IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO XXXII DOMENICA E SETTIMANA TEMPO ORDINARIO ANNO C                                  IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui
Apriamo il nostro cuore alla speranza nella pienezza della vita dopo e oltre la morte

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 20,27-38)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: "Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello". C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe". Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Parola del Signore.

Forma breve:

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 20, 27.34-38)
In quel tempo, disse Gesù ad alcuni sadducèi, i quali dicono che non c'è risurrezione:
«I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.
Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe". Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Figli della resurrezione
Gli si avvicinarono alcuni sadducei - i quali dicono che non c'è risurrezione. Il pensiero di chi non ha prospettive non può essere che cupo e negativo, e a questa categoria appartiene il caso da loro sottoposto a Gesù. Persone allo sbando, guidate dal vuoto, dal non senso, dalla disperazione di una vita fisica che finisce, e non possono neppure gloriarsi di una discendenza.
Gli posero una domanda. Se muore; senza figli; prenda la moglie; morì senza figli; la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna alla risurrezione, di chi sarà moglie? Quante esperienze negative contiene questa domanda! Tuttavia, il vero problema non è una questione di matrimoni (Beautiful sarebbe in grado di rispondere meglio); il grande problema di questi sadducei è la negazione dell'aldilà. Questa negazione inquina e deturpa anche l'aldiquà: perché vivere un momento bello, perché gioire se poi tutto finisce? E ancora di più, davanti a un lutto di una persona cara, o una malattia, una situazione spiacevole, il cielo ti è precluso, non hai scampo, e il tuo unico orizzonte è quello della disperazione.
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.
Gesù sa bene chi siano coloro che lo interrogano, e senza paura giunge al nocciolo del discorso: voi mi chiedete questo perché avete terribilmente fame e sete di eternità, di vita che continua, ebbene, io sono qui per aprirvi questa possibilità. Nel testo greco originale ci sono due modi per dire figlio: τ?κνον (termine usato dai sadducei in questo brano) e υ??ς, termine utilizzato da Gesù. Mentre il primo si riferisce a bambini piccoli, quindi minori, e a un piano prettamente fisico, (anche le parole dicono quale sia il problema dei sadducei), il secondo si riferisce a figli grandi, e più in generale a una relazione affettiva con essi. Mentre chi pone la domanda ha in mente morte, Gesù fin da subito, con la sua risposta, trasmette vita, a 360 gradi.
Spesso viene citata questa pagina di vangelo per fare riferimento alla vita di coppia, ma in realtà la parola chiave è FIGLIO: i figli di questo mondo i figli della risurrezione, i figli di Dio.
Figli di questo mondo: siamo tutti noi, tutti gli esseri umani, nessuno escluso, cristiani o atei, tutti viviamo in questa buffa sfera terracquea. Per essere figli di questo mondo è sufficiente essere concepiti e generati (a volte purtroppo non desiderati, non accolti). E sì, la maggior parte di questi si sposano...
Figli della risurrezione: essere figli della resurrezione non è dato dall' adesione a una religione, o da una pratica più o meno spirituale. È concepito e generato dalla resurrezione (quindi voluto), chi trova in Dio il senso del suo esistere, e trova in questa strana relazione tutta la forza e l' energia per vivere saldamente ancorato sulla terra, ma il suo cuore, i suoi occhi e la sua anima si disseta di tutto l' amore di Dio, un amore che non ha sufficiente spazio quaggiù, e invade tutto il cielo, tutto l' universo, tutto il paradiso. Questi figli non possono più morire, perché Lui, il Risorto, ha donato loro il trionfo sul male e sulla morte.
Figli di Dio: potrebbe sembrare un sinonimo del precedente. In questo caso tutto si gioca nel campo della relazione padre-figlio, ed è proprio per questa paternità che tali figli possono vivere la vita che non ha fine, già qui e ora, nelle scelte di ogni giorno, nelle situazioni ordinarie e straordinarie, belle o brutte che siano. Ci sarà sempre uno spiraglio di luce, piccolo magari, ma c'è, e quel filo di infinito traccia i passi di oggi.
Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui.
La conclusione di Gesù in realtà non conclude, ma anzi, spalanca un varco di luce su quella domanda di morte e disperazione. La resurrezione che ci genera non è affare di Dio, ma esige da ciascuno il proprio contributo. Il sepolcro vuoto non è il lieto fine che aggiusta tutto, ma testimonianza che il dolore e la morte, vissuti in un' ottica di eternità, sono superabili, risolvibili. Il mattino di Pasqua ci troverà sfiniti ed esausti, dopo tutte le lotte e le sofferenze vissute; ora possiamo guardare la morte in faccia, e insieme al Signore risorto sussurrargli: non hai vinto tu.
La prima chiave di questa pagina è FIGLIO, in una relazione profonda e intima con Dio Padre. La seconda chiave è RESURREZIONE, vita che ritorna, che non finisce. I sadducei si preoccupano di morti e di figli non avuti. Figlio della resurrezione è la risposta di Gesù a te oggi, che ti arrabatti tra mille difficoltà. Sii figlio della resurrezione e l'alleluia della Pasqua sarà il canto anche nelle ore più buie.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 17,1-6)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: "Sono pentito", tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
State attenti a voi stessi!
Possiamo paragonare lo scandalo ad un fiammifero con il quale si accende un mucchio di foglie secche in una foresta. In poco tempo, le fiamme, alimentate dal forte vento incendiano tutta la foresta. La foresta per crescere ha impiegato secoli. Per essere ridotta in cenere sono stati sufficienti poche ore. Abbiamo impiegato secoli a costruire la morale vera, secondo Dio, nel cuore degli uomini. Sono bastati pochi anni di scandali fatti di parole e di opere e stiamo cancellando i segni del vero Dio nel cuore dell'intera umanità. Oggi il male viene diffuso con arte diabolica sempre nuova. Satana veramente si sta vestendo da angelo di carità, misericordia, accoglienza, compassione, uguaglianza, indifferenza, indeterminazione, per abbattere le Leggi del Signore, la sua Parola, unica fonte della verità e della giustizia, del diritto e dell'obbedienza alla grazia.
Satana vestendosi da angelo di amore è riuscito a cancellare dalla religione ogni verità del mistero della Trinità, Incarnazione, Redenzione, Salvezza, Giustificazione, Santificazione, Obbedienza, Sacra Scrittura, Giustizia, Vita Eterna, Paradiso, Inferno, Chiesa, Missione Evangelizzatrice, Sacramenti, Deposito della fede, Morale. Persa la ricchezza della Rivelazione, necessariamente al suo posto è subentrata l'idolatria con l'immoralità universale che essa porta con sé. C'è possibilità in questo mare di falsità e di menzogna teologica, soteriologica, antropologica, escatologica, di rimanere saldi nella fede e nelle sue verità? L'unica via percorribile è quella che ci consegna San Paolo nella Lettera agli Efesini: indossare l'armatura di Dio. Ma chi può indossarla se oggi la stessa fede nella Parola della Scrittura è venuta meno? Indossi questa armatura di Dio chi ancora crede. Indossandola lui, la potrà indicare agli altri.
Rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza. Indossate l'armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete dunque l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio. In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi. E pregate anche per me, affinché, quando apro la bocca, mi sia data la parola, per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo, per il quale sono ambasciatore in catene, e affinché io possa annunciarlo con quel coraggio con il quale devo parlare (Ef 6,10-20).
Poiché l'anima è personale, ognuno deve stare attento a se stesso. Non può rischiare la perdizione eterna. Ma anche questa verità Satana, vestito da angelo di misericordia, ha tolto dal cuore dei cristiani. Essendo alla fine tutti salvi, a che serve stare attenti a noi stessi? Non ci sono pericoli esterni da evitare. Tutte le strade portano al Cielo.
Un tempo c'era la crisi del singolo. La Chiesa interveniva. Dichiarava falsa la falsità e diceva vera la verità. Tutti sapevano cosa era vero e cosa falso. Oggi è la stessa Chiesa che non dichiara più falsa la falsità e non dice vera la verità. Non è il singolo che è senza più alcuna difesa, ma l'intera comunità, anzi la stessa umanità. Il singolo può vivere la verità, ma non la può più difendere. Tutti hanno diritto alla falsità.
Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che i difensori della verità riprendano il loro ministero. 

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 17,7-10)
In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: "Vieni subito e mettiti a tavola"? Non gli dirà piuttosto: "Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu"? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: "Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare"». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Tutti noi senza la Grazia santificante non serviremmo a nulla.
Il servo non può mettersi a tavola trascurando il suo signore, invece noi cristiani conduciamo una vita senza considerare se il vero Signore è contento delle nostre opere e se siede alla nostra stessa mensa. Perchè se il Signore Gesù non è contento di qualcuno che trascura l'anima e il sostegno alle opere buone, non siede alla sua mensa, non condivide nulla con chi non Lo onora.
Il servo deve servire il suo Signore, deve comprendere cosa chiede e osservarle per restare nella sua Grazia e ottenere gli aiuti che desidera. E questo servo quando compie buone opere per Gesù, deve dire di avere compiuto quanto doveva. Tutti siamo servi inutili, nessuno è indispensabile, ma Gesù tiene vicino a sè i nuovi apostoli che Lo aiutano nella salvezza delle anime con le preghiere e l'apostolato.
Da quando siamo venuti all'esistenza fino alla beatitudine eterna che ci è promessa, tutto viene da Dio come un immenso regalo.
Dobbiamo per tutta la vita ringraziare Dio per quanto ci ha donato e continua a fare.
Ma a volte non comprendiamo questo, e viviamo come se tutto fosse dovuto e rientriamo in noi solo quando siamo nella necessità e non troviamo altre soluzioni. L'unica vera certezza è Gesù Cristo, tutto il resto è sempre incerto e spesso ambiguo. Chi potrà aiutarci quando si svela l'ambiguità di chi non ci ama? Solo Gesù, Lo troveremo sempre presente accanto a noi, non si allontana mai se noi non Lo offendiamo o pensiamo solamente ai divertimenti.
Siamo stati elevati alla dignità di figli di Dio senza alcun nostro merito, dobbiamo riconoscerci come servi inutili perchè è nostro dovere fare la volontà del Padre, fare apostolato, aiutare come possiamo le opere buone per salvare le anime, come speriamo di salvare le nostre.
Chi è sicuro della salvezza della sua anima?
Le opere grandi che Dio vuole realizzare con la nostra vita devono essere attribuite all'Artista Divino, non al pennello. La gloria del quadro appartiene al pittore. Il pennello, se fosse cosciente, avrebbe l'immensa felicità di aver collaborato con un maestro tanto grande, ma non avrebbe senso che se ne arrogasse il merito.
Se siamo umili, ci sentiremo spinti a chiedere la Grazia necessaria per ogni opera che realizziamo.
Gesù non nega mai il suo aiuto, ma come spiega nella parabola della vigna e dei tralci, abbiamo la necessità della Grazia Divina per produrre frutti buoni. Prima di fare scelte importanti, prima di compiere azioni, prima di seguire i pensieri che arrivano alla mente, è necessario pregare con umiltà e chiedere a Gesù di farci comprendere la sua volontà, per non sbagliare e poter vivere come vuole Lui.
Se siamo buoni servi del Signore viviamo nella sua volontà, diffondiamo il suo Vangelo, aiutiamo i nostri e i suoi amici.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 17,11-19)
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Gesù, maestro, abbi pietà di noi!
I dieci lebbrosi sono simbolo di quanti si accostano al Signore perché bisognosi di qualche grazia. Se non avessero bisogno, mai si accosterebbero a Lui. Sono nella necessità e vi ricorrono. Gesù, pietoso, misericordioso, ricco di compassione, concede la grazia. Dona quanto si chiede. Chiede però che vengano osservate le leggi rituali. Una volta che il miracolo è stato dato, nove se ne vanno per la loro strada. Uno torma a ringraziare il suo benefattore. Ma basta ringraziare per essere nella fede che salva? La fede che salva è quando si passa dalla richiesta per il corpo alla richiesta per l'anima. Per questo però non basta più osservare le regole rituali, si deve entrare nella piena obbedienza alla Parola del Signore. Si deve passare dal miracolo al Vangelo. Il miracolo non è il fine. Esso è il mezzo che deve portarci nel Vangelo. Lo possiamo definire come un carro. Si sale sul carro non per girare su se stessi, ma per giungere ad una meta precisa. La meta del carro del miracolo è l'approdo nel Vangelo, nella Parola di Gesù, nel suo Comandamento. Nella Parola è la vera salvezza. Nei Vangeli poche volte assistiamo a questo approdo nella Parola. Esso però avviene.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea (Gv 4,46-54).
Vegliare che dalla grazia ottenuta si passi nel Vangelo è obbligo di ogni ministro della Parola e di ogni altro discepolo di Gesù che invita ad andare a Cristo Signore o anche alla Madre di Dio o ai Santi per ricevere una grazia, un miracolo, una particolare benedizione o liberazione da un qualche male. Se non si passa nel Vangelo, la salvezza eterna dell'anima è a rischio. Gesù lo dice: A che serve ad un uomo guadagnare il mondo intero e poi perdere l'anima? Vale la pena essere guarita dalla lebbra del corpo e rimanere nella lebbra dell'anima e dello spirito perché si trasgrediscono i Comandamenti e la Legge del Signore? Gesù sempre ha rivelato non solo l'inutilità del miracolo, ma anche l'altissima responsabilità eterna per quanti non si sono convertiti al Vangelo. Il miracolo ha solo questo fine: aiutare la conversione.
Dio, il Signore, mette l'uomo nelle condizioni di accostarsi a Lui per chiedere una grazia. Lui dona la grazia per attestare la sua verità e la verità di ogni sua Parola. Ottenuta la grazia, finisce l'opera invisibile del Signore, inizia l'opera visibile dei ministri della Parola e di ogni altro discepolo di Gesù. Essi devono aiutare colui che ha ricevuto la grazia a collocarsi nella Parola, nel Vangelo, vivere nel corpo di Cristo, essere vero figlio della Chiesa, vero suo missionario per indicare a molti altri la via della vera vita. È quanto è avvenuto con la Donna di Samaria: Gesù ha guarito il suo spirito e lei subito a portato tutto il suo villaggio a Lui. Il miracolo è stato vero segno della fede.
Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che ogni preghiera esaudita diventi vera salvezza. 

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 17,20-25)
In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: "Eccolo qui", oppure: "Eccolo là". Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell'uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: "Eccolo là", oppure: "Eccolo qui"; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all'altro del cielo, così sarà il Figlio dell'uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Le espressioni "Regno di Dio" e "Regno dei Cieli" si equivalgono, gli Evangelisti hanno utilizzato l'uno o l'altro concetto secondo la stesura dei loro scritti. Gesù oggi ci parla del Regno di Dio, una parola di ampio significato e che riassumo in poche parole.
Regno di Dio sta ad indicare il potere che Dio ha su tutto il genere umano e su tutta la creazione, inoltre la Provvidenza con cui Dio governa tutto, esercitando il pieno dominio sulle cose da Lui create.
Governo e Provvidenza di Dio sul mondo sono i principali significati dell'espressione Regno di Dio.
Leggiamo nel Catechismo una spiegazione sintetica:
"Il Regno di Dio è prima di noi;
si è avvicinato nel Verbo incarnato,
viene annunciato in tutto il Vangelo,
è venuto nella Morte e Risurrezione di Cristo.
Il Regno di Dio viene fin dalla Santa Cena e nell'Eucaristia, esso è in mezzo a noi.
Il Regno verrà nella gloria allorché Cristo lo consegnerà al Padre suo" (2816).
È evidente, in ultima analisi, che Regno di Dio si identifica con Gesù stesso.
I cristiani sono consapevoli che la potenza e la Provvidenza di Dio si manifestano in Gesù Cristo. Questa è la Parola rivelata, nessun cristiano onesto e spirituale potrà mai negare questo o affermare che Gesù Cristo non è Dio.
Il Regno di Dio si manifesta dove c'è la Chiesa, dove vivono credenti che frequentano e sono in comunione con la Chiesa, infatti il Regno di Dio si identifica con la Chiesa. La differenza è che il Regno di Dio è presente sulla terra perché uomini e donne possano riconoscerlo e farne parte, mentre la Chiesa Sposa di Cristo è spiritualmente già in Cielo, qui noi vediamo le strutture, le costruzioni, la materia.
Risulta evidente che il Regno di Dio sulla terra non può fare a meno di una gerarchia, uomini che hanno donato a Dio la volontà e ogni interesse. Ma è davvero così oggi? Vari giornalisti, Vescovi e teologi ancora fedeli alla Tradizione della Chiesa affermano che nella predicazione di oggi è presente una dottrina più umana che divina, una ricerca di compiacenza e non la determinazione di predicare la Verità della Parola di Dio.
È vero che il Regno di Dio sta attraversando in questi tempi una fase di peregrinazione e di crocifissione.
"Tuttavia non ha motivo di temere. Un giorno, il sole della vita eterna, nascosto in essa come in una nebbia, sprigionerà in tutto il suo fulgore disperdendo le sue angustie e trasfigurando il suo involucro materiale. Il Regno doloroso diventerà glorioso. Non temere, piccolo gregge, che possiedi la vita eterna nel dolore, perché presto la possederai nella gloria!" (Charles Journet, Teologia della Chiesa).
Possiamo affermare che il Regno di Dio indica soprattutto tre aspetti: 1) il potere e il governo di Dio su tutte le creature; 2) l'azione salvifica di Cristo nella nostra vita; 3) l'appartenenza alla Chiesa, suo mistico Corpo.
Il Regno di Dio è presente nei cristiani che appartengono intimamente alla Chiesa, non quelli che vivono all'interno delle Chiese o che frequentano le Chiese e commettono abomini, conducono intenzionalmente una vita corrotta e continuano a tradire con odio Gesù Cristo
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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 17,26-37)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell'uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l'uno verrà portato via e l'altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l'una verrà portata via e l'altra lasciata».
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Al tempo di Gesù i Giudei avevano un grande desiderio del regno di Dio, ne aspettavano con ansia la rivelazione. il Signore stesso fu più volte interrogato sull'avvento del regno, sul "giorno del Figlio dell'uomo", che doveva portare a compimento il disegno della giustizia divina, ed egli non indicò mai una data, ma esortò sempre a tenersi pronti. Le parole di Gesù non sono chiare e si è potuto anche pensare che egli volesse riferirsi all'assedio e alla caduta di Gerusalemme. Gesù però non voleva fare profezie straordinarie; voleva farci capire la necessità di essere sempre pronti a ricevere Dio nella nostra vita, negli avvenimenti ordinari come in quelli straordinari. Bisogna sempre essere preparati alla venuta del Signore, che spesso giunge all'improvviso. Chi non lo aspetta è preso alla sprovvista: "Come avvenne al tempo di Noè, come avvenne al tempo di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano", ma senza aspettare Dio. E quando egli viene non trova l'anima pronta. Perché la venuta del Signore non riguarda solo avvenimenti che coinvolgono tutto un popolo e che spesso accadono inaspettatamente; anche nella nostra vita l'incontro con Dio avviene in modi imprevisti. La morte, perfino per i malati gravi, arriva improvvisa. La si aspetta un giorno dopo l'altro, e arriva quando non ci si pensa più: c'è un miglioramento, le cose si mettono bene... e improvvisamente giunge la morte.
Dobbiamo dunque essere pronti. Come? Essere pronti non significa cambiare occupazione; si tratta di un'attitudine interiore. Il modo con cui noi svolgiamo le nostre normali occupazioni è il modo in cui attendiamo o non attendiamo il Signore.
Se tutto ciò che facciamo lo facciamo con lui, lo aspettiamo; se viviamo nell'osservanza dei suoi comandamenti e nel suo amore, il suo arrivo non ci stupirà e saremo contenti che egli ci chiami ad essere con lui per sempre.
Nella vita di san Luigi Gonzaga si racconta che mentre stava giocando con altri tre ragazzi qualcuno domandò loro: "Che cosa fareste, se vi dicessero che tra due minuti morirete?". Tutti cercarono una buona risposta, ad esempio: "Andrei in cappella a pregare per prepararmi alla morte". E si dice che san Luigi rispose: "Io continuerei a giocare!". Il suo gioco era quello che Dio voleva da lui in quel momento; la sua gioia era quella che l'amore di Dio gli mandava: che cosa avrebbe potuto fare di meglio, se non quello che piaceva al Signore per quel momento?
È una buona lezione per noi.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 18,1-8)
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: "Fammi giustizia contro il mio avversario".
Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: "Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi"».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Oggi Gesù ci regala la parabola della vedova che scomoda il giudice senza morale per insegnarci l'importanza della preghiera costante.
La parabola presenta la gente povera che lotta nel tribunale per ottenere i suoi diritti. Il giudice decide di prestare attenzione alla vedova e di farle giustizia per liberarsi di lei e non essere più importunato; è un motivo di interesse personale, ma la vedova ottiene ciò che vuole!
La raccomandazione di "pregare senza stancarsi" appare molte volte nel Nuovo Testamento (1 Tes 5,17; Rom 12,12; Ef 6,18; ecc). Ed è una caratteristica della spiritualità delle prime comunità cristiane.
I primi cristiani avevano un'immagine di Gesù in preghiera, in contatto permanente con il Padre. Infatti, la respirazione della vita di Gesù era fare la volontà del Padre (Gv 5,19). Gesù pregava molto ed insisteva, affinché la gente e i suoi discepoli pregassero. Poiché è confrontandosi con Dio che emerge la verità e che la persona ritrova se stessa in tutta la sua realtà ed umiltà. La preghiera rivela qualcosa che va oltre se stessa, riguarda il nostro modo di vivere, la nostra relazione con Dio, con noi stessi e con il prossimo.
Per questo Gesù esorta a pregare "senza stancarsi". Tutti proviamo momenti di stanchezza e di scoraggiamento, soprattutto quando la nostra preghiera sembra inefficace. Ma Gesù ci assicura che, a differenza del giudice disonesto, Dio esaudisce prontamente i suoi figli, anche se ciò non significa che lo faccia nei tempi e nei modi che noi vorremmo.
Signore, Tu conosci il mio cuore, sai tante cose che voglio affidarti nella sicurezza che tu mi ascolti e rispondi sempre. Oggi, insieme al desiderio di tutto il mondo, ti prego Gesù, donaci la pace, basta già di tanto dolore, senza stancarmi e senza scoraggiarmi ripeterò "Donaci la paca, la pace, la pace".

"La preghiera: trasforma il desiderio e lo modella secondo la volontà di Dio, qualunque essa sia, perché chi prega aspira prima di tutto all'unione con Dio, che è Amore misericordioso.
Papa Francesco