IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO V DOMENICA E SETTIMANA DI QUARESIMA ANNO C               IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 8,1-11)
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell'interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più». Parola del Signore.

RIFLESSIONII

E' vicino il momento in cui Cristo farà la rivelazione più radicale - e la più incomprensibile per l'uomo - della sua potenza: morire sulla croce. È uno "scandalo per gli Ebrei, follia per i popoli pagani" (1Cor 1,23).
Già prima Gesù aveva parlato ai suoi discepoli della croce, che li stupì e confuse. Quello che osservavano, nel comportamento sociale, è che l'uomo utilizza la debolezza degli altri per affermare il proprio potere. Ma Gesù diceva loro: "I re delle nazioni... e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così" (Lc 22,25). E i farisei che pretendono di usare una povera donna, colta in flagrante delitto di adulterio, per compromettere Gesù, gli danno in effetti l'occasione di insegnare con un esempio i suoi nuovi metodi.
In primo luogo Gesù mette in evidenza l'ipocrisia dei farisei: "Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra. Dopo, toglie loro qualsiasi argomentazione. Mette in evidenza la loro ignoranza colpevole della legge che insegna che Dio, essendo potente sovrano, giudica con moderazione e governa con indulgenza, perché egli opera tutto ciò che vuole (Sal 115,3). Infine - e questo è il punto più importante del Vangelo -, Gesù insegna alle folle che non esiste più grande manifestazione di potere che il perdono. La morte stessa non ha un così grande potere. In effetti, solo il potere di Cristo, che muore crocifisso per amore, è capace di dare la vita. E soltanto il potere che serve a dare la vita è vero potere.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 8,12-20)
In quel tempo, Gesù parlò [ai farisei] e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me».
Gli dissero allora: «Dov'è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».
Gesù pronunziò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Il cap. 8 del vangelo di Giovanni raccoglie una serie di controversie che hanno come punto di partenza l'autorivelazione di Gesù. L'autorivelazione «Io sono la luce del mondo» è compiuta durante la festa delle Capanne, in cui si accendevano dei grandi lampioni, nei cortili del tempio.
L'obiezione che gli muovono i farisei è che egli rende testimonianza a se stesso. Nella risposta è riassunta in breve la concezione della vita terrena di Gesù nei quarto vangelo: Gesù viene dal Padre e ritorna al Padre.
La sua testimonianza, anche se singola, è vera perché egli sa di dove viene e dove va; loro invece non lo sanno, perché giudicano secondo il metro naturale (la carne) e non secondo lo Spirito.
In secondo luogo, la sua testimonianza è vera perché in realtà sono due i testimoni: lui e il Padre (cf Deut 17,6; 19,15).
I farisei, come non sanno di dove sia né dove vada, così non conoscono né il Padre né lui. La nota finale ricorda il luogo e ritorna sulla teologia dell'ora.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 8,21-30)
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: "Dove vado io, voi non potete venire"?». 
E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». 
Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. 
Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Vi ho detto che morirete nei vostri peccati.
Quanto Gesù dice ai Giudei, è detto ad ogni uomo che viene sulla nostra terra: "Se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati". Gesù non chiede di essere conosciuto come salvatore, redentore, messia, mediatore, profeta, uomo di Dio, suo Inviato. Chiede che venga conosciuto come vero Dio, vero Dio dei Giudei, vero Dio di ogni uomo. Vero Dio come vero Dio è il Padre. Come Dio si è rivelato a Mosè con il suo vero nome: "Io Sono", "Io sono colui che sono", così Gesù si rivela ai Giudei: "Io Sono". "Io sono colui che sono". "Io Sono" come il Padre mio è "Io Sono". Chi non confessa questa verità di Gesù Signore morirà nei suoi peccati.
Perché non vi è salvezza per quanti non confessano che Gesù è "Io Sono?". Non vi è salvezza perché la redenzione dell'uomo non è fatta né da Dio e né dall'uomo. Né Dio né l'uomo possono redimere, salvare l'uomo. La salvezza viene dal Dio che è uomo e dall'uomo che è Dio, dal vero Dio che è vero uomo e dal vero uomo che è vero Dio. Questa verità appartiene solo a Cristo Gesù. È Lui il solo vero Dio che è vero uomo ed è anche Lui il solo vero uomo che è vero Dio. Gesù non dovrà essere riconosciuto come vero inviato, vero mediatore, anche se unico ed esclusivo. Dovrà essere confessato, conosciuto, professato nella sua duplice verità di vero Dio e di vero uomo.
Se il solo Dio non può salvare, redimere, rigenerare l'uomo, è inutile che noi ci impegniamo tutti a cercare, definire, stabilire quali dovranno essere i tratti di questo unico e solo vero Dio che tutti possono adorare, anzi accogliere. Possiamo anche pensarci un Dio stupendo. Possiamo dipingercelo con tutti i colori delle verità di ogni religione. Possiamo realizzare un'opera di perfetto sincretismo. Questo Dio mai ci potrà salvare. È solo un Dio. Che sia vero o falso, inventato o reale, pensato o esistente per se stesso, mai ci potrà redimere. La salvezza non è il frutto del solo Dio, anche se Dio evoluto, aggiornato, impastato secondo le odierne necessità dell'uomo.
Se però anche il solo uomo mai potrà salvare, inutile cercare la redenzione dell'uomo nella nostra pura e semplice umanità. Ogni uomo è solo uomo. Non vi sono uomini sulla terra capaci di operare la salvezza. Anche i più grandi fondatori di religione, anche i più eccelsi ed elevati mediatori tra Dio e l'uomo, mai potranno salvare. Neanche Cristo Gesù potrebbe salvare se fosse solo vero uomo. Gesù è invece vero Dio e vero uomo, perfetto Dio e perfetto uomo. Lui è il Figlio Unigenito del Padre che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Chi non confessa questa verità, mai potrà ottenere la vera salvezza. Morirà nel suo peccato. Non ha riconosciuto il suo vero salvatore e redentore. Si è lasciato salvare da se stesso o da altri che mai potranno salvare. Né altri Dèi e né altri uomini. Nessun Dio è Salvatore e nessun uomo. È verità eterna. Cadere da questa verità è cadere dalla salvezza vera.
Ogni cristiano è obbligato a mostrare realmente, fisicamente, moralmente, spiritualmente, dottrinalmente, storicamente, attraverso la sua vita salvata e redenta, la verità di Cristo Salvatore e Redentore dell'uomo. È questa la testimonianza che lui di giorno in giorno e di secolo in secolo dovrà rendere all'unico e solo Redentore.
Vergine Maria Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci veri testimoni di Gesù.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 8,31-42)
In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: "Diventerete liberi"».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l'ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Gesù dialoga con alcuni giudei convertiti, non è sicuramente una conversione simile a quella degli Apostoli, comunque mostrano buona volontà, vogliono seguire la Verità introdotta dal Signore. Ci sono diversi inconvenienti, anzi sono impedimenti che non avvicinano a Gesù. Perché Gesù non si segue solo fisicamente, andando a Messa o ritenendosi cristiani, la vera conversione, quindi, il cammino autentico nasce quando si rimane fedeli alla Parola del Vangelo.
È un brutto colpo per chi si è sempre limitato ad una partecipazione superficiale o a frequentare incontri di preghiera senza mai rientrare in sé. Chi vive la preghiera fuori di sé, solo esteriormente, non ha mai incontrato Gesù, come dice Lui non si rimane nella sua Parola. Quindi, si segue un'altra parola, forse prende spunto da quella biblica ma poi viene manipolata o aggiornata secondo le proprie convenienze.
Gesù è molto chiaro, per diventare discepoli autentici è indispensabile rimanere nella sua Parola. Noi ogni giorno la commentiamo, la adoriamo, vogliamo che si incarni in noi, ci sforziamo di viverla in ogni circostanza. Questo è il nostro impegno giornaliero.
Gesù ci dice che è assolutamente necessario rimanere nella sua Parola, conoscere i suoi insegnamenti per arrivare alla Verità. Tutto trova spiegazione nella Persona di Gesù, è Lui la Verità, chi trova questa Verità diventa libero dai vizi, dai peccati, dalle dipendenze, da ogni laccio infernale.
Andiamo a trovare Gesù davanti nel Tabernacolo, facciamo l'Adorazione Eucaristica, perché la vicinanza del Signore ci riempie della sua Grazia e ci trasfigura in creature nuove.
Avvicinarsi a Gesù comporta arrivare alla Verità, in questa Verità tutto avrà una spiegazione e la nostra mente la intuirà con facilità.
Chi è lontano da questa Verità "è schiavo del peccato", la ripetizione e la ricerca dei peccati allontana inevitabilmente dalla Verità
La sapienza viene dall'alto, è un dono di Dio che bisogna meritare ogni giorno con una vita onesta e fedele al Vangelo. La Grazia di Dio che ci arriva dai Sacramenti e dalle preghiere, ci rende persone nuove, con una intelligenza sapienziale in grado di discernere il bene dal male e di dare ad ogni cosa il giusto peso: senza eccessi, senza esaltazione.
Il cammino che facciamo insieme, deve allontanarci dalle miserie umane per rivestirci sempre dell'Amore e della Grazia di Dio.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 8,51-59)
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: "Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno"». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: "Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno". Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: "È nostro Dio!", e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Stiamo entrando nella Settimana Santa e questo indica che è quasi trascorsa la Quaresima, un Tempo liturgico prezioso per i cristiani, ma in questi ultimi decenni si è perso a poco a poco il fervore verso le funzioni sacre e sono pochi quelli che seguono i riti liturgici e santi con vera partecipazione.
Uno dei motivi è l'eccessiva dissipazione mondana di molti cristiani. Sono diventati molti i bisogni che le persone avvertono e non riescono a farli tacere per l'incapacità di mortificarsi, la debolezza cronica che non trasmette neanche lo stesso pensiero di fare qualcosa per Gesù.
Non ci si preoccupa più di quello che Gesù ha fatto per ognuno di noi!
Anche quei cristiani che si considerano fortunati per la vita tranquilla che conducono per la sicurezza del lavoro o di beni materiali, una vita appunto senza molti problemi economici, essi non si interessano intensamente di Gesù, non Lo adorano né pregano con amore perché non ricordano quello che Lui ha compiuto per amore anche per loro.
Assistiamo ad un continuo aumento di nuovi bisogni, intesi come desideri da realizzare a tutti i costi, anche andando contro lo spirito del Vangelo.
Vediamo che nella necessità il ricordo di Gesù diventa vivo e si prega, non appena termina la sofferenza si ritorna alla vecchia mentalità, dove è presente la malizia, sottoforma di doppio pensiero.
Riflettiamo sulla Settimana Santa che ci porterà a quel Venerdì tremendo, è un esercizio spirituale rilevante, come fermarsi per qualche ora a riflettere sulla Passione del Signore Gesù.
Se la Quaresima è trascorsa in modo identico al resto dell'anno, è il segnale che conosciamo poco Gesù e ci preoccupiamo molto delle nostre cose, appunto dei nuovi bisogni che emergono di continuo e restiamo dipendenti, sottomessi, assoggettati alle cose materiali.
La Settimana Santa inizia tra pochi giorni, in quei giorni è opportuno meditare con particolare amore la Passione del Signore, per conoscere quanto ha amato ognuno di noi, conoscere gli insegnamenti straordinari che ha rivelato nelle ultime ore nel Cenacolo, prima di recarsi nell'Orto degli Ulivi.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,31-42)
In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: "Io ho detto: voi siete dèi"? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio - e la Scrittura non può essere annullata -, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: "Tu bestemmi", perché ho detto: "Sono Figlio di Dio"? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Gesù è nel Tempio durante la festa della Dedicazione e le parole che ha appena pronunciato - «Io e il Padre siamo uno» - scatenano le ostilità dei Giudei. Alle loro orecchie la pretesa iscritta in quelle parole equivale a una bestemmia da punire con la lapidazione.
La risposta di Gesù è una richiesta di spiegazione. Le opere che ha compiuto in mezzo a loro sono «belle», espressione nota alla tradizione dell'Antico Testamento per indicare la conformità alla volontà di Dio. Sono compiute da Gesù ma hanno origine in Dio e manifestano la sua presenza tra gli uomini. Come possono essere motivo di condanna?
I Giudei operano un distinguo: non sono le opere da condannare, bensì il fatto che, a partire dalle opere Gesù intenda farsi uguale a Dio. La bestemmia consiste nel divinizzarsi, oltraggiando così il primo comandamento sull'unicità di Dio e del culto da prestargli.
La controversia procede sul terreno della Legge, alla quale Gesù si appella per mostrare la verità delle sue affermazioni attraverso un semplice ragionamento esegetico.
Cita un versetto del Salmo 82 - «Ho detto voi siete dei» - applicandolo a «coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio». L'andamento dell'argomentazione porta a pensare che costoro sono tutti gli israeliti, in quanto destinatari della rivelazione al Sinai e dunque degni di esser chiamati «dei, figli dell'Altissimo».
Se dunque loro possono considerarsi come déi, a maggior ragione può farlo colui che è stato scelto («consacrato» = separato per un particolare incarico da Dio) e inviato nel mondo dal Padre. Chi più di lui può dirsi Figlio di Dio?
Respinta l'accusa di blasfemia, Gesù torna sul tema delle «belle opere», facendo notare che, nella misura in cui manifestano la presenza di Dio, diventano un criterio di legittimazione delle sue affermazioni.
Se infatti non compisse le opere del Padre, cioè se i suoi atti non rivelassero la presenza di Dio in lui, allora avrebbero ragione a non credergli. Ma se è vero - come è vero - il contrario, allora i suoi avversari non possono non prestare fede almeno all'eloquenza delle opere. Potranno squalificare Gesù, ma non il suo agire e dar credito ad esso li porterà a scoprire e comprendere l'unità tra Padre e Figlio.
Suggestivo è il fatto che Giovanni collochi la controversia nella festa della Dedicazione del Tempio. Mentre il popolo è radunato a celebrare la consacrazione dell'altare, l'evangelista spinge a prenderne le distanze: la piena presenza di Dio non è più il Tempio, ma la persona di Gesù.
Sfuggendo nuovamente alla cattura - non è infatti ancora la sua «ora» - Gesù si ritira fuori dallo spazio dell'ebraismo ufficiale, là dove era iniziata la sua attività pubblica. Lì, ai margini dell'ufficialità, raccoglie numerosi attestati di fede.
Il tema delle «opere belle» di Gesù e della loro credibilità mi fa pensare.
Si parla di frequente nella Chiesa di quanto sia importante risultare credibili agli occhi del mondo nell'aderire al Vangelo. E la credibilità è sempre declinata nei termini di una vita coerente al messaggio di Cristo.
Giusto, la fede cristiana o tocca la carne - il vissuto concreto con tutto ciò che lo compone - oppure che fede mai può essere?
Così, si fa spesso coincidere la credibilità con una perfetta, ineccepibile, immacolata condotta di vita. Il testimone autentico di Cristo sarebbe solo quello che risulta impeccabile - nel letterale senso della parola - e fa del suo cammino di sequela un eccezionale ?percorso netto?. Basta una distrazione, un attimo di sbandamento, un cedimento momentaneo ed è la fine di ogni credibilità.
Rischiando di fare la voce fuori dal coro, mi chiedo? Non è un'idea di credibilità un po' mondana, quasi da marketing?
Si punta sullo scintillio, sulle prestazioni, sui risultati, sulla massima efficienza. Si mira a produrre una prova inattaccabile, incontrovertibile, un certificato di qualità assolutamente convincente.
A me toglie un po' l'aria e mi chiedo come tutto questo possa raccontare il mistero di morte e resurrezione che è il cuore del Vangelo. Mi manca qualcosa. È tutto troppo terreno. Dove vedo e tocco «il Mistero che salva»?
Il testimone autentico del Vangelo è fragile, povero, peccatore. Mentre vive sinceramente gli insegnamenti di Cristo sperimenta la propria incapacità a farlo perfettamente. Avverte lo scarto che c'è tra la propria esistenza e quella di Gesù.
Ma non dispera. Non teme. Non si vergogna. Guarda alla Croce vedendovi il proprio peccato amato. Contempla il sepolcro aperto e sa che la morte non ha l'ultima parola. E chiede aiuto, invoca misericordia, domanda la forza, spera nella salvezza che viene da Dio.
Il nostro operare il Vangelo è credibile ed è una vera testimonianza per Cristo quando è pasquale. Cioè quando tocca con mano la Croce del proprio fallimento, ma afferma con forza, ripartendo di nuovo, la propria fede nel Padre della Misericordia che dà la vita.
Un cristiano è credibile quando parla - con parole e opere - dell'Incredibile.
Quello dell'amore di Dio che salva anche dalle incoerenze. 

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 11,45-56)
In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinèdrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione».
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell'anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Gesù dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli.
Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

L'ultima domanda che si pongono i seguaci di Gesù che Lo attendono per la Pasqua, «non verrà alla festa?», nei cristiani autentici trova la risposta corretta, perché non può essere Pasqua senza Cristo. La vera Pasqua non solo festeggia la Risurrezione, è anche il ricordo dell'immolazione di Gesù per amore nostro.
È Lui l'Agnello che viene immolato per espiare i peccati dell'umanità, un Agnello che si offre volontariamente al suo Sacrificio, spargendo il suo prezioso Sangue anche per i suoi traditori e nemici, ed è Sangue che si spreca.
Non solo i nemici citati nel Vangelo cercano di uccidere Gesù, non solamente questi rimangono i grandi nemici di Dio, nel corso dei secoli satana è riuscito a crearsi un esercito potentissimo e molto influente e vuole orgogliosamente sconfiggere Cristo e la sua Chiesa.
Tutti i potenti del mondo sono atei o indifferenti e quasi tutti accaniti nemici di Dio, partecipi di un piano mondiale per eliminare la stessa idea di Dio, determinati a voler creare una falsa religione comprendente tutte quelle riunite per odio verso Gesù.
"Essi combatteranno contro l'Agnello, ma l'Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con Lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli" (Ap 17,14).
Gesù vincerà e saranno i cristiani rimasti fedeli a Lui a seguire il suo trionfo con la preghiera costante, con l'adorazione dell'Eucaristia.
Intanto la lotta tra Bene e Male diventa sempre più subdola e incisiva, tanto che proprio numerosi Consacrati diffondono novità sorprendenti e contrarie alla Fede e favorevoli alle altre filosofie. Sembra un romanzo ma sta accadendo all'interno della Chiesa e noi dobbiamo avere un quadro molto chiaro, per aggrapparci saldamente al Vangelo Per salvare la Fede e l'anima!
A molti sfugge la vera motivazione di tanto accanimento contro Gesù e la sua Chiesa, devono focalizzare il «manovratore» di incalcolabili persone legati dagli stessi interessi ideologici, anche economici e politici.
È il «burattinaio» che muove persone prive di principi etici e pronte a tutto per realizzare il loro sogno, illusi di averlo concepito loro, mentre è satana a muovere ogni cosa in essi. Dà la convinzione a molti di essere superuomini, altri lo adorano con la convinzione di essere potenti.
L'intento di satana è la vittoria su Gesù, la distruzione della sua Chiesa, ed appare a tutti i sani di mente un piano folle, lo sa anche satana pur non essendo sano di mente! Egli è completamente accecato dall'odio e dalla vendetta, e si diletta a fantasticare una vittoria impossibile.
Il pensiero illusorio di riuscire a vincere Gesù e la sua Chiesa già appaga satana, e rimuove dalla sua mente folle la sua definitiva sconfitta e tutte le pene che aumenteranno irrimediabilmente, per l'eternità.
Per danneggiare l'opera di Gesù ed eliminare la sua Chiesa, gli alleati di satana cercano di distruggerla, e satana non può agire da solo. Egli ha bisogno di molti personaggi cinici, senza Dio.
Questi personaggi si cancellano dal Libro della Vita, quel Libro mistico dove vengono inseriti i nomi dei salvati, di quanti entrano nella gloria eterna di Dio. Nell'Apocalisse al capitolo 21 San Giovanni descrive dove fu trasportato e vide la Gerusalemme messianica, quella celeste, dei Santi canonizzati e non, di tutti coloro che salvano le loro anime.
La visione dell'Apostolo si completa con la chiara descrizione della Chiesa mistica, infatti non è la città di Gerusalemme, è la nuova Gerusalemme celeste, e la città antica indicata come luogo di Dio, dove morì Gesù Cristo è diventato il Paradiso dove vivranno eternamente tutti i salvati.
Quando Gesù trionferà e sconfiggerà satana, l'umanità vivrà in questo mondo una vita nuova, senza più tentazioni!