IL VANGELO DEL GIORNO TRASFIGURAZIONE XVIII DOMENICA E SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A           IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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Questi è il mio Figlio prediletto,
nel quale mi sono compiaciuto: ascoltatelo

IL VANGELO DEL GIORNO TRASFIGURAZIONE XVIII DOMENICA E SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A IL VANGELO NEL 21° SECOLO

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A
LA TRASFIGURAZIONE
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 17,1-9)
Pietro disse a Gesù:
Signore, è bello per noi essere qui!

***

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 17,1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

E per noi, oggi, che significato riveste la Trasfigurazione del Signore? Il suo messaggio è ancora del tutto attuale. Anzitutto come invito a "trasfigurare" la nostra quotidianità (lavoro, gioie, ansie), cioè a rileggerla e interpretarla alla luce di Gesù e dei suoi insegnamenti, nell'ascolto costante della Parola. A partire da due espressioni. La prima: «È il mio figlio. Ascoltatelo!». La trasfigurazione inizia da qui: ascoltare Gesù e mettersi sulla sua strada, per divenire come lui. Perché la sua parola guarisce il cuore rafforza l'animo, fa fiorire la vita e la rende bella.
La seconda espressione è di Pietro: «È bello per noi stare qui!», dove «stare qui» non si riferisce al luogo il Tabor ma a chi quel luogo rende bello e significativo, cioè Gesù stesso. Quella di Pietro, in realtà, è una professione di fede! È un grido che dice tutta la gioia di appartenere a Cristo e di orientare la propria vita alla luce della sua Parola. Trasfigurati da lui, potremo a nostra volta contribuire a trasfigurare la storia umana.

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Lunedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario Anno A
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 14,22-36)
Coraggio, sono io,
non abbiate paura!

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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 14,22-36)

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Gesù ritornò dalla Giudea in Galilea non appena seppe che il suo precursore, Giovanni Battista, era stato arrestato e imprigionato dal re Erode Antipa, nella sua fortezza di Macheronte, sulla costa orientale del Mar Morto. Giovanni vi rimase per alcuni mesi: la sua sorte era incerta e dipendeva dal capriccio del suo persecutore, ma egli esultava per il successo incontrato da Gesù nel suo ministero.
Alla notizia della sua improvvisa esecuzione, Gesù si ritirò in un luogo isolato al di fuori della giurisdizione di Erode, non solo per piangere la sua morte, ma anche per evitare la minaccia che incombeva su di lui. Le folle, però, richiedevano con tanto entusiasmo la guarigione e l'insegnamento di Gesù, che egli, così come i dodici, non poteva trovare pace alcuna neppure nel luogo di ritiro. Infatti alcuni avevano già intuito dove era diretto e lo aspettavano con ansia. Come sempre, Gesù considerò i bisogni degli uomini più importanti della propria sicurezza e rispose senza esitazione alle loro richieste, concedendo guarigioni ed insegnando alle migliaia di uomini che gli correvano incontro.
Venuta la sera, gli apostoli lo supplicarono di rimandare a casa la folla, perché potessero almeno preparare la cena. Ma Gesù, "principe" nel vero senso della parola, doveva rendere quella giornata indimenticabile, concedendo in dono alle folle un lauto pasto che fece distribuire dagli apostoli.
Anche oggi ci tratta così... se solo avessimo occhi per vedere!

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Martedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario Anno A
San Domenico
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 15,1-2.10-14)
Ciò che esce dalla bocca,
questo rende impuro l'uomo!

***

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 15,1-2.10-14)

In quel tempo, alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!».
Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l'uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l'uomo!».
Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?».
Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Davvero tu sei Figlio di Dio!
La Parola di Gesù rivela chi Lui è nell'eternità e nel tempo. Manifesta qual è la missione che il Padre gli ha comandato di compiere. Le opere da Lui realizzate, vissute, fatte, attestano e confermano la Parola. Senza le opere, la Parola rimane senza testimonianza storica. Senza la Parola, le opere non hanno alcun significato. Mai si devono separare le opere dalla Parola e mai la Parola dalle opere.
Questa verità si applica anche alla Chiesa. La Parola deve rivelare il grande mistero della Chiesa: Luce delle genti in Cristo, Verità unica di salvezza e di redenzione, discernimento perfetto sul vero e sul falso, sul giusto e sull'ingiusto, sulla via che conduce alla salvezza e l'altra che porta alla dannazione. La Parola che dice l'essenza della Chiesa deve essere costantemente avvalorata, testimoniata dalle opere.
Questa modalità, che esige l'unità tra la Parola della rivelazione del proprio mistero e vocazione e le opere che devono attestare la verità della Parola proferita, è testimoniata sia dagli Atti degli Apostoli che dalla Lettera agli Ebrei. Unire le due cose è obbligatorio per chiunque è chiamato a dare al mondo la Parola della salvezza, attraverso la sua parola, la sua missione, la sua stessa vita.
Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene -, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l'avete crocifisso e l'avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. (At 2,22-24). Per questo bisogna che ci dedichiamo con maggiore impegno alle cose che abbiamo ascoltato, per non andare fuori rotta. Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo noi scampare se avremo trascurato una salvezza così grande? Essa cominciò a essere annunciata dal Signore, e fu confermata a noi da coloro che l'avevano ascoltata, mentre Dio ne dava testimonianza con segni e prodigi e miracoli d'ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà (Eb 2,1-4).
Gli Apostoli sono i testimoni unici di tutti i segni, prodigi, miracoli compiuti da Gesù Signore, perché domani dovranno essere loro i testimoni della verità della sua Persona e della sua missione. La loro testimonianza dovrà essere infallibilmente vera.
Gesù cammina sulle acque. Questa sua opera lo pone al di sopra di Mosè, Giosuè, Elia, Eliseo, ogni altro profeta. Nessuno prima di Lui ha compiuto una cosa simile. Solo Lui. Lui è sopra tutto l'antico Testamento. Lui è come Dio. Solo Lui può camminare sulle acque e nessun altro. I discepoli vedono e confessano: "Davvero tu sei Figlio di Dio!". Davvero quello che tu dici di te stesso è purissima verità. Ciò che le tue parole attestano, le tue opere lo confermano. Parole ed opere una sola rivelazione.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci veri in parole e opere.

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Mercoledì della XVIII settimana del Tempo Ordinario Anno A
Santa Teresa Benedetta Della Croce
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 25,1-13)
Vegliate dunque,
perché non sapete né il giorno né l'ora.

***

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 25,1-13)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: "Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono". Le sagge risposero: "No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene".
Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco".
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

No, perché non venga a mancare a noi e a voiSecondo la parabola che oggi il Signore racconta, la saggezza è il frutto di tre verità che devono essere essenza e sostanza non solo del nostro pensiero, ma anche di tutta la nostra vita. Anche la carne e il sangue devono fare propri queste tre verità, altrimenti il rischio di dimenticarle è sempre a portata di mano. Queste verità sono più che l'aria che respiriamo e più che la pelle del nostro corpo. Devono essere l'abito della nostra anima, il nutrimento quotidiano del nostro spirito. Il saggio è queste tre verità.
Prima verità: lampada e olio devono essere, sono una cosa sola. Albero e frutto sono una cosa sola. Anima e corpo sono una cosa sola. Vangelo e opere sono una cosa sola. Fede e Parola sono una cosa sola. Parola ascoltata e Parola attuata, realizzata sono una cosa sola. Mai potrà esistere una lampada senz'olio, un albero senza frutti, un'anima senza il corpo, il Vangelo senza le opere, la fede senza la Parola, la Parola ascoltata senza la Parola realizzata. Pensare che l'una cosa possa esistere senza l'altra è somma, infinita stoltezza. Le vergini che sanno questo sono sagge. Quelle che non sanno questo sono stolte. Le prime portano lampada e olio, le seconde portano la lampada, ma non portano l'olio. Oggi la stoltezza cristiana è infinita perché tutto è diviso e tutto si vuole diviso. Addirittura si è anche giunti a separare la fede in Dio, senza Cristo, senza il suo Vangelo, escludendo Cristo, annullando il Vangelo.
Seconda verità: nessuno potrà dare i frutti della sua fede, che sono frutti della Parola vissuta, per la salvezza eterna di un altro. Urge operare in questo delicato settore una sottile distinzione. Urge separare conversione, rigenerazione, salvezza eterna. I frutti della fede - per intenderci: i frutti della croce di Cristo e i frutti della vita evangelica dei confessori e dei martiri e di ogni altro santo e santa - sono sempre dati per la conversione, la rigenerazione a vita nuova, per aiutare i fratelli a lasciare il mondo dell'idolatria e dell'immoralità ed entrare in quello della luce e della santità di Cristo. Con la conversione, la rigenerazione, la partecipazione della divina natura si diviene eredi della vita eterna. È un dono che Dio promette, ma che dona a coloro che hanno trasformato la Parola ascoltata in Parola vissuta. Il Padre dona il suo Paradiso a quanti hanno vissuto di Vangelo per il Vangelo. Se il Paradiso fosse dono dei frutti della fede degli altri, i meriti di Cristo sono così alti da consentire l'entrata nella vita eterna al mondo intero. Invece i suoi frutti sono per la conversione e per entrare nella vita.
Terza verità: se al momento della morte non saremo travati nella Parola vissuta, cioè in grazia di Dio, nella luce di Cristo, nella sua carità, per noi non ci sarà posto nel Cielo. Le porte del Paradiso sono chiuse e chiuse per noi rimarranno in eterno. Oggi questa verità è stata cancellata e con essa vengono a morire anche le prime due verità. Siamo salvi per la Croce di Cristo. La Croce di Gesù ci dona la redenzione, non la salvezza eterna. Questa è frutto anche delle nostre opere sante. È il cammino nella Parola che ci conduce nel Cielo. Se non si cammina sulla via della Parola, si finisce nell'inferno.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci saggi nel Vangelo.

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Giovedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario Anno A
SAN LORENZO
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 12,24-26)
Se uno serve me,
il Padre lo onorerà.

***

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 12,24-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

La parola del Signore di oggi, rivelata a ciascuno di noi, nella sua Chiesa, come membri della sua Chiesa.
La parola del Signore, oggi e sempre, è vera, vivificatrice, salvatrice, liberatrice. Ci guarisce da ogni malattia; ci risuscita dalla morte. Ci santifica.
Infallibilmente. È l'amore onnipresente che parla.
In una società che si scristianizza, cerchiamo delle soluzioni, i mezzi di una nuova evangelizzazione. Talvolta pensiamo di trovarli nei nostri progetti, nelle nostre vie. Oppure perdiamo la speranza di trovarli...
Il Signore ci comunica un atteggiamento infallibilmente fruttuoso: morire al nostro egoismo. Morire ogni giorno, come san Paolo. Che i nostri dinamismi egoistici vengano uccisi, immobilizzati. È così che guadagneremo la Vita, che è Cristo stesso, per la nostra personalità individuale, per la Chiesa, per il mondo.
Noi moriamo con lui e risusciteremo con lui. Come amici che lo servono e sono là dove lui è: sulla croce, nella gloria. Ascoltiamo la sua parola nel Vangelo. Contempliamo la parola di san Lorenzo, che ha ascoltato la sua voce e non ha indurito il suo cuore.

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Venerdì della XVIII settimana del Tempo Ordinario Anno A
Santa Chiara
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 16,24-28)
Se qualcuno vuole venire dietro a me,
prenda la sua croce e mi segua.

***

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 16,24-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell'uomo con il suo regno». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Se qualcuno vuole venire dietro a meSempre Gesù opera una duplice distinzione tra la volontà ?libera? dell'uomo di accogliere o rifiutare la sua proposta di vita eterna, rimanendo, nella non accoglienza, sulla via della morte e della perdizione e l'obbligo, se si accoglie la Parola, di vivere secondo la Parola. Chi entra nel Vangelo è tenuto a vivere secondo il Vangelo. Non può essere nel Vangelo e agire come se si fosse fuori, oppure apportando in esso modifiche, variazioni, arrangiamenti vari. San Paolo così rivela questa verità sia ai Corinzi che ai Galati. Il Vangelo è uno. Ad esso si deve rimanere fedeli.
Vi proclamo poi, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l'ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano! A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto (1Co5 15.1-11).
Mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. Però non ce n'è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo! Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l'ho ricevuto né l'ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo (Gal 1,6-112).
Tutti i mali della fede cristiana, tutte le eresie, gli scismi, le separazioni nascono dalla non distinzione tra ?volontà libera? di accogliere e obbligo di fedeltà alla Parola accolta. Accolto il Vangelo, presa la decisione di seguire Cristo, è come se uno fosse andato al mercato e si fosse venduto in schiavitù. La sua vita non è più sua né nei pensieri, né nella volontà, né nel cuore, e neanche nell'anima e nello spirito. Essa è tutta di colui al quale essa è stata venduta. Qual è il guadagno di questa vendita? La beatitudine eterna. È la gioia di gustare la vita di Dio in Dio nel suo Paradiso per sempre.
Accogliere il Vangelo è fare dono di se stessi a Cristo, in tutto ciò che si è e si possiede. Nulla è più nostro. Tutto è di Cristo. La vita va vissuta per rendere testimonianza a Cristo, per confessare il suo nome, per attestare che noi non apparteniamo più al mondo perché ci siamo venduti a Lui per sempre. Se noi manteniamo fede a questa vendita, Cristo si venderà tutto a noi, a noi si darà nella sua anima, nel suo corpo, nella sua divinità, in tutta la sua eternità. Viviamo in Lui, per Lui.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci di Cristo oggi e sempre.

IL VANGELO DEL GIORNO TRASFIGURAZIONE XVIII DOMENICA E SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A IL VANGELO NEL 21° SECOLO

Sabato della XVIII settimana del Tempo Ordinario Anno A
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 17,14-20)
Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?
Ed egli rispose loro: Per la vostra poca fede.

***

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 17,14-20)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell'acqua. L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: "Spòstati da qui a là", ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?
La fede è la vita della preghiera. Essa può essere paragonata al germe della vita che vi è in ogni seme. Se questo germe viene distrutto, nessuna vita mai sboccerà dal seme. Così dicasi di ogni preghiera. Elevata a Dio senza fede, non produce alcun esaudimento. Nessun dono di grazia è concesso ad una preghiera senza fede.
Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia, canti inni di lode. Chi è malato, chiami presso di sé i presbìteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto potente è la preghiera fervorosa del giusto. Elia era un uomo come noi: pregò intensamente che non piovesse, e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. Poi pregò di nuovo e il cielo diede la pioggia e la terra produsse il suo frutto. (Gc 5,13-18).
La fede con la quale noi preghiamo deve essere in Cristo, nella sua verità, mediazione, redenzione, grazia, salvezza, giustificazione. Deve essere fede nella sua potenza, invocazione e richiesta a Dio per Lui, in Lui, con Lui. È Gesù il mediatore di ogni esaudimento da parte del Padre. Questa fede deve essere il germe vitale della preghiera cristiana. Senza Cristo non vi è ascolto, perché è Cristo che deve elevare al Padre la nostra preghiera. Il Padre riconosce solo la voce di Gesù Signore.
Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. In questo infatti consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l'acqua soltanto, ma con l'acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore: e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio. Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha dato riguardo al proprio Figlio. E la testimonianza è questa: Dio ci ha donato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. 12Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. (Gv 5,1-11).
Gli Apostoli hanno ricevuto da Cristo Gesù il potere di scacciare i demòni. Loro pensano di poterlo fare senza alcuna preghiera, senza invocazione a Dio, senza richiesta di dare vitalità al potere da loro ricevuto. È il fallimento. Lo spirito impuro è sordo al loro comando. Non obbedisce. Rimane nell'uomo.
I discepoli hanno esercitato un potere senza fede, senza preghiera, senza invocazione del nome di Cristo Gesù. Mai il demonio si sottometterà ad un solo uomo, neanche al più santo, più perfetto, più puro, più giusto, più immacolato. Satana obbedisce solo a Dio. Si sottomette solo a Cristo Gesù e a tutti coloro che lo scacciano nel suo Santissimo nome con preghiera al Padre celeste ricca di una grandissima fede.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci una fede forte e robusta.