IV DOMENICA DI PASQUA E SETTIMANA ANNO B. IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO. IL VANGELO NEL 21° SECOLO.

Dell'amore del Signore è piena la terra;
dalla sua parola furono fatti i cieli. Alleluia. (Sal 32,5-6)

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,11-18)
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Gesù è il dono del Padre.
Chi è veramente Gesù?
Niente come l'antitesi tra il Buon Pastore e il mercenario ce lo fa capire.
In cosa si differenziano radicalmente le due figure?
Non certo per il ruolo che, all'apparenza, sembra il medesimo. Li oppone e li divide la natura intima del rapporto con le pecore: la non appartenenza per il mercenario e l'appartenenza per il pastore. Se le pecore non ti appartengono te ne vai quando arriva il lupo e le lasci alla sua mercé.
Se sei un mercenario non t'importa delle pecore e non ti importa perché non le conosci. Non le conosci "per esperienza", non le conosci per amore: esse non sono tue.
E da che cosa si vede se sono tue? Che dai la vita per loro. Gesù dà la vita per noi. È lui che ce la dà, tiene a precisare, nessuno gliela toglie. Lui, solo lui, ha il potere di offrire la sua vita e di riprenderla di nuovo. In questo sta la sua autorevolezza, nel potere dell'impotenza, a cui Dio nella morte si è volontariamente esposto.
Gli uomini possono seguire Gesù solo in forza di questa sua autorevolezza. Per essa ne conoscono la voce, subiscono il fascino della sua Presenza, si dispongono alla sequela. Solo nel vivere questa appartenenza il cristiano diventa a sua volta autorevole, cioè capace di incontrare l'altro, di amarlo e di dar la sua vita per lui. L'appartenenza fa essere eco fragile e tenace della sua Presenza e suscita la nostalgia di poterlo incontrare.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,1-10)
In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
"Le pecore affamate alzano la testa e non vengono nutrite". Questa è la critica di Milton ai pastori del suo tempo.
Uno dei salmi più belli, scritto con estrema raffinatezza formale, è quello che enumera le virtù del Buon Pastore. È una poesia "universale", che parla a tutti: consola gli afflitti nella loro disperazione, e incoraggia le persone sole nel loro isolamento.
Il Vangelo suggerisce che il Buon Pastore è raro. La sua vocazione è pericolosa. La sicurezza delle pecore è la sua sola preoccupazione ed egli darà la vita per salvarle. Ciò ridefinisce il ruolo di ogni guida: a questa prova molti risultano incapaci.
Conserviamo ancora le pietre carbonizzate dei campi in cui milioni di uomini furono asfissiati.
Cristo parla sempre del suo ruolo di pastore: non è venuto per essere servito, non è venuto per trattare le persone con arroganza; è venuto per salvare le sue pecorelle e, se è necessario, per morire per loro.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 10,22-30)
Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell'incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Gesù fa una netta distinzione tra coloro che fanno parte della sua schiera da quanti invece non Lo seguono, anche se partecipano ai riti che vengono compiuti nel suo Nome. "Non fate parte delle mie pecore". Questo Gesù lo dice a tutti coloro che strumentalizzano la sua Persona e parlano nel suo Nome ma nel cuore c'è solo tanta ipocrisia.
"Non fate parte delle mie pecore". È un'affermazione diretta, non c'è diplomazia che tenga, Gesù conosce
È semplice distinguere chi Lo segue da chi Lo strumentalizza, sono le opere a testimoniarlo, perché nessuno può nascondersi dalla vista di Dio. Allora, come si spiegano gli scandali e la corruzione che compiono anche molti cristiani che occupano posti autorevoli.
Per la dimenticanza di Dio e delle sue Leggi, così finiscono per sperperare i doni ricevuti nel Battesimo e la loro fede è solo di facciata.
Non possono fare parte delle sue pecore per la lontananza dal suo Vangelo, è il cuore che si è rivolto ad altro e lo adora, dimenticando l'esistenza di Dio. Questo spiega il comportamento ambiguo di cristiani che un tempo adoravano Gesù e successivamente hanno fatto scelte opposte.
Si cade in questa situazione drammatica volontariamente, per la volontà di seguire dottrine nuove e contrarie alla sana dottrina. Questo può succedere anche durante un ritiro o l'ascolto di una omelia che presenta aperture moderniste e si insinuano eresie come la non esistenza del peccato o addirittura il valore del peccato.
Tanti cristiani sono colpiti da questi nuovi insegnamenti, ammaestramenti subdoli che diventano un richiamo indefinibile, ma cadono nella trappola e crollano di seguito le loro sante devozioni. Lentamente perdono la fiducia e anche la stima verso Gesù, fino a ritrovarsi spogliati di ogni minimo sentimento spirituale e allora sono in grado di commettere ogni abominio.
Questo scivolamento è diverso dal peccato che commette il cristiano che non accetta nuove teorie e con amore segue Gesù. È un'altra cosa rispetto a quelli che rifiutano anche la Confessione perché loro stessi si creano una nuova dottrina personale e la innalzano a verità assoluta.
Il cristiano che cade nel peccato e rinnova la sua fedeltà al Signore, non teme di perdere la Fede, anche se bisogna vigilare sempre.
"Le mie pecore ascoltano la mia voce e Io le conosco ed esse mi seguono". Noi ascoltiamo la voce di Gesù ogni volta che compiamo opere virtuose, resistiamo alle tentazioni, Lo adoriamo con convinzione.
L'ascolto che prestiamo alla voce di Dio è conosciuto da Gesù, perché conosce perfettamente i nostri pensieri e vede le nostre buone opere.
Gesù ci dice: "Io e il Padre siamo una cosa sola".
Solo Dio può dire questo, solo Dio può compiere miracoli che i suoi nemici non hanno mai compiuto e mai riusciranno a compiere.
A Gesù pongono questa domanda: "Se Tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente". Gesù era il Cristo e continuava a dimostrarlo con le sue opere, ma i ciechi non potevano vedere. Si sono aggiunti molti altri ciechi lungo i secoli che si rifiutano di considerare i suoi miracoli e quanto hanno compiuto di grandioso i Santi nel Nome di Cristo. 

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 12,44-50)
In quel tempo, Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell'ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Chi vede me, vede colui che mi ha mandato
Gesù chiude il suo insegnamento nel Discorso della Montagna dichiarando solennemente che Lui riconoscerà come suoi discepoli e accoglierà nel regno eterno del Padre solo coloro che avranno ascoltato le sue Parole e le avranno osservate, mettendole in pratica con perfetta e ininterrotta obbedienza. La salvezza eterna è dall'obbedienza alla sua Parola. Non vi sono sulla terra altre Parole di vita eterna.
Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?. Ma allora io dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande» (Mt 7,21-27).
Poiché noi oggi diciamo che la vita eterna è data a tutti dal Padre e che tutti saremo accolti nel suo Paradiso, avendo noi anche dichiarato la non esistenza dell'inferno o della perdizione eterna, dobbiamo necessariamente concludere che le Parole di Gesù non servono per la vita eterna. Ma se non servono per la vita eterna, a cosa servono? Se l'empio e il giusto avranno lo stesso dono, se il Crocifisso e i crocifissori saranno, senza alcuna conversione e pentimento da parte di questi ultimi, seduti alla stessa mensa del cielo, le Parole di Cristo si rivelano mentitrici e ingannatrici. A che serve obbligare e obbligarsi all'obbedienza, se a nulla serve quanto alla vita eterna?
Nel Vangelo secondo Giovanni, Gesù conclude la sua vita pubblica affermando una solenne verità che rende ragione del perché occorre obbligarsi ad ogni sua Parola. Quanto Lui dice non è Parola sua, ma del Padre. Quanto Lui ha insegnato è insegnamento del Padre. Lui nulla ha messo di suo, neanche una sola virgola o un solo trattino. Ora è giusto che ognuno di noi si chieda: nel mio insegnamento, poiché sono discepolo del Signore, quanto viene dal mio cuore e quanto dal cuore di Cristo Gesù? Posso con infallibile certezza ripetere, attestare, confessare la stessa verità di Cristo Signore? Nulla è venuto da me, tutto è riferito nel nome del mio Maestro?
Se osserviamo bene, tra la Parola del Padre dell'Antico Testamento e quella di Gesù nel Nuovo Testamento non esiste alcuna contraddizione, alcun contrasto, alcuna contrapposizione, alcuna negazione. Gesù porta a compimento, ma non abolisce, non demolisce, non tradisce, non trasforma, non cambia, non abroga. Tra Gesù e moltissimi suoi discepoli oggi vi è sostanziale non differenza, ma contrapposizione, negazione, alterazione, modifica sostanziale di Parola. Gesù dice una cosa e i suoi discepoli dicono l'esatto contrario. Di sicuro vi è qualcosa che non funziona, tanto da spingerci a chiedere loro: voi, discepoli di Gesù, che attestate l'opposto di quanto dice il nostro Maestro, su quale fondamento eterno date verità alle vostre parole?
Madre di Dio, Angeli, Santi, fateci un solo pensiero e una sola verità con Cristo Gesù.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 11,25-30)
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Lo Spirito Santo ha ispirato questa sequenza con queste parole, dal versetto 25 in poi, che sono ardenti e appassionate rivolte al Padre, per ringraziarlo dei "piccoli" che aveva trovato nella sua missione. Troviamo nel Vangelo l'unione di una desolante osservazione di Gesù dinanzi alle città corrotte, un'umanità che Lo rifiutava e disprezzava, che si dirige inesorabilmente verso la perdizione, alla consolante realtà di tutto un popolo di "piccoli", "affaticati e oppressi".
Oltre l'esaltazione del Padre, Gesù si rivolge all'umanità e mostra l'infinita bontà del suo Cuore, la sua disponibilità ad aiutare tutti, nessuno escluso. I versetti dal 25 al 30 li divido in due sezioni, come due sono le direzioni della lode e del richiamo:
1) Ti rendo lode, Padre, Signore del Cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
2) Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e Io vi darò ristoro.
La prima parte è una lode rivolta al Padre, non era comunque la prima volta che il Figlio manifestava tutto il suo Amore a Colui che Lo aveva inviato in mezzo a noi. Gesù godeva ininterrottamente della visione beatifica e fruiva del gaudio del Paradiso perché vedeva Dio direttamente, non c'era e non poteva esserci un solo istante di non comunione con il Padre.
In questo ringraziamento al Padre coinvolge i "piccoli", esprime la sua gioia per le rivelazioni di Dio agli umili e ai buoni.
A questa lode Gesù aggancia l'invito rivolto all'umanità di ricorrere a Lui per trovare ristoro, la pace, la forza per proseguire nella verità e non più nella corruzione. "Venite a me Io vi darò ristoro".
Questa seconda parte è quella che dobbiamo esaminare meglio, perché solo attuando la seconda parte si può godere delle rivelazioni enunciate da Gesù nella prima parte. "Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli".
Solo i buoni e i veri seguaci del Vangelo ricevono la Luce dello Spirito Santo e con i suoi doni vivono una straordinaria spiritualità.
Quindi, dobbiamo diventare "piccoli", questa chiamata alla piccolezza è rivolta indistintamente a tutti, inoltre più si ricoprono incarichi ecclesiali prestigiosi, maggiormente deve evidenziarsi la piccolezza del Vangelo. I segni dei "piccoli" come l'intende il Signore, sono l'umiltà, la mitezza, la bontà, la verità, la giustizia, la gioia, la pazienza, la fedeltà piena alla Parola di Dio.
Queste caratteristiche si riscontrano nei "piccoli", quindi per riconoscere i "piccoli" del Vangelo bisogna vedere queste virtù.
Il dono massimo, insuperabile, la grandezza dell'amore di Gesù per alcune creature umane è la sua volontà di rivelare il Padre ad esse.
Sono coloro che rispondono senza condizione alla volontà di Dio, e Gesù li farà suoi e li trasfigurerà, diventeranno membra del suo Corpo, parte di sé. Gli "affaticati e oppressi" devono vedere in Lui il modello di mitezza e di umiltà di Cuore.
Veniamo adesso alla frase che non trova spiegazioni in molti casi. "Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero".
Il giogo è un dispositivo, concepito fin dall'antichità per la trazione animale, che, applicato alla parte anteriore del corpo di uno o più animali da tiro, ne permette la sottomissione. Si tratta di un attrezzo in legno, con accessori in metallo e in cuoio, in forma di barra trasversale sagomata applicato al collo degli animali.
Il giogo di Gesù che dobbiamo prendere è il suo Vangelo, non ci vuole dare pesi insopportabili da portare o da trainare a causa della stanchezza. Il Signore è venuto per darci ristoro, sollevarci dall'affanno e dall'oppressione delle sofferenze e di una società senza Dio.
Non viene a dirci di sovraccaricarci, invita prima ad abbandonare i pesi insostenibili dei vizi e dei peccati, sono questi pesi brutali a deformare l'anima e a trasformare il volto di rabbia, odio, sregolatezza.
È impossibile prendere su di noi il dolce carico del Vangelo di Gesù senza l'abbandono della vita corrotta, solo dopo questa decisione il Signore ci dona una forza soprannaturale superiore alle sofferenze e trasforma il dolore in gioia.
Gesù ha preso su di sé i nostri peccati, tutto il male di uomini e donne di tutti i tempi. L'esempio del Signore è unico.
Ma noi che Lo seguiamo, siamo in grado di alleggerire gli altri dei loro pesi?
Gesù è venuto a liberare gli uomini dai pesi più gravosi, prendendoli su di sé. Se vogliamo imitare Gesù senza sopraccaricarci di altri pesi, quantomeno possiamo evitare di scaricare preoccupazioni inutili sugli altri, aiutandoli invece a portare quelle che hanno.
Se è possibile, li sosterremo nei loro impegni, nei doveri che la vita comporta, nella stima da manifestare, portando sollievo e serenità, consapevoli però di non fare mai abbastanza. Con la nostra vicinanza a chi soffre, alleggeriamo i loro pesi soprattutto per mezzo della preghiera che si recita con fervore ogni giorno.
Alleggerire gli altri sempre nella verità, senza dire menzogne e difese false. Non si aiuta così chi sbaglia, si copre stupidamente.
Gesù sceglie nei vari periodi della storia tanti Santi come Santa Caterina da Siena San Pio e San Giovanni Paolo, che prendono letteralmente i pesi degli altri e li espiano con una vita eroica, con rinunce incredibili, continue preghiere anche notturne, rinnegamenti continui, penitenze e digiuni per ottenere miracoli dal Cuore di Gesù per intercessione della Vergine Maria.
Se incontrate nella vita qualcuno che prega e si sacrifica per voi, ringraziate la Madonna e pregate sempre per chi vive per voi.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 14,1-6)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: "Vado a prepararvi un posto"? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Sorprende la domanda di Tommaso dopo avere ascoltato per tre anni gli insegnamenti di Gesù: "Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?". Una domanda che trova sicuramente comprensione per la sua mancata assimilazione della nuova dottrina rivelata dal Signore.
Anche Tommaso, o forse soprattutto Tommaso, non poteva in così poco tempo comprendere la rivelazione del Messia, già era tanto averlo accolto, seguito, e avere obbedito alle sue parole. Di più non riusciva a fare, anche per la poca disponibilità a mettersi in discussione e a lasciarsi prendere dalla Parola rivelata dal Figlio di Dio.
Lui aveva bisogno di tempo per elaborare tutto quello che era avvenuto in quei tre anni più intensi della sua e della vita degli Apostoli.
Però ognuno di noi è aiutato da duemila anni di storia del Cristianesimo e può conoscere le meraviglie compiute da Gesù, raccontate da milioni di scrittori e di omelie che i grandi Santi predicavano nelle piazze affollate e nelle Chiese. Omelie raccolte e negli ultimi secoli pubblicate per la nostra formazione e anche gioia.
Solo Tommaso pone questa domanda che lascia Gesù amareggiato, forse anche nei cuori degli altri dieci c'era l'incertezza del luogo e di come ricongiungersi dopo avere ascoltato queste parole: "Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono Io siate anche voi. E del luogo dove Io vado, conoscete la via".
Se escludiamo Giuda a cui non importava più nulla del Figlio di Dio perché aveva preparato un suo piano solitario che lo porterà all'impiccagione, gli altri undici sono più o meno sorpresi, però tutti tranne Tommaso si fidano del Signore e la sua Parola è già sufficiente.
Il dubbio manifestato da Tommaso è grave ma Gesù lo perdona, però nella prima apparizione agli Apostoli mancherà proprio Tommaso, considerato da Gesù ancora non degno di vederlo insieme agli altri. Dovrà compiere sforzi personali, dovrà riflettere sulle parole degli altri, pieni di gioia per la conferma arrivata dalla visione del Maestro.
Non è grave se un dubbio sulla Parola di Dio arriva alla mente, lo è quando lo accogliamo e dubitiamo con lucida convinzione. La mancanza di Fede è rivolta in ultima analisi al Signore, ogni dubbio su qualcosa presente nel Vangelo è indirizzato a Colui che lo ha rivelato.
Chi rimane nel dubbio non solo non crescerà mai interiormente, ma cadrà di continuo e arriverà a non pregare più o a farfugliare le preghiere. Quindi, qui trionfa la mancanza di fiducia in Gesù, anche se non espressa o non ravvisata lucidamente. Ma l'anima che ha assorbito anche un solo dubbio, è spiritualmente come atrofizzata.
I Dodici dovevano rimanere tranquilli e pieni di gioia ascoltando le parole di Gesù, non solo per milioni di prove che Egli aveva dato nei tre anni di vita comune, anche per le parole introduttive che dice prima di affermare che andava e ritornava e che loro conoscevano la via.
All'inizio afferma: "Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate Fede in Dio e abbiate Fede anche in me". Già queste parole sono straordinariamente sufficienti per abbandonarsi e credere che nulla è impossibile a Gesù e che Lui mantiene sempre le sue promesse.
Invece Tommaso non comprese perché si era applicato poco agli insegnamenti di Gesù. 
Se noi ci fidiamo poco di Gesù, ci comportiamo da perfetti estranei e Lui non ascolta le nostre biascicate preghiere. Non le può ascoltare perché la condizione è la Fede in Lui, credere che Lui è veramente Dio e tutto quello che ha rivelato nel Vangelo è autenticamente Divino!
Quindi dobbiamo conoscere bene la Santissima Umanità di Cristo, meditando con attenzione il Vangelo. Dobbiamo riprodurre la Vita di Cristo nella nostra vita. Ma ciò non è possibile se non attraverso la conoscenza di Cristo, che si acquista leggendo e rileggendo la Sacra Scrittura e meditandola assiduamente nella preghiera.
Non è sufficiente avere un'idea generica dello Spirito di Gesù; bisogna imparare da Lui dettagli e atteggiamenti. E, soprattutto, bisogna contemplare il suo passaggio sulla terra, le sue orme, per trarne forza, luce, serenità, pace.
Quando si ama una persona si desidera sapere anche i minimi particolari della sua esistenza, del suo carattere, per avvicinarsi il più possibile a lei. Per questo dobbiamo meditare la storia di Gesù, dalla nascita nel Presepe fino alla Morte e alla Risurrezione.
Per leggere e meditare il Santo Vangelo con profitto dobbiamo farlo con Fede, sapendo che contiene la Verità salvifica, senza alcun errore.
Vogliamo identificarci con il Signore, perché la nostra vita, che si svolge tra varie attività, sia un riflesso della sua!

TSTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 13,54-58)
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi. Parola del Signore. 

RIFLESSIONI
La reazione della gente di Nazaret a proposito della sapienza di Gesù fa pensare al capitolo del Siracide, che contrappone il lavoro manuale e la legge. La gente del popolo (operai, contadini) dice il Siracide, mette tutta la sua attenzione nelle cose materiali; lo scriba invece ha pensieri profondi, cerca le cose importanti e può essere consultato per il buon andamento della città.
La gente di Nazaret si domanda: "Da dove mai viene a costui questa sapienza? Non è il figlio del carpentiere?", che non ha studiato e non può avere cultura?
È chiaro: la sapienza di Gesù è sapienza divina ed egli ha insistito varie volte sul mistero di Dio che viene rivelato ai piccoli, ai semplici e nascosto ai sapienti ed ha criticato gli scribi "che dicono e non fanno".
D'altra parte il Vangelo insiste anche sulla parola: è necessario accogliere la parola di Dio E soltanto se ispirato alla parola di Dio il lavoro vale. "Tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre".
"Tutto quello che fate", siano lavori materiali, siano discorsi. Il Vangelo inculca il servizio sincero, umile, la disponibilità nella carità, per essere uniti a Gesù, figlio del carpentiere, che ha dichiarato di essere venuto a servire.
La vera dignità consiste nel servizio dei fratelli, secondo le proprie capacità, in unione con Gesù, Figlio di Dio.
Verifichiamo la nostra scala di valori, per renderla sempre più aderente ai pensieri di Dio.