
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 7,40-53
In quel tempo, all'udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano:
«Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri
invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura:
"Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il
Cristo"?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le
guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero
loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo
ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare
anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa
gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro,
disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di
sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia,
e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.
Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Le prediche di Gesù entusiasmavano tutti, anche i suoi nemici rimanevano
affascinati ma non tutti si convertivano. Ogni incontro con Gesù era vissuto
come un grande momento di gioia e riflessione, le parole del Signore facevano
riflettere anche i più induriti e scuotevano i boriosi.
Nella predicazione di Gesù c'erano alcune Verità che non potevano accettare gli
ebrei, senza queste rivelazioni, come per esempio di essere Figlio di Dio e di
compiere tutto nel Nome del Padre suo, Israele si sarebbe prostrato ai suoi
piedi.
Purtroppo per loro, Gesù era stato inviato dal Padre per insegnare tutta la
Verità, quello che si riteneva utile per una rivelazione piena e infallibile.
Infatti, Gesù insegnò tutto quello che nei secoli l'umanità avrebbe dovuto
sapere.
Ma non tutti hanno accolto Lui e la sua Parola. "A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo Nome"
(Gv 1,12). Questo ha scritto San Giovanni nel Prologo del Vangelo.
Il brano di oggi inizia con un buon auspicio: «In quel tempo, all'udire le
parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: "Costui è davvero il Profeta!".
Altri dicevano: "Costui è il Cristo!"». Moltissimi credevano in Gesù, almeno
fino a quando i perfidi farisei e scribi non cominciarono a diffondere notizie
diffamatorie e a disprezzarlo in ogni casa. L'incapacità della gente di
discernere il Bene dal male, faceva credere veritiero quanto i capi del tempio
insinuavano contro Gesù.
Molti non andarono più dietro al Signore e le conseguenze nefaste cadevano su
coloro che facevano allontanare i buoni da Gesù.
In questi duemila anni l'atteggiamento invidioso e cattivo dei nemici di Dio,
si è ripetuto contro i suoi autentici apostoli, che consumano la loro vita
lavorando indefessamente alla causa del Vangelo e servono con piena fedeltà la
Chiesa. Con il passare dei giorni aumentano le insidie e le avversità contro i
cristiani ed è tempo di conoscere bene la nostra sana dottrina.
È sicuro che Gesù vince sempre, alle volte ci sono grossi impedimenti e Lui
indirizza gli Angeli con strategie precise che smorzano di continuo i poteri
dei forti e le malizie dei cattivi. Gesù non trascura mai nessuno di quelli che
Lo invocano con sincero amore e umiltà. I cristiani avranno sempre contrarietà,
ma vinceranno sempre perché con Gesù soffrono in Croce, con Gesù risorgono qui,
in questa vita, da trionfatori.
Il Vangelo ci dice pure che "tra la gente nacque un dissenso riguardo a Lui".
Quando si difende interamente il Vangelo, c'è sempre qualcuno che si agita, che
vuole cambiarlo e intendo anche molti laici. Molti passi del Vangelo vengono
ignorati intenzionalmente perché danno fastidio… altri ancora vengono
interpretati secondo la propria convenienza.
Voglio rilevare che tra quelli che si schieravano contro Gesù, la loro
confusione era notevole, e non conoscevano il luogo esatto della nascita di
Gesù. Tutti sapevano che era nato a Nazaret e che era un galileo.
Questo spiega il passo seguente: «Altri invece dicevano: "Il Cristo viene forse
dalla Galilea? Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il
villaggio di Davide, verrà il Cristo?"». Gesù non era un galileo di nascita ma
di adozione, la conferma ci arriva da San Matteo: "Nato Gesù a Betlemme di
Giudea, al tempo del re Erode" (Mt 2,1).
Crebbe a Nazaret perché era il paese della Madre Santissima e del Padre
putativo, ma nessuno era a conoscenza della nascita a Betlemme, se non qualche
parente. Nei Vangeli di Matteo e Luca, il luogo di nascita è Betlemme di Giudea
(Mt 2,1; Lc 2,4-7), mentre Nazaret di Galilea è il luogo dove ha trascorso
l'infanzia e la giovinezza, guadagnandosi l'epiteto di Nazareno. Durante la sua
vita pubblica invece la sua residenza più frequente era Cafarnao (Mt 4,13).
Chiarito questo, vediamo che i nemici di Gesù aumentavano e organizzarono di
arrestarlo per interrogarlo. Fatto strabiliante e comico fu che le guardie
incaricate di arrestarlo, sentendo parlare Gesù si dimenticarono di arrestarlo
e tornarono da soli dai capi dei sacerdoti e dai farisei. La domanda scontata e
risentita: "Perché non Lo avete condotto qui?". Risposero le guardie: "Mai un
uomo ha parlato così!".
Quindi, se i nemici di Gesù Lo perseguitavano perché non conoscevano la sua
dottrina, noi siamo chiamati a conoscerla bene, sforzandoci giorno dopo giorno
di approfondirla.
Molto spesso molti si trovano in situazioni difficili parlando con altri e non
sanno come fare, cosa rispondere. Prendiamo l'impegno di meditare il Vangelo
del giorno. Non possiamo seguire Gesù senza conoscere la nostra Fede.
Possiamo fare tanto bene anche con poche parole, comunque con quelle che lo
Spirito Santo ci ispirerà e infonderà nel cuore.
Abbiamo Fede e facciamo ovunque apostolato per salvare quante più anime
possibili






