IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO XX DOMENICA E SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO B                         IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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Venite, figli, ascoltatemi
vi insegnerò il timore del Signore

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 6,51-58)
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

In natura, non ci può essere vita senza nutrimento. Il cibo, di origine vegetale o animale, di cui ci nutriamo, è stato vivente prima di essere consumato per mantenere in vita un altro essere, cioè noi.
Oggi, nel brano del Vangelo secondo Giovanni, Gesù affronta questo dato di fatto essenziale della nostra condizione umana, rovesciandone l'ambito di applicazione: noi dobbiamo nutrirci di lui stesso, della sua carne e del suo sangue, se vogliamo cominciare a conoscere la pienezza della vita. Mangiando la sua carne e bevendo il suo sangue, noi ci nutriamo come non si potrebbe fare nell'ambito fisico.
Noi viviamo così per sempre: il cibo è diverso, così come diversa è la vita che esso ci dà. Questo nuovo tipo di cibo ha, sul credente, un effetto immediato ("ha la vita eterna") ed è, nello stesso tempo, una promessa per il futuro ("e io lo risusciterò nell'ultimo giorno").
Quando ci nutriamo del cibo naturale, siamo integrati nel ciclo biologico; per mezzo della trasformazione delle leggi biologiche, invece, riceviamo la vita divina, siamo introdotti nella vita stessa di Dio. Come ciò che mangiamo e beviamo, assimilato, diventa parte di noi, così, ricevendo nel sacramento la carne e il sangue di Cristo, veniamo "incorporati" in lui.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 19,16-22)
In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?».
Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Dopo aver benedetto alcuni bambini Gesù partì dal luogo dov'era, e mentre era per strada gli si avvicinò un giovane che, gettandosi in ginocchio, gli domandò: "Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?". Una domanda legittima e a prima vista spirituale, poi arrivava anche da un giovane, quindi c'erano segnali di una conversione.
Apparentemente si può avere una opinione ma noi non dobbiamo fermarci mai all'apparenza o alle parole dette in scioltezza.
È opportuno avere una maggiore conoscenza di una persona, senza nutrire pregiudizi o formarsi un'idea troppo ottimistica. La prudenza non è mai abbastanza nelle relazioni amichevole, nelle conoscenze, nel linguaggio e nelle azioni. Naturalmente e senza pregiudizi una persona può formarsi mentalmente una idea della persona che ha davanti, con cui lavora e senza cadere nel giudizio.
Non c'è la necessità di arrivare al giudizio quando si ascoltano dai familiari o dai conoscenti parole cattive o si vedono azioni sbagliate.
È quella persona a fornire i dati della sua spiritualità, presente o assente, buona o deviata.
Ascoltando le parole del giovane che si inginocchiò davanti a Gesù, qualsiasi persona lo avrebbe ammirato, apprezzato, considerato quasi perfetto. L'errore si trova nell'avventatezza del giudizio, infatti ciò che guida è quanto si ascolta o si vede.
Oltre la naturale imperfezione dell'opinione umana, và considerato anche in che modo si esprime la persona che parla o opera. È sincera o falsa? Ha un atteggiamento spontaneo improntato all'inganno e a mostrare ciò che non è realmente? Ma non possiamo giudicare senza prove, quindi bisogna attendere i frutti buoni o cattivi, le opere che compie.
Nessuno di voi che legge deve però cadere nel panico se alle volte maschera qualche cosa o non sempre è sincero/a. Nessun Santo è nato tale, per tutti c'è un cammino di conversione e di santificazione personale da compiere. Il cammino è difficoltoso, lo sappiamo, senza la Grazia di Dio diventa addirittura impossibile proseguire nella Via del Vangelo.
È importante sforzarsi di purificare la mente, c'è una lotta da compiere contro i pensieri di giudizio e altri che non sono buoni. È una lotta gioiosa perché compiuta nella preghiera, inoltre Gesù e la Madonna intervengono sempre quando si invocano.
Il Vangelo ci mette dinanzi una verità indispensabile per vivere nella Grazia di Dio e ricevere aiuti nei pericoli e nelle malattie: "Osserva i Comandamenti". Questo disse Gesù al giovane ricco pieno di fervore non autentico, era come esaltato dall'idea della salvezza eterna, sganciata però dai mezzi per conseguirla.
Gesù vide subito che la richiesta espressa era buona ma l'intenzione bisognava purificarla. A lui fece una proposta particolare e che non riguarda chi vive in famiglia e non è un Consacrato: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel Cielo; e vieni! Seguimi!".
Gesù chiedeva una prova al giovane sulla richiesta fatta, lo metteva alla prova per mostrargli qual era la sua reale convinzione.
Quindi, non sempre quando si parla o si prega c'è una autentica convinzione. Spesso non si fa in malafede, c'è un trasporto naturale.
"Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze".
Il giovane passò dall'euforica esaltazione alla tristezza, perché non aveva ottenuto quanto era convinto di ottenere.
Gesù non si riferisce solamente alle ricchezze economiche, ci sono ricchezze che in realtà sono debolezze, frutti scaturiti dai cattivi comportamenti e dalla ripetizione dei vizi. C'è anche la ricchezza dell'orgoglio e della superbia. Con l'esame di coscienza ognuno scopre queste debolezze ed inizia a lottarle, si impegna per eliminare questi sentimenti negativi che fanno stare molto male.
Non c'è vera gioia quando si pensa o si parla per danneggiare gli altri. L'anima è triste e c'è molta agitazione.
Gioiscono invece quanti non pensano male e dicono bene di tutti.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 19,23-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Mentre Gesù e i suoi camminavano per spostarsi in un'altra città, disse loro: "Difficilmente un ricco entrerà nel Regno dei Cieli". Una frase che scombussola la vita soprattutto dei ricchi o di quanti vivono, comunque nel benessere. E per dare maggiore forza al suo pensiero, aggiunse: "Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno di Dio".

I discepoli rimasero costernati, erano impreparati per replicare, anche se non riguardava essi era lo stesso un discorso pesante.
Il ragionamento di Gesù, come sempre era di una perfezione unica e chiarissima. Chi pone il cuore nei beni della terra si rende incapace di incontrare il Signore. L'uomo, infatti, è posto davanti a un'alternativa.
O mette il suo fine ultimo in Dio, e in tal caso giunge a Lui anche attraverso le cose materiali, che rappresentano per lui semplici mezzi: oppure considera scopo della sua vita le ricchezze, nelle molteplici espressioni di desiderio di lusso, di comodità, di continua brama di possedere.
Il cuore di ognuno di noi si muove secondo questi due possibili orientamenti.
Chi lo ha pieno di beni materiali non può amare Dio, "non potete servire Dio e Mammona". Ha detto Gesù.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 20,1-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: "Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò". Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?". Gli risposero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata". Ed egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna".
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi". Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: "Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo".
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?".
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Il Signore nel Vangelo si paragona a un padrone di casa che esce in varie ore per assumere operai che lavorino nella sua vigna: all'alba, verso le nove del mattino, verso mezzogiorno, verso le tre...
Con quelli che ha assunto fin dalla prima ora, si accorda per il salario di un denaro, gli altri vengono ingaggiati con l'accordo che riceveranno quello che è giusto. Quindi, Dio ci ricompensa per quello che meritiamo, per il lavoro nella sua Chiesa e gli sforzi nel cammino di Fede.
Per dare maggiore risonanza a questo comportamento, nella parabola Gesù racconta che quando è ormai vicina la fine della giornata, all'ultima ora, verso le cinque, il padrone di casa esce di nuovo e incontra altri che se ne stanno senza lavorare e dice loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?". Gli risposero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata". Ed egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna".
Gesù intende darci un insegnamento fondamentale: per tutti gli uomini vi è una chiamata a lavorare nella Chiesa del Signore, quale che sia l'età che ci troviamo ad avere, collaborare con Lui nella Redenzione del mondo:

diffondendo la sua dottrina in ogni occasione,

avvicinando le persone alla Confessione,

forse insegnando loro come fare l'esame di coscienza,

indicando i beni preziosi che derivano da questo Sacramento.

Chiamando altri a seguire Gesù più da vicino e introducendoli a una vita di preghiera,

partecipando a incontri di catechesi o di formazione,

collaborando con i propri averi a creare nuovi strumenti di apostolato,

convincendo qualcuno ad allontanarsi da una situazione che può rappresentare occasione prossima o remota di peccato, mediante il consiglio opportuno o la correzione fraterna,

prospettando a qualche amico, con la prudenza necessaria e dopo aver chiesto con insistenza lumi nella preghiera, la possibilità di donarsi più pienamente a Dio.

Chi si sente chiamato a lavorare nella Vigna del Signore, deve, in molti modi diversi, partecipare al Divino disegno della salvezza. Deve camminare verso la salvezza, ed aiutare gli altri affinché si salvino.
Aiutando gli altri, salva se stesso!

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-14)

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti e ai farisei e disse: «Il Regno dei Cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: "Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti". Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». Parola del Signore 

RIFLESSIONI

Molti sono chiamati, ma pochi eletti. L'invito alla festa di nozze per il figlio è un dono di grazia, è anche segno di grande stima, amore. Il re mi ha preso in considerazione. Avrebbe potuto non pensarmi e invece mi ha pensato. Mi ha invitato a partecipare alla festa da Lui preparata per il figlio suo. In verità Dio sempre stima l'uomo. Lo ha fatto a sua immagine e somiglianza. Nessuna creatura è così grande nel suo universo. In questa creatura il Figlio suo si è incarnato, divenendo con essa una cosa sola, una sola vita. Vi è grandezza più alta di questa? Con la sua risurrezione, ha trasformato la nostra materia in purissima luce, rivestendola di gloria, immortalità, splendore divino. Dio ama l'uomo. Si è fatto Lui stesso uomo nel suo Figlio Unigenito. Questo l'onore che Dio nutre per noi.
Quale la nostra risposta? Le cose della terra hanno il sopravvento sul suo amore, sulla sua stima, sul suo onore. Un campo, dei buoi, affari vari hanno la prevalenza. Altri fanno ancora peggio: insultano, percuotono, uccidono i servi mandati dal re. Neanche vogliono sentire parlare di invito. Al disinteresse dei primi rispondono con animo cattivo, malvagio, crudele. Il re non può non indignarsi. Interviene e punisce gli assassini dei suoi servi. Essendo questa una parabola, urge andare oltre ogni senso letterale e fermarsi a quello spirituale. Il re si indigna. Lui è re di giustizia. Non può permettere che nel suo regno ognuno agisca a suo piacimento. Ognuno deve sapere che a suo tempo verrà per lui l'ora del rendimento dei conti per tutto il male operato.
È l'errore, la falsità, la menzogna che sta distruggendo oggi il mondo. Ognuno pensa di poter fare quello che vuole. Tutti devono però sapere che verrà l'ora del rendimento dei conti. In quest'ora tremenda e spaventosa, ognuno sarà trattato secondo le sue opere e la punizione è eterna. Ma anche nel tempo il Signore viene per operare il suo giusto giudizio. Le modalità sono arcane e misteriose. Ma lui di certo viene. Nessuno si illuda di poter fare impunemente il male. Vi è un momento in cui il Signore domanda ragione. Il suo giudizio è infallibile. Tutti voi che predicate la sola misericordia di Dio, sappiate che siete falsi profeti. Non amate i vostri fratelli. Li preparate per il giorno della strage. Della loro morte però siete responsabili a causa della vostra falsa dottrina su Dio.
La misericordia del Signore è universale e tutti chiama alle nozze del figlio, nessuno dovrà essere lasciato fuori. Alla misericordia di Dio deve sempre corrispondere l'onore e la stima del chiamato verso il suo re. Mai ci si presenta nella sala del convito indecentemente vestiti, come se si andasse al mercato. Nella sala si deve entrare convenientemente vestiti, con l'abito da nozze. Questo vale per ogni uomo. Nella casa di Dio si deve entrare vestiti con l'abito della conversione, del pentimento, nello stato di grazia. Anche quando andremo nell'eternità, o vi entreremo vestiti con l'abito della grazia e saremo accolti nel Cielo di Dio, o altrimenti con l'abito del peccato saremo scaraventati fuori, nel buio eterno, dove sarà pianto e stridore di denti.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, rivestiteci dell'abito nuziale.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 1,45-51)
In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Rabbì, tu sei il Figlio di Dio
Natanaele è uomo dal cuore puro, senza inganno. È un cercatore di Dio. È infatti dei cuori puri cercare e vedere il Signore. Natanaele cerca e vede il Signore nella Scrittura, è il Libro nel quale lui cerca, perché sa che è in esso che Dio si è manifestato ed è per esso che Lui oggi e sempre si rivela nella sua più pura verità. Avendogli riferito Filippo di aver trovato ?Colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i profeti: Gesù, il Figlio di Giuseppe, di Nazaret?, lui giustamente risponde che la Scrittura non annunzia che il Messia sarebbe venuto da Nazaret. Il Figlio di Davide necessariamente dovrà essere di Betlemme. Poiché però è puro di cuore e di mente, essendo lui vero cercatore di Dio, non mette in dubbio le parole di Filippo e va con lui, volendo conoscere Gesù. Ecco lo spirito del vero cercatore di Dio: anche se la storia ascoltata gli attesta una qualche contraddizione con la Scrittura, è giusto verificare di persona la storia. Come ascoltare la Scrittura a nulla serve, senza la verifica personale di essa, così anche ascoltare la storia spesso non è sufficiente, occorre la verifica personale. Questa procedura sempre deve essere operata quando la nostra scienza e coscienza ci avvisa di una qualche divergenza, contrapposizione, differenza tra ciò che noi conosciamo con certezza e quanto ci viene annunziato come purissima verità. Infatti nelle parole di Filippo c'è certezza di una verità incontrata. Nelle sue parole vi è però una verità e una apparenza. Può l'apparenza annullare la verità? Urge la verifica.
Natanaele ancora non ha neanche parlato con Gesù, quando giungono al suo orecchio parole che lo colpiscono nel cuore e nell'anima: ?Ecco davvero un Israelita in ci non c'è falsità?. Da vero conoscitore della Scrittura, lui sa che solo un profeta del Signore può parlare così. Esse non sono parole che nascono da un cuore di uomo. Quando Gesù aggiunge che Lui lo aveva già visto ancor prima che Filippo gli parlasse, allora la sua professione di fede si fa perfetta: ?Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele?. Dinanzi alla storia cadono tutte le apparenti contraddizioni con la Scrittura. Il Messia è dinanzi ai suoi occhi. Questo gli basta. Domani scoprirà che Gesù non è nato a Nazaret, bensì a Betlemme. La sua origine da Nazaret era solo un ?falso storico?. La fede sempre cammina tra Scrittura e storia. L'autore e l'interprete dell'una e dell'altra è solo lo Spirito Santo. Mai dovrà essere la mente dell'uomo. Natanaele ci insegna così che dinanzi alla verità storica, necessariamente ci si deve aprire alla sua accoglienza. Si accoglie, poi si comprenderà. Gesù è perfetto uomo che è da Dio. Questa è purissima verità storica. Poi si troverà anche il modo di collocarlo nella Scrittura.
Gesù rassicura Natanaele, dicendogli che Lui è infinitamente oltre la stessa Scrittura. L'antica Rivelazione lo contiene in modo velato, quasi nascosto. Quando Lui si manifesterà in tutta la sua verità, solo allora sarà possibile sapere chi è veramente, realmente è il Cristo di Dio. Loro vedranno il cielo aperto e gli Angeli di Dio salire e scende sopra il Figlio dell'uomo. Già sono unite due profezie: quella sul Messia e l'altro sul Figlio dell'uomo. Il Figlio dell'uomo è il Messia. Il Messia è il Figlio dell'uomo. Il Messia è anche il Mediatore unico tra Dio e l'intera umanità, tra Cielo e terra. Per Lui Dio discende sul mondo. Per Lui il mondo va a Dio. Purissima verità di Gesù Signore!
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, insegnateci la verità di Gesù.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 23,1-12)
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati "rabbì" dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare "guide", perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Questo brano del Vangelo introduce una serie di rimproveri rivolti agli scribi e ai farisei. E proprio san Paolo, un fariseo, opporrà alla lettera della legge che uccide lo Spirito che invece dà la vita.
Il principale rimprovero riguarda il cattivo uso del potere, la vanità e l'ipocrisia di coloro che siedono per giudicare, reclamando per sé un'autorità che deriverebbe loro da Mosè (At 23,3). C'era infatti il rischio che la nuova comunità cristiana dimenticasse che i suoi membri erano servitori gli uni degli altri e che cedesse alla sete di onori (Mt 20,24-28).
"Molti sono coloro che servono Dio a parole, ma che si allontanano da lui nella vita", dice san Gregorio. Del resto, Matteo ha già ricordato : "Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli" (Mt 5,20).
Ma è proprio perché noi serviamo il nostro Maestro e Signore (Gv 13,13) che vogliamo rispettare per intero la Legge, per mezzo dell'amore per colui che è venuto a portarla a compimento e che continua ad insegnarla attraverso i successori di Pietro e degli apostoli.