IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO E SETTIMANA ANNO C                     IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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Cominciamo l'anno nel segno di questo grande mistero
Cerchiamo di approfondire la devozione a Maria, Madre di Dio e nostra

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 2,16-21)
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Cristo, la Madre e il nostro tempo
Oggi principalmente si presta attenzione alla Festa di Capodanno e ci si scambia i voti augurali di bene, pace e prosperità per tutte le giornate del 2018 incipiente. Il che se vogliamo non è impertinente con la Scrittura e con la liturgia: proprio la seconda Lettura di oggi tratta da un famoso brano di Paolo ai Galati esclama infatti che Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il proprio Figlio, nato da donna, nato sotto la legge... Gesù Bambino, che è il Figlio di Dio fatto uomo è di fatto l'eternità che entra nel tempo, l'ineffabilità di ciò che non è possibile enumerare che assume lo spazio di un numero. Egli è l'Universo metastorico che si sottomette a un periodo della nostra storia nel quale nasce. In Cristo Bambino Dio insomma decide di vivere il nostro stesso tempo, i nostri anni, percorrendo ogni tappa della nostra storia, affrontando tutte le difficoltà che sono proporzionate alle varie età. E' vero che per Dio e per Cristo suo Verbo mille anni sono come il giorno di ieri che è passato (Sal 89, 4) perché a lui appartengono i secoli e il tempo, ma egli ha voluto esperire il trascorrere dei nostri anni, conoscendo anch'egli la fretta di quado si arriva in ritardo, l'insufficienza delle ore quando ci si impegna su lavori (o studi) da realizzare entro l'indomani, lo scorrere lento delle ore nei periodi di inerzia e di noia. Gesù ha rispettato come tutti le tappe necessarie per la crescita graduale dall'infanzia all'adolescenza alla vita adulta, senza precorrere i tempi ma sapendo attendere e dare tempo al tempo, sperimentando così anche l'impazienza di chi non vede l'ora.
Gesù ha vissuto il nostro tempo per qualificarlo e per darvi senso, per redimerci anche in ordine all'impiego delle nostre giornate: sprecare anche un solo minuto in frivolezze e banalità, vuol dire sottrarre quel minuto all'amore verso il prossimo. Oziare quando si potrebbe essere utili equivale a peccare di omissione. Riposare è doveroso e necessario per ritemprare le forze in vista della missione e del servizio verso gli altri, lo svago e il divertimento risollevano lo spirito e ci rimettono in marcia e proprio la vita stessa del Signore ci ragguaglia come sia possibile valorizzare il tempo anche nella quiete e nel ristoro. Più generalmente, Cristo è egli stesso il nostro tempo, è il nostro orientamento che si evince soprattutto nell'esclamazione Il tempo è compiuto; il regno di Dio è vicino.
Il capodanno ci ragguaglia del fatto che in Gesù Cristo l'eternità è entrata nel tempo e ha assunto tutti i nostri anni, perché ogni anno, anzi ogni nostro momento, possa essere per noi vita eterna. Ci suggerisce quindi di valorizzare ogni istante della nostra vita, di farne tesoro per noi stessi e per gli altri, considerando che in ogni caso siamo provvisori e che ogni giorno potrebbe anche essere l'ultimo...
Sempre Paolo ci ragguaglia del fatto che quando venne la pienezza del tempo Dio mandò il suo Figlio nato da donna, nato sotto la Legge. L'espressione in realtà non ha diretti intenti mariologici, si riferisce alla debolezza, alla fragilità e al carattere di mortalità che Egli ha voluto assumere entrano nella storia. Ciò nondimeno Dio che si faceva uomo nasceva pur sempre in un grembo femminile e quando in esso s'incarnava non cessava di essere Dio. Occorre quindi attribuire un particolare rilievo alla donna che nello Spirito Santo ha concepito il Verbo fatto carne: Maria. Proprio perché concepisce il Dio Bambino può a ben diritto chiamarsi Madre di Dio. Madre cioè del Dio che si fa uomo assumendo il nostro tempo. In questo periodo liturgico del Natale abbiamo considerato in primo luogo il fenomeno di Betlemme, della venuta nella carne di Cristo in un Bambino; di conseguenza la nostra attenzione si è concentrata sulla Famiglia di cui lo stesso Fanciullo è stato Istitutore; adesso si considera la figura della sola Maria, che già Elisabetta definiva Madre del mio Signore (Lc 1, 48). A mio giudizio non sarebbe fuori luogo che anche la figura del padre putativo Giuseppe venisse accostata alle celebrazioni liturgiche succitate, essendo anch'egli membro della Santa Famiglia e svolgendo in essa, sin dall'inizio un ruolo a dir poco fondamentale in ordine alla nascita di Gesù. Ciò che tuttavia merita adesso maggiore considerazione è per l'appunto la Madre attraverso la quale il Verbo diviene carne per abitare in mezzo a noi, che sarebbe inappropriato definire semplicemente Madre di Cristo (come avveniva per i Nestoriani e in un certo qual modo per i Docetisti), meritando ella molto di più in relazione a questo mistero della divina infanzia. Maria è inequivocabilmente Madre di Dio, perché Madre di Colui che da Figlio di Dio si rende Figlio dell'uomo. La sua maternità si estende anche a tutti coloro che sono figli nel Figlio, vale a dire tutti noi, che in questo anno sociale che Cristo decide di percorrere con noi, ci avvarremo della sua potente intercessione.
L'eternità entra nello spazio di un anno, perché ogni anno possa essere vita eterna per tutti.
Auguri di buon anno 2019 a tutti.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 1,19-28)

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Non è facile comprendere la complessità del contenuto del Vangelo di oggi senza aver conosciuto prima la storia del tempo in cui si svolge. La persona di Giovanni Battista suscitava un clamore elevatissimo, come mai era avvenuto con nessun Profeta in passato. Molta gente lo seguiva, lo ascoltava, si formava spiritualmente e questo dispiaceva a quelli del tempio.
Se consideriamo i Profeti venuti prima di Giovanni Battista come Elia. Geremia, Ezechiele, Daniele, Osea, Amos, Gioele, Zaccaria e tutti gli altri che sono apparsi nella storia, il clamore suscitato da tutti era poca cosa rispetto a quello che si sviluppò attorno al Precursore.
Eppure lui non era tenero nel linguaggio e ribadiva con forza le parole della Scrittura.
Parole che evidentemente infastidivano sacerdoti e leviti, loro si consideravano puri e perfetti e la novità di Giovanni Battista non li rallegrava, anzi, andarono a trovarlo per farlo zittire. Succede sempre così, quando qualcuno con coraggio e senza calcolare vantaggi e svantaggi personali parla correttamente del Vangelo, subito sorgono gli avversari di Cristo che vogliono zittire e non far ripetere gli insegnamenti del Vangelo.
L'insegnamento di Giovanni Battista era forte, ma dobbiamo ammettere che era ispirato da Dio se Gesù si fece battezzare da lui. Dobbiamo valutare la sua parola impetuosa e travolgente come espressione della volontà di Dio, perché, appunto, Gesù non avrebbe detto di lui elogi come mai pronunciò verso altri Profeti: "In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista" (Mt 11,11).
C'era grande coraggio e piena adesione al volere di Dio in Giovanni Battista.
La Chiesa indica che è stato il Precursore del Figlio di Dio e se Gesù è stato in certi momenti infiammato di zelo nel difendere le Scritture, anche apostrofando tutti gli ipocriti che Lo umiliavano, come scribi, farisei, sacerdoti e leviti, Giovanni Battista tuonò con maggiore violenza verbale contro le ipocrisie degli ebrei.
Nacque una forte discussione tra gli ebrei riguardo la figura di questo uomo coraggioso e particolare, per come vestiva e per la vita penitente che aveva condotto fin lì. Per molti era lui il Messia, per gli altri ed erano i più ipocriti, non andava assolutamente a genio lui come Messia, perché diceva la verità.
"Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione, e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile" (Mt 3,7-12).
Questa predicazione del Battista non piaceva a nessuno di chi comandava e maneggiava la Legge seguendo criteri personali.
I Giudei si consideravano i paladini delle vera religione, tutto il clamore suscitato dal richiamo del Battista a servire Dio nella verità, li scosse e inviarono una delegazione per porre delle domande. La forte preoccupazione che li tormentava riguardava la sua identità.
"Tu, chi sei? Sei tu Elia? Sei tu il Profeta?".
Le tre domande che troviamo nel Vangelo e che sacerdoti e leviti posero al Battista, riguardano il compimento di tre precise profezie contenute nell'Antico Testamento. In queste profezie Dio si sarebbe
manifestato con grande potenza e avrebbe compiuto grandi capovolgimenti. Avrebbe rinnovato Israele. Ecco il terrore di quelli del tempio.
Giovanni Battista era una persona fuori del comune come dirà anche Gesù, non si poteva paragonare ai Profeti antichi per la sua parola e la sua vita, come ho già scritto. Quello che sorprende è il comportamento di quanti gli pongono domande per accertarsi della sua identità, scartando a priori la presenza del Messia. La risposta di Giovanni Battista è semplice e veritiera, confessa candidamente che non è il Profeta, né Elia, né il Cristo. Lui è genuinamente un Profeta mandato da Dio a preparare la via al Signore, invitando tutti a raddrizzare il loro cammino. È un testimone credibile.
È accaduto sempre nella storia del Cristianesimo la persecuzione verso i testimoni credibili: quando si manifestano questi Profeti, sia per la malizia umana sia per l'istigazione di satana, ci sono quelli che cercano di demolirli con persecuzioni, complotti, falsità, diffamazioni. Dai primi Apostoli a San Giovanni Paolo II, tutti sono stati bersagliati con accuse perfide e piene di odio. Ma i buoni hanno Dio con loro e li consola, non temono le persecuzioni.
Invocando il Santissimo Nome di Gesù spariranno molti ostacoli, e guariremo da molte malattie dell'anima che ora ci affliggono.
Nell'invocare il Nome di Gesù saremo talvolta come quei lebbrosi che da lontano gli gridano: "Gesù, Maestro, abbi pietà di noi". E il Signore li invita ad avvicinarsi e li cura, li guarisce da ogni malattia.
Chiediamo anche noi con Fede, Gesù vuole aiutarci, guarirci, liberarci da ogni assalto diabolico.
Le giaculatorie ravvivano il fuoco del nostro amore al Signore e ci aiutano a sentire la presenza di Dio lungo la giornata.
"Gesù, confido in Te. Gesù pensaci Tu. Gesù aiutami. Gesù tu sei tutto per me. Gesù Ti amo più di ogni cosa e Ti adoro come mio Dio".

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 1,29-34)
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: "Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo". E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

«Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui disse: Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato davanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua, perché egli fosse fatto conoscere a Israele.» Gv. 1, 29-31
La scena che si è aperta ieri presso il Giordano, oggi si concretizza e fa' spazio all'attore principale, l'atteso, l'Agnello di Dio. Giovanni ci invita a guardarlo da vicino, ecco. Ecco, in greco si dice guarda!. Il precursore colui che viene prima, non si rivolge a qualcuno in particolare, ma a chiunque come noi, ne ascolta la testimonianza. E ripete ancora, dopo averlo identificato come l'Agnello pasquale, e aver specificato, per la terza volta, che si tratta di qualcuno più grande di lui: Io non lo conoscevo. Lo attende ma non lo conosce. Ma può conoscerlo perché lo attende. Si conosce solo ciò che si ama.
Signore Gesù, voglio ripeterti le parole del Salmo che sanno di attesa supplice: Dall'aurora ti cerco. Ha sete di te l'anima mia.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 1,35-42)
In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

«Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù». GV 1, 40-42
Una delle primissime cose che san Giovanni descrive nel suo Vangelo è la reazione di alcuni alle parole, alla presenza di Gesù. Agli albori della sua manifestazione, Gesù attira immediatamente la simpatia di diversi giovani, tipo Andrea, che con un suo amico ha seguito Gesù fino a casa sua. Sarà quella per Andrea un'esperienza indimenticabile. Immediatamente la sua percezione è che quel Gesù sia il Messia, quello tanto atteso. Va da suo fratello e gli racconta l'incontro. Pietro arriva da Gesù per questa mediazione. Gliel'ha già preparata il fratello la strada. Gli ha già messo la pulce nell'orecchio che quello è il Messia e per Pietro è così immediata adesione. La loro vita cambia. Lasciano le loro abituali occupazioni e si dedicano all'ascolto di questa persona, lo seguono dove va e condividono con lui una missione che via via si fa più intensa, organizzata ed esplicita. Nonostante fossero adulti, già definiti nel loro lavoro e nelle loro relazioni, la conoscenza di Gesù ridisegna la loro esistenza a partire da una chiamata, da un invito nuovo.
Signore, anche noi siamo già ben definiti, anche in tratti che crediamo siano la nostra vocazione. Vieni e fatti conoscere, scardina le nostre certezze e permetti che anche la nostra esistenza faccia spazio alla tua chiamata e si rimodelli sulla tua voce, così che i tuoi desideri siano i nostri e le nostre realizzazioni siano la tua volontà.
Ma cos'è la vocazione? Il Signore non ci chiama a fare delle cose, ma ci chiama a stare con Lui, ad "essere" come Lui. Per questo motivo un compito importante nel cammino vocazionale, nel discernimento, è quello di conoscere Gesù Cristo. Per alcuni è la meta ambita dopo aver percorso, a volte, cammini tortuosi ed in salita. Per altri è un dono ricevuto da sempre senza difficoltà e complicazioni: naturalmente. Per tutti dovrebbe essere il compito più importante della propria vita.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 1,43-51)
In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

In questi pochi versetti ognuno può trovare una vastità di spunti che possono tanto elevare l'intelletto e distaccare dalle cose materiali vanitose e comprendere meglio la conoscenza perfetta di Gesù di ciascuno di noi. Ci ama ma dobbiamo meritare le Grazie!
«Come mi conosci?».
La risposta immediata di Natanaèle che diventerà Bartolomeo, alle parole accoglienti di Gesù, quasi a difendersi e a ritrarsi dal dialogo che il Signore voleva imbastire, considerando che lo ha accolto con esplicita ammirazione: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità».
L'affermazione di Gesù come sempre non è casuale, poteva dire anche altre parole ma per Natanaèle solo quelle parole potevano toccare il suo cuore per farlo ricredere sia sulla Persona di Gesù, sia sulla provenienza di Gesù, da quella Nazaret considerata insignificante dall'opinione pubblica.
Eppure Gesù arrivava da Nazaret, ma nato nel paese profetizzato dal Profeta Michea come luogo da cui sarebbe venuto il Messia: «E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà Colui che deve essere il dominatore in Israele;
le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti» (Mi 5,1).
Forse la conoscenza del luogo di nascita di Gesù sarebbe servito a poco a Natanaèle, egli considerava in perfetta buonafede Nazaret come città di provenienza. «Da Nazaret può venire qualcosa di buono?». Lo disse a Filippo, Apostolo chiamato da Gesù, e Filippo aveva già la convinzione di trovarsi dinanzi al Messia atteso da Israele.
Le parole di Natanaèle anche se veritiere, appaiono un po' irrispettose degli stessi abitanti di Nazaret, ma erano considerati di poca importanza.
Le stesse parole anche se non riferite alla città di Pietrelcina, ma a Padre Pio, non le rivolgevano anche su di Lui, a cominciare da certi prelati? Di Padre Pio hanno scritto e detto le accuse più infamanti e la poca spiritualità dei cristiani che le ascoltavano, favoriva la diffusione di diffamazioni inventate da satana.
Se nelle persecuzioni contro Padre Pio in tante persone era l'azione dei diavoli a renderle cattive e invidiose, oggi si è aggiunta la mancanza di Fede.
Tra Filippo e Natanaèle troviamo due diversi modi di approcciarsi al Signore: nel primo troviamo una Fede semplice come desidera Dio da ognuno di noi; nel secondo invece c'è la ragione che domina e questa può portare lontano da Dio se non è illuminata dalla Fede.
Per scardinare la razionalità, la logica, la ragionevolezza di Natanaèle, Gesù lo scuote dicendogli due frasi che nessun essere umano poteva conoscere perfettamente. Solo Dio poteva conoscere intimamente l'anima di Natanaèle. La prima l'abbiamo letta e la meditiamo: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità».
Forse pochi cristiani si trovano nella condizione di Natanaèle, sempre sinceri e senza ipocrisia, che non ricorrono alle falsità per averne vantaggi!
Gesù ci conosce perfettamente e vede tutto quello che compiamo, questo «piccolo» dettaglio sfugge a
molti cristiani e senza una vita spirituale curata e guidata, rimangono sempre impulsivi e inclini alle bugie, alle scappatoie inventate per non svelare i loro errori.
Ma è proprio l'umiltà a onorare e adornare il cristiano che prega, ha raggiunto la convinzione che Gesù è Onnipotente e, soprattutto, buono. Questa certezza non si raggiunge con la sola recita di preghiere conosciute, occorre meditare ogni giorno su Gesù e la Madonna. Bisogna conoscerli bene per far crescere la Fede e pregare bene.
La seconda frase detta da Gesù a Natanaèle è quella che lo sconvolse e in pochi istanti lo trasformò letteralmente, lo fece cambiare da diffidente ad adoratore di Colui che gli dice: «Prima che Filippo ti chiamasse, Io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi».
Natanaèle pregava sotto l'albero, contemplava Dio e dove si trovava non poteva essere visto da nessuno. Solo Dio poteva vederlo e ascoltare le sue intense preghiere. In pochi istanti Natanaèle eliminò i suoi convincimenti e accolse subito, accettò la Volontà di Dio, fino a diventare un grande Apostolo e venerato come Santo.
«Rabbì, Tu sei il Figlio di Dio, Tu sei il Re d'Israele!».
Ecco cosa avviene a quanti lasciano cadere l'orgoglio e riconoscono Gesù come Dio Onnipotente. Lo riconoscono e obbediscono a tutto!
Le parole di Natanaèle dobbiamo ripeterle con l'amore che nutriamo verso Gesù, ma in Natanaèle l'effetto fu fortissimo perché era già un sant'uomo, meditava la Bibbia e, soprattutto, in Lui non c'era falsità.