IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO XXVI DOMENICA                      E SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 21,28-32)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: "Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna". Ed egli rispose: "Non ne ho voglia". Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
C'è una frase conclusiva, comune alle due parabole della XXVI e XXVII domenica, che svela il segreto intendimento del discorso complessivo di Gesù: "Perciò vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare" (Mt 21,41).
La domanda posta da Gesù è la seguente: "Chi è allora il vero destinatario della promessa, il vero credente?". Anche la parabola dei due figli deve essere letta in questa prospettiva.
Molte volte, infatti, può verificarsi una forma di sintonia solo apparente, perché ultimamente interessata, tra la nostra volontà e quella del Padre. Siamo capaci di dirgli dei "sì" speciosi e superficiali, non maturati al sole di quella vera obbedienza interiore, che può solamente essere il frutto di una profonda conversione a Dio. Una forma di obbedienza disobbediente perché non tocca le radici del nostro cuore e non cambia la nostra esistenza.
In questa ipotesi è vero che, pur immersi in una vita ancora disordinata, coloro che hanno deciso di seguire Cristo, senza reticenze e senza cercare in ultima analisi il loro interesse, si riscatteranno e avranno la precedenza nel regno dei cieli.
La parabola ci fa capire quanto sia anche per noi reale il pericolo di partecipare, con apparente docilità, durante tutta la nostra vita, alle celebrazioni liturgiche e alle attività della Chiesa, senza mai diventare veri cristiani.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,46-50)
Nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.
Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».
Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Chi di loro fosse più grande.
La grandezza o è in tutto simile a quella di Dio o è falsa grandezza.
Quella di Dio è una grandezza di purissimo amore. In Cristo questa grandezza si fa annullamento di sé fino a lasciarsi consumare sul legno della Croce come vero olocausto d'amore. È questa grandezza che San Paolo insegna sia ai Corinzi che ai Filippesi. Altre non esistono.
Desiderate invece intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime. Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta (1Cor 12m11-13,7).
Se dunque c'è qualche consolazione in Cristo, se c'è qualche conforto, frutto della carità, se c'è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l'interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre (Fil 1,1-11).
Chi vuole essere vero discepolo di Gesù deve essere il primo nella carità. Gesù è saggio, divinamente saggio. Papa può essere uno solo nella Chiesa. Uno è anche il Vescovo in una Diocesi e uno il Parroco in una Parrocchia. Tutti invece possono avere il primo posto nella carità nella Chiesa universale, nella Diocesi, nella Parrocchia. Anzi tutti sono chiamati a manifestare la stessa grandezza di Dio e di Cristo Signore. Tutti sono invitati a prendere il loro posto nella storia. Ministri possono essere solo alcuni. Crocifissi per amore invece possono esserlo tutti. Questa è la bellezza della fede cristiana. Se tutti ambissero la Croce di Cristo, il suo olocausto l'amore di Gesù riempirebbe l'universo. Il nostro primo posto è la Croce. Questo è il posto di Dio.
Nel regno dei cieli si diviene grandi, facendosi piccoli. Ma cosa vuol dire esattamente farsi piccoli? Significa dipendere sempre dalla grazia e dalla verità del Padre. Diviene piccolo chi si spoglia della sua volontà, dei suoi desideri, di ogni sua ambizione, superbia, ricerca di posti da occupare, di troni sui quali innalzarsi, e prende la croce della più pura obbedienza ad ogni desiderio del Padre celeste. Piccolo è colui che ogni giorno è fatto dal suo Dio, perché si pone interamente nelle sue mani. È una piccolezza sempre nuova, sempre aggiornata, mai di ieri. Per questa piccolezza Dio può ogni giorno manifestare tutta la sua grandezza nell'amore. Più il discepolo di Gesù si fa piccolo e più diviene grande. Dio manifesta attraverso di Lui le profondità della carità.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci piccoli per Gesù.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 1,47-51)
Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Gli Angeli sono esseri misteriosi, e in forma misteriosa ne parla il profeta Daniele nella celebre profezia sul Figlio dell'uomo che la liturgia ci fa leggere oggi:
"Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a lui; mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano". Daniele non nomina gli Angeli: parla di fuoco, di migliaia, di miriadi di miriadi... Sono veramente esseri misteriosi. Noi li rappresentiamo come uomini dal viso soave e dolce, nella Scrittura invece appaiono come esseri terribili, che incutono timore, perché sono la manifestazione della potenza e della santità di Dio, che ci aiutano ad adorare degnamente: "A te voglio cantare davanti ai tuoi angeli, mi prostro verso il tuo tempio santo". Come preghiamo nel prefazio di oggi: "Signore, Padre santo, negli spiriti beati tu ci riveli quanto sei grande e amabile al di sopra di ogni creatura". Nella visione di Daniele non sono gli Angeli gli esseri più importanti: vediamo più avanti "uno, simile ad un figlio d'uomo" ed è lui, non gli Angeli, ad essere introdotto fino al trono di Dio, è a lui che egli "diede potere, gloria e regno", è a lui che "tutti i popoli serviranno". La stessa cosa vediamo nel Vangelo: gli Angeli sono al servizio del Figlio dell'uomo. "Vedrete i cieli aperti e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo" dirà Gesù, facendo allusione sia a questa visione di Daniele sia alla visione di Giacobbe, che nel sonno vede gli Angeli salire e scendere sul luogo dove è coricato e che dà il senso della presenza di Dio in tutti i luoghi della terra.
Gli Angeli di Dio sono dunque al servizio del Figlio dell'uomo, cioè di Gesù di Nazaret; la nostra adorazione non è rivolta agli Angeli, ma a Dio e al Figlio di Dio. Gli Angeli sono servitori di Dio che egli, nella sua immensa bontà, mette al nostro servizio e che ci aiutano ad avere un senso più profondo della sua santità e maestà e contemporaneamente un senso di grande fiducia, perché questi esseri terribili sono al nostro servizio, sono nostri amici.
Domandiamo al Signore che ci faccia comprendere davvero la sua santità e maestà infinite, perché ci prostriamo con sempre maggiore reverenza alla sua presenza, davanti ai suoi Angeli.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 9,57.69)
Mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va' e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Essere discepoli di Gesù significa condividere con lui la sua sorte, la sua condizione di vita, che non è certo molto attraente a prima vista: suppone incertezza e povertà, cioè in una parola, il sacrificio e la rinuncia. Ma il fine non è il sacrificio in sé. Infatti molte volte ritroviamo nel Vangelo promesse di felicità e di beatitudine che Gesù fa a chi decide di seguirlo. Ma già sulla terra, l'essere con Gesù comporta la completa certezza di trovarsi sulla retta via. Ma chi lavora con Gesù per costruire il suo regno incontra spesso difficoltà. Proprio come il terzo uomo di cui parla il Vangelo di oggi. Quanti, nella vigna del Signore, hanno posto mano all'aratro e poi si sono subito tirati indietro, abbandonando la loro vocazione...
Eppure, anche se se ne parla poco e spesso li si ignora, sono in molti a continuare a sacrificarsi per il regno di Dio, a lavorare seriamente per difenderlo. Come, ad esempio, il popolo croato che, pressoché sconosciuto in Occidente, per secoli ha fatto fronte alle invasioni di popoli allora ostili al cristianesimo, ha offerto in sacrificio vite umane e martiri cristiani, difendendo l'Europa cristiana dalle devastazioni, tanto efficacemente da meritare nel 1519 l'appellativo di "antemurale christianitatis" (baluardo della cristianità) da parte del papa Leone X. Il popolo croato fu il primo popolo fra le nazioni slave a ricevere il battesimo e, proprio in questi ultimi anni, ha celebrato i suoi tredici secoli di cristianità. Ogni uomo e ogni popolo è chiamato a seguire Cristo senza porre condizioni, qualunque sia il prezzo del sacrificio...

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc. 10,1-12)
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa!. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio". Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: "Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino". Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
"La messe è molta, ma gli operai sono pochi". Gli uomini sulla Terra sono circa quattro miliardi. Per una messe così grande gli operai sono davvero pochi, specialmente se pensiamo ai sacerdoti. Dobbiamo dunque pregare il Signore di mandare operai nella sua messe, pregarlo perché illumini la strada a coloro che egli chiama e dia loro la forza di rispondere.
Quando c'è un contatto diretto con la parola del Signore, essa diventa motivo di festa e di vita per tutto il popolo. Gli studiosi della Bibbia hanno il dovere di rendere possibile questa festa, questa vita, questa gioia. Il loro compito è diverso da quello dei predicatori, che parlano direttamente al popolo. Essi preparano la predicazione, spiegando bene la parola di Dio, affinché la predicazione possa essere più fedele a questa divina parola e perciò più fruttuosa. In questo modo contribuiscono all'istruzione del popolo, alla sua gioia, al suo carattere veramente cristiano.
"La gioia del Signore è la vostra forza" dice Neemia al popolo. La forza e la gioia vengono dalla parola di Dio che è nutrimento e luce, la più preziosa, la più grande consolazione che abbiamo sulla Terra.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 18,1.5.10.12-14)
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel Regno dei Cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità Io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel Regno dei Cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio Nome, accoglie me. Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché Io vi dico che i loro Angeli nei Cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei Cieli. Parola del Signore.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità Io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei Cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Alla domanda dei discepoli su chi è più grande davanti a Dio, Gesù rispose indicando un bambino, un innocente che porta in sé una purezza quasi angelica. Poi aggiunse altri due argomenti, il primo riguarda la gravità dello scandalo dato proprio al bambino e il secondo porta l'esempio della pecorella smarrita che il pastore cerca fino a ritrovarla.
Il racconto delle cento pecore e di una che si perde è un ammonimento a tutti coloro che scandalizzano i piccoli in tanti modi diversi, che inculcano ad essi una mentalità opposta al Vangelo e li sviano dalla preghiera e dalla pratica del Vangelo.
"Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché Io vi dico che i loro Angeli nei Cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei Cieli!". Gesù è venuto per salvare ciò che era perduto, vuole salvare tutti, soprattutto quelli che calpestano i Comandamenti.
Questo è stato l'incipit per domandare ai presenti: "Che cosa vi pare?". E raccontò della pecorella perduta e dell'amore del proprietario che la cercò con grande interesse per trovarla e riportarla all'ovile.
Gesù ci indica oggi come deve essere la nostra vita interiore, quali sentimenti dobbiamo avere e i comportamenti da attuare in tutte le circostanze. "Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini", è un programma di vita arduo se viene considerato senza la Grazia di Dio, mentre con il suo aiuto tutto diventa possibile.
Diventare nei sentimenti come i bambini è una vittoria sulla carnalità per chi vi riesce, è una nuova vita vissuta in perenne gioia.
Non si può raggiungere questo stato spirituale senza un lavoro quotidiano di conoscenza personale e di lotta ai vizi e alle tentazioni.
Per vincere l'uomo vecchio bisogna conoscere bene l'Uomo Divino, a Lui bisogna chiedere di continuo la forza per rinnegare la vecchia mentalità e ricevere i doni dello Spirito Santo. Senza questa sincera conversione "non entrerete nel Regno dei Cieli".
Gesù ci vuole tutti salvi, è il suo desiderio che si scontra con il libero arbitrio di quanti scelgono molti idoli e perdono la vita eterna.
Da questo Vangelo bisogna evidenziare queste parole chiare e indispensabili per iniziare un vero cammino di Fede: "Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli". Andare a Messa non è indice di conversione, neanche se si compiono molti pellegrinaggi in tanti Santuari, oppure se si partecipa a molti incontri di preghiera.
La vera conversione non è mai immediata ma graduale, deve intraprendere il percorso del rinnegamento per farsi come bambini, cioè, sinceri, innocenti, buoni, onesti, miti e pieni di bontà. Fino a quando non ci si riveste di queste virtù e non si agisce in modo nuovo, morendo all'uomo insincero vecchio, non si inizia mai il vero cammino di Fede.
Molti vanno a Messa ma non tutti si impegnano con slancio nell'osservare i Comandamenti. Si deve iniziare una nuova vita!

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 10,17-24)
In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete.
Gesù è luce eterna, luce divina, luce purissima di sapienza, verità, carità, amore, giustizia. Lui è la luce che illumina ogni mente, ogni cuore, ogni pensiero. Tutta la storia sempre dovrà essere illuminata dalla sua luce. Dopo la missione, i discepoli tornano dal Signore pieni di gioia. Loro hanno visto, sperimentato che anche i diavoli si sottomettevano a loro quando glielo comandavano nel nome di Cristo Gesù. Gioire per la sottomissione dei diavoli è una gioia effimera, inutile, vana. È una gioia non vera. Fermarsi ad essa è perdere la gioia vera, quella eterna. Poiché i diavoli mi si sottomettono, mi obbediscono, io sono a posto con Dio e con gli uomini. Contro questa illusione Gesù aveva già illuminato i suoi nel Discorso della Montagna.
Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?". Ma allora io dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!". (Mt 7,21-23).
Quale dovrà essere per il discepolo di Gesù la vera gioia? Lui si dovrà preoccupare di una cosa: che il suo nome sia scritto nei cieli. Poiché come è facile scriverlo così è anche facile cancellarlo, il cristiano dovrà impegnare tutto se stesso perché ogni giorno esso venga scritto attraverso una vita esemplare, una obbedienza perfetta ad ogni Parola di Gesù Signore. Se oggi vive la Parola, il suo nome verrà scritto e rafforzato. Se invece non vive la Parola, il suo nome viene sbiadito e cancellato. Quando il nome non è scritto nei cieli, al momento della morte non si entra in esso. Si va dove il nome è stato scritto e di sicuro esso è scritto nell'inferno. Con la nostra vita di obbedienza costante scriviamo il nome il Paradiso. Con la vita di peccato lo scriviamo nell'inferno.
Gesù non è luce accanto ad altre luci. È la sola luce vera del Padre. Chi vuole essere luce per gli uomini, deve rivestirsi di grande umiltà e chiedere a Lui ogni luce. Chi attinge luce dalla Luce vera dona luce. Chi non attinge, rimane tenebra e sparge tenebra attorno a sé. Dotti, sapienti, intelligenti si credono luce. Disprezzano, deridono, umiliano Cristo Gesù. Di Lui non hanno alcun bisogno. Rimarranno in eterno nelle tenebre. Mentre piccoli, semplici, umili sanno che essi non sono luce e si rivolgono a Gesù per ottenerla. Questi godono della rivelazione che il Padre fa loro per mezzo della sua unica e sola vera Luce. O si attinge da Lui, o si rimane nelle tenebre.
Gesù è il vero frutto della Legge, dei Profeti, dei Salmi. Legge, Profeti, Salmi vivevano nella speranza di vedere anche uno solo dei giorni del Rivelatore, Mediatore, Messia, Salvatore. Questa speranza è stata loro negata. Questa speranza si compie tutta per gli Apostoli, i discepoli, i contemporanei di Gesù. Essi possono gustare questo frutto benedetto nel quale il Padre ha posto la benedizione di tutti i popoli. È una grazia così grande per la quale non basta una eternità di benedizione e di ringraziamento al Signore. Eppure la nostra insensibilità è grande. È come se nulla fosse avvenuto.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci gustare Cristo Gesù