IO SONO LA LUCE DEL MONDO. IL VANGELO DEL GIORNO. XXXIV DOMENICA E SETTIMANA TEMPO ORDINARIO ANNO C. CRISTO RE.                        IL VANGELO NEL 21° SECOLO.
Inserisci sottotitolo qui

Gesù, ricordarti di me quando entrerai nel tuo regno.

«In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 23,35-43)
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c'era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L'altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
I membri del Sinedrio, che avevano consegnato Gesù a Pilato e ai soldati che dovevano crocifiggerlo, pensavano di essersi liberati di un uomo pio, certo, ma pericoloso politicamente. Ora, essi sono ai piedi della croce e lo scherniscono chiamandolo Messia, eletto di Dio, re. Gesù poteva scendere dalla croce e salvarsi; ma non l'ha fatto, perché altrimenti non ci avrebbe salvato. Ed ecco che raccoglie i frutti della sua passione: uno dei due ladroni crocifissi ai suoi fianchi confessa i propri peccati ed esorta l'altro a fare lo stesso, ma, soprattutto, professa la sua fede: Gesù è Re! Il Re crocifisso gli assicura in modo solenne: "Oggi sarai con me in paradiso". Adamo aveva chiuso a tutti le porte del paradiso, Gesù, vincitore del peccato e della morte, apre le porte del paradiso anche ai più grandi peccatori, purché si convertano, sia pure nel momento della loro morte. Del resto, noi ben conosciamo molte conversioni simili.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 21,1-4)
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Ha gettato tutto quello che aveva per vivere. Lc 21,1-4
Avvolto dalla solennità del Tempio, intarsiato di pietre preziose e cosparso di doni votivi, ricco per arredi liturgici e traboccante della verbosità erudita degli scribi, Gesù ricco della sapienza del Padre non se ne lascia ammaliare, ma rivolge il suo sguardo penetrante e sovrano all'indirizzo di un particolare apparentemente trascurabile: due spiccioli di una povera vedova valgono più del tintinnio strabordante di tanti ricconi. L'anonima donna senza saperlo ha dato un contributo essenziale all'edificazione della coscienza religiosa dell'umanità, con un semplice ma memorabile gesto di generosità.
Mi impegno ad individuare e a ricordare, nell'esame serale, quali sono stati gli incontri veramente significativi, quale ricchezza mi ha donato il contatto coi fratelli. Mi accorgerò magari di aver aperto a malincuore la porta a qualcuno, che senza che io lo prevedessi mi ha arricchito il cuore con una parola, un sorriso, un'attenzione, con la sua irripetibile umanità.
L'umanità si è modificata profondamente e l'accumularsi di continue novità consacra una fugacità che ci trascina in superficie in un'unica direzione. Diventa difficile fermarci per recuperare la profondità della vita.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 21,5-11)
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: "Sono io", e: "Il tempo è vicino". Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Non andate dietro a loro!
Quando si legge questo brano del Vangelo, la mente induce subito a pensare a qualche strillone che si spaccia per vero profeta gridando per le nostre strade, alla maniera di Giona nella grande Ninive. Questa è senz'altro una visione affascinante, attraente, ma di certo non è quanto Gesù vuole insegnarci. In verità, quanti si presentano e si spacciano per i nuovi messia sono assai pochi. Anche verso costoro si deve stare attenti, vigilare perché Cristo non venga tradito, rinnegato, messo da parte.
Falsi profeti sono tutti i falsi maestri, falsi scienziati, falsi teologi, falsi filosofi, falsi asceti, falsi mistici, falsi pedagoghi, falsi amici, falsi compagni. Satana si presentò ad Eva come un falso serpente, un serpente ingannatore, mentitore, bugiardo. Le indicò una via di vita, che poi si rivelò di morte. Falsi cristi e falsi messia sono oggi tutti i venditori di morte, quanti escludono la sofferenza, l'impegno, il sacrificio, il sudore della fronte per guadagnarsi un tozzo di pane. Quanti propongono la delinquenza, la trasgressione, ogni illecito per diventare ricchi. La falsa profezia abbraccia l'intera società. Anche la politica sovente si riveste di falsa profezia, perché parola ingannevole Vale per il nostro tempo quanto il profeta Michea grida ai suoi contemporanei.
Così dice il Signore contro i profeti che fanno traviare il mio popolo, che annunciano la pace se hanno qualcosa tra i denti da mordere, ma a chi non mette loro niente in bocca dichiarano la guerra. Quindi, per voi sarà notte invece di visioni, tenebre per voi invece di responsi. Il sole tramonterà su questi profeti e oscuro si farà il giorno su di loro. I veggenti saranno ricoperti di vergogna e gli indovini arrossiranno; si copriranno tutti il labbro, perché non hanno risposta da Dio. Mentre io sono pieno di forza, dello spirito del Signore, di giustizia e di coraggio, per annunciare a Giacobbe le sue colpe, a Israele il suo peccato. Udite questo, dunque, capi della casa di Giacobbe, governanti della casa d'Israele, che aborrite la giustizia e storcete quanto è retto, che costruite Sion sul sangue e Gerusalemme con il sopruso; i suoi capi giudicano in vista dei regali, i suoi sacerdoti insegnano per lucro, i suoi profeti danno oracoli per denaro. Osano appoggiarsi al Signore dicendo: «Non è forse il Signore in mezzo a noi? Non ci coglierà alcun male». Perciò, per causa vostra, Sion sarà arata come un campo e Gerusalemme diverrà un mucchio di rovine, il monte del tempio un'altura boscosa (Mi 3,5-12).
Falsi profeti, falsi cristi sono tutti coloro che indicano la via della morte come vera via della vita. Quanti insegnano che l'aborto è diritto della libertà della donna, il divorzio esigenza del vero amore, l'eutanasia vero atto di compassione, l'utero in affitto e ogni altra azione che riguarda l'inizio della vita un diritto dell'uomo e della donna alla paternità e maternità. La falsa profezia oggi pervade ogni aspetto della nostra vita. Anche la volontà di dichiarare ogni cosa un diritto dell'uomo, quando diritto non è, è falsa profezia.
Gesù ci avverte. Non andate dietro a loro. Il mondo può ascoltare i falsi profeti, i falsi maestri, i falsi cristi. Gesù vuole che colui che lo ha scelto, rimanga saldo in questa scelta. Rimane fedele se resta ancorato alla sua Parola, al suo Vangelo, alla sua sana moralità. Il mondo è mondo perché è già schiavo della falsa profezia. Chi non la deve seguire è il cristiano, proprio perché Lui ha scelto Cristo come unico e solo maestro di vita. Oggi però il cristiano è falso. Entra in Chiesa, si nutre di Cristo, segue altri.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci veri discepoli di Gesù.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 21,12-19)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
I discepoli perseguitati a causa della loro fede in Gesù si trovano paradossalmente in perfetta sicurezza. La loro sensibilità può essere sconvolta; nel profondo del cuore, però, sono tranquilli, nella pace. Trascinati davanti ai tribunali, non debbono nemmeno preoccuparsi di preparare la loro difesa. Gesù promette loro: "Io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere" (Lc 21,15). I discepoli di Gesù sanno che, perdendo la loro vita per lui, la salvano (cfr. Mt 16,25; Mc 8,35; Lc 9,24). Niente sarà perso. "Nemmeno un capello del vostro capo perirà" (Lc 21,18). Anche se abbandonato da tutti, come Paolo nel suo ultimo processo (2 Tm 4, 16), il vero discepolo ha il Signore vicino, che gli dà forza (4, 17) e lo libererà da ogni male, salvandolo per il suo regno eterno (4,18).
La sola cosa importante, quindi, è che la nostra relazione personale con Cristo sia autentica. Lo è davvero? Se viviamo veramente per lui, niente ci può nuocere, tutto diventa occasione di progresso e di vittoria. In tutte le prove, "siamo più che vincitori, per virtù di colui che ci ha amati" (Rm 8,37).

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 21,20-28)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
C'è un fortissimo contrasto fra la descrizione che Gesù fa degli avvenimenti ultimi, di sconvolgimento del cielo e della terra, e la sua esortazione finale: "Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina". Invece di spaventarsi, i credenti devono essere nella gioia, nell'attesa della vicina liberazione.
Una testimonianza.
Questo passo del Vangelo mi fa pensare a un fatto personale.
Durante la guerra lavoravo in una polveriera per i nazisti, e il nostro campo vi era vicinissimo.
Una notte fummo svegliati dal rombo degli aerei e da enormi luci nel cielo e fuggimmo a piedi verso la campagna.
Mentre correvo sentivo i miei compagni che gridavano spaventati; io invece provavo una grande esultanza: quegli aerei erano contro i nostri nemici e preparavano la liberazione.
E pensavo proprio a questo Vangelo: "Quando cominceranno ad accadere queste cose, levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina", e l'ho capito meglio.
Così ogni tribolazione è foriera di vittoria, se in essa siamo docili alla potenza dello Spirito che tutto rinnova; così la sofferenza della morte è liberazione verso Cristo, nella vita per sempre. Pensiamo alle parole di san Paolo: "Desidero essere sciolto dal corpo, per essere con Cristo...".
Facciamo nostra questa visione cristiana, che legge gli avvenimenti alla luce della fede e della speranza.
Esternamente non cambierà nulla, ma noi saremo sempre nella pace, quella portataci da Gesù risorto.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 21,29-33)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l'estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Le mie parole non passeranno
Il cristiano mentre vive la speranza che è attesa nella fede che la Parola di Gesù si compia tutta per lui, deve essere a sua volta seminatore di speranza per gli altri. Chi non semina la Parola della speranza attesta che lui non vive nell'attesa del compimento della speranza verso la sua persona. Costui vive di fede malata. Anche la sua missione è malata di ignavia, accidia, ozio, grande omissione. Si vive la speranza. Si semina la speranza. Non si vive la speranza. Mai la si può seminare nei cuori. Questa verità è annunziata presso il pozzo di Giacobbe da Gesù ai suoi discepoli. Essi raccolgono oggi il seme della speranza seminato ieri. Oggi essi devono seminare il seme della speranza che domani raccoglieranno altri. Si semina e si raccoglie.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica» (Gv 4,31-38).
La Lettera agli Ebrei rivela che dai tempi di Noè passando per profeti, giusti, patriarchi, ogni altro uomo di Dio, la parola della speranza è giunta fino a noi, perché mentre questi uomini attendevano per essi il compimento della speranza erano tutti seminatori della Parola. Se la Parola non si semina, la speranza muore. Il solo seme della vera speranza è la Parola di Gesù. Si tace la Parola di Gesù, muore la speranza nei cuori. Mai questa comunione di vita nella Parola della speranza e di semina della Parola della speranza deve morire. Muore questa comunione, muore la Parola, muore la speranza.
E che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo se volessi narrare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti; per fede, essi conquistarono regni, esercitarono la giustizia, ottennero ciò che era stato promesso, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, sfuggirono alla lama della spada, trassero vigore dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri. Alcune donne riebbero, per risurrezione, i loro morti. Altri, poi, furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione. Altri, infine, subirono insulti e flagelli, catene e prigionia. Furono lapidati, torturati, tagliati in due, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati - di loro il mondo non era degno! -, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra. Tutti costoro, pur essendo stati approvati a causa della loro fede, non ottennero ciò che era stato loro promesso: Dio infatti per noi aveva predisposto qualcosa di meglio, affinché essi non ottenessero la perfezione senza di noi (Cfr. Eb 11,1-40).
Gesù lo dice con grande fortezza nello Spirito Santo. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Esse si compiranno nella storia e nell'eternità. Se oggi c'è un peccato cristiano esso è proprio questo: non si semina più la Parola della speranza, perché essa neanche più si vive. Si è rotta la comunione tra vita nella speranza e semina della Parola della speranza. Il mondo è senza la Parola della speranza perché in esso non viene più seminata. Se il cristiano non edifica più se stesso sulla Parola, potrà mai indicare la Parola come unico seme della speranza?
Oggi il nostro Dio ha una sola volontà sul cristiano: che viva e semini la Parola di Gesù.
Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che ogni cristiano semina la Parola della speranza.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 4,18-22)
In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Parola del Signore
.

RIFLESSIONI
Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini
La vocazione è fatta di due momenti: uno iniziale e l'altro che dura per tutta la vita. Il momento iniziale avviene in un istante. Dio chiama Noè. Questi subito si mette a costruire l'arca. La chiamata è in un attimo. La costruzione dell'arca è opera che dura nel tempo. Il Signore chiede ad Abramo di uscire dalla sua terra. L'uscita è in una sola decisione. Poi il cammino di Abramo con Dio dura una vita. A volte l'uomo, appena chiamato, vede l'opera da compiere ed ha paura di consegnarsi al suo Signore. Avviene con Mosè. Può un pastore di greggi recarsi dall'uomo più potente di tutta la terra e chiedergli di liberare il popolo del suo Dio? Ma il Signore che chiama sa come convincere il suo chiamato perché viva la missione. Anche Geremia, a causa della sua giovane età, teme di non riuscire. Il Signore sempre è al suo fianco per dargli ogni forza. Accade anche che il Signore susciti una vocazione. È il caso di Isaia. Si vede inadeguato nella missione della profezia. Si vede persona dalle labbra impure che abita in un popolo dal cuore impuro. Il Signore gli purifica la bocca e lui diviene profeta in mezzo al suo popolo. Chiamata e missione si svolgono in due tempi distinti.
Gesù chiama i primi quattro suoi apostoli: Andrea, Simone, Giacomo e Giovanni. Osserviamo le parole della chiamata: Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini. L'andata dietro a Gesù è immediata. Essi subito lasciano le reti e lo seguono. L'opera di farli veri pescatori di uomini dura tutta una vita. Ogni giorno essi si devono lasciare fare pescatori di uomini dal loro Maestro. Gesù muore. Finisce la sua opera di farli pescatori di uomini? Nient'affatto. Essa continua anche dopo la sua gloriosa risurrezione. Da risorto Lui rimane quaranta giorni per completare ciò che ancora mancava alla sua opera. Ascende al cielo. È finita l'opera di Gesù con la discesa dello Spirito Santo. Mai. Essa continua. Ogni giorno Pietro e gli altri dovranno essere fatti pescatori di uomini da Gesù Signore. Chi vuole convincersi di questa verità legga il Capitolo X degli Atti degli Apostoli e vedrà la presenza del Signore e dello Spirito Santo che ancora sono all'opera per fare di Pietro un buon pescatore di uomini. Le sue idee sono assai confuse sull'arte e la scienza della pesca e una ripassatina non fa male. Quando un pescatore di uomini è perfetto pescatore di uomini? Mai. Fino all'ultimo istante della sua vita deve imparare come pescare se stesso per portarsi nella rete del Paradiso. Nessuno è fatto pescatore. È consacrato pescatore, ma non fatto. Viene fatto ogni giorno. Gesù chiama fin da subito quanti domani dovranno essere pescatori di uomini, perché essi dovranno imparare vedendo e ascoltando il loro Maestro. Gesù il Pescatore del Padre, nello Spirito Santo. Sempre dalla volontà del Padre, nella luce e nella verità dello Spirito di Dio. La sua vita è il modello perfetto. Di essa non dovranno perdere neanche un attimo. Tutto di essa dovranno conservare e custodire nel cuore. Poi sarà lo Spirito Santo che di volta in volta ricorderà ora questo momento e ora quell'altro, donandone però la verità in tutta la pienezza della sua luce. Se i pescatori di uomini scelti da Cristo si separeranno dallo Spirito Santo, per essi è la fine del loro ministero. Mancherà colui che ricorda e ravviva la memoria di Cristo Gesù. La loro opera sarà vana, perché non più compimento oggi della missione del loro Maestro, il solo Buon Pastore, al quale sempre dovranno guardare perché continuino la sua missione in mezzo agli uomini. È lo Spirito che ogni istante dona ai chiamati la forma del vero pastore e le modalità secondo le quali dovranno gettare la rete nel mare del mondo.
Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che ogni pastore di Gesù oggi si lasci fare da Lui.