TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 17,1-9)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li
condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il
suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed
ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui!
Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli
stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed
ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui
ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da
grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete».
Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa
visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Nelle Scritture, la montagna è sempre il luogo della rivelazione. Sono gli
uomini come Mosè (Es 19) e Elia (1Re 19) che Dio incontra. Si racconta anche
che il volto di Mosè venne trasfigurato da quell'incontro: "Quando Mosè scese
dal monte Sinai - le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di
Mosè mentre egli scendeva dal monte - non sapeva che la pelle del suo viso era
diventata raggiante, poiché aveva conversato con il Signore" (Es 34,29). La
magnificenza della rivelazione divina si comunica anche a coloro che la
ricevono e diventano i mediatori della parola di Dio.
Gesù si mette a brillare come il sole sotto gli occhi di tre discepoli: questo
lo individua come colui che è l'ultimo a rivelare Dio, come colui che
oltrepassa tutti i suoi predecessori. Ciò è sottolineato ancor più dal fatto
che Mosè ed Elia appaiono e si intrattengono con lui.
Essi rappresentano la legge e i profeti, cioè la rivelazione divina prima di
Gesù. Gesù è l'ultima manifestazione di Dio. È quello che dimostra la nube
luminosa - luogo della presenza divina (come in Es 19) - da dove una voce
designa Gesù come il servitore regale di Dio (combinazione del salmo 2, 7 e di
Isaia 42, 1). A ciò si aggiunge, in riferimento a Deuteronomio 18, 15,
l'esortazione ad ascoltare Gesù, ad ascoltare soprattutto il suo insegnamento
morale.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 6,36-38)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati;
perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà
versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a
voi in cambio». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
«Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati;
perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata,
colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la
quale misurate, sarà misurato a voi in cambio». Lc 6, 37-38
Con quanta bontà Gesù ci chiama ad essere misericordiosi. Molte volte lungo i
Vangeli troviamo la stessa insistenza di Gesù: "Ciò che volete che gli
uomini facciano a voi, voi fatelo a loro" (Lc 6,31; cfr. Mt 7,12).
Così oggi ci dice: Se non vuoi essere giudicato, non giudicare! Se non vuoi
essere condannato, non condannare! Se vuoi essere perdonato, perdona! Se vuoi
ricevere una buona misura, dà una buona misura agli altri! Non aspettare fino a
che l'altro prenda l'iniziativa, ma prendila tu e comincia già! E vedrai che è così!
Questi imperativi d'amore ci schiudono porte verso la liberazione, soprattutto
il perdono ridona la pace interiore che prende posto nel nostro cuore.
Il cammino del perdono, spesso è preceduto per il rancore lecito per la offesa
che ci ha ferito l'anima, ma fermarsi nel rancore non è da cristiani. Pure se
ci sembra impossibile possiamo arrivare ad accogliere chi ci ha offeso
guardandolo cosi come Dio lo guarda. Quando riusciamo a perdonare l'amore di
Dio penetra in noi e quello che ci ha fatto piangere, quello che ci ha
distrutto, si trasforma in certezza di amore con il quale Dio
perdonerà anche noi.
Dio Padre di misericordia, perdonaci, come noi perdoniamo. Insegnaci a
perdonare come te.
La voce di Papa
Francesco
Gesù dice chiaramente che la vendetta, il rancore non sono cristiani: "se
io ho nel cuore il rancore per qualcosa che qualcuno mi ha fatto e voglio
vendicarmi, questo mi allontana dal cammino verso la santità. - ha spiegato
Bergoglio - Niente vendetta. Ma, me l'hai fatta: me la pagherai!: questo è
cristiano No. Me la pagherai' non entra nel linguaggio di un cristiano. Niente
vendetta. Niente rancore. Ma questo mi fa la vita impossibile! Quella vicina di
là sparla di me tutti i giorni! Anche io sparlerò di lei...': no. Cosa dice il
Signore? Prega per lei! - Ma per quella devo pregare, io? - Sì: prega per lei! E' il cammino del
perdono, del dimenticare le offese. Il male lo si vince con il bene, il peccato
lo si vince con questa generosità, con questa forza ". 21 febbraio 2017
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 23,1-12)
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e
osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché
essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare
e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure
con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro
filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei
banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche
di essere chiamati "rabbì" dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro Maestro e voi
siete tutti fratelli. E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perché
uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare "guide",
perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà
umiliato e chi si umilierà sarà esaltato». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Sin dall'inizio della Quaresima Gesù ci incita a fare l'elemosina, a pregare e
a digiunare non "per essere ammirati dagli uomini", ma solamente per il Padre.
Il nostro io cerca sempre di essere approvato, ama tutto ciò che lo mette in
mostra, si compiace delle lusinghe. Non lasciamoci ingannare chiediamo con
forza al Signore di aiutarci, perché il nostro cuore possa finalmente
risuscitare con Gesù. Guardiamo Maria, umile "serva del Signore", nella quale
si è incarnata, in tutta la sua logica d'amore, questa regola misteriosa: "Chi
invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato". Maria
era immacolata, eppure Dio poteva immediatamente "vedere la sua umiltà". Noi,
che siamo peccatori, abbiamo bisogno di essere "abbassati", e per questo
l'umiliazione è un'ottima scuola. Chiediamo allo Spirito Santo di farci
accettare le umiliazioni. Smettiamo di affliggerci per i nostri difetti, se
essi possono contribuire ad umiliarci; eliminiamo il peccato che è in noi. Si
accetta così poco l'essere umiliati! È una delle pratiche più difficili! Non
scegliamo le umiliazioni, non cerchiamole, ma chiediamo a Dio la forza di
accettarle, e sforziamoci di vivere nella gioia!
L'umiliazione è una grazia, essa ci "abbassa", ma, se noi l'accettiamo, essa ci
immerge nella misericordia del cuore di Gesù, che ci "innalza" con lui sino al
Padre.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 20,17-28)
In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici
discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il
Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo
condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e
flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».
Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si
prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose:
«Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua
sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete.
Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli
disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia
sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha
preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li
chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di
esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare
grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà
vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire,
ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». Parola del
Signore.
RIFLESSIONI
La croce è sempre presente nel cuore di Gesù. È la meta della sua vita. Sarà un
sacrificio liberamente offerto, e non solo un martirio: Gesù ben lo mostra
annunciando con precisione ai suoi apostoli che cosa gli sarebbe accaduto.
Certo, egli aggiunge che "il terzo giorno risusciterà", ma si sente che ora è
tutto rivolto alla passione che si avvicina. I sentimenti di Giacomo, di
Giovanni e della loro madre appaiono molto umani. Questo bisogno di gloria,
questo bisogno di apparire, esiste in ciascuno di noi. Il nostro io resta
sempre più o meno occupato dal desiderio di dominare. Ma Gesù ci avverte come
avverte Giacomo e Giovanni: se vogliamo essere con lui nella sua gloria,
dobbiamo bere per intero il suo calice, cioè dobbiamo anche noi morire, fare la
volontà del Padre, portare la nostra croce seguendo Gesù, senza cercare di
sapere prima quale sia il nostro posto nel suo regno.
La reazione di sdegno degli altri dieci discepoli è anch'essa molto umana. E
Gesù, seriamente, li invita a un rovesciamento totale di valori. Nella nuova
comunità per la quale egli sta per dare la vita, il primo sarà l'ultimo,
"appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per
servire e dare la sua vita in riscatto per molti". Chiediamo la grazia di
divenire servi, e servi davvero umili, pronti a soffrire e a sacrificarsi.
Preghiamo Maria perché interceda per noi: ai piedi della croce, ciò che Maria
chiede per i suoi figli è che abbiano parte, come lei e con lei, al sacrificio
del suo Figlio.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,19-31)
Gesù disse ai farisei:
«C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e
ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla
sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla
tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì
anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi
e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse:
"Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la
punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa
fiamma".
Ma Abramo rispose: "Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i
tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu
invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un
grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì
possono giungere fino a noi".
E quello replicò: "Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di
mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non
vengano anch'essi in questo luogo di tormento". Ma Abramo rispose:
"Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro". E lui replicò: "No,
padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno".
Abramo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi
neanche se uno risorgesse dai morti"». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno". Abramo rispose:
"Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno
risorgesse dai morti". Lc 16, 30-31
Quante volte Gesù cerca di preparare i suoi discepoli alla resurrezione: la
preannuncia a parole, l'anticipa con la trasfigurazione e con alcuni miracoli
che restituiscono la vita, la inserisce nelle parabole. La resurrezione è uno
scoglio, Gesù lo sa. Ancora più della morte ingiusta, delle sofferenze inflitte
ad una persona buona. Gesù parla anche di queste e già questo scandalizza e
irrita i discepoli. Ma la resurrezione proprio non si accetta! Al punto che in
questa parabola Gesù mette proprio in luce questo aspetto: il ricco ormai morto
vorrebbe mettere in guardia i suoi ancora in vita e gli sembra che uno tornato
dal mondo di chi non c'è più, potrebbe essere il metodo migliore. Ma il
commento di Abramo è laconico: l'ostinazione che permette agli uomini di
perseverare in atteggiamenti negativi trasformerebbe anche l'incontro con un
risorto in qualcosa di inefficace. È di fatto quello che accadde dopo la
resurrezione di Gesù. E allora, cos'è che conta? Certo non le mediazioni in sé,
ma piuttosto la continua e dinamica sinergia interna che ognuno sceglie di
creare in se stesso tra intelligenza, volontà, capacità di confrontarsi e
accettare la restituzione che gli altri fanno di te, l'umiltà davanti a Dio e
alle persone. Sono le dimensioni fondamentali dell'attività razionale e
relazionale delle persone e che chiamiamo anche doni dello Spirito! È l'azione
quotidiana dello Spirito Santo in noi, con noi. Viversi pienamente umani, senza
mortificare, né assolutizzare o plagiare alcuna delle nostre dimensioni è
permettere allo Spirito di agire, di rendere attiva quell'inabitazione divina
che ci pervade e informa la nostra umanità. A quel punto non serve più
aspettare qualcuno che risorga dai morti. La resurrezione già accade nella
nostra umanità e viviamo da redenti, da risorti.
Signore, la tua grazia ci conduca in questa esperienza consapevole di essere
abitati da te e ci faccia vivere la resurrezione come una dimensione presente
della nostra vita.
Giovanni Paolo II,
Regina Coeli, 2 aprile 1989
La Risurrezione ha realizzato in pienezza il disegno salvifico del Redentore,
l'effusione illimitata dell'amore divino sugli uomini. Spetta ora allo Spirito
coinvolgere i singoli in tale disegno d'amore. Per questo c'è una stretta
connessione tra la missione di Cristo e il dono dello Spirito Santo, promesso
agli apostoli, poco prima della Passione, come frutto del sacrificio della
Croce.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 21,33-43.45)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo che possedeva un terreno e vi
piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e
costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai
contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo
bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri
servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: "Avranno rispetto per mio
figlio!". Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: "Costui è l'erede.
Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!". Lo presero, lo cacciarono fuori
dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la
vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
"La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d'angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi"?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che
ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di
loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo
considerava un profeta. Parola del Signore.
RIFLESSIONI
La pietra che i costruttori hanno scartato
È Cristo Gesù la pietra scartata. I costruttori sono di falsa scienza, falso
discernimento, falsa tecnica, perché sono di cattiva coscienza. Essi
riconoscono la pietra. La scartano, perché altrimenti avrebbero dovuto dare
alla casa di Dio una nuova struttura. Dio però ha deciso di dare stabilità,
verità, novità, attualità alla sua casa solo attraverso questa pietra, anzi è
solo questa pietra la Casa di Dio. Ogni altra pietra dovrà conformarsi ad essa,
inserirsi in essa, divenire con essa una sola pietra se vuole essere pietra
dell'edificio di Dio. I costruttori sono essi stessi scartati, dichiarati non
idonei a costruire l'edificio di Dio. La casa sarà affidata a costruttori che
seguono l'Ingegnere Divino.
Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele: «Il suo amore è per sempre». Dica la casa di Aronne: «Il suo
amore è per sempre».
È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell'uomo. È meglio rifugiarsi
nel Signore che confidare nei potenti.
Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, ma il Signore è stato il mio
aiuto. Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza.
Ti rendo grazie, perché mi hai risposto, perché sei stato la mia salvezza. La
pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d'angolo. Questo è stato
fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi. Questo è il giorno che ha
fatto il Signore: rallegriamoci in esso ed esultiamo! Ti preghiamo, Signore:
dona la salvezza! Ti preghiamo, Signore: dona la vittoria! Benedetto colui che
viene nel nome del Signore. Vi benediciamo dalla casa del Signore. Il Signore è
Dio, egli ci illumina.
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie, sei il mio Dio e ti esalto. Rendete grazie
al Signore, perché è buono, perché il suo amore è per sempre.
La storia della salvezza è posta interamente nelle mani del Signore. L'uomo può
anche scartare. Può anche condurre fuori della vigna e uccidere. Dio viene,
prende la pietra e con essa costruisce la sua casa, anzi è questa pietra, in
questa pietra la sua casa.
Sono in grande errore, perché cattivi costruttori, quanti oggi si stanno
adoperando per scartare Cristo come unica casa di Dio, presentando tuguri come
palazzi divini.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci pietra viva in
Cristo.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 15,1-3.11-32)
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per
ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i
peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi
la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze.
Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per
un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli
cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno
degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i
porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma
nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio
padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio
padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più
degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati". Si
alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse
incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: "Padre, ho
peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato
tuo figlio". Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più
bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi.
Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché
questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato
ritrovato". E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa,
udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse
tutto questo. Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto
ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si
indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli
rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito
a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei
amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue
sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso". Gli
rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma
bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è
tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita
Nessuno può dire di amare Dio, conoscere Dio, parlare di Dio secondo verità, se
non opera, non si comporta, non agisce come Dio opera, agisce, si comporta.
Nell'Antico Testamento il Signore aveva dato la sua legge: Io sono santo, voi
sarete santi. Io amo tutti. Voi amerete tutti. Io non voglio che nessuno venga
escluso dall'amore, voi non dovete escludere nessuno dall'amore. Anche nel
Nuovo Testamento Gesù dona la stessa legge: Siate perfetti come è perfetto il
Padre vostro celeste. Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre
vostro celeste. Il Padre ama tutti, voi amerete tutti. Il Padre è ricco di
misericordia, voi sarete ricchi di misericordia. Il Padre è compassionevole,
voi sarete compassionevoli. Il Padre perdona, voi perdonerete. Il Padre accoglie,
voi accoglierete. Come si imita il Padre? Vivendo tutta la Parola di Cristo
Gesù. Sempre dalla Parola, vivendo la Parola, mai senza la Parola, mai fuori
dalla Parola. L'amore del Padre è nella sua Legge, mai fuori da essa. La
parabola del figlio minore che abbandona la casa del padre ci insegna che la
volontà di farvi ritorno è essenziale perché il Padre accolga il figlio e lo
rivesta della sua dignità di figlio.
Oggi tutto si vuole trasformare in accoglienza. Trattasi però di un'accoglienza
senza la Legge, contro la Legge, in disprezzo della Legge. Si vuole il perdono
senza conversione, pentimento, volontà di ritornare nella casa della Parola di
Cristo Gesù. Farisei e scribi escludevano dall'accoglienza per cattiva
interpretazione della Legge, per sostituzione della Legge con la tradizione dei
padri. Noi accogliamo, commettendo lo stesso peccato. Abbiamo sostituito la
Legge con i nostri pensieri. Quella dei farisei era esclusione di non salvezza.
Anche la nostra è accoglienza di non salvezza. Si inverte la storia, rimane
però sempre la non salvezza. Il nostro peccato è però più grande. Con la nostra
accoglienza senza Legge, contro la Legge, in disprezzo della Legge,
giustifichiamo ogni peccato e trasgressione, dichiariamo buona ogni falsità.
Madre di Dio, Angeli, Santi, fateci fratelli dei fratelli secondo il Vangelo di
Cristo Gesù.










