IL VANGELO DEL GIORNO XXXIII DOMENICA E SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A                           IL VANGELO NEL 21° SECOLO         
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Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene 
Sal. 127

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 25,14-30)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: "Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque". "Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone".
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: "Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due". "Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone".
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: "Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo".
Il padrone gli rispose: "Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti"». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

La parabola dei talenti parla della venuta di Gesù per il giudizio universale. Quando ritornerà, egli esigerà di sapere da noi come abbiamo usato il nostro tempo, cosa abbiamo fatto della nostra vita e dei talenti che abbiamo ricevuto, cioè delle nostre capacità. Il premio per il buon uso sarà la partecipazione alla gioia del Signore, cioè al banchetto eterno. La parabola racchiude un insegnamento fondamentale: Dio non misurerà né conterà i nostri acquisti, le nostre realizzazioni. Non ci chiederà se abbiamo compiuto delle prodezze ammirate dal mondo, perché ciò non dipende da noi, ma è in parte condizionato dai talenti che abbiamo ricevuto. Vengono tenute in conto soltanto la fedeltà, l'assiduità e la carità con le quali noi avremo fatto fronte ai nostri doveri, anche se i più umili e i più ordinari. Il terzo servitore, "malvagio e infingardo" ha una falsa immagine del padrone (di Dio). Il peggio è che non lo ama. La paura nei confronti del padrone l'ha paralizzato ed ha agito in modo maldestro, senza assumersi nessun rischio. Così ha sotterrato il suo talento. Dio si aspetta da noi una risposta gioiosa, un impegno che proviene dall'amore e dalla nostra prontezza ad assumere rischi e ad affrontare difficoltà. I talenti possono significare le capacità naturali, i doni e i carismi ricevuti dallo Spirito Santo, ma anche il Vangelo, la rivelazione, e la salvezza che Cristo ha trasmesso alla Chiesa. Tutti i credenti hanno il dovere di ritrasmettere questi doni, a parole e a fatti.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 18,35-43)
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Il Vangelo di oggi è un insegnamento sulla preghiera. Il cieco fa un'intensa e insistente preghiera di domanda:
"Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me! ' e poi ancora più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!"".
Una volta esaudito, la sua diventa preghiera di lode, che si allarga a tutto il popolo: "Cominciò a seguirlo lodando Dio. E tutto il popolo, alla vista di ciò, diede lode a Dio".
La preghiera di domanda ha due condizioni, e tutte e due compaiono nel racconto evangelico. La prima condizione è essere consapevoli di aver bisogno del Signore. U cieco ha questa consapevolezza, ma piuttosto confusa: lui sa di aver bisogno della vista e grida forte, e non è possibile farlo tacere, perché ha coscienza della sua miseria, della sua condizione che non è normale e vuole a tutti i costi uscirne.
La seconda condizione è la fiducia: senza di essa non ci sarebbe preghiera, ma soltanto scoraggiamento e disperazione. Se invece, nella nostra miseria, si accende la fiducia, possiamo pregare; per questo Gesù ha detto: "La tua fede ti ha salvato". La consapevolezza della propria miseria si è accompagnata alla fede nella potenza e nella misericordia del Signore: il cieco ha pregato, ha gridato, è stato esaudito e ha potuto alla fine lodare Dio.
Consapevolezza e fiducia, dunque, una consapevolezza che non deve essere motivo di tristezza: è la premessa per una preghiera autentica, perché ci fa ricorrere a Dio con un grido più sincero per essere guariti. Non dobbiamo rinchiuderci nella nostra miseria; piuttosto dire a Dio: "Signore, tu vedi come sono misero e bisognoso di te: io credo che tu, nella tua bontà, hai pietà di me e mi guarisci. Io lo credo, o Signore!". Allora la nostra preghiera sarà esaudita e potremo dare lode a Dio e alla sua infinita misericordia.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 19,1-10)
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Cercava di vedere chi era Gesù
Nel cuore dell'uomo Dio ha scritto un desiderio che nessuno potrà mai cancellare. Mentre il nostro corpo tende verso la materia, perché è materia, l'anima che è spirito, tende verso Dio, che è Purissimo Spirito, Eterno, Increato, Divino, Fonte del suo essere e della sua vita. Essa è perennemente attratta da Dio e nell'eternità, vedere Lui e non poter andare verso di Lui, è quella pena del danno che tormenterà per sempre l'uomo. Vede la Fonte eterna del suo essere e non si può immergere in essa.
Zaccheo vive di questo desiderio dell'anima. Lui ha tutto per il suo corpo, possiede ogni ricchezza. Nulla invece ha dato finora alla sua anima. Le cose della terra lo hanno distratto, allontanato dalla Fonte eterna della sua vita. Ora questo desiderio è divenuto prepotente dentro di Lui. Sente che Gesù può colmare questa sua sete. Per questa ragione cerca di vederlo. Ma Lui è piccolo di statura. Non è però piccolo di intelligenza. Sale su un sicomoro ed attende che Gesù passi. Lo vedrà da un'ottima postazione.
Se l'uomo permettesse all'anima solamente di sospirare un po', se gli consentisse di anelare verso la sua Luce eterna, se l'aiutasse a trovare l'Oggetto divino del suo desiderio, che è naturale, non artificiale, la sua vita inizierebbe ad uscire dal baratro della materia nella quale oggi è imprigionata e assaporerebbe la verità, gusterebbe la vera libertà, saprebbe che la materia mai potrà nutrire il suo cuore, la sua anima, il suo spirito che si alimentano solo di Dio, di eternità, di cielo.
Il corpo abbandonato a se stesso, senza un'anima forte che lo trascini verso l'alto, nel superamento della stessa sua materialità, è un abisso incolmabile. Gli si può concedere qualsiasi licenza, vizio, abuso, lo si può rimpinzare di alcool, droga, ogni altro cibo, lo si può anche rivestire di porpora e di bisso, lo si può fare abitare in luoghi di lusso, lo si può anche condurre in delle isole esotiche, ma sarà sempre vuoto. Il corpo è fatto per essere pieno del suo Dio. È questa la vera sua sofferenza.
Gesù passa. Vede Zaccheo. Lo chiama. Gli dice di scendere. Lui dovrà fermarsi a casa sua. È bastata solo la voce di Gesù per ricolmare il suo cuore, riempire la sua anima, dare allo stesso corpo la leggerezza e la libertà dello spirito. Lo attesta il fatto che i beni della terra non lo appagano più. Non sa più cosa farsene di essi. All'istante decide di riparare tutti i furti da lui perpetrati ai danni degli altri. Non è però certo che lui fosse un disonesto. Vuole avere la coscienza a posto. Forse ho peccato. Rimedierò.
Poiché ormai si sente pieno, decide anche di disfarsi di metà dei beni che gli rimangono, facendo elemosina verso il poveri. La voce di Gesù entrata nella sua anima gli è più che sufficiente. Lo ha colmato, riempito. Di nulla più ha bisogno. Le cose per lui ritornano ad essere cose, terra, vuoto, vanità. La sua anima respira di Cristo e sazia anche il suo corpo. Questa è la potenza ricreatrice e rigeneratrice della voce di Gesù. La sua voce è vero alito di Spirito Santo che entra dentro e rinnova la vita.
Gli altri non comprendono il grande prodigio che è avvenuto nel cuore di Zaccheo. Si fermano alle apparenze. Mormorano, giudicano, criticano, condannano. Gesù e Zaccheo sanno però cosa è realmente accaduto e si danno testimonianza a vicenda.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, insegnateci la via della vita.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 19,11-28)
In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all'altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d'oro, dicendo: "Fatele fruttare fino al mio ritorno". Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: "Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi". Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: "Signore, la tua moneta d'oro ne ha fruttate dieci". Gli disse: "Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città".
Poi si presentò il secondo e disse: "Signore, la tua moneta d'oro ne ha fruttate cinque". Anche a questo disse: "Tu pure sarai a capo di cinque città".
Venne poi anche un altro e disse: "Signore, ecco la tua moneta d'oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato". Gli rispose: "Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l'avrei riscosso con gli interessi". Disse poi ai presenti: "Toglietegli la moneta d'oro e datela a colui che ne ha dieci". Gli risposero: "Signore, ne ha già dieci!". "Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me"».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi.
Oggi l'uomo si è incamminato su una via di tenebra e non di luce, di morte e non di vita, di falsità e non di verità, di ingiustizia e non di giustizia. Si è incamminato sulla via che abolisce ogni verità oggettiva, sia della natura che della storia, sia del tempo che dell'eternità, sia della ragione che della rivelazione, sia della scienza sacra che di quella profana. Oggi tutto è deciso dalla volontà dell'uomo.
L'uomo non vuole che Dio regni sul mondo, sul suo universo, sulla sua umanità. L'uomo vuole che il Signore non abbia più alcuna relazione con la sua creatura. L'uomo vuole che il suo Autore lasci in balia di se stessa la sua opera. Ciò che il potente per ufficio, per ministero, per ricchezza, per usurpazione, per tirannia vuole, deve essere legge per tutti. L'uomo vuole che Dio non esista e non deve esistere. Ma Dio esiste. Lui è il Signore oggi, domani, sempre. Lui viene per giudicare il mondo con giustizia. Che l'uomo voglia o non voglia non è in suo potere togliere Dio dalla storia, dalla vita, dal tempo, dall'eternità.
Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici! A te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell'aurora, come rugiada, io ti ho generato.
L'uomo non ha alcun potere neanche sulla sua vita. Di essa deve rendere conto al suo Signore, che creda o non creda, che voglia o non voglia. Quando il Signore verrà per chiedere conto dell'amministrazione dei suoi beni, ognuno dovrà presentarsi al suo cospetto e rendere ragione del loro uso sia giusto che ingiusto, sia vero che falso, sia nella santità che nel peccato. La verità di Dio non dipende dalla nostra volontà. Noi non contiamo nulla sulla nostra vita. Come possiamo pensare di contare sulla sua?
È somma stoltezza e insipienza per una creatura pensarsi creatore di se stessa. È in Dio l'ordine delle cose. Tolto Dio, il Dio vero, abbiamo una miriade di falsi dèi. Ogni uomo che toglie Dio della sua vita, costituisce se stesso Dio per sé e per gli altri.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci veri adoratori di Dio.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc19,41-44)

In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata». Parola del Signore.

FLESSIONI

Nel Vangelo Gesù parla di una guerra che porterà alla sconfitta: "Ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro dite e non lasceranno in te pietra su pietra". E Gesù piange sulla sua città che non ha capito "la via della pace".
La complessità della situazione umana rende molto difficile trovare la via della pace nelle diverse circostanze, senza capitolare e senza tradire i principi evangelici.
Chiediamo al Signore, con intensa preghiera, che cessino le guerre attualmente in corso in tante parti del mondo e che i capi delle nazioni siano uomini sinceri ed energici, che cerchino sempre le vie della pace guidati dallo Spirito di Dio.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 19,45-48)

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: "La mia casa sarà casa di preghiera". Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell'ascoltarlo. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

«Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: "Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri"». Lc 19, 45-46
Il Vangelo continua poi mettendo in evidenza la reazione immediata a queste parole di Cristo Gesù i sommi sacerdoti e gli scribi tentarono di farlo morire ma - pur essendo sostenuti dai capi politici di allora - avevano paura della folla che pendeva dalla Sua Parola.
È un fatto: Gesù non era un pavido, uno che "dice e non dice" dentro un parlare mancante di chiarezza, Gesù non è un politicante che si barcamena con il suo dire e il suo fare ora a destra ora a sinistra, là dove spira un buon vento, cioè utile a far emergere la propria persona.
Gesù è davvero la verità in persona. Le sue parole - come in questo caso - sono a volte sferzanti contro chi arriva per fino a profanare la sacralità della casa di Dio pur di far soldi e mercato.
Signore, come sei splendido nel Tuo coraggio della Verità, come sei autentico: tenerissimo con la pecora smarrita, sferzante con chi fa del vivere una corsa a trafficare roba e soldi, giornate tutte da mercato.
Aiutami, Gesù ad essere io stesso, "vero" nel mio pensare, nel mio dire e agire.
Anche quando so che a volte, sostenendo la verità e la prassi insegnata dalla tua Chiesa potrò suscitare dissensi e spiacevoli contrasti.
Dammi, Gesù la forza e la bellezza dell'autenticità cristiana.

Un Gesù che sia d'accordo con tutto e con tutti, un Gesù senza la sua santa ira, senza la durezza della verità e del vero amore, non è il vero Gesù come lo mostra la Scrittura, ma una sua miserabile caricatura. Da Joseph Ratzinger, "Guardare a Cristo"

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 20,27­-40)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: "Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello". C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe". Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Il Vangelo parla della risurrezione, alla quale invano si oppongono i sadducei. "Dio dice Gesù non è Dio dei morti, ma dei vivi, perché tutti vivono per lui".
Gesù, il nostro re, non ha imposto il suo dominio
con la violenza: è morto sulla croce, apparentemente nella delusione del fallimento. In realtà la sua morte, accettata con amore nella radicale adesione alla volontà del Padre, ha trionfato sulla morte e si è vittoriosamente aperta sulla risurrezione.
Prepariamoci ad accogliere il nostro re "giusto, vittorioso, umile", come scrive il profeta Zaccaria, con la profonda umiltà di Maria; sottomettiamoci a lui con tutto il cuore, come egli si è sottomesso alla volontà del Padre.
Così entreremo nel suo regno: "regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore, e di pace".