IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO XXIV DOMENICA E SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO B                      IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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«Ma voi, chi dite che io sia? «Tu sei il Cristo»

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 8,27-35)
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell'uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va' dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Anche oggi si sentono le voci e i giudizi più contrastanti su Gesù: c'è chi lo ritiene un saggio, un generoso moralista, un protagonista della storia, e c'è anche chi lo calunnia, chi lo odia. Ma la sola, la vera identità di Gesù è quella proclamata da Pietro: "Tu sei il Cristo". Se riduciamo la fede cristiana al chiuso di un orizzonte umano, per quanto nobile, siamo in errore: Cristo è venuto a portare la salvezza eterna, la speranza soprannaturale, non una dottrina per rendere più tollerabile la convivenza umana, anche se è interessato alla redenzione di tutte le realtà terrene, sempre in funzione della felicità eterna. Non basta riconoscere Gesù come Figlio di Dio: bisogna imitarlo in ciò che egli ha di più specifico, cioè nell'amore alla croce che non è il fine, ma il mezzo necessario per compiere la redenzione. Se vogliamo essere corredentori non possiamo rifuggire la croce, perché solo attraverso di essa, perdendo la nostra vita, la ritroveremo nell'eternità, partecipando alla risurrezione di Cristo.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,1-10)
Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano -, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa».
All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito. Parola del Signore.

RIFLESSIONI 

"Egli merita che tu gli faccia questa grazia", dicono gli anziani. Il centurione dice invece: "Io non son degno". C'è una grande differenza fra il merito, cioè il diritto che noi avremmo su Dio, e la povertà espressa dal centurione. Perché mi succede questo? Io chiedo, ma non ho risposta. L'elenco dei nostri tentativi di mercanteggiare con Dio potrebbe essere lungo. L'uomo, di fronte alla propria impotenza e alla propria miseria, si rivolge a Dio, nel quale vede realizzata la totalità dei propri bisogni, e, in un atteggiamento che è già molto bello, ma anche vicino in certo senso al paganesimo, l'uomo si consola pensando che Dio non possa fare a meno di rispondergli concedendogli tutto ciò di cui ha bisogno. Perciò l'uomo è sempre tentato di mercanteggiare con Dio. L'uomo pensa spontaneamente che la preghiera generi una sorta di "dovuto" da parte di Dio.
Dio è Padre. Conosce i nostri bisogni e, poiché ha un cuore di padre, gli è gradito che noi li esprimiamo. Ma si aspetta da noi un atteggiamento filiale, fatto di fiducia assoluta. Un figlio aspetta tutto dal proprio padre. Un adolescente rivendica dei diritti, un adulto riconosce la propria nativa povertà di fronte a colui da cui dipende. Questa è la nostra situazione con Dio: "Io non son degno", per poi sentirci rispondere: "Neanche in Israele ho trovato una fede così grande!". Perché la fede non è esigenza da parte dell'uomo nei confronti di Dio. Essa è fiducia nella sua onnipotenza, capace di realizzare molto di più di quanto è espresso nei nostri desideri. "E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito".

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,11-17)
In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

In questo brano, Luca ci parla di "Gesù" dicendo che si reca a Nain, ma "Gesù" diviene "il Signore" nel momento in cui incontra il corteo funebre. Questo cambiamento di denominazione ci spinge a vedere in Gesù il Signore della vita.
La morte, la sconfitta dell'uomo risultano insopportabili a Dio, poiché lo scacco dell'uomo è anche lo scacco di Dio. Dio ha fatto l'uomo per la vita, poiché egli è Vita. In Gesù Cristo, egli ci rivela che la morte non solo gli è insopportabile, ma anche che egli è in grado di far sorgere la vita dalla morte stessa.
La pietà del Signore della Vita non è qui un vago sentimento umano, anche se nella sua natura umana Gesù di Nazaret soffre di vedere la vedova di Nain piangere il proprio figlio: la sua pietà esprime un grido profondo del Vivente in grado di trasformare in vita ciò che il peccato dell'uomo ha fatto sì che divenisse morte. Per Dio la morte è un sonno: "Dico a te, alzati!". La nostra speranza è in questa fede che fa sì che Gesù sia per noi il Signore. Dio è più forte del male e della stessa morte. Il Signore è in grado di fare di ogni situazione una risurrezione.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 7,31-35)
In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
"Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!".
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: "È indemoniato". È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e voi dite: "Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!".
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Siamo degli stolti. Per tutta la nostra vita, per tutto il giorno, Dio ci chiama e noi non ci accorgiamo di nulla.
Siamo degli stolti. Per la strada, la vecchia che fa fatica a portare le borse della spesa. Nel nostro palazzo, i bambini a cui prestiamo la nostra attenzione solo per dire loro che fanno troppo rumore. Al lavoro, l'uomo che arriva un mattino più felice del solito. Sono tutti figli di Dio per mezzo dei quali Dio ci fa un cenno. I segni di Dio sono sempre inattesi e provocano stupore. Solo raramente corrispondono a quello che ci possiamo aspettare. "È venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: ha un demonio. È venuto il Figlio dell'uomo che mangia e che beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone...".
I segni di Dio sono altrettante grazie, doni gratuiti di Dio.
Noi chiediamo: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Dio è là, ogni giorno egli ci fornisce nutrimento per la nostra fede e noi passiamo oltre senza accorgerci di nulla. Cerchiamo allora di non comportarci più come degli stolti e stiamo invece più attenti. Dio ci conceda la sapienza, il suo modo di vedere tutto e tutti, il suo modo di vedere la nostra stessa vita. Infatti la sapienza è Dio stesso in azione, Dio che si rivela nel suo disegno d'amore. Concedimi, Signore, la sapienza che siede accanto a te.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 7,36-50)
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di Lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Dì pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo Io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Il primo dato che ci presenta il Vangelo è la disponibilità di Gesù a recarsi in tutte le case dove viene invitato con amore e verità. Simone è un fariseo ma ama il Signore, portandosi quei dubbi che conserva nel cuore perché si tratta sempre di un Profeta che predica una nuova dottrina.
Il secondo dato ce lo offre Simone con il suo giudizio prevenuto, non si rende conto di condannare la donna e di minimizzare la Persona di Gesù: "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!".
Simone invita ed accoglie Gesù a casa sua ma non ha ancora del tutto aperto il suo cuore al Signore, in lui c'è ancora molta umanità, c'è lo spirito umano che valuta sempre in modo opposto alla Verità, oppure colpisce raramente nel segno per esperienza o per combinazione.
Lo stato spirituale di Simone rispecchia perfettamente quello di incalcolabili cristiani di oggi, essi pregano Gesù e vanno a Messa, senza però aprire il cuore a Lui, senza scommettere ciecamente sulla sua Divinità. Crederlo Dio richiede un abbandono sincero in Lui, la prova arriva soprattutto nelle prove e nelle sofferenze, quando scatta la reazione umile o aggressiva.
Quanti si abbandonano in Dio non perdono la pace e vivono di speranza, i tiepidi invece si ribellano a Dio e non pregano più.
Sicuramente c'è da ammirare Simone il fariseo, anche a costo di perdere la faccia dinanzi a tutti gli altri agguerriti farisei, non ha paura e con coraggio invita Gesù a causa sua. Lo accoglie dove vive, nel luogo più intimo della sua vita e questo è già un atto di Fede molto significativo.
Però Simone apparentemente non và oltre, almeno considerando l'episodio che valutiamo, mentre in realtà egli compie un gesto rivoluzionario nella sua vita e che si diffonde nella popolazione. L'invito a casa sua è servito a Simone e a tanti altri, forse pieni di ostilità verso Gesù. Questo indica che quando invochiamo il Signore, i benefici non ricadono solamente su noi ma anche sui familiari e le persone che ci vogliono bene.
Non giudichiamo Simone per il pensiero avventato e ancora privo della Fede matura, il cammino richiede tempo ed impegno.
Il giudizio temerario si fonda sull'apparenza ed è un peccato grave, è sempre un gravissimo errore anticipare valutazioni senza conoscere a fondo le persone e i fatti. Anche quando si conosce la persona non è mai opportuno condannare.
Arriviamo alla peccatrice. Colpisce sicuramente l'assoluzione data da Gesù a una donna considerata da tutti una pubblica peccatrice: "Ti sono perdonati i tuoi peccati". Il Signore glieli perdona tutti, li annulla, non sono più una colpa davanti a Dio ma certamente una pena da espiare.
La donna infatti piange ai piedi di Gesù e mostra un pentimento pieno, è trasformata, è una nuova persona nel cuore e nella mente, questo dato ci arriva dalla sua umiliazione ai piedi del Signore, nel bagnare i piedi con le lacrime, asciugarli e baciarli.
Questo gesto attesta il pieno pentimento di una donna in passato spavalda, sfrontata e spesso ingiuriosa verso Gesù e gli Apostoli. È più grande il suo pentimento di quello dei cristiani preoccupati, quanti cercano in tutti i modi di nascondere la loro conversione e non manifestano agli altri che pregano e che vanno a Messa.
"Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato". Questo non ci deve trarre in inganno, non è un amore sentimentale ad attirare la misericordia di Gesù, Maria Maddalena ama con tutta se stessa il Signore perché ha scoperto la pietra preziosa, ha trovato quel tesoro che illusoriamente pensava fosse il piacere mondano con tutte le sue trasgressioni.
Ha incontrato Dio e tutto il resto non vale nulla.
Ma non è solo l'amore verso Gesù a garantirle il perdono, è principalmente il suo sincero pentimento manifestato con le lacrime.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 9,9-13)
In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: "Misericordia io voglio e non sacrifici". Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». Parola del Signore.

RIFLESSIONE

Quando vien citata la frase della disponibilità di Gesù di stare con i peccatori, c'è chi pensa anche ad una contraddizione ma non è così. Il Signore cerca di convertire anche il più grande peccatore e rimane accanto a lui per aiutarlo e sostenerlo.
Non mangia con i peccatori così per divertirsi o perché attratto dai banchetti. Tutto in Gesù è armonia e verità, nulla avviene per caso o si improvvisa. Una profonda meditazione sui comportamenti del Signore infonde una forza spirituale forse mai avvertita in precedenza. È Lui che sostiene sempre i buoni desideri di quanti vogliono conoscerlo.
Uno dei più lontani da Lui è stato il pubblicano Levi, poi diventato Matteo.
Il pubblicano nell'antica Roma era l'appaltatore di tributi. In pratica era un dipendente del governo d'occupazione romano e il suo compito era quello di riscuotere le tasse dei cittadini. Imponeva le imposte soprattutto ai commercianti e amministrava il tesoro pubblico. Da qui il nome pubblicano.
Levi non era amato dai cittadini e dai forestieri, tutti quelli che attraversavano la porta dove era posizionato lui, lo guardavano con forte avversità. Tutti i pubblicani erano malvisti dal popolo, tanto più quando una imposta risultava pesante e inopportuna per tutti.
L'esattore delle tasse Levi tutto aveva immaginato del suo futuro, tranne di seguire il Cristo e di diventare un povero. I suoi progetti possiamo immaginarli, considerando il benessere in cui prosperava. Nonostante tutti i capricci esauditi, Levi era inappagato, scontento della sua vita e cercava altro, senza capire cosa.
Quando sentì parlare di Gesù il suo cuore sussultò di speranza: e se fosse proprio Gesù Colui che darà una spiegazione? Così speranzoso iniziò ad ascoltare i racconti che riportavano dei miracoli di Gesù e le sue parole cariche di perdono e misericordia anche per i grandi peccatori pentiti.
Non potendo assistere sistematicamente alle predicazioni del Signore, Levi -che in ebraico significa "affezionato" o "che si associa a qualcuno"-, proprio perché buono e per questo mosso dallo Spirito Santo, cominciò a donare riservatamente grosse somme di denaro a Gesù tramite altre persone. Il denaro Gesù lo utilizzava per i poveri e le necessità del suo apostolato.
Interiormente il nuovo Matteo viveva un contrasto tremendo, la sua sofferenza doveva essere molto avvertita e non trovava la soluzione.
Solo quando sentiva parlare di Gesù e rifletteva sulle opere del Maestro ritrovava la vera pace e gioiva. Così si accorse che la sua realizzazione aveva contatti con la Persona di Gesù, doveva in qualche modo avvicinarsi a Lui.
Quando in noi c'è questa apertura a Dio riceviamo grandi Grazie. Anche miracoli straordinari.
È indispensabile fare spazio a Dio per lasciarlo agire. Questo fece Matteo e lo dimostrò a se stesso, iniziando ad inviare grosse somme di denaro al Signore, sia per distaccarsi dai beni materiali, sia per trovare la gioia intima. Si sentiva bene quando non pensava al denaro: per lui era diventato una zavorra. Si accorse che il denaro non gli dava alcuna gioia.
Matteo sapeva anche che le donazioni di denaro gli erano utilissime per riparare i suoi peccati.
L'iniziativa la prese Gesù per dare finalmente la libertà a Matteo. Egli si sentiva oramai imprigionato dal suo ruolo di esattore delle tasse e di ebreo senza una osservanza coerente. Gesù, dopo avere guarito incredibilmente il paralitico accompagnato dai quattro amici, uscendo da quel luogo si diresse proprio verso la postazione di Matteo.
«Dopo ciò Egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi!"» (Lc 5,27).
Matteo lasciò tutto e senza pensare al denaro si mise a seguire Gesù. Una chiamata speciale ma in realtà è riservata a tutti, anche se non tutti devono lasciare la famiglia e il proprio lavoro. Ognuno in famiglia e nel lavoro ha la possibilità di aiutare con la parola del Vangelo e di dare buoni esempi.
La chiamata di Matteo era speciale come eccezionale era il compito che andava ad assumere: Apostolo.
Gesù vuole trasfigurare ognuno di noi, per Lui tutti noi siamo creature speciali e vuole donarci grandi Grazie. Siamo noi a non chiederle o a chiedere in modo sbagliato. Anche i grandi peccatori e quelli che sono molto tiepidi, sono seguiti dal Signore ed Egli attende una vera apertura del cuore e l'allontanamento dai vizi, per operare grandi cose.
Vogliamo dare una vera svolta alla nostra vita e deciderci per Gesù?

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 8,4-15)
Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un'altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un'altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l'hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Il seme caduto sul terreno buono sono coloro che custodiscono la Parola e producono frutto con perseveranza.
I semi della parabola erano buoni, non stava nei semi il mancato sviluppo della pianta. I semi sono la Parola di Dio e chi accoglie in sé e protegge questa Parola, cresce non come una pianta selvatica, la sua crescita è straordinariamente bella.
Da quanto afferma Gesù è possibile anche per i credenti non raggiungere la salvezza eterna. Non è certamente una novità, il Signore questo lo spiega in molti altri discorsi e nelle parabole. Non è sufficiente credere, perché anche i diavoli credono nell'esistenza di Dio ma non Lo servono!
I veri credenti non solo credono ma vivono la loro Fede, la praticano con le buone opere.
Rileggiamo cosa ha scritto l'Apostolo San Giacomo sulle opere e sulla Fede.
"Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la Fede ma non ha le opere? Forse che quella Fede può salvarlo?" (Gc 2,14).
"Così anche la Fede: se non ha le opere, è morta in se stessa" (Gc 2,17).
"Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la Fede ed io ho le opere; mostrami la tua Fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia Fede" (Gc 2,18).
"Ma vuoi sapere, o insensato, come la Fede senza le opere è senza calore? Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull'altare?" (Gc 2,20-21).
Molti cristiani eliminano quanto non conviene e contrasta la loro mentalità. Non è un'operazione corretta, la coscienza così si svuota della morale e rimane solo una parvenza di spiritualità.
Da ciò ne conseguono scelte sbagliate, spesso l'adorazione degli idoli e molte immoralità.
Molti credenti non conoscono la dottrina e si formano concetti indeterminati e una religiosità imprevedibile.
Questo spiega la parabola di oggi: pochi credenti sono terreno buono per far crescere il buon seme, ma tutti gli altri che non lo sono ancora, devono impegnarsi per diventarlo. Tutti siamo in cammino e non c'è alcuna ragione valida per chi ancora brancola nell'oscurità, di abbattersi e indietreggiare.
Gesù invita tutti ad incontrarlo, nessuno si deve considerare escluso e se adesso non riesce a lasciare i vizi perché troppo radicati, continui a pregare e a chiedere preghiere ai conoscenti. La Confessione è indispensabile ma se non riesce a farla per l'attaccamento ai peccati, preghi intensamente davanti al Tabernacolo, perché Gesù è lì per i volenterosi, quelli che riconoscono le loro colpe e vogliono iniziare una vita integra e retta.
La conversione porta alla salvezza eterna, ma come arrivare alla vera conversione?
Con il Santo Rosario, recitatelo spesso e la Madonna vi ricolmerà di Grazie particolari, vi darà la forza per vincere le battaglie.