IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO XXI DOMENICA E SETTIMANA TEMPO ORDINARIO ANNO C                       IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca Lc 13,22-30
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, Io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: "Signore, aprici!". Ma egli vi risponderà: "Non so di dove siete". Allora comincerete a dire: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze". Ma egli vi dichiarerà: "Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità!". Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel Regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel Regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Gesù si rifiuta di rispondere alla domanda riguardo al numero di coloro che si salveranno: la questione della salvezza non si pone infatti in termini generali, non si pone innanzitutto per gli altri, ma si pone "per me".
Dipende dalla mia accettazione o dal mio rifiuto della salvezza che Gesù mi offre.
Il cammino verso la salvezza consiste nel seguire Gesù: egli è la via. Lo sforzo di entrare per "la porta stretta" è lo sforzo di seguire il cammino intrapreso da Gesù, cioè il cammino verso Gerusalemme, il cammino verso il Calvario. Il Calvario fu solo una tappa nel cammino verso la destinazione finale, una tappa di grande sofferenza, di tenebre e di solitudine, ma che sboccò direttamente su un mondo di luce e di gioia, illuminato dal sole nascente di Pasqua, vivente della gioia della risurrezione.
L'ingresso al sepolcro di Gesù, nella basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, è basso e stretto, all'interno l'ambiente è angusto e buio: eppure, proprio da qui la risurrezione, in tutta la sua potenza irresistibile, levò il masso e aprì le tombe riempiendo il mondo di luce e di vita.
Il punto in cui si incontrano i due bracci della croce è stretto e basso, ma i bracci indicano i quattro punti cardinali, i quattro venti del mondo. Là Gesù "stese le braccia fra il cielo e la terra, in segno di perenne alleanza" ed estese la sua offerta dell'amore e della salvezza di Dio a tutti gli uomini, ad oriente e ad occidente, a settentrione e a mezzogiorno, invitando ogni uomo e ogni donna, di ogni età e di ogni razza, di ogni colore e di ogni lingua, a partecipare al banchetto del regno di Dio.
La porta stretta è il mezzo per uscire dalle angustie di un mondo senza amore; essa è l'apertura verso l'amore senza confini, verso il perdono e la misericordia.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 23,13-22)
In quel tempo, Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.
Guai a voi, guide cieche, che dite: "Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l'oro del tempio, resta obbligato". Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l'oro o il tempio che rende sacro l'oro? E dite ancora: "Se uno giura per l'altare, non conta nulla; se invece uno giura per l'offerta che vi sta sopra, resta obbligato". Ciechi! Che cosa è più grande: l'offerta o l'altare che rende sacra l'offerta? Ebbene, chi giura per l'altare, giura per l'altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Le parole di Gesù sono taglienti, sferzanti, ora. È finito il tempo delle galanterie, finito il tempo del dialogo: sa che si complotta contro di lui. Troppa invidia nei suoi confronti, troppo destabilizzanti le sue parole. I detentori del potere religioso, ieri come oggi, vivono con immensa insofferenza la sua libertà interiore. E invece di interrogarsi, di convertirsi, di cambiare, tagliano corto e uccidono chi li accusa. Allora parla, duramente, ferocemente, con una franchezza insostenibile e denuncia le piccole grandi manie degli uomini di fede, la loro ansia di fare proseliti, il loro ingiustificato senso di superiorità, la loro saccenteria e l'insostenibile moralismo. E le contraddizioni di un sistema che si regge sulle minuzie, che si perde nella casistica dimenticando completamente l'orizzonte di riferimento. Manie che ancora viviamo, troppo spesso, fra noi cristiani che, pure, dovremmo esserne ben vaccinati! Eppure quante volte si evangelizza e si fanno proseliti... nella Chiesa stessa, strappando dei seguaci a tal movimento per proporne uno migliore. O imponendo pesi che Dio non chiede. O perdendoci anche noi nelle minuzie che uccidono la speranza...

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 23,23.26)
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull'anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, ma all'interno sono pieni di avidità e d'intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bicchiere, perché anche l'esterno diventi pulito!». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Gesù ha lanciato "guai" agli scribi e ai farisei ipocriti, invettive contro i suoi acerrimi nemici. Li chiama ipocriti e ciechi, e mostra un coraggio che nessun Profeta inviato da Dio aveva osato mostrare pur essendo protetto da Dio.
Gesù è grande nella potente denuncia della corruzione dei falsi: gli ebrei erano senza pietà con gli altri e clementi con loro stessi.
Affermazione che causa molta amarezza e di cui spesso nella Chiesa si realizza per la dissipazione e la Fede spenta. "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il Regno dei Cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare".
Non è diretta solo ai Consacrati dissipati, riguarda anche quei familiari che cercano di proibire al marito o alla moglie o ai figli o ai genitori di frequentare la Santa Messa e di pregare liberamente. In molte famiglie si trovano atei o anticlericali, indifferenti, scettici, peccatori incalliti, persone infedeli a tutti, adoratori di divinità astratte...
Fortunate quelle famiglie che hanno trovato la pace di Gesù, l'armonia gioiosa e compiono un serio cammino spirituale.
Gesù ci chiede di "essere giusti", di vivere nella giustizia e di formarci una mentalità pienamente onesta. È possibile questo, basta volerlo e proporlo ogni mattina nella preghiera per osservarlo nella giornata. La giustizia nelle opere che si compiono deve manifestare sempre imparzialità, onestà, rettitudine, correttezza.
L'agire radicato nell'onestà permette di ricevere molte Grazie e di elevare l'anima in alto, si diventa veri amici ascoltati da Gesù.
La mancanza della preghiera nella vostra giornata vi svuota inesorabilmente e finite per agire umanamente. Si diventa ciechi intellettualmente, non si comprende la soluzione migliore, non si sceglie il bene nella confusione e ci si allontana dalla verità. L'intelletto accecato è quello che non ha la Grazia di Dio e segue la volontà umana.
La Fede non può mantenersi viva senza la preghiera!

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 23,27-32)
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all'esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all'esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: "Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti". Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Assomigliate a sepolcri imbiancati
Questa parola di Gesù: Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume, si comprende perfettamente bene, se ad essa si aggiunge quanto riferisce il Vangelo secondo Luca: Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo (Lc 11,44).
In Matteo viene messa in luce la condizione spiritualmente marcia, putrida dello scriba e del fariseo. Una religione, quale quella del Creatore e Signore del cielo e della terra che avrebbe dovuto dare splendore di verità e di santità al cuore e alla mente è ridotta da essi ad uno strumento di corruzione, marciume, disonestà, impurità, furto, immoralità, concupiscenza, negazione di Dio e loro intronizzazione al suo posto. Veramente la corruzione della cosa ottima è pessima. Essi, che avrebbero dovuto mostrare la bellezza della Legge, dei Comandamenti, della fede, dell'obbedienza, con il loro putridume, mostrano dove riesce a giungere la cattiveria, malvagità, stoltezza e insipienza anche degli uomini posti in alto da Dio per la difesa della sua Luce. Dio mostra al profeta Ezechiele tutte le nefandezze che si commettevano nel suo tempio.
Mi disse: «Figlio dell'uomo, sfonda la parete». Sfondai la parete, ed ecco apparve una porta. Mi disse: «Entra e osserva gli abomini malvagi che commettono costoro». Io entrai e vidi ogni sorta di rettili e di animali obbrobriosi e tutti gli idoli della casa d'Israele raffigurati intorno alle pareti. Settanta anziani della casa d'Israele, fra i quali vi era Iaazania, figlio di Safan, ritto in mezzo a loro, stavano davanti ad essi, ciascuno con il turibolo in mano, mentre il profumo saliva in nubi d'incenso. Mi disse: «Hai visto, figlio dell'uomo, quello che fanno gli anziani della casa d'Israele nelle tenebre, ciascuno nella stanza recondita del proprio idolo? Vanno dicendo: Il Signore non ci vede, il Signore ha abbandonato il paese» (Ez 8,8-12).
In Luca la condizione spirituale si aggrava di una seconda sconcertante verità. Scribi e farisei, che sono ministri della luce, della verità, della sapienza, della purezza e santità di Dio, divengono contaminatori del suo popolo. Il contatto con essi non solo non li innalza, li contamina. Trasmette loro la stessa immoralità e putridume che è la loro stessa natura. Da essi si deve stare a distanza come si sta a distanza dai sepolcri per non contaminarsi. Essendo però essi sepolcri invisibili, rendono immondi gli uomini e questi neanche se ne accorgono. Tanta è la potenza di contaminazione che si sprigiona dal contatto con essi. Riescono a condurre il popolo fuori della Legge del Signore. Svolgono il ministero contrario. Questo lavoro che è di Satana è svolto da essi alla perfezione. Satana può starsene comodamente seduto nel suo inferno. Sulla terra ci pensano questi ministri del Signore a trasformare in tenebra ogni luce.
Questo severo monito di Gesù a scribi e farisei del suo tempo, vale molto di più per scribi e farisei del suo Vangelo, della sua religione, della sua fede. Per essi il Vangelo si conserva Vangelo e per essi diviene pensiero della terra, incapace di operare una qualsiasi salvezza e redenzione. Quando uno scriba da ministro della luce diviene servo di Satana, per la religione di Cristo Signore è veramente la fine. Distrugge anime più uno scriba divenuto servo di Satana dal di dentro, che un esercito di non credenti che aggrediscono la fede dal di fuori. È lo scriba, servo del diavolo, che consegna il cuore di quanti sono addottrinati da lui al principe del male per la perdizione.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci datori di luce sempre.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (
Mc 6,17-29)In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.

Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Giovanni è l'unico santo, insieme a Maria di Nazareth, di cui festeggiamo l'inizio e la fine della vita. E la sua è stata una fine orribile, spietata, simile alle tante morti cui assistiamo ancora oggi. Uomini e donne vittime del potere e della guerra, dell'ideologia, degli interessi economici. Dall'ormai dimenticata tragedia siriana ai massacri religiosi in Africa centrale: migliaia di innocenti sono straziati a causa delle guerre e della violenza che alberga nel cuore dell'uomo. Violenza rabbiosa di una donna, Erodiade, che decide in cuor suo di far tacere quel profeta irriverente che non nasconde la verità lampante: è una astuta concubina che passa dal letto di un re ad un altro. Violenza tutta patologica di sua figlia che, in simbiosi con la madre, si rende artefice e complice di un atroce omicidio. Violenza del re Erode, che volentieri ascolta il Battista, ma che non esita a farlo giustiziare per non rendersi ridicolo agli occhi dei convitati e della (inutile e pericolosa) promessa che ha fatto e di cui si è già pentito. Ma, su tutto, su tutti, ricordiamo proprio lui: il più grande fra gli uomini, il Battista. Lo sconfitto, agli occhi del mondo. Il martire, per tutti noi.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 25,1-13)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: "Ecco lo sposo! Andategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: "Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono". Le sagge risposero: "No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene".
Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: "Signore, signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità io vi dico: non vi conosco".
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Oggi il Vangelo ci presenta questa parabola delle dieci vergini e ci invita a riflettere sulla vita presente. Vivere alla giornata secondo gli eventi e lasciandosi trasportare dalle situazioni ambigue causate personalmente o dagli altri, non è un cammino di gioia e di vera pace interiore.
Più che lasciarsi trasportare dalle situazioni della vita, bisogna stabilire lucidamente e nella preghiera cosa si deve fare ogni giorno.
Le cinque vergine sagge del Vangelo andarono incontro allo sposo con le lampade accese, avevano l'olio della Fede e questo grazie alla loro vigile accortezza. Non vivevano nella dissipazione, non si lasciavano vincere dall'istinto che rende una persona simile ad una bestia.
Nella parabola si intende che andarono incontro a Gesù, Lo incontrarono nella loro vita e ricevettero il premio dei giusti.
Invece le cinque vergini stolte non avevano l'olio della Fede, le loro lampade erano spente per la vita falsata che conducevano. Non comprendevano che Dio vede tutto e anche se si vive nell'indifferenza, sia in questa vita sia nell'aldilà si deve dare conto di tutto!
Quando si rimane senza Fede a causa della vita disordinata e delle bugie che si pronunciano con immediata facilità, come le cinque stolte senza olio per le lampade, la mente segue il suo percorso egoistico, punta direttamente a soddisfare solamente ciò che piace, senza riflettere se giova ed è lecito.
Le cinque vergini stolte rimaste senza Fede rappresentano miliardi di persone di questa società errante, senza una mèta che non sia qualcosa di quantificabile. Molti non credono in Dio e anche lottano la Chiesa per giustificare i loro peccati, ma per loro non lo sono, li considerano come veri valori e non ne possono fare a meno.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 25,14-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: "Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque". "Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone".
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: "Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due". "Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone".
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: "Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo".
Il padrone gli rispose: "Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti"». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Da Gesù abbiamo ricevuto in dono molti beni spirituali, noi siamo solo amministratori e non padroni. Dopo averci invitati alla vigilanza, il Signore nel Vangelo ci propone una parabola che è un nuovo richiamo alla responsabilità dinanzi ai doni e alle Grazie ricevute.
Un talento era una antica unità di misura della massa. Era un peso di riferimento per il commercio, nonché una misura di valore pari alla corrispondente quantità di metallo prezioso. Il talento era equivalente pressappoco a cinquanta chili di argento, e si usava per misurare grosse quantità di denaro.
L'uomo consegna ai tre servi una quantità immensa di beni e chiede di farli fruttificare, ognuno ha comunque la libertà di gestire i talenti.
Gesù in questa parabola ci spiega che ognuno di noi è responsabile dei doni ricevuti, non li può sotterrare, non può ignorarli ma li deve conoscere, non deve fare come il terzo servo che per paura di non saperli far fruttare non li utilizzò e sotterrò quello che aveva ricevuto.
Ai tempi di Gesù, il talento equivale a seimila denari e un denaro, nel Vangelo è quanto corrisponde alla paga giornaliera del bracciante.

Come vediamo i beni donati dal padrone ai tre servi furono immensi, anche il servo che ricevette meno beni (un solo talento) ebbe da lui una quantità di denaro ragguardevole. È il primo insegnamento di questa parabola: abbiamo ricevuto beni incalcolabili.
La mancanza di meditazione per la scarsità di tempo disponibile ma anche il disinteresse per la propria vita spirituale, non permette a molti cristiani di conoscere tutti i doni ricevuti dal Signore. Tra gli altri doni ci è stata data la vita, che è il primo regalo di Dio; l'intelligenza per comprendere le verità create e, attraverso di esse, risalire al Creatore.
Ci ha donato la volontà per volere il bene, per amare; la libertà, per la quale ci incamminiamo come figli verso la Casa paterna; il tempo, per servire Dio e dargli gloria; beni materiali, perché siamo strumenti per sostenere le buone opere, a favore della famiglia, della società, dei più bisognosi.
Non riflettere su questi doni e non essere generosi è la manifestazione di un cuore indurito, con la forte preoccupazione del presente e del futuro e si rimane convinti che con il denaro si potranno superare malattie, sofferenze e pericoli.
Tutto questo si supera con la Grazia del Signore, con la protezione della Madonna, occorre però rinascere di nuovo come disse Lui a Nicodemo. La nuova rinascita è spirituale con il cambiamento della mentalità e il distacco dai beni che prima o poi bisognerà lasciare sulla terra.
Fare del bene, aiutare con le donazioni le opere di Dio, è una vittoria sul proprio egoismo, sull'avidità, sulla eccessiva preoccupazione con cui si vive male e la confusione nelle incertezze prevale quasi sempre.
Vi sono due modi di concepire la vita: sentirsi amministratori responsabili verso Dio di far fruttare quanto ricevuto, oppure vivere come se fossimo padroni, curanti solo di dar agio alla nostra comodità, egoismo, o capriccio.
Invece tutto abbiamo ricevuto da Dio, anche i beni materiali grazie al suo aiuto in molte circostanze e non si devono considerare solo frutto delle proprie capacità. Quei doni per arrivare a possedere i beni materiali li ha «regalati» Gesù, Lui si deve ringraziare e come segno di gratitudine si devono aiutare le opere che si compiono nel suo Nome, per farlo conoscere e amare.
Sotterrare il talento che Dio ci ha affidato è aver capacità di amare e non aver amato, poter rendere felici quanti ci stanno accanto e abbandonarli invece nella tristezza e nell'infelicità; significa possedere beni e non utilizzarli per il bene; poter avvicinare altri a Gesù e non farlo, poter contribuire alle opere che danno gloria a Gesù e rimanere inoperosi.
Tutto però si lascia in questa terra e nulla si porta dopo questa vita!