IX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO SANTISSIMA TRINITA' E SETTIMANA ANNO B. IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO. IL VANGELO NEL 21° SECOLO.

Trinità Santissima Rendici sempre consapevoli della tua presenza nella nostra vita,
in modo da essere segno nel mondo della tua presenza.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 28,16-20)
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Il Nuovo Testamento fonda l'universalità della missione nello speciale rapporto che Gesù risorto ha con ogni uomo.
Il Vangelo dev'essere annunciato a ogni uomo, perché Gesù è la verità dell'uomo, ha ricevuto dal Padre ogni potere in cielo e in terra, perché ha fatto la volontà del Padre fino alla morte aprendo così per ogni uomo la via verso la pienezza della vita. Di qui le caratteristiche della missione:
- la forza che l'anima è lo Spirito Santo che da Gesù risorto viene promesso e trasmesso ai discepoli, come principio della vita nuova, che deve essere annunciata e comunicata a ogni uomo;
- il contenuto della missione è la sequela di Cristo, l'obbedienza al Vangelo, l'osservanza dei comandi di Gesù, l'adesione battesimale alla vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, il distacco dalla vita incredula, implorando e accogliendo la remissione dei peccati;
- la speranza che sostiene i missionari nelle fatiche e nelle difficoltà è la certezza che Gesù è sempre con loro sino alla fine del mondo .

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 1,39-56)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. Parola del Signore.

***

MARIA E' LA DONNA SAGGIA E' PERFETTA CHE PIACQUE ALL'ALTISSIMO.

CHE LO SPIRITO SANTO IN'ONDO' DELLA SUA GRAZIA.

CHE GESU' RIEPI' DI SE', RICOLMO' DEL SUO AMORE E PORTO' NELLA GLORIA DEL PADRE.

CHE TUTTE LE GENERAZIONI ANNO CHAMATA, CHIAMANO E CHIAMERANNO BEATA

PERCHE' COLUI CHE E' POTENTE HA FATTO IN LEI GRANDI COSE E SANTO E' IL SUO NOME.

RIFLESSIONI
Il vangelo ci rivela che Maria è regina della comunicazione e dell'accoglienza.
Il mistero della Visitazione, infatti, è il mistero della comunicazione mutua di due donne diverse per età, ambiente, caratteristiche e della rispettosa vicendevole accoglienza.
Due donne, ciascuna delle quali porta un segreto difficile a comunicare, il segreto più intimo e più profondo che una donna possa sperimentare sul piano della vita fisica: l'attesa di un figlio.
Elisabetta fatica a dirlo a causa dell'età, della novità, della stranezza. Maria fatica perché non può spiegare a nessuno le parole dell'angelo. Se Elisabetta ha vissuto, secondo il Vangelo, nascosta per alcuni mesi nella solitudine, infinitamente più grande è stata la solitudine di Maria. Forse per questo parte "in fretta"; ha bisogno di trovarsi con qualcuno che capisca e da ciò che le ha detto l'angelo ha capito che la cugina è la persona più adatta. Quando si incontrano, Maria è regina nel salutare per prima, è regina nel saper rendere onore agli altri, perché la sua regalità è di attenzione premurosa e preveniente, quella che dovrebbe avere ogni donna. Elisabetta si sente capita ed esclama: "Benedetta tu tra le donne". Immaginiamo l'esultanza e lo stupore di Maria che si sente a sua volta compresa, amata, esaltata. Sente che la sua fede nella Parola è stata riconosciuta.
Il mistero della Visitazione ci parla quindi di una compenetrazione di anime, di un'accoglienza reciproca e discretissima, che non si logora con la moltitudine delle parole, che non richiede un eloquio fluviale ma che con semplici accenni di luci, di fiaccole nella notte, permette una comunicazione perfetta"

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 12,13-17)
In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
L'odio nei confronti di Gesù è riuscito a mettere insieme due partiti inconciliabili: i farisei, che conosciamo per la loro rigidezza nell'applicare le norme religiose, e gli erodiani, che, come il re cui si ispiravano, utilizzava la religione per fini politici. L'obiettivo è uno solo: mettere in difficoltà il profeta del Nord. Gli erodiani erano alleati dell'invasore romano e consideravano giusto pagare la tassa a Roma. Non così i farisei che lo consideravano un sopruso. La trappola tesa a Gesù è ben congegnata: si dimostrerà simpatizzante dei romani? Si dimostrerà un anarchico disobbediente? Ma Gesù non si lascia trarre in inganno: chiede ai farisei, che non dovrebbero tenerla, una delle monete romane con impressa l'effigie dell'imperatore. Un palese atto di idolatria. Il finale è quasi comico: Gesù chiede di pagare le tasse restituendo la moneta al legittimo proprietario di cui riporta appunto il ritratto... E ammonisce: non giochiamo con Dio, non giochiamo con Cesare! Sappiamo distinguere i vari livelli senza confonderli o piegarli arbitrariamente l'uno all'altro. Diamo a Dio ciò che gli è proprio, senza fare di Cesare un Dio o di Dio un servo.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 12,18-27)
In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei - i quali dicono che non c'è risurrezione - e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: "Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe"? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Ascoltando la domanda posta dai sadducei, ci rendiamo conto anche dei nostri errori di giudizio sulla vita di Dio e
sull'aldilà. Spesso, nella meditazione di questi due argomenti, siamo stati abbandonati a noi stessi e in noi si è così formato in proposito un misto di credenza e di superstizione. I nostri moderni sadducei si chiamano sette, maghi, veggenti... Ci presentano un problema in modo tale che la sola soluzione possibile appare quella da loro proposta, quella che vogliono farci accettare.
Così, ho spesso sentito fare un discorso del genere: "Se Dio è giusto e i malvagi non sono puniti in questa vita, è ovvio che dovranno tornare ad espiare i loro peccati in una nuova vita! Di qui la legittimità del credere nella reincarnazione".
L'ammettere un simile ragionamento mostra che ci limitiamo all'esteriorità e che non ci siamo preoccupati di aprire a Dio il nostro cuore e il nostro spirito, perché Dio possa avere in noi la sua santa dimora.
È a questo aprirci a Dio nel mondo dei vivi e non in quello dei morti che ci invita l'episodio della vita di Gesù che abbiamo letto nel Vangelo di oggi.
Dio dei viventi? La vita di Dio è amore, luce, verità. Dio non è il Dio astratto dei filosofi, ma è il Dio personale di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio di Gesù Cristo. Dio è Padre e ci chiama alla vita, poiché noi siamo dei "morti" viventi, a causa dei nostri peccati.
E la sua giustizia? Chi sono io per giudicarla? Non farò meglio a dire, come Giobbe all'indomani delle sue prove: "Chi è colui che, senza aver scienza, può oscurare il tuo consiglio? Ho esposto dunque senza discernimento cose troppo superiori a me, che io non comprendo... Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono. Perciò mi ricredo e ne provo pentimento su polvere e cenere" (Gb 42,3-6).

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,28-34)
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Non c'è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».
E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
"Non sei lontano dal regno di Dio".
La nostra vita, la nostra vera vita dipende da tale prossimità o lontananza. Dove siamo rispetto al regno? A che punto siamo nell'identificarci come figli del Padre? Per saperlo, ripetiamo i due comandamenti: "Amerai il Signore Dio tuo. Amerai il prossimo tuo come te stesso". Esaminiamoci, mettiamoci alla prova del fuoco di questi due comandamenti. Da una tale prova la nostra coscienza uscirà splendente come l'oro passato nel fuoco? Se sì, saremo allora riconosciuti da Cristo come vicini al regno. Se invece questa prova ci restituisce un'immagine sbiadita e consunta, non disperiamo: facciamo ancora in tempo a correggerci e a orientare il nostro cuore verso Dio e verso il prossimo.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 12,35-37)
In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
"Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi".
Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».
E la folla numerosa lo ascoltava volentieri. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
La nostra fede non si fonda su una parola della Scrittura, su un solo Libro di essa, su una sola profezia. Si fonda invece su tutta la Scrittura, tutti i suoi libri, tutte le sue profezie, ogni sua parola. Essa è formata da una miriade di verità, alcune delle quali solo in apparenza sono in contrapposizione con le altre, mentre in realtà sono i molteplici punti che formano la linea del Mistero di Dio, di Cristo Gesù, dello Spirito Santo, dell'uomo, dell'eternità, del tempo, della vita, della morte, della vittoria sulla morte, della vita eterna. Diecimila verità fanno un solo mistero di Dio e dell'uomo.
La Scrittura ci offre verità dopo verità, profezia dopo profezia, parola dopo parola. A noi l'obbligo, sorretti e guidati dallo Spirito Santo di unificare ogni più piccola rivelazione al fine di comporre tutta la verità del mistero.
Come si evince dai testi il Messia viene da Dio per generazione eterna e dalla discendenza di Davide per generazione terrena. Il mistero diviene ancora più fitto se leggiamo cosa ci narrano gli Evangelisti Matteo e Luca. Secondo la loro parola ispirata il Messia è nato solo da Donna, dalla Vergine Maria, per opera dello Spirito Santo. Da Giuseppe Gesù è stato adottato. Certo la sua è adozione speciale, particolare, è in tutto simile all'adozione di Dio verso ogni battezzato, ma Gesù non nasce dalla sua carne. Il mistero va ben oltre ogni profezia. È la verità di Gesù che dona compiutezza di verità ad ogni parola della Scrittura.
Quanto Gesù dice agli scribi nel tempio di Gerusalemme vuole rivelare non solo agli scribi di ieri, ma a tutti coloro che nel nuovo regno di Dio sono teologi, maestri, professori, dottori, evangelisti, profeti, catechisti, ministri della parola, che il suo mistero è così alto, così spesso, così profondo che la stessa Scrittura è obbligata a rivelarlo per verità separate. Anche se noi prendiamo tutte le sue verità e le uniamo le une alle altre, il mistero di Gesù è ancora infinitamente oltre, perché il suo è il mistero nel quale sono resi perfetti sia il mistero di Dio che il mistero dell'uomo e di tutta la creazione. La nostra mente è troppo piccola per poter penetrare e decifrare tutto ciò che è Gesù Signore. Ogni giorno lo Spirito Santo ci deve offrire qualche altra luce.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci conoscere Gesù Signore.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 12,38-44)
In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Gesù contrappone qui due tipi di comportamento religioso. Il primo è quello degli scribi pretenziosi che si pavoneggiano ed usano la religione per farsi valere. Gesù riprende questo atteggiamento e lo condanna senza alcuna pietà. Il secondo comportamento è invece quello della vedova povera che, agli occhi degli uomini, compie un gesto irrisorio, ma, per lei, carico di conseguenze, in quanto si priva di ciò di cui ha assolutamente bisogno. Gesù loda questo atteggiamento e lo indica come esempio ai suoi discepoli per la sua impressionante autenticità. Non è quanto gli uomini notano che ha valore agli occhi di Dio, perché Dio non giudica dall'apparenza, ma guarda il cuore (1Sam 16,7). Gesù vuole che guardiamo in noi stessi. La salvezza non è una questione di successo, e ancor meno di parvenze. La salvezza esige che l'uomo conformi le azioni alle sue convinzioni. In tutto ciò che fa, specialmente nella sua vita religiosa, l'uomo dovrebbe sempre stare attento a non prendersi gioco di Dio. Scrive san Paolo: "Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato" (Gal 6,7).
Il Signore chiede che si abbia un cuore puro, una fede autentica, una fiducia totale. Questa donna non ha nulla. È vedova, e dunque senza appoggio e senza risorse. È povera, senza entrate e senza garanzie. Eppure dà quello che le sarebbe necessario per vivere, affidandosi a Dio per non morire. Quando la fede arriva a tal punto, il cuore di Cristo si commuove, poiché sa che Dio è amato, e amato per se stesso. L'avvenire della Chiesa, il nostro avvenire, per i quali le apparenze contano tanto, è nelle mani di questi veri credenti.