IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO IV DOMENICA - LAETARE - E SETTIMANA DI QUARESIMA ANNO C IL VANGELO NEL 21° SECOLO
Quanti salariati di
mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da
mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te;
non sono
più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 15,1-3.11-32)
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per
ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i
peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi
la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze.
Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per
un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli
cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno
degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i
porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma
nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio
padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio
padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più
degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati". Si
alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse
incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: "Padre, ho
peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato
tuo figlio". Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più
bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi.
Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché
questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato
ritrovato". E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa,
udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse
tutto questo. Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto
ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si
indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli
rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito
a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei
amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue
sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso". Gli
rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma
bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è
tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"». Parola del Signore.
Il padre non impedisce al suo secondogenito di allontanarsi da lui. Egli rispetta la sua libertà, che il figlio impiegherà per vivere una vita grigia e degradata. Ma mai si stanca di aspettare, fino al momento in cui potrà riabbracciarlo di nuovo, a casa.
Di fronte all'amore del padre, il peccato del figlio risalta maggiormente. La sofferenza e le privazioni sopportate dal figlio minore sono la conseguenza del suo desiderio di indipendenza e di autonomia, e di abbandono del padre. La nostalgia di una comunione perduta risveglia in lui un altro desiderio: riprendere il cammino del focolare familiare.
Questo desiderio del cuore, suscitato dalla grazia, è l'inizio della conversione che noi chiediamo di continuo a Dio. Siamo sempre sicuri dell'accoglienza del padre.
La figura del fratello maggiore ci ricorda che non ci comportiamo veramente da figli e figlie se non proviamo gli stessi sentimenti del padre. Il perdono passa per il riconoscimento del bisogno di essere costantemente accolti dal Padre. Solo così la Pasqua diventa per il cristiano una festa del perdono ricevuto e di vera fratellanza.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 4,43-54)
In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti
aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando
dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto
quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano
andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi
era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito
che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di
scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il
funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».
Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che
Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo
figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio.
Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il
padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio
vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.
Parola del Signore.
RIFLESSIONI
La preghiera del
funzionario del re deve essere presa come manifestazione di fiducia, è una
supplica umile e sicura dell'intervento di Gesù: "Signore, scendi prima che il
mio bambino muoia". Scendi, quindi vieni presto, perché la tua presenza lo salverà.
"Chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire", la sua
richiesta era insistente, adorante e fiduciosa.
La risposta di Gesù
ci permetterà di introdurre un tema dibattuto in questi giorni: "Va', tuo
figlio vive". In effetti il figlio fu perfettamente guarito all'ora indicata
dal Signore.
Oggi il Vangelo ci
mostra come la Fede autentica apre il Cuore di Gesù e ottiene quanto viene
richiesto.
Quanti vivono senza
Dio e si illudono di vivere nella verità? Molti sono in buonafede, non si
accorgono del dramma che vivono e dei dispiaceri che danno agli altri. Altri
invece sono contenti di rifiutare Dio.
Nel Vangelo leggiamo
che il padre del ragazzo agonizzante credette, gli bastò sentire "la parola che
Gesù gli aveva detto e si mise in cammino". Non dubitò: questo ha rallegrato
enormemente il Signore. Non ha insistito sprecando parole perché conta la Fede.
Molte parole con poca
Fede non ottengono nulla, poche parole piene di Fede spostano le montagne!
"Tuo figlio vive!".
Non sarebbe bello per tutti voi sentire che vostro padre o madre, figlio,
figlia, nonni, parenti ed amici, vivono in Dio, che sono rinati a nuova vita e
che li condurrà alla salvezza eterna?
"Tuo figlio vive!". Chiediamo
con Fede e costanza a Gesù di far rinascere nello Spirito i nostri cari lontani
dalla Grazia di Dio.
Gesù apprezza queste invocazioni.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 5,1-16)
Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso
la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con
cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi,
zoppi e paralitici.
Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere
e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose
il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua
si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù
gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all'istante quell'uomo
guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.
Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all'uomo che era stato
guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose
loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi la tua barella e cammina"».
Gli domandarono allora: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi e cammina"?». Ma
colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era
allontanato perché vi era folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare
più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Quell'uomo se ne andò e riferì
ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano
Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Parola del Signore.
RIFLESSIONI
"Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto
tempo era così, gli disse: "Vuoi guarire?". Gli rispose il malato: "Signore,
non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre
infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me. Gesù gli disse:
"Àlzati, prendi la tua barella e cammina". E all'istante quell'uomo
guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un
sabato. Gv 5, 6-9
Gesù anche a noi oggi pone la stessa domanda: "Vuoi guarire?" Se noi
dichiariamo con verità che "non abbiamo nessuno su cui fare
affidamento", Egli ci prende per mano, perché "è vicino a chi ha il
cuore ferito"! E, in modo gratuito, ci dice che tutto può ricominciare
nella responsabilità e libertà di chi ora cammina portando con sé la propria
barella". Solo con l'aiuto di Cristo la nostra umanità è in grado di
"portare" le sue ferite e non "farsi portare"!
Signore donaci il coraggio di non cercare alcun appoggio umano, ma di confidare
fermamente nella Tua Presenza di Padre, Fratello, Amico. Così cammineremo e
aiuteremo anche altri a camminare solo verso Te.
S. Agostino "Commento al Vangelo di S. Giovanni, omelia 17"
"...Prendi, dunque, il tuo lettuccio. E quando l'avrai preso, non
fermarti, cammina! Amando il prossimo e interessandoti di lui, tu
camminerai...Porta dunque colui assieme al quale cammini, per giungere a Colui
con il quale desideri rimanere per sempre. Prendi, dunque, il tuo lettuccio e
cammina."
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. ( Gv 5,17-30)
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch'io
agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non
soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il
Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre;
quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti
ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora
più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a
chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio
al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora
il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che
mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato
dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l'ora - ed è
questa - in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che
l'avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio
di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è
Figlio dell'uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l'ora in cui tutti coloro
che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene
per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di
condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio
giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che
mi ha mandato. Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Gesù riprese a
parlare e disse: In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può far
nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il figlio
lo fa. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli
manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati.
Gv 5, 19-20
Ancora una volta, Gesù ci rivela il Padre. Nel suo esilio e nel compimento
della sua missione, l'amore del Padre lo sostiene e lo rigenera ogni giorno. In
verità vi dico, il Figlio da sé non può far nulla se non ciò che vede fare dal
Padre, quello che egli fa anche il figlio lo fa. Si tratta di un amore
reciproco, che Gesù tenta di spiegarci: Con queste parole semplici e sublimi,
tanto comuni quanto misteriose, ci rivela l'identità di Dio, che è anche l'identità
profonda dell'uomo, sua immagine e somiglianza. Ignorarla è la sofferenza
essenziale di non sapere ciò che si è. Ricordare e assaporare questa realtà dà
profonda gioia e speranza. L'essere figli, infatti, ci consente di riferirci a
qualcuno a cui affidarci. Questo Vangelo sembra volerci ripetere che l'opera
che Gesù ha compiuto ai bordi della piscina guarendo il paralitico, può
compierla anche per noi.
Ciò che blocca l'uomo è la non conoscenza e la non accettazione della sua
identità di figlio- amato! - è origine del suo male: gli fa rifiutare il
proprio principio e il proprio fine, ignorare da dove viene e verso dove va.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 5,31-47)
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei:
«Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe
vera. C'è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che
egli dà di me è vera.
Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla
verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché
siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un
momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il
Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo,
testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non
avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua
parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono
proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per
avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l'amore di
Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro
venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che
ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene
dall'unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa:
Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè,
credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi
scritti, come potrete credere alle mie parole?». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Gesù guarisce l'uomo
paralitico rimasto in paziente attesa per ben trentotto anni, questo fatto
agita maggiormente i farisei ed aumenta l'invidia nei confronti del Signore. La
guarigione dell'uomo paralitico avviene proprio di sabato, essi però non si
preoccupano di compiere tanti lavori per i loro interessi.
Il versetto 16 afferma: "Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare
Gesù, perché faceva tali cose di sabato". Se Gesù avesse distribuito
tesori nel giorno di sabato agli stessi farisei, non avrebbero obiettato nulla...
Le Leggi di Dio sono state sempre manipolate con la pretesa di renderle umane,
come se Dio fosse stato cieco o ottuso nel dare i 10 Comandamenti. Questi
precetti sono per l'uomo e ogni uomo è in grado di osservarli, anche per la
Grazia che Dio concede a quanti cercano la Verità e il senso della vita.
Il discorso che Gesù continua anche oggi manifesta lo sforzo per convincere i
Giudei della sua vera identità, un tentativo audace perché così scopre il suo
Volto. Gesù decide di svelare la sua identità e la provenienza, esamina la loro
reazione.
Gesù verifica il grado di capacità dei Giudei nell'aprirsi ad una Verità
infinita ma reale e visibile, infatti Dio è veramente in mezzo a loro ma essi
non immaginano l'incarnazione di Dio e soffrono parecchio nel sentire le
rivelazioni del Signore.
Egli spiega anche il motivo della loro chiusura alla rivelazione di Dio: "Voi
non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua
parola non rimane in voi; infatti non credete a Colui che egli ha mandato. Voi
scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio
esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere
vita".
Gesù indica che la presunzione di conoscere le Scritture è un'arma arrogante
che uccide quanti la maneggiano.
La sapienza di questo mondo è un obbrobrio davanti a Dio, anche l'immodestia di
presumere una grande spiritualità per la frequenza a qualche incontro di
preghiera, rimanendo privi di solide basi dottrinali. Molti lo fanno in
buonafede, ma vivono come dice Gesù: "Voi non volete venire a me per avere
vita". Il motivo è dato da una forte convinzione di compiere tutto bene e
di non sbagliare mai.
Così si rimane chiusi in se stessi e non avviene mai l'apertura del cuore a
Gesù. Si conosce Gesù ma si tiene a distanza...
Il fatto curioso è che moltissimi cattolici credono a tutte le fantasiose
apparizioni del mondo senza porsi alcune domande sull'attendibilità. Se le
parole sono quelle manifestate da Gesù si rimane quasi indifferenti, sordi e inoperosi.
Quando qualche veggente falso ed imbroglione dice banalità inattendibili, si
pone ascolto e se ne parla con gli altri, si invitano a frequentare quel luogo.
"Se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste".
Riflettiamo su questo comportamento poco spirituale, chi agisce con questa
istintività finisce fra le braccia di satana senza rendersene conto. Poi tutto
và in rovina, avviene uno scombussolamento interiore e familiare, le
disavventure si susseguono.
Occorre la Messa, il Santo Rosario e la Confessione per bloccare le negatività
e ricominciare una vita nuova e gioiosa.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 7,1-2.10.25-30)
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più
percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava
intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli
salirono per la festa, vi salì anche Lui: non apertamente, ma quasi di
nascosto. Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è Costui quello che
cercano di uccidere? Ecco, Egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla.
I capi hanno forse riconosciuto davvero che Egli è il Cristo? Ma costui
sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».
Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e
sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato
è veritiero, e voi non Lo conoscete. Io Lo conosco, perché vengo da Lui ed Egli
mi ha mandato». Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le
mani su di Lui, perché non era ancora giunta la sua ora. Parola del Signore.
In effetti, come compito era arduo, era ancora più difficile convincere tutti che Egli era il Messia atteso. Non si convincevano neanche assistendo a miracoli impossibili e questo la dice lunga sulla capacità dei diavoli di bloccare la mente di molti e fissarli su una convinzione, nonostante l'opposta evidenza.
L'opera dei diavoli è potentissima in tutte quelle persone che non pregano o pregano poco e vivono malamente. Se i diavoli cercano di disturbare ma senza riuscirci, quelli che fanno profondi cammini di Fede, figuriamoci come intervengono su quanti sono spiritualmente deboli.
Un detto dice: "Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io". Sembra irragionevole ma è la verità, le sorprese sono sempre in agguato e molto spesso sono proprio gli amici o i familiari o i parenti a mostrare un comportamento sorprendente e vendicativo.
Se dagli amici ci deve guardare Dio perché noi presupponiamo la loro sincerità e non li monitoriamo, dai nemici dobbiamo guardarci con attenzione perché rimane imprevedibile la loro reazione.
Lo stesso vale per i diavoli, essi cercano maliziosamente di trovare il momento propizio per arrecare in qualche modo danni seri a quanti non sono protetti spiritualmente.
"Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo".
Era già grande l'odio che nutrivano verso Gesù per le sue parole che disturbavano il quiete andazzo corrotto dei giudei. Per un periodo si rifiutò di percorrere la Giudea, aveva compreso che non c'era frutto spirituale da raccogliere e questa esperienza del Signore ci fa capire la difficoltà dell'apostolato.
Oggi si cerca di uccidere Gesù in mille altri modi, tutti però sono uniti dall'intento persecutorio verso Lui.
La presenza di una mentalità immorale fa provare una grande avversione verso Dio, anche se in modo indiretto e sottile. L'idolo che viene adorato da miliardi di persone lontane da Dio, non potrà essere abbandonato per scegliere la Verità di Dio.
Come può Gesù aiutare quelli che scelgono il male e non si curano della vita spirituale?
In molti casi Dio è costretto a lasciare al loro destino quanti si determinano in una condizione immorale irreversibile, e Dio questo lo conosce bene, vede che non lasceranno mai la mentalità disgraziata e non li obbliga perché rispetta la libertà di tutti.
Sono grotteschi quelli che si lamentano di Dio quando qualcosa è andato storto, e non si chiedono cosa facevano loro in quelle situazioni. Si lamentano anche per i guai patiti dai loro familiari e non comprendono che è l'uomo a determinare il suo futuro, a decidere se vivere con il Bene o scegliere sempre male. Quindi vivere con il Male, che in realtà è la mancanza del Bene, perché il Male assoluto non può esistere!
IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO IV DOMENICA - LAETARE - E SETTIMANA DI QUARESIMA ANNO C IL VANGELO NEL 21° SECOLO
6
Aprile 2019 Sabato Della IV Settimana Di Quaresima Anno C
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 7,40-53)
Perché non lo avete condotto qui?
Risposero le guardie: Mai un uomo ha parlato così!
***
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 7,40-53)
In quel tempo, all'udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano:
«Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri
invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura:
"Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il
Cristo"?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le
guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero
loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo
ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare
anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa
gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro,
disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di
sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia,
e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.
Parola del Signore.
Nella predicazione di Gesù c'erano alcune Verità che non potevano accettare gli ebrei, senza queste rivelazioni, come per esempio di essere Figlio di Dio e di compiere tutto nel Nome del Padre suo, Israele si sarebbe prostrato ai suoi piedi.
Purtroppo per loro, Gesù era stato inviato dal Padre per insegnare tutta la Verità, quello che si riteneva utile per una rivelazione piena e infallibile. Infatti, Gesù insegnò tutto quello che nei secoli l'umanità avrebbe dovuto sapere.
Ma non tutti hanno accolto Lui e la sua Parola. "A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo Nome" (Gv 1,12). Questo ha scritto San Giovanni nel Prologo del Vangelo.
Il brano di oggi inizia con un buon auspicio: «In quel tempo, all'udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: "Costui è davvero il Profeta!". Altri dicevano: "Costui è il Cristo!"». Moltissimi credevano in Gesù, almeno fino a quando i perfidi farisei e scribi non cominciarono a diffondere notizie diffamatorie e a disprezzarlo in ogni casa. L'incapacità della gente di discernere il Bene dal male, faceva credere veritiero quanto i capi del tempio insinuavano contro Gesù.
Molti non andarono più dietro al Signore e le conseguenze nefaste cadevano su coloro che facevano allontanare i buoni da Gesù.
In questi duemila anni l'atteggiamento invidioso e cattivo dei nemici di Dio, si è ripetuto contro i suoi autentici apostoli, che consumano la loro vita lavorando indefessamente alla causa del Vangelo e servono con piena fedeltà la Chiesa. Con il passare dei giorni aumentano le insidie e le avversità contro i cristiani ed è tempo di conoscere bene la nostra sana dottrina.
È sicuro che Gesù vince sempre, alle volte ci sono grossi impedimenti e Lui indirizza gli Angeli con strategie precise che smorzano di continuo i poteri dei forti e le malizie dei cattivi. Gesù non trascura mai nessuno di quelli che Lo invocano con sincero amore e umiltà. I cristiani avranno sempre contrarietà, ma vinceranno sempre perché con Gesù soffrono in Croce, con Gesù risorgono qui, in questa vita, da trionfatori.
Il Vangelo ci dice pure che "tra la gente nacque un dissenso riguardo a Lui". Quando si difende interamente il Vangelo, c'è sempre qualcuno che si agita, che vuole cambiarlo e intendo anche molti laici. Molti passi del Vangelo vengono ignorati intenzionalmente perché danno fastidio... altri ancora vengono interpretati secondo la propria convenienza.
Voglio rilevare che tra quelli che si schieravano contro Gesù, la loro confusione era notevole, e non conoscevano il luogo esatto della nascita di Gesù. Tutti sapevano che era nato a Nazaret e che era un galileo.
Questo spiega il passo seguente: «Altri invece dicevano: "Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?"». Gesù non era un galileo di nascita ma di adozione, la conferma ci arriva da San Matteo: "Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode" (Mt 2,1).
Crebbe a Nazaret perché era il paese della Madre Santissima e del Padre putativo, ma nessuno era a conoscenza della nascita a Betlemme, se non qualche parente. Nei Vangeli di Matteo e Luca, il luogo di nascita è Betlemme di Giudea (Mt 2,1; Lc 2,4-7), mentre Nazaret di Galilea è il luogo dove ha trascorso l'infanzia e la giovinezza, guadagnandosi l'epiteto di Nazareno. Durante la sua vita pubblica invece la sua residenza più frequente era Cafarnao (Mt 4,13).
Chiarito questo, vediamo che i nemici di Gesù aumentavano e organizzarono di arrestarlo per interrogarlo. Fatto strabiliante e comico fu che le guardie incaricate di arrestarlo, sentendo parlare Gesù si dimenticarono di arrestarlo e tornarono da soli dai capi dei sacerdoti e dai farisei. La domanda scontata e risentita: "Perché non Lo avete condotto qui?". Risposero le guardie: "Mai un uomo ha parlato così!".
Quindi, se i nemici di Gesù Lo perseguitavano perché non conoscevano la sua dottrina, noi siamo chiamati a conoscerla bene, sforzandoci giorno dopo giorno di approfondirla.
Molto spesso molti si trovano in situazioni difficili parlando con altri e non sanno come fare, cosa rispondere. Prendiamo l'impegno di meditare il Vangelo del giorno. Non possiamo seguire Gesù senza conoscere la nostra Fede.
Possiamo fare tanto bene anche con poche parole, comunque con quelle che lo Spirito Santo ci ispirerà e infonderà nel cuore.
Abbiamo Fede e facciamo ovunque apostolato per salvare quante più anime possibili!