XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO L’ASSUNZIONE E SETTIMANA ANNO B. IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO. IL VANGELO NEL 21° SECOLO.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 1,39-56)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. Parola del Signore.

***

MARIA E' LA DONNA SAGGIA E' PERFETTA CHE PIACQUE ALL'ALTISSIMO.

CHE LO SPIRITO SANTO IN'ONDO' DELLA SUA GRAZIA.

CHE GESU' RIEPI' DI SE', RICOLMO' DEL SUO AMORE E PORTO' NELLA GLORIA DEL PADRE.

CHE TUTTE LE GENERAZIONI ANNO CHAMATA, CHIAMANO E CHIAMERANNO BEATA

PERCHE' COLUI CHE E' POTENTE HA FATTO IN LEI GRANDI COSE E SANTO E' IL SUO NOME.

RIFLESSIONI
Questa solennità ci ricorda che tutti siamo chiamati alla gloria eterna e che sono le nostre scelte a determinare il nostro futuro. La nostra vita vissuta in comunione con Gesù assimila il suo Spirito Divino e diventa sempre più bella, importante ai suoi occhi, sicuramente guarita dalle ferite morali e dai cattivi ricordi, guarita anche dalle malattie spirituali e fisiche.
L'Immacolata durante la vita terrena fu esente da ogni malattia fisica, ed è suo grande desiderio vederci guariti dalle malattie, ma dobbiamo meritare le Grazie ed anche i miracoli impossibili, come avvengono in tantissime parti del mondo. La Madonna ci dice che possiamo ricevere tutte le Grazie tramite la sua benedizione.
L'Assunzione al Cielo è il premio che Maria di Nazaret meritò abbondantemente, è stata l'unica Creatura ad avere aderito perfettamente alla Volontà di Dio, ad essere Madre di Dio, dopo essersi trovata per speciale Grazie della Santissima Trinità, Immacolata fin dal suo concepimento.
Questa prerogativa è stata unica per una sola Creatura, chiamata a portare nel suo grembo il Figlio eterno del Padre, diventarne la Madre e accudirlo con un Amore che sfiorava l'infinito. Infatti infinito era il Figlio, occorreva un Amore proporzionato nel prendersi cura di Lui, piccino e bisognoso di ogni cura materna.
La stessa cura la Madonna vuole prenderla verso ognuno di noi, solo che noi siamo esseri umani con tante miserie e fuggiamo dal suo abbraccio materno, non ci lasciamo avvolgere dalla sua Luce, non riusciamo ad assorbire il suo Spirito che trasforma e rende migliori.
In moltissimi cristiani è assente la meditazione di libri spirituali, a cominciare dal Vangelo, ma sono incalcolabili i buoni libri che infondono tanto fervore e spingono a vivere la Parola di Dio con maggiore determinazione.
Nel Vangelo di oggi, per esempio, possiamo cogliere tanti spunti importanti per imitare la Madonna e crescere nella Fede.
Non dimentichiamo che la Fede è come una bella e rara pianta, è indispensabile curarla con attenzione e premura. Bisogna togliere le erbacce che spuntano e sono le debolezze umane insieme alle tentazioni, ed innaffiarla ogni giorno con la preghiera e i Sacramenti.
Le buone opere sono determinanti, in queste mostriamo alla Madonna se vogliamo imitarla e se cerchiamo il suo aiuto. Non si può condurre una vita dissipata e poi cercare le Grazie speciali, o pretendere di risolvere problematiche difficili.
Nel Vangelo di oggi, dopo la meraviglia di Elisabetta nel trovarsi davanti «la Madre del mio Signore», emerge la carità soprannaturale della Vergine Maria. «Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda».
La premura della Madonna ci dice che non dobbiamo preoccuparci solamente delle nostre cose e che gli altri che soffrono per varie ragioni hanno necessità della nostra vicinanza. Tranne i casi in cui la vicinanza verso qualcuno è dannosa e che a causa delle sue stranezze ci rende la vita un inferno, dobbiamo donare sempre amore a tutti, fare del bene anche ai nostri nemici.
Alle parole ispirate di Elisabetta alla cugina Maria, la mite Fanciulla di Nazaret risponde con quel cantico di lode all'Altissimo e svela tutta la sua adorazione a quel Padre che ama ogni sua creatura, che non si dimentica di nessuno e vuole esaudire ogni richiesta espressa con amore.
Nel Magnificat troviamo il testamento spirituale dell'Immacolata.
Oggi Ella sale al Cielo in Anima e Corpo, accompagnata da miriadi di Arcangeli e di Angeli, accolta e abbracciata da suo Figlio Gesù, per coronarla Regina dell'Universo, donandole il posto e il ruolo di Mediatrice e Avvocata dell'umanità.
In Cielo abbiamo una Madre che ci difende innanzitutto da noi stessi... ovviamente se ricorriamo a Lei e Le chiediamo di cambiare la nostra vita, di farci perdere la vecchia e malata mentalità. Ella ci vuole guarire da tutti i mali spirituali e fisici, lo sanno bene tutti quelli che hanno pregato e pregano la Madre di Dio e rinascono a vita nuova.
Molti cristiani invece non vogliono rinascere nel Cuore della Madonna per diventare veri seguaci di Gesù e muoiono spiritualmente.
Questa solennità ci dice che il corpo è tempio dello Spirito Santo e disprezzarlo con abusi e trasgressioni comporta un continuo allontanamento da Gesù, si perde la sua Grazia e si scivola giorno dopo giorno in una vita confusa, orgogliosa, arrogante e menefreghista.
La Madonna è sempre pronta ad accogliere i peccatori pentiti, soprattutto ad aiutare i suoi devoti che cadono e si rialzano subito!

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 19,16-22)
In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?».
Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Dopo aver benedetto alcuni bambini Gesù partì dal luogo dov'era, e mentre era per strada gli si avvicinò un giovane che, gettandosi in ginocchio, gli domandò: "Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?". Una domanda legittima e a prima vista spirituale, poi arrivava anche da un giovane, quindi c'erano segnali di una conversione.
Apparentemente si può avere una opinione ma noi non dobbiamo fermarci mai all'apparenza o alle parole dette in scioltezza.
È opportuno avere una maggiore conoscenza di una persona, senza nutrire pregiudizi o formarsi un'idea troppo ottimistica. La prudenza non è mai abbastanza nelle relazioni amichevole, nelle conoscenze, nel linguaggio e nelle azioni. Naturalmente e senza pregiudizi una persona può formarsi mentalmente una idea della persona che ha davanti, con cui lavora e senza cadere nel giudizio.
Non c'è la necessità di arrivare al giudizio quando si ascoltano dai familiari o dai conoscenti parole cattive o si vedono azioni sbagliate.
È quella persona a fornire i dati della sua spiritualità, presente o assente, buona o deviata.
Ascoltando le parole del giovane che si inginocchiò davanti a Gesù, qualsiasi persona lo avrebbe ammirato, apprezzato, considerato quasi perfetto. L'errore si trova nell'avventatezza del giudizio, infatti ciò che guida è quanto si ascolta o si vede.
Oltre la naturale imperfezione dell'opinione umana, và considerato anche in che modo si esprime la persona che parla o opera. È sincera o falsa? Ha un atteggiamento spontaneo improntato all'inganno e a mostrare ciò che non è realmente? Ma non possiamo giudicare senza prove, quindi bisogna attendere i frutti buoni o cattivi, le opere che compie.
Nessuno di voi che legge deve però cadere nel panico se alle volte maschera qualche cosa o non sempre è sincero/a. Nessun Santo è nato tale, per tutti c'è un cammino di conversione e di santificazione personale da compiere. Il cammino è difficoltoso, lo sappiamo, senza la Grazia di Dio diventa addirittura impossibile proseguire nella Via del Vangelo.
È importante sforzarsi di purificare la mente, c'è una lotta da compiere contro i pensieri di giudizio e altri che non sono buoni. È una lotta gioiosa perché compiuta nella preghiera, inoltre Gesù e la Madonna intervengono sempre quando si invocano.
Il Vangelo ci mette dinanzi una verità indispensabile per vivere nella Grazia di Dio e ricevere aiuti nei pericoli e nelle malattie: "Osserva i Comandamenti". Questo disse Gesù al giovane ricco pieno di fervore non autentico, era come esaltato dall'idea della salvezza eterna, sganciata però dai mezzi per conseguirla.
Gesù vide subito che la richiesta espressa era buona ma l'intenzione bisognava purificarla. A lui fece una proposta particolare e che non riguarda chi vive in famiglia e non è un Consacrato: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel Cielo; e vieni! Seguimi!".
Gesù chiedeva una prova al giovane sulla richiesta fatta, lo metteva alla prova per mostrargli qual era la sua reale convinzione.
Quindi, non sempre quando si parla o si prega c'è una autentica convinzione. Spesso non si fa in malafede, c'è un trasporto naturale.
"Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze".
Il giovane passò dall'euforica esaltazione alla tristezza, perché non aveva ottenuto quanto era convinto di ottenere.
Gesù non si riferisce solamente alle ricchezze economiche, ci sono ricchezze che in realtà sono debolezze, frutti scaturiti dai cattivi comportamenti e dalla ripetizione dei vizi. C'è anche la ricchezza dell'orgoglio e della superbia. Con l'esame di coscienza ognuno scopre queste debolezze ed inizia a lottarle, si impegna per eliminare questi sentimenti negativi che fanno stare molto male.
Non c'è vera gioia quando si pensa o si parla per danneggiare gli altri. L'anima è triste e c'è molta agitazione.
Gioiscono invece quanti non pensano male e dicono bene di tutti.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 19,23-30)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Allora, chi può essere salvato?
L'uomo ricco per dei miseri beni effimeri, di un istante, rifiuta il grande bene eterno. Le parole di Gesù sono ritenute dai discepoli senz'appello: In verità io vi dico. Difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio. Anzi, essi le estendono ad ogni uomo: Allora, chi può essere salvato? La risposta di Gesù è ancora più sorprendente: Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile. Il discorso di Gesù è limpido. Le ricchezze imprigionano il cuore. Se in un primo momento esso è onesto e santo, a poco a poco inizierà a divenire disonesto e malvagio. Nella disonestà e malvagità del cuore non c'è salvezza eterna.
Dalla malvagità e disonestà si può tornare indietro? Ci si può convertire? Ci si può pentire e iniziare una nuova vita? Gesù attesta che si può. Non però con le forze dell'uomo, ma con la potente grazia di Dio. Il Signore però non sempre agisce in modo diretto. Normalmente agisce per via indiretta, attraverso i suoi ministri. Spetta ad essi liberare i cuori dagli affanni della ricchezza, perché si dedichino al servizio di Dio, nella verità, nella giustizia, nella grande carità e se è richiesto, anche nella grande rinunzia. Accanto a Gesù troviamo uomini ricchi e facoltosi. Vi sono donne che assistono il Maestro e i discepoli con i loro beni. Gesù stesso ha convertito Levi e Zaccheo. Lazzaro e le due sorelle, Giuseppe di Arimatea, Nicodemo erano persone non povere.
Il principio teologico che necessariamente va messo in luce esige che si dica che la salvezza è il frutto della grazia di Cristo e della grazia del Corpo di Cristo che è la Chiesa. Se la Chiesa, come Cristo Gesù, produce grazia, con essa il Padre celeste potrà convertire molti cuori. Se invece essa non produce alcuna grazia, non speri che qualcuno si possa convertire, né ricco e né povero, perché anche la salvezza del povero è il frutto della grazia del Corpo di Cristo che è la sua Chiesa. Allora è giusto che ognuno si chieda: Ma io, parte del Corpo di Cristo, sua Chiesa, cammino di verità in verità, di grazia in grazia, di sapienza in sapienza, divengo ogni giorno più grande fiume di salvezza per i miei fratelli? Se non sono fiume di grazia, nessuno per me si convertirà e l'uomo rimane imprigionato nella sua miseria spirituale, indipendentemente che sia ricco o povero, dotto o non dotto, potente o debole, facoltoso o misero.
Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi.
Pietro e gli altri hanno lasciato tutto per seguire Gesù. Cosa riceveranno loro in cambio? La risposta Gesù l'ha già data nell'invito fatto all'uomo ricco: Avrai un tesoro nei cieli. Raggiungerai la più alta perfezione. Ora il Maestro vi aggiunge altre due ricompense: Nei cieli siederanno su dodici troni a giudicare le tribù di Israele. Saranno messi sopra tutti gli altri. Sulla terra avranno cento volte quanto hanno lasciato". Nulla mancherà in vita sulla terra e nulla mancherà in gloria nei cieli. Sulla terra la loro vita sarà sopra ogni altra vita. Nei cieli la loro gloria sarà sopra ogni altra gloria. Sono messi in alto, sopra tutti, sulla terra e nei cieli. L'uomo dona il suo niente terreno a Dio, Dio gli dona il suo tutto eterno. Chi guadagna è l'uomo. Riceve il tutto sulla terra e nei cieli.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci dono totale a Cristo Gesù.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 20,1-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: "Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò". Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?". Gli risposero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata". Ed egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna".
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi". Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: "Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo".
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?".
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Non posso fare delle mie cose quello che voglio?
Le regole del regno dei cieli non sono stabilite dall'uomo. A nessun uomo è stato dato questo potere. Esse sono tutte date dal Signore, da Dio e da nessun altro. Non solo vengono dal cielo, ma sono anche immodificabili in eterno. Anche le modalità della loro applicazione nel tempo, lungo il corso dei secoli, deve venire dallo Spirito Santo. Nello Spirito le regole si conoscono, nello Spirito si insegnano, nello Spirito si applicano. Chi è senza lo Spirito del Signore, nel quale è obbligato a crescere di giorno in giorno, sempre sostituirà la volontà di Dio con la propria e le regole divine con precetti umani. È questo il rimprovero che il Signore rivolge al suo popolo per mezzo di Isaia. Ripreso tutto da Cristo Gesù e rivolto agli scribi e ai farisei che sempre lo contrastavano.
Dice il Signore: «Poiché questo popolo si avvicina a me solo con la sua bocca e mi onora con le sue labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e la venerazione che ha verso di me è un imparaticcio di precetti umani, perciò, eccomi, continuerò a operare meraviglie e prodigi con questo popolo; perirà la sapienza dei suoi sapienti e si eclisserà l'intelligenza dei suoi intelligenti». Guai a quanti vogliono sottrarsi alla vista del Signore per dissimulare i loro piani, a coloro che agiscono nelle tenebre, dicendo: «Chi ci vede? Chi ci conosce?». Che perversità! Forse che il vasaio è stimato pari alla creta? Un oggetto può dire del suo autore: «Non mi ha fatto lui»? E un vaso può dire del vasaio: «Non capisce»? Certo, ancora un po' e il Libano si cambierà in un frutteto e il frutteto sarà considerato una selva. Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro; liberati dall'oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno. Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo d'Israele. Perché il tiranno non sarà più, sparirà l'arrogante, saranno eliminati quanti tramano iniquità, quanti con la parola rendono colpevoli gli altri, quanti alla porta tendono tranelli al giudice e rovinano il giusto per un nulla (Is 29,13-21).
La prima regola del regno dei cieli vuole che in esso si entri per chiamata. Tutta la storia della salvezza da Noè fino a Cristo Gesù è per chiamata. Tutta la vita di Gesù fu una missione per chiamare. Tutta la storia della Chiesa deve trasformarsi in un andare per il mondo a chiamare perché si entri nel regno di Dio. Se la Chiesa non chiama, il regno muore ed essa stessa muore. Essa esiste per chiamare sempre. Chiama, è Chiesa di Cristo Gesù. Non chiama, non è Chiesa di Gesù Signore. La missione è essenza della vita di Cristo, deve essere essenza della vita della Chiesa.
La seconda regola del regno annunzia l'insindacabile azione del Signore nel retribuire coloro che hanno accolto l'invito e sono andati a lavorare nella sua vigna. La volontà di Dio nel dare ministeri, carismi, responsabilità, missioni particolari, retribuzione finale è solo dalla sua eterna sapienza. La mente umana mai potrà entrare in questo mistero.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, insegnateci le regole del regno.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,1-14)
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti e ai farisei e disse: «Il Regno dei Cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: "Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!". Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze". Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?". Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti". Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Molti sono chiamati, ma pochi eletti
L'invito alla festa di nozze per il figlio è un dono di grazia, è anche segno di grande stima, amore. Il re mi ha preso in considerazione. Avrebbe potuto non pensarmi e invece mi ha pensato. Mi ha invitato a partecipare alla festa da Lui preparata per il figlio suo. In verità Dio sempre stima l'uomo. Lo ha fatto a sua immagine e somiglianza. Nessuna creatura è così grande nel suo universo. In questa creatura il Figlio suo si è incarnato, divenendo con essa una cosa sola, una sola vita. Vi è grandezza più alta di questa? Con la sua risurrezione, ha trasformato la nostra materia in purissima luce, rivestendola di gloria, immortalità, splendore divino. Dio ama l'uomo. Si è fatto Lui stesso uomo nel suo Figlio Unigenito. Questo l'onore che Dio nutre per noi.
Quale la nostra risposta? Le cose della terra hanno il sopravvento sul suo amore, sulla sua stima, sul suo onore. Un campo, dei buoi, affari vari hanno la prevalenza. Altri fanno ancora peggio: insultano, percuotono, uccidono i servi mandati dal re. Neanche vogliono sentire parlare di invito. Al disinteresse dei primi rispondono con animo cattivo, malvagio, crudele. Il re non può non indignarsi. Interviene e punisce gli assassini dei suoi servi. Essendo questa una parabola, urge andare oltre ogni senso letterale e fermarsi a quello spirituale. Il re si indigna. Lui è re di giustizia. Non può permettere che nel suo regno ognuno agisca a suo piacimento. Ognuno deve sapere che a suo tempo verrà per lui l'ora del rendimento dei conti per tutto il male operato.
È l'errore, la falsità, la menzogna che sta distruggendo oggi il mondo. Ognuno pensa di poter fare quello che vuole. Tutti devono però sapere che verrà l'ora del rendimento dei conti. In quest'ora tremenda e spaventosa, ognuno sarà trattato secondo le sue opere e la punizione è eterna. Ma anche nel tempo il Signore viene per operare il suo giusto giudizio. Le modalità sono arcane e misteriose. Ma lui di certo viene. Nessuno si illuda di poter fare impunemente il male. Vi è un momento in cui il Signore domanda ragione. Il suo giudizio è infallibile. Tutti voi che predicate la sola misericordia di Dio, sappiate che siete falsi profeti. Non amate i vostri fratelli. Li preparate per il giorno della strage. Della loro morte però siete responsabili a causa della vostra falsa dottrina su Dio.
La misericordia del Signore è universale e tutti chiama alle nozze del figlio, nessuno dovrà essere lasciato fuori. Alla misericordia di Dio deve sempre corrispondere l'onore e la stima del chiamato verso il suo re. Mai ci si presenta nella sala del convito indecentemente vestiti, come se si andasse al mercato. Nella sala si deve entrare convenientemente vestiti, con l'abito da nozze. Questo vale per ogni uomo. Nella casa di Dio si deve entrare vestiti con l'abito della conversione, del pentimento, nello stato di grazia. Anche quando andremo nell'eternità, o vi entreremo vestiti con l'abito della grazia e saremo accolti nel Cielo di Dio, o altrimenti con l'abito del peccato saremo scaraventati fuori, nel buio eterno, dove sarà pianto e stridore di denti.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, rivestiteci dell'abito nuziale.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 22,34-40)
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Quanto illuminante è la risposta di Gesù al dottore della legge che l'interrogava su quale fosse il più grande comandamento! Quanto è entusiasmante questa risposta! Il più grande comandamento infatti è quello dell'amore: "Amerai il Signore Dio tuo; amerai il prossimo tuo". In proposito possiamo notare alcune cose sorprendenti.
La prima è che Gesù non ha scelto un comandamento del Decalogo, uno dei dieci comandamenti. Eppure sarebbe sembrato più normale: secondo la Bibbia i dieci comandamenti sono stati rivelati da Dio stesso, anzi incisi da lui sulle due tavole di pietra; non sono forse i più importanti? Eppure Gesù non ha citato nessuno di essi, ma ha scelto un brano del Deuteronomio e un altro del Levitico. Perché?
Lo possiamo indovinare se riflettiamo sulla natura dei dieci comandamenti. Sono per lo più una serie di divieti: Non rubare; non uccidere; non testimoniare il falso; non avere cupidigia...; o anche precetti, ma ristretti: Osserva il sabato; onora i genitori... Esprimono le condizioni necessarie per non uscire dalla relazione con Dio.
Invece Gesù ha scelto precetti positivi, dinamici, che ci lanciano avanti: "Amerai con tutto il cuore". Chi avrà mai finito di progredire in questa direzione, chi raggiungerà questa meta? "Amerai con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta la mente". Amare il prossimo senza limiti... La parabola del buon Samaritano ci mostra in che modo Gesù intendeva il prossimo: ciascuno deve farsi prossimo a tutti i bisognosi che incontra.
Un'altra cosa sorprendente è che la domanda concerneva un solo comandamento: "il più grande" e nella sua risposta invece Gesù ne ha aggiunto un secondo:
"Amerai il tuo prossimo". E, cosa più sorprendente ancora, Gesù dichiara che "il secondo è simile al primo". Chi avrebbe mai pensato questo? Noi li vediamo molto diversi, questi due comandamenti. "Amerai il Signore Dio tuo": Dio, la perfezione stessa, Dio pieno di amore, Dio che non ha nessun difetto si deve amare, è chiaro. Invece: "Amerai il prossimo tuo": uomini difettosi, miserabili, talvolta tanto sgradevoli e ostili... Come dire che il secondo comandamento è simile al primo? Eppure Gesù ha dichiarato questo. E tutto il Vangelo, tutto il Nuovo Testamento va in questo senso: l'amore del prossimo è inseparabile dall'amore che diamo a Dio; amando il prossimo, amiamo veramente Dio; non amando il prossimo, non possiamo pretendere di amare Dio. La corrente di amore che viene da Dio la dobbiamo accogliere in noi non passivamente, fermandola a noi stessi. Se facciamo così non riceviamo veramente l'amore di Dio. La dobbiamo invece ricevere in modo attivo, cioè non possiamo amare veramente Dio, se non accettiamo di amare con Dio, e quindi di amare tutti gli esseri, tutte le persone che Dio ama. Soltanto così siamo nell'amore di Dio, e l'amore di Dio in noi diventa perfetto, come dice san Giovanni.
Questa rivelazione evangelica definisce lo scopo di tutta la nostra vita. Non abbiamo altro programma, se siamo veramente cristiani: progredire nell'amore. Ciascuno deve trovare la forma di amore che corrisponde alla propria vocazione, non ci sono due forme identiche di progresso nell'amore; però siamo tutti uniti in questo stesso orientamento: amare. Non c'è altro comandamento. "Amerai il Signore... Amerai il tuo prossimo" Essere uniti nell'amore è l'ideale cristiano.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 23,1-12)
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati "rabbì" dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare "guide", perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Gesù, tanto misericordioso per i peccatori, si è mostrato severo per una sola specie di colpa: la superbia di chi si crede giusto. Perché? Perché gli altri peccati di per sé non chiudono l'anima all'amore misericordioso di Dio, anzi possono essere occasione di una più sincera apertura alla misericordia divina. I peccatori sanno di meritare i castighi di Dio e di aver bisogno di perdono; invece la superbia farisaica chiude l'anima e non consente alla grazia di penetrare. L'amore misericordioso di Dio si trova impotente di fronte all'uomo orgoglioso, che ritiene di non aver bisogno di perdono né di compassione e pretende di meritare solo ammirazione e onore.
Perciò Gesù critica quelli che fanno tutto "per essere ammirati dagli uomini", che amano posti d'onore, primi seggi, saluti... "Dio resiste ai superbi" dice il Libro dei Proverbi. E Dio deve resistere ai superbi, perché quando i doni di Dio vengono pervertiti dalla superbia, nel senso che invece di servire alla vita di carità servono soltanto a nutrire la vana compiacenza della persona in se stessa, non c'è altro rimedio se non la resistenza di Dio, per costringere la persona a rinunciare alla superbia. Per questa ragione Gesù insisteva tanto sull'umiltà, dicendo e ribadendo: "Chi si innalzerà sarà abbassato e chi abbasserà sarà innalzato". Lui stesso ha preso risolutamente la via dell'umiliazione, per insegnarci quale sia la strada per raggiungere autenticamente l'amore di Dio. Lui, che era di condizione divina, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce.
Chiediamo per intercessione di Maria, umile serva del Signore, la grazia dell'umiltà. E, per essere coerenti, dobbiamo anche cercare di rallegrarci quando ci arriva qualche umiliazione, che ci consente di essere più conformi a Cristo mite e umile di cuore.