TESTO: -
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 11,2-11)
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere
del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve
venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a
Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi
camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai
poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di
scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle:
«Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?
Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso?
Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che
cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un
profeta. Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco, dinanzi a te io mando il
mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via".
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di
Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di
lui». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Subito dopo il passo in cui Gesù invia i suoi discepoli (Mt 10,5-11,1)
san Matteo pone questa domanda che ci tocca tanto - come ha chiaramente toccato
anche la prima comunità e colui al quale viene qui fatta pronunciare: Non vi
sono numerosi argomenti contro Gesù e il suo messaggio? La risposta alla
domanda che pongono i discepoli di Giovanni non è senza equivoci. Vi si dice
chiaramente: non esiste una "prova" da presentare. Eppure un colpo d'occhio sui
capitoli precedenti del Vangelo di san Matteo mostra bene che la lunga lista di
guarigioni e miracoli non è stata redatta a caso. Quando la si paragona
attentamente a ciò che Gesù fa rispondere a Giovanni, è possibile trovare, nei
precedenti testi del Vangelo, almeno un esempio per ogni dichiarazione (i ciechi
vedono, gli storpi camminano...). Quando Gesù dice questo, le sue parole fanno
pensare alle parole di un profeta. Bisogna che diventi manifesto che in Gesù si
compiono le speranze passate anche se molte cose restano ancora incompiute. Non
tutti i malati sono stati guariti, non tutto è diventato buono. Ecco perché si
legge in conclusione questo ammonimento: "Felice colui che non abbandonerà la
fede in me (che non si scandalizza di me)".
Quanto a coloro ai quali questo non basta, Gesù domanda loro che cosa di fatto
sono venuti a vedere. Poiché di persone vestite bene se ne trovano dappertutto.
Ma se è un profeta che volevano vedere, l'hanno visto! Hanno avuto ragione di
andare a trovare Giovanni Battista, poiché la legge e i profeti lo avevano
designato. Eppure la gente lo ha seguito come farebbero dei bambini che ballano
sulla piazza del mercato senza preoccuparsi di sapere chi suona il flauto. La
parabola che segue, e che non fa parte del nostro testo di oggi, dà una
risposta che ci illumina: di fatto gli uomini non sanno quello che vogliono.
Essi corrono dietro a chiunque prometta loro del sensazionale.
.
Eccoci ormai arrivati ad un passo dal
Natale e, come tutte le cose che sono "ad un passo", nel cuore c'è
esplosione di gioia; la gioia di un'attesa per qualcosa che dona al cuore un
abito nuovo, più leggero e libero. La Chiesa ci ricorda questo, chiamando la
III domenica di Avvento, la domenica della "Gioia".
Cerchiamo quindi di comprendere il perché di tutta questa Gioia, attraverso le
parole di questi testi.
Già dalle letture c'è una continua ripetizione di questa parola e a questo
stato di "letizia":
"Rallegrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con
tutto il cuore, figlia di Gerusalemme... Non temere, Sion, non lasciarti cadere
le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà
per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di
gioia", ci dice il profeta Sofonia mentre l'apostolo Paolo ci ricorda che
essere nel Signore è essere lieti perché è Lui la gioia vera.
Ma come si può vivere e mettere in pratica tutto questo?
La stessa domanda se la sono fatta le persone che attendevano il Messia.
Persone che seguivano e ascoltavano le parole di Giovanni il Battista, che dava
le indicazioni per poter aprire il cuore alla venuta di qualcuno che lo avrebbe
riempito di gioia rendendolo libero e leggero.
Nel Vangelo è scritto che le folle vanno a chiedere a Giovanni cosa fare, e tra
di loro ci sono anche i pubblicani e i soldati, persone che stavano dalla parte
del potere e che non erano certamente ben visti dal resto del popolo,
specialmente dei poveri e dei deboli...
Già questo ci dice che Dio si dà da fare proprio per tutti, perché Giovanni,
che era lì per parlare a chi desiderava capire come accogliere il Messia, non
"selezionava" le persone che si avvicinavano a lui per domandare,
rispondendo solo a chi lo "meritava" anzi, ha donato a tutti e ad
ognuno le indicazioni adatte alla propria indole e personalità: al pubblicano
diceva di non chiedere oltre il dovuto, ai soldati di non approfittare del loro
potere...
Questo è già il primo messaggio di gioia: una parola per TUTTI e che parla ad
ognuno in modo diverso, adatto al proprio essere, che non lo cambia se non in
bene, senza privarlo di ciò che per lui è importante e vitale.
Ecco il secondo bel messaggio di gioia: il dono che non priva.
Sentiamo dire spesso che è importante donare, dare a chi ha meno, fare
"sacrifici" per mettere in pratica quanto compreso dal Vangelo. Qui
Giovanni dice di donare e di cedere quella parte di noi che è fatta di
egoismo... Chiede di lasciare nel senso di condividere, di rinunciare ad
approfittarsi; significa essere onesti, accontentarsi di ciò che si ha, senza
quell'avidità insaziabile che rende schiavi...
Quindi il Vangelo chiede di dare con Gioia: perché condividere è più bello che
tenere per sé!
Proviamo a pensare a quanto più bello sia stare a fare un gioco con i nostri
amici invece che da soli, forse avremmo tutto per noi, ma non la bellezza di
condividere il divertimento, il nuovo gioco, l'allegria, il tempo in compagnia
della persona a cui vogliamo bene...
Insomma, capiamo quello che realmente significa "sacrificare", ovvero
"fare sacro". Ogni volta che condivido e rinuncio a tenere qualcosa
solo per me, in un qualche modo lo "rendo sacro" e mi avvicino al
Signore.
Certo è che non è sempre facile fare questo, perché c'è sempre quella parte di
me che resiste e vorrebbe tenere tutto per sé, e così si finisce per chiudere
le porte all'altro...
Penso che in questa domenica potremmo fermarci a chiedere al Signore di
renderci davvero liberi e di rendere il nostro cuore una porta aperta all'amore
e al dono. Perché alla fine è proprio vero che c'è più gioia nel dare che nel
ricevere!
Buona domenica di Gioia!
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 21,23-27)
In quel tempo, Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i
capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai
queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?».
Gesù rispose loro: «Anch'io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch'io
vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove
veniva? Dal cielo o dagli uomini?».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: "Dal cielo", ci risponderà:
"Perché allora non gli avete creduto?". Se diciamo: "Dagli uomini", abbiamo
paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta» Rispondendo a
Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch'egli disse loro: «Neanch'io vi
dico con quale autorità faccio queste cose». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
La situazione in cui si trova oggi Gesù è una di quelle in cui tante volte noi stessi cerchiamo di incastrarlo, quando non siamo disposti a lasciarci sorprendere dalla possibilità dell'amore, rimandando il tempo della nostra conversione. Capita sovente che di fronte alla possibilità di dire il nostro semplice sì al disegno di Dio sulla nostra vita - attraverso lo stare di fronte alle circostanze in modo semplice - noi gli poniamo invece interrogativi e domande volti soltanto a chiuderci in noi stessi e a tenerlo lontano. I dubbi che tante volte facciamo crescere nella nostra mente non sono reali. Non sono domande decisive per la nostra vita. Sono già simili a delle scuse che accampiamo per evitare di dar credito a ciò che Lui ci indica.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. Mt 21,28-32
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che
ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: "Figlio, oggi
va' a lavorare nella vigna". Ed egli rispose: "Non ne ho voglia". Ma poi si
pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì,
signore". Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?».
Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi
passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della
giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli
hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete
nemmeno pentiti così da credergli». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Il paragone che fa Gesù sui due fratelli che compiono il contrario di quanto
promesso al padre, è la prova che non sempre si rispetta quanto si promette.
Tutti i cristiani sono chiamati a lavorare nella Vigna del Signore, ma in pochi
effettivamente sono coerenti e rispondono con le loro buone opere.
Va comunque precisato che questa Parola viene rivolta dal Signore soprattutto
ai Vescovi, ai Sacerdoti, ai Religiosi. "Figlio, oggi va a lavorare nella
vigna". Questa è la missione di chi ha la vocazione ed è chiamato a lasciare
tutto, proprio tutto, per dedicarsi esclusivamente alle cose di Dio.
Il lavoro nella Vigna del Signore è a tempo pieno, ma sono pochi quelli che
dedicano incondizionatamente la loro vita a Dio. Bravi Sacerdoti e Religiosi/e
ci sono e questi sono il parafulmine di tanti complotti contro la Chiesa di
Dio. Lo sono con la loro vita di penitenze, rinunce e contemplazione.
Ci sono inoltre moltissimi laici che hanno compreso il valore della preghiera
fatta con il cuore e si dedicano alle cose di Dio con pieno abbandono.
Continuano a lavorare e a vivere nelle loro famiglie, ma la mente e il cuore
sono rivolti sempre a Dio. Anche quando sono impegnati in attività tra le più
svariate, compiono ogni cosa per amore di Dio e ogni opera diventa preghiera.
Non si prega solo con le preghiere tradizionali e con quelle del cuore o
spontanee, la vita può diventare preghiera se si purifica la mente dai pensieri
umani e dalle inclinazioni peccaminose. Questo cammino è impegnativo e
meraviglioso, perché ad ogni sforzo che si compie si ricevono Grazie speciali e
illuminazioni, si acquisisce lo Spirito di Dio e la vita è gioia anche nelle
prove.
L'esempio portato oggi da Gesù manifesta che con le sole promesse non si va da
nessuna parte. Le promesse dei buoni e degli onesti vengono mantenute perché la
loro retta intenzione li spinge amorevolmente a mettere da parte tutte quelle
cose non importanti ed effimere per osservare i Comandamenti.
Essi ricevono già in questa vita cento volte tanto di quello che lasciano e che
si oppone alla Parola di Dio. Si ottiene da Gesù anche quanto umanamente
impossibile se ci si dispone a riceverlo, rinunciando a tutti quei pensieri che
spingono a peccare o a compiere azioni inutili con perdite di tempo che non si
potrà mai più recuperare.
È necessaria la formazione spirituale, e il luogo per eccellenza è la Chiesa.
Il catechismo non va insegnato solo ai bambini, anche i giovani e gli adulti
hanno necessità di una formazione permanente, partecipando due o tre volte la
settimana ad incontri di formazione teologica in parrocchia.
Evidentemente non dipende dai fedeli organizzarli, è compito del parroco
avvertire interiormente l'ansia apostolica di salvare le anime di tutti i
parrocchiani e non solo… e dedicare molto tempo all'istruzione religiosa dei
parrocchiani.
Bisogna arrivare a questa decisione riflettere molto sulle cose di Dio.
Bisogna avere le idee chiare sull'importanza della preparazione alla Messa e
alla preghiera.
"È buona cosa pregare il Rosario prima della S. Messa però... perché non
lasciare almeno 10 minuti di silenzio per una preghiera personale prima del suo
inizio? Finiscono le preghiere e poi subito inizia la S. Messa. Poi: il canto
durante la Comunione. Non sarebbe anche qui necessario lasciare almeno TRE
minuti di silenzio per un colloquio personale con Gesù? e poi fare un canto di
adorazione o ringraziamento? Così come per esempio certi celebranti, durante la
consacrazione fanno talmente in fretta ad alzare l'Ostia e il calice che se uno
volesse dire almeno un'invocazione non riesce...
Il primo figlio alla richiesta del padre si rifiuta di lavorare nella vigna ma
poi meditando cambia decisione. «Si rivolse al primo e disse: "Figlio, oggi va
a lavorare nella vigna". Ed egli rispose: "Non ne ho voglia". Ma poi si pentì e
vi andò».
Ecco l'importanza della riflessione, della preghiera per ricevere da Dio la
forza di compiere opere che ci sembrano all'inizio difficili.
Non hanno alcun valore le buone parole su Gesù e la Madonna se poi non si
compie la volontà di Dio, come il secondo figlio che promette di lavorare nella
vigna mentre poi fa tutt'altro. «Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed
egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò».
Il nostro cammino è impegnativo e abbiamo gratificazioni giornaliere. È
sufficiente riflettere sugli aiuti misteriosi che si ricevono costantemente da
Dio e la protezione materna dell'Immacolata, che non lascia mai soli i suoi
figli che ogni giorno pregano.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 1,1-17)
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi
fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò
Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon,
Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse
generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone
generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat,
Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò
Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos
generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della
deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò
Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò
Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò
Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò
Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da
Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in
Babilonia a Cristo quattordici. Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Perché Matteo, all'inizio di questa lunga serie di nomi che è la genealogia di
Gesù, scrive che Egli è «figlio di Davide, figlio di Abramo»?
Davide fu il secondo re del popolo ebreo e visse mille anni prima di Gesù, e
Abramo era stato chiamato da Dio ad essere il padre, il capostipite di quel
popolo e visse molti secoli prima di Davide.
Quando Davide divenne re d'Israele (con questo nome viene spesso definito il
popolo ebreo) desiderò ardentemente di costruire una «casa» per il Signore,
poiché al suo tempo l'Arca santa -che conteneva le Tavole della Legge «scritte
dal dito di Dio» (Es 31,18), un vaso di manna e il bastone di Aronne- era
custodita ancora sotto la tenda che Mosè aveva eretto nel deserto.
Tutti gli ebrei consideravano quella tenda come il luogo della presenza di Dio
sulla terra. Il Signore gradì tanto il desiderio di Davide di costruirgli una
casa e in quell'occasione mandò a lui il Profeta Natan per annunciargli che il
suo regno sarebbe stato reso stabile in eterno. Ciò significava che non sarebbe
mai mancato, sul trono di Davide, un suo discendente.
La genealogia che leggiamo nel Vangelo ha lo scopo di dimostrare che Gesù
discende dal re Davide, infatti il Messia doveva necessariamente avere questa
relazione con l'antico re. Nella Bibbia troviamo numerose profezie di Profeti
sul regno di Davide che non sarà mai distrutto e che durerà per sempre.
La relazione tra Davide e Gesù presentata nel Vangelo di Matteo, serviva a
rivelare agli ebrei che veramente quel regno era ancora in vigore e che il
nuovo e vero Re era arrivato in mezzo a loro. A Gesù comunque non occorreva
questo sigillo per dimostrare che era il Figlio di Dio.
La parola greca Christòs è la traduzione della parola ebraica Messia e questa
parola significa: consacrato con l'unzione, cioè Re. Dire Gesù Cristo è lo
stesso che dire Gesù Messia o Gesù Re.
Ma per gli ebrei questo re doveva essere eterno e proprio questo dissero a
Gesù: «Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno».
Dopo l'Ascensione di Gesù, il suo Vangelo si è diffuso ovunque e il suo Regno
era già fondato, migliaia di cristiani missionari giravano per le città
predicando la salvezza nel Signore e annunciando che il Messia era venuto e il
suo Spirito era rimasto nel mondo, perché quel Cristo era il Figlio di Dio.
L'Avvento ci deve aiutare a focalizzare meglio il Bambino che nasce, dove
nasce, perché nasce. Dio che si incarna è un evento unico e non si finisce mai
di meditare i motivi della sua Incarnazione, ed è la meditazione di questo
mistero a permetterci di conoscere la Persona di Gesù.
Non è mai sufficiente pregare anche ogni giorno, è indispensabile meditare
sulla Persona di Gesù, per conoscerlo di più e fidarci pienamente di Lui.
Quanti cristiani hanno piena fiducia in Gesù Cristo? Per piena intendo
l'abbandono totale alla sua Volontà.
Il Natale è una chiamata alla purezza interiore. Molti uomini, forse, non
vedono niente, quando giunge questa festività, perché sono ciechi di fronte a
ciò che è davvero essenziale: hanno il cuore pieno di cose materiali o di
sporcizia o di miseria.
È l'impurità di cuore che rende insensibili alle cose di Dio, come pure a molte
cose umane rette, fra cui la compassione per le sventure degli uomini.
Da un cuore puro nascono la gioia, la capacità di penetrare il divino, la
fiducia in Dio, il pentimento sincero, la conoscenza di se stessi e dei propri
peccati, la vera umiltà e un grande amore a Gesù e agli altri.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 1,18-24)
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di
Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello
Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva
accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un
angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di
prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei
viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai
Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore
per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa "Dio con noi".
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come
gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. Parola del
Signore.
RIFLESSIONI
Il Vangelo secondo san Matteo comincia con la "genealogia di Gesù Cristo" (Mt
1,1-17).
L'evangelista sottolinea così che la storia che Dio ha cominciato con Abramo ha
ora raggiunto il suo obiettivo in Gesù Cristo. L'obiettivo non è la fine della
storia, poiché essa continua, ma in modo nuovo. Ci mostra fino a che punto
questa storia sia nuova il brano del vangelo di oggi che parla della "nascita
di Gesù Cristo". San Matteo usa qui questa parola, che può significare tutto:
genesi, origine, fonte, esistenza, divenire. Il rinnovamento completo si
prepara già al versetto 16, in cui si dice: "Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla
quale è nato Gesù". È dunque chiaro che san Matteo vuol dire che Giuseppe non
era che il padre adottivo di Gesù.
Ma chi è il vero padre di Gesù? È una domanda che si pone anche Giuseppe nel
nostro testo di oggi. E la risposta è assolutamente chiara: è "per opera dello
Spirito Santo" che Maria aspetta un bambino. Ma il testo esprime senza dubbio
ancora qualcosa di più. Non è perché è stato generato in questo modo straordinario
che Gesù è l'obiettivo della storia di Israele e il fondamento di una nuova
comunità; si tratta piuttosto di capire che in Gesù Dio si è unito con noi
uomini, come rimedio estremo e per sempre. E ciò per liberarci dalla fatalità
della colpa del peccato. Ecco perché il figlio di Maria deve portare il nome di
Gesù, cioè: "Il Signore salva", ed ecco perché noi possiamo anche chiamare Gesù
Emanuele, che si traduce "Dio è con noi". È il messaggio con il quale Matteo
inizia il suo Vangelo.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 1,5-25)
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della
classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome
Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili
tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché
Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al
Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l'usanza
del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l'offerta
dell'incenso.
Fuori, tutta l'assemblea del popolo stava pregando nell'ora dell'incenso.
Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare
dell'incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma
l'angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e
tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai
gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli
sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà
colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli
d'Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la
potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli
alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all'angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e
mia moglie è avanti negli anni». L'angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che
sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto
annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui
queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si
compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo
indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che
nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta,
sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che
cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la
mia vergogna fra gli uomini». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre.
La storia della salvezza è opera che Dio compie attraverso l'uomo, nell'uomo,
per l'uomo. Senza l'uomo nulla può compiere per l'uomo. L'uomo è lo strumento,
in Cristo diviene il sacramento, della salvezza, della redenzione, della vera
giustificazione. Ma gli uomini non sono tutti uguali. C'è l'uomo che crede
all'istante come Noè e Abramo. C'è invece l'uomo che deve essere quasi
obbligato, come Mosè. Ci sono gli uomini che hanno bisogno di segni. Ci sono
altri uomini che Dio si prepara prima di essere formati nel seno materno. Il
primo di cui si rivela questa preparazione è Geremia.
«Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi
alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni». Risposi: «Ahimè,
Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». Ma il Signore mi
disse: «Non dire: "Sono giovane". Tu andrai da tutti coloro a cui ti
manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò. Non aver paura di fronte a
loro, perché io sono con te per proteggerti». Oracolo del Signore. Il Signore
stese la mano e mi toccò la bocca, e il Signore mi disse: «Ecco, io metto le
mie parole sulla tua bocca. Vedi, oggi ti do autorità sopra le nazioni e sopra
i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e
piantare» (Ger 1,5-10).
Viene il Messia sulla nostra terra. Urge che gli vengano preparati i cuori. Dio
scende sulla nostra terra, sceglie una famiglia senza vita e in essa e per essa
si crea l'uomo che dovrà andare avanti annunziando la presenza del Salvatore e
invitando tutti alla conversione così che lo si possa accogliere degnamente.
Sarà un uomo speciale, perché lo Spirito Santo lo colmerà fin dal grembo della
madre. Neanche un attimo dovrà essere senza la mozione e la conduzione dello
Spirito del Signore. Lui dovrà essere tutto di Dio. Mai dovrà appartenere a se
stesso. Lui dovrà essere corpo attraverso il quale parla, opera, agisce lo
Spirito Santo.
Per Zaccaria quanto l'Angelo gli sta rivelando è troppo grande per essere
creduto. Dubita e per questo rimarrà muto fino al giorno del compimento di ogni
parola ascoltata. Il mutismo di Zaccaria è di grande significato nella storia
della salvezza. Esso rivela che senza fede non si possono cantare le opere
stupende del Signore.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci cantori delle
opere di Dio.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 1,26-38)
L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata
Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome
Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati,
piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto
come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia
presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai
Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli
darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e
il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza
dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo
e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua
vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei,
che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua
parola». E l'angelo si allontanò da lei. Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Maria dialoga con l'angelo. Abbiamo letto l'incontro fra l'angelo e Zaccaria,
nella solenne cornice del rinato tempio, vicino al gigantesco altare degli
incensi, in un contesto che farebbe tremare i polsi anche al più temerario,
qui, invece, è tutta un'altra atmosfera.
Certo: la paura c'è, come accade a chiunque si avvicini e sfiori il mantello di
Dio, c'è paura ma anche tantissima concretezza e forza. La ragazzina
adolescente discute alla pari col principe degli angeli: non si spaventa,
chiede, obietta, cerca di capire. No, non fa problema il fatto che non conosca
uomo: se Dio diventa uomo può anche far partorire una vergine. Sì, sarà
chiamato grande suo figlio, sarà la luce per tutti popoli. Tua cugina
Elisabetta, la sterile, è incinta.
Non temere, Maria, nulla è impossibile a Dio. Ecco, tutto è chiaro. Folle, ma
chiaro. Incomprensibile, ma chiaro. Maria lo guarda. Tutto il creato guarda
Maria. Se prendesse tempo, se volesse ancora riflettere, chi potrebbe
biasimarla? Chi non compatirebbe un'adolescente che si fa carico della salvezza
del mondo?
Maria ha riflettuto, consegna il messaggio al messaggero: Dio faccia di me ciò
che ha deciso.











