IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO XXVIII DOMENICA E SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO B                  IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 10,17_30)
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre"».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà». Parola del Signore.

Forma breve

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 10, 17-27)
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre"».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Quest'uomo sembrava avere tutto. Egli era ricco e, in più, obbediva ai comandamenti divini. Si è rivolto a Gesù perché voleva anche la vita eterna, che desiderava fosse come una assicurazione a lunga scadenza, come quella che si ottiene da una grande ricchezza. Gesù aveva già annunciato che per salvare la propria vita bisognava essere disposti a perderla, cioè che per seguirlo occorreva rinnegare se stessi e portare la propria croce (Mc 8,34-35).
L'uomo era sincero e si guadagnò uno sguardo pieno d'amore da parte di Gesù: "Una sola cosa ti manca, decisiva per te. Rinuncia a possedere, investi nel tesoro del cielo, e il tuo cuore sarà libero e potrà seguirmi". Ma né lo sguardo né le parole di Gesù ebbero effetto. Quest'uomo, rattristato, certo, ha tuttavia preferito ritornare alla sicurezza che gli procurava la propria ricchezza. Non ha potuto o voluto capire che gli veniva offerto un bene incomparabilmente più prezioso e duraturo: l'amore di Cristo che comunica la pienezza di Dio (Ef 3,18-19). Paolo lo aveva capito bene quando scrisse: "Tutto ormai io reputo spazzatura, al fine di guadagnare Cristo... si tratta di conoscerlo e di provare la potenza della sua risurrezione..." (Fil 3,8-10).

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 11,29-32)
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona
Giona fu mandato dal Signore in Ninive per annunziare alla grande città che il giorno della sua distruzione era ormai imminente. Anche gli animali furono costretti al digiuno, al fine di ottenere dal Signore il perdono dei loro peccati. Così la città sarebbe stata risparmiata. Il Signore avrebbe visto la loro conversione e avrebbe perdonato il loro peccato. Cosa che in realtà è avvenuto. Anche per Ninive vale la parola della profezia: Io non voglio la morte del peccatore ma che si converta e viva.
Gesù ha compiuto segni, miracoli, prodigi di ogni genere, ben superiori a quelli operati da Mosè, da Elia, Eliseo, tutti gli altri inviati da Dio in mezzo al suo popolo. Qual è stata la risposta della Sua generazione? Non solo totale sordità, ma anche opposizione accanita che giunse fino alla condanna a morte per crocifissione.
La sordità dinanzi a Cristo Gesù, il Dio fattosi carne per la salvezza dell'uomo, rivela che il cuore ormai è perduto dietro l'idolatria. È questo il vero mistero dell'iniquità. Chiusura totale della mente e del cuore a Dio e ai suoi inviati. Del dono rifiutato siamo responsabili. Saremo giudicati nel giorno del giudizio anche per ogni grazia rifiutata.
Madre Purissima, Angeli, Santi, date al popolo di Dio lo Spirito della vera conversione.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 11,37-41)
In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l'esterno non ha forse fatto anche l'interno? Date piuttosto in elemosina quello che c'è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Il fariseo si meravigliò, ma a meravigliarsi del suo comportamento audace sono stati milioni di lettori per quanto ci narra il brano del Vangelo. Il fariseo ha agito con coraggio, senza preoccuparsi del giudizio altrui e questo è un merito per lui. Non ha avuto rispetto umano, nel senso che non ha considerato l'opinione dei conoscenti che avversavano Gesù.
Lo ha spinto un pensiero nobile, una convinzione che non era facile avere a quel tempo: egli nutriva una grande stima verso Gesù.
L'invito fu lanciato da lui mentre il Signore stava parlando, ed è stato un atto insopprimibile perché grande era il desiderio di ricevere Gesù a casa sua. Molte volte aveva immaginato questa possibilità e trovandosi davanti a Gesù non si trattenne e gli rivolse l'invito.
In questo il fariseo è stato degno di lode.
Non poteva immaginare la risposta favorevole del Signore, non aveva tenuto in conto che Gesù conosceva la più piccola fibra di ogni persona, anche di lui. Se l'invito era sincero, però Gesù non dimenticava che si trattava sempre di un fariseo, appartenente ad un gruppo di fanatici e di osservanti anche dei codicilli trasmessi oralmente.
La vita dei farisei trascorreva nei conflitti di ogni genere, essi erano testardi nell'osservare quelle tradizioni aggiunte alla Legge e pretendevano da tutti un'osservanza maniacale. Avevano perduto lo spirito della Legge per diventare schiavi di numerosi riti che venivano compiuti più che altro per un piacere umano.
Gesù rifiutava questi riti e li riteneva ipocriti, questo indica farisei.
Hanno svuotato di ogni significato la Legge trasmessa da Dio per osservare i loro riti umani.
I farisei manipolavano le Scritture e si possono chiamare i precursori dei modernisti, in tutti loro è presente la determinazione di affermare l'opinione personale senza curarsi dell'oltraggio compiuto verso le Scritture.
I farisei si consideravano perfetti e la loro valutazione si fermava esclusivamente all'esteriorità, non curavano la parte più nobile della persona: l'anima. Il loro impegno era rigoroso nell'osservare i riti umani ma rimanevano insensibili dinanzi alla Legge ebraica.
Sono simili ai modernisti dei nostri tempi, anche questi sono interessati all'esteriorità e non curano la vita spirituale, non si preoccupano di osservare il Vangelo e non temono il Giudizio di Dio. Una fede svuotata la loro, ma va bene così e non arrivano a capire la gravità del loro stato spirituale, neanche quando li visitano le sofferenze.
I modernisti sono pericolosi perché pretendono che gli altri facciano come loro e perseguitano coloro che vivono rettamente la Parola.
Lo stesso facevano i farisei, pretendevano che il popolo si sottomettesse alla loro guida e accogliesse i loro riti umani.
Era grande l'idea che ogni fariseo nutriva per sé.
«Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: "Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato"» (Lc 18,9-10.14).
In molte occasioni il Signore rivolse forti parole contro i farisei e con grande coraggio evidenziava i loro cattivi comportamenti.
"Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il Regno dei Cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci" (Mt 23,13).
"Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume" (Mt 23,27).
"Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti" (Mt 23,29).
La definizione che Gesù dava dei farisei era molto bassa, li vedeva come stolti, guide cieche e senza cuore. È tremenda questa condizione!
Ciò che volevano apparire non corrispondeva minimamente a ciò che erano interiormente. Per loro contava l'apparire, era una vita piena di contraddizioni e anche se si agitavano scompostamente, erano morti spiritualmente.
Questa società vive come i farisei, viene data una estrema importanza all'apparenza e non alla verità interiore, quanto vale la persona.
La vera spiritualità interiore la conoscono quelli che si decidono per il Signore e posseggono almeno il desiderio di piacergli. Lui non apprezza l'ipocrisia, non sa cosa farsene dei cristiani senza Fede. Siamo noi a stabilire chi vogliamo essere davanti a Gesù.
Non dobbiamo guardare come vivono i cristiani modernisti, noi abbiamo incontrato il Salvatore e non vogliamo più perderlo.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 11,42-46)
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l'amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!
Caricare la Parola di Dio, la Parola di Cristo Gesù di altre cose che non siano il frutto della purissima verità che è nella Parola, è peccato gravissimo non solo contro Dio, ma anche contro l'uomo. La purificazione della Parola da tutte le aggiunte dell'uomo è stata sempre opera dei profeti. Purificarla da ogni corpo estraneo è obbligo di tutti i ministri di essa. Ogni corpo estraneo in essa introdotto, la rende parola dell'uomo e non più Parola di Dio. Ogni corpo estraneo la rende pesante, insopportabile, amara.
Un vero ministro della Parola, un autentico amministratore dei misteri di Dio, non solo non aggiunge nulla alla Parola e nulla toglie, ma si impegna a purificarla da ogni corpo estraneo inserito in essa. Mai un illuminato ministro di Cristo confonderà tradizioni umane e dettato della Parola, del Vangelo. Chiamerà tradizione la tradizione e Vangelo il Vangelo, insegnerà il Vangelo, vivrà la tradizione ponendo attenzione perché la gente non si scandalizzi e rinneghi la Parola perché gli è stata tolta la tradizione. Le nostre battaglie sono tutte già perse quando si vuole distruggere la tradizione. Invece se a poco a poco iniziamo a mettere nei cuori la vera Parola del Signore, il cuore si illumina.
La vera Parola del Signore non si impianta in un giorno e neanche in un secolo. Essa va piantata ogni giorno. Spesso però - ed è questo il grande errore dei ministri della Parola - anziché piantare la Parola di Dio, di Cristo Gesù, il Vangelo, si pianta nei cuori solo misera parola dell'uomo, parola di convenienza, di opportunità, di circostanza. Questa parola non essendo di Dio, mai potrà elevare un cuore. Tutto è dal ministro della Parola. Per il suo ministero, il cuore può respirare di Dio, oppure si può inabissare in cose della terra, che non danno alcuna luce. Per il ministro della Parola si aprono le porte del cuore perché Dio entri, oppure si chiudono per sempre.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci la vera Parola di Gesù.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 10,1-9)
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio"». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

L'evangelista Luca può esserci particolarmente caro perché è l'evangelista della Madonna. Solo da lui ci sono state tramandate l'annunciazione, la visitazione, le scene del Natale, della presentazione al tempio di Gesù. E si può anche dire l'evangelista del cuore di Gesù, perché è Luca che ci rivela meglio la sua misericordia: è l'evangelista della parabola del figlio prodigo un tesoro che troviamo soltanto nel suo Vangelo, della dramma perduta e ritrovata. E' l'evangelista della carità: lui solo ci racconta la parabola del buon samaritano, e parla dell'amore di Gesù per i poveri con accenti più teneri degli altri: ci presenta il Signore che si commuove davanti al dolore della vedova di Nain; che accoglie la peccatrice in casa di Simone il fariseo con tanta delicatezza e le assicura il perdono di Dio; che accoglie Zaccheo con tanta bontà da cambiare il suo esoso cuore di pubblicano in un cuore pentito e generoso.
San Luca è dunque l'evangelista della fiducia, della pace, della gioia; in una parola possiamo dire che è l'evangelista dello Spirito Santo. Negli Atti degli Apostoli è lui che ha trovato la formula tanto cara alle comunità cristiane: "formare un cuor solo e un'anima sola", che è ripresa anche dall'orazione della Colletta di oggi:
"Signore Dio nostro, che hai scelto san Luca per rivelare al mondo il mistero della tua predilezione per i poveri, fa' che i cristiani formino un cuor solo e un'anima sola, e tutti i popoli vedano la tua salvezza". E la comunità siano messaggeri della carità di Cristo. Se non sono almeno due la carità non è possibile, perché essa non si esercita verso se stessi, ma è amore per l'altro".
Ci sono dunque molti tesori nell'opera di san Luca e noi possiamo attingervi con riconoscenza, non dimenticando l'aspetto che l'evangelista sottolinea maggiormente: darci tutti al Signore, essere suoi discepoli pronti a portare la croce ogni giorno con lui. Allora il nostro amore è autentico e porta veramente i frutti dello Spirito: la pace, la gioia, la benevolenza cristiana, fondata sull'amore di Gesù e anche sull'amore alla povertà: solo persone non attaccate ai beni terreni per amore del Signore possono formare un cuor solo e un'anima sola.
Il Vangelo di san Luca lo rivela pieno di zelo. Soltanto lui riporta l'invio in missione dei settantadue discepoli (gli esegeti pensano che questo sia un numero simbolico e rappresenti le settantadue nazioni dell'universo) e alcuni particolari di questa missione: "Il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi". San Gregorio Spiega: "Bisogna che i discepoli 

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 12,1-7)
In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia. Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia. Non c'è nulla di nascosto che non sarà rivelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Gehenna. Sì, ve lo dico, temete costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!». Lc 12, 1-2; 4-7.
Anche nel Vangelo odierno di Luca Gesù ripete ai suoi discepoli di guardarsi dal lievito dei farisei, cioè dalla loro ipocrisia: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia». È un rinvio al brano precedente, che abbiamo commentato ieri sull'ipocrisia dei farisei e al quale rimandiamo.
Il lievito dei farisei consisteva nell'ipocrisia, quel modo di vivere e di comportarsi ambiguo, che non è chiaro e limpido, ma oscuro e nascosto. Il dire dei farisei portava gli ascoltatori in un mondo di menzogne sottili e di apparenze, ove i più furbi trovavano sempre il modo di farla franca e di mettere in pace la propria coscienza. Gesù mette in guardia da costoro, invitando i suoi discepoli ad avere il coraggio della verità, a non avere paura di proclamare apertamente il suo messaggio, perché alla fine poi tutto sarà svelato.All'invito al coraggio seguono i motivi che lo giustificano:- la certezza di essere tra le braccia di un Padre che ci ama e si prende cura di noi, molto di più che dei passeri del cielo: «Non abbiate paura: valete più di molti passeri!»;- la certezza che gli uomini non possono fare nulla per toglierci la vera vita;- la certezza che anche la persecuzione è un'occasione in cui lo Spirito di Dio si rende presente con la sua potenza;- la certezza infine del premio nel mondo futuro.

Ti preghiamo Signore, tienici lontani da ogni ipocrisia che ci impedisce di arrivare alla tua Luce!

Anche il Vescovo e Martire che abbiamo festeggiato alcuni giorni fa, già ai suoi tempi scriveva ai cristiani di Magnesia di eliminare il lievito dei giudaizzanti.

La voce del Vescovo e Martire di Antiochia«Eliminate perciò il lievito cattivo, invecchiato e inacidito e trasformatevi in un nuovo lievito, che è Gesù Cristo... È fuor di luogo professare Gesù Cristo e giudaizzare».Ignazio di Antiochia, Magnesii 10, 2-3

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 12,8-12)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell'uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Riconoscere la propria appartenenza a Cristo davanti agli uomini è segno del proprio cristianesimo. Già il nome di "cristiano" contiene in sé il nome di "Cristo". Il cristiano è l'"unto", il consacrato a Cristo.
Interiormente ciò si realizza col battesimo e con la cresima, che sanciscono l'appartenenza a Cristo. È nostro dovere mostrare questa dipendenza ai nostri fratelli. Ogni giorno, dobbiamo riflettere sul modo di testimoniare, nella nostra vita, Cristo agli altri. Ignorare le vie del Signore e il piano divino di salvezza, allontanare consapevolmente Cristo dalla nostra vita è il peccato contro lo Spirito Santo. Il peccato contro lo Spirito Santo è rifiutare la salvezza. Nelle situazioni difficili, che esigono che l'uomo porti testimonianza di Dio, ci aiuta lo Spirito Santo, che ispira il nostro comportamento. La virtù della fortezza, indispensabile in una vita modellata sull'esempio di Cristo, è un dono dello Spirito Santo.