IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO V DOMENICA DI PASQUA E SETTIMANA ANNO B                 IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità. 1 Gv 3,18-24

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 15,1-8)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Nei discorsi di addio del Vangelo secondo san Giovanni (capitoli 13-17) l'evangelista prende spunto dalle parole di Gesù per riflettere, con il carisma che gli è proprio, sulla vita dei credenti dal tempo dell'Ascensione al ritorno del Signore. Egli si riconosce talmente legato al Signore attraverso lo Spirito di Dio che parla ai suoi ascoltatori e ai suoi lettori usando l'"io" di Cristo. Per mezzo della sua voce, il Signore rivela a coloro che credono in lui qual è la loro situazione, ordinando loro di agire in modo giusto.
È durante la festa liturgica delle domeniche che vanno da Pasqua alla Pentecoste che la Chiesa propone alla lettura questi discorsi, per mostrare ai credenti cos'è infine importante per la loro vita. Attraverso un paragone, il Signore ci rivela oggi che tutti quelli che gli sono legati mediante la fede vivono in vera simbiosi. Come i tralci della vite, che sono generati e nutriti dalla vite stessa, noi cristiani siamo legati in modo vitale a Gesù Cristo nella comunità della Chiesa. Vi sono molte condizioni perché la forza vitale e la grazia di Cristo possano portare i loro frutti nella nostra vita: ogni tralcio deve essere liberato dai germogli superflui, deve essere sano e reagire in simbiosi fertile con la vite.
Per mezzo del battesimo, Cristo ci ha accolti nella sua comunità. E noi siamo stati liberati dai nostri peccati dalla parola sacramentale di Cristo. La grazia di Cristo non può agire in noi che nella misura in cui noi la lasciamo agire. La Provvidenza divina veglierà su di noi e si prenderà cura di noi se saremo pronti. Ma noi non daremo molti frutti se non restando attaccati alla vite per tutta la vita. Cioè: se viviamo coscienziosamente la nostra vita come membri della Chiesa di Cristo. Poiché, agli occhi di Dio, ha valore duraturo solo ciò che è compiuto in seno alla comunità, con Gesù Cristo e nel suo Spirito: "Senza di me non potete far nulla". Chi l'ha riconosciuto, può pregare Dio di aiutarlo affinché la sua vita sia veramente fertile nella fede e nell'amore.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 14,21-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l'Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Gesù pone un'unica condizione per entrare in comunione con il discepolo: che questi sia disposto ad amare e a farsi amare. Fin qui tutto bene, penserete voi. È vero. Ma, troppo spesso, il sentimento dell'amore è quanto di più vago possiamo immaginare. Oggi l'amore e, in particolare, l'innamoramento, è al centro della nostra attenzione; quasi sempre, però, decliniamo l'amore solo nella sua componente emotiva. Gesù è categorico: l'amore si dimostra nell'osservanza dei precetti. Il comandamento, nel Vangelo, diventa la forma dell'amore, l'esplicitazione del sentimento. Se un amico dice di essermi molto legato e di volermi bene e mi telefona solo due volte all'anno, ho ragione di dubitare della sua amicizia! Se amiamo veramente Dio, se da lui ci sentiamo amati, allora concretizziamo questo amore coltivando la nostra vita spirituale. So per esperienza che questo compito è impegnativo e, a volte, non sappiamo bene come muoverci. Gesù stesso ci offre una soluzione: il dono dello spirito Santo che ci permette attraverso la preghiera e la meditazione di capire cosa e come fare per restare fedeli al Signore.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 13,54-58)
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi. Parola del Signore.

A SERA, CON I DODICI,

A SERA, CON I DODICI, COMMENTO' RATTRISTATO:
-IN PATRIA SUA UN PROFETA NON VIENE MAI APPREZZATO
(MATTEO 13,54-58; MARCO 6,1-6; LUCA 4,16-27)


(NON FECE ALCUN MIRACOLO IN MEZZO ALLA SUA GENTE, GIACCHE' GLI MANCO' IL PRIMO PRINCIPALE INGREDIENTE: SANARE INFERMI SENZA LA FEDE CHE LI SMUOVA E' COME FARE UNA FRITTATA SENZA UOVA.)

ERA GIA' PIU' DI UN ANNO CHE ANDAVA A PREDICARE, E UN SABATO DA NAZARETH SI RITROVO' A PASSARE: NELL'ENTRARE IN PAESE SENTI' UNO STRANO EFFETTO, E UN'EMOZIONE FORTE SALIRGLI SU NEL PETTO. ENTRO' ALLA SINAGOGA E COMINCIO' A INSEGNARE,E C'ERA MOLTA GENTE CHE STAVA AD ASCOLTARE; SAPIENTE COMMENTAVA LE SCCRITTURE E LA LEGGE, TRA LE VARIE PARABOLE NARRO' QUELLA DEL GREGGE. POI COMMENTO' QUEL PASSO DEL VECCHIO TESTAMENTO DEL PROFETA ISAIA, CHE HA PER ARGOMENTO L'ARRIVO DEL MESSIA, DELL'UNTO DEL SIGNORE. VENUTO A LIBERARE GLI UOMINI SCHIAVI DELLE CATENE, A RISANARE I CUORI OPPRESSI DALLE PENE; AD ANNUNCIARE AI POVERI UNA BUONA NOVELLA, A PERMETTERE AI CIECHI LA VISTA DI UNA STELLA. QUANTO AVETE ORA UDITO DI CODESTA SCRITTURA SI E' GIA' COMPIUTO OGGI, NON E' UN'ETA' FUTURA. E CHE FOSSE LUI STESSO IL MESSIA TANTO ATTESO NON LO DICEVA ESPLICITO, PERO' ERA SOTTINTESO. POTEVANO ACCETTARLO APRENDO I LORO CUORI, NON RIPETENDO ANCORA LONTANI ANTICHI ERRORI. RICONOBBERO IN LUI IL GIA' NOTO ABITANTE, NON IL MESSIA INDICATO, LA COSA PIU' IMPORTANTE. E C'ERA CHI DICEVA: VENITE, UDITE UDITE, MA TUTTE QUESTE COSE CHI GLIELE AVRA' IMPARTITE? MA DICEVANO I PIU' CON PAROLE SPREZZANTE: HA FATTO IL FALEGNAME VIVENDO DA IGNORANTE, COM'E' CHE ORA VIEN QUI' A FARE IL SAPUTELLO? DA QUANDO LE SCRITTURE SI IMPARANO COL MARTELLO? CREDETE CHE NOI DI LUI FORSE ABBIAM NOSTALGIA? E CON SDEGNO, ADIRATI, SENE ANDARONO VIA. E ANCHE QUELLI CHE PRIMA GLI ERANO STATI ATTENTI, FURON PRESI DA DUBBI A UDIR QUESTI COMMENTI E MENTRE RACCONTAVA LA STORIA DELLE MINE, LA SALA SI SVUOTO', NON ARRIVO' ALLA FINE, A SERA, CON I DODICI, COMMENTO' RATTRISTATO: IN PATRIA SUA UN PROFETA NON VIENE MAI APPREZZATO, ED E' COME QUEL MEDICO CHE NON VIENE ASCOLTATO SE CURA I SUI PARENTI, PERCHE' NON VIEN PAGATO. RIMASE SOLO UN GIORNO, SEMPRE IL CIELO ERA GRIGIO; PARTI' IL MATTINO DOPO, NON FECE ALCUN PRODIGIO

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 15,1-8)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Il Vangelo presenta in modo molto realistico le difficoltà dei testimoni della fede: per questo lo si legge nella festa di sant'Atanasio, quattro volte esiliato, costretto a fuggire e a nascondersi proprio per la sua fede nella divinità di Gesù. Gesù Figlio di Dio non è al nostro livello, ci è infinitamente superiore, in un modo che possiamo appena intravedere nel racconto della trasfigurazione, e accettare nella fede. Ma nella storia della Chiesa sorgono ogni tanto uomini che vogliono ridurre Gesù alla misura umana, alla nostra statura di creature. Così è accaduto ai tempi di sant'Atanasio, con l'eresia di Ario, affermante che Gesù era semplicemente un uomo, grande, santo, adottato da Dio, ma non Figlio di Dio. E molti, anche vescovi, anche imperatori, accettavano questa teoria, perché è più facile, non esige l'adesione ad un mistero ineffabile, incomprensibile.
Atanasio difese questa verità di fede: è un mistero da cui dipende la nostra salvezza, perché se Gesù non è Figlio di Dio, noi non siamo né redenti né salvati, essendo la salvezza opera di Dio. Certo è una esistenza travagliata, una condizione penosa quella del fedele, e in più senza nessuna evidenza di vittoria. E' difficile credere che Gesù abbia vinto il mondo quando si subiscono persecuzioni. Ma la vittoria non ci può essere senza lotta, senza essere passati attraverso la passione del Signore. Crediamo nel mistero "totale" di Gesù: il mistero di una morte sfociata nella risurrezione. Un cristiano non può meravigliarsi troppo di essere, come Gesù, perseguitato, perché solo a queste condizioni si giunge alla vittoria della fede.
Che cosa significa "vittoria della fede"? Significa continuare a credere, nelle tribolazioni, che Dio ci ama e ci prova per un maggiore bene.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 14,6-14)
In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: "Mostraci il Padre"? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Questo brano inizia con la risposta data da Gesù a Tommaso, dopo che questi Lo aveva provocato chiedendo ingenuamente qualcosa che avrebbe dovuto conoscere molto bene. "Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?".
Per tre anni Gesù aveva insegnato pubblicamente e dato ripetizioni private ai Dodici sulla sua identità e aveva già preannunciato avvenimenti futuri con profezie che bisognava accogliere con Fede, ma tutti i miracoli già testimoniavano la divinità del Signore.
Perché allora a Tommaso sfuggì questa domanda, anche se è stata la causa di una bellissima risposta di Gesù? Una domanda non sostenuta dalla Fede, evidentemente, perché chi ha Fede attende la volontà di Dio e non dubita mai.
Anche ad un cristiano può sorgere qualche incertezza su un passo del Vangelo, però se è maturo prega e chiede lumi allo Spirito Santo, ricorre presso il Padre Spirituale.
Tommaso non mostra di essere senza Fede, la sua stessa domanda indica di non avere compreso il messaggio del Cristo nonostante i tre anni di vita comune. Questa è la vera gravità da addebitare a Tommaso, che poi si trasformerà in incredulità dopo la prima apparizione del Risorto agli Apostoli nel Cenacolo.
Vedete come la poca conoscenza di Gesù riduce la Fede e poi sorgono i dubbi, l'incredulità prende spazio, il fervore si affievolisce e la mentalità ritorna indifferente alle cose di Dio, perché la persona diventa sfiduciata e pessimista.
Riflettiamo attentamente e prolungatamente su queste ultime parole, sono la spiegazione dei periodi del mancato fervore e cominciano ad annoiare la Messa, la preghiera, il Vangelo, le catechesi e tutto ciò che si riferisce a Dio. Continuando in questo stato interiore, si può diventare atei, dopo avere incontrato la fase del paganesimo.
Tommaso ha saputo riprendersi, poi è diventato un grande Apostolo, e non merita la condanna per quella domanda posta a Gesù pure in una circostanza particolare come l'Ultima Cena. C'è senz'altro comprensione verso lui e gli altri per quanto di grandioso stavano vivendo e ascoltando, proprio loro che erano uomini ancora molto materiali come gli altri, cioè, con tanti difetti e miserie.
Quindi, Tommaso pone la domanda perché non aveva compreso bene il Vangelo di Cristo dopo tre anni di catechesi, e così mostra una Fede debole. C'è in lui una Fede di attrazione verso Gesù e comunque è una cosa buona. Si trova infatti insieme a Gesù nel Cenacolo, ma questa non è una prova perché anche Giuda era nel Cenacolo.
La Fede di Tommaso è ai minimi livelli nel Cenacolo per la sua poca disponibilità a rinnegarsi. Questo avviene ad ogni cristiano che non vuole cominciare a rinnegarsi anche nelle cose piccole, ma è questo il passaggio indispensabile per elevarsi in alto.
La Fede, diciamo, alleggerita di Tommaso suscita la bellissima affermazione di Gesù: "Io sono la Via, la Verità e la Vita".
Poche parole che contengono l'infinito, l'indicazione che non c'è nel mondo altra Via per conoscere la vera felicità, non c'è un'altra divinità oltre il nostro Dio che possiede la Verità nella sua pienezza, non si conosce la vita personale senza unirsi alla Vita che alimenta la nostra.
I due Apostoli che festeggiamo oggi sono stati più partecipi e si sono sforzati nel cercare di comprendere il messaggio del Signore. Filippo e Giacomo sono stati attenti, questo è l'atteggiamento che ci chiede Dio, e se qualcosa essi non la comprendevano, erano sempre uniti a Gesù, accoglievano le sue parole con molta Fede.
Filippo pone nel Cenacolo una domanda che non è curiosità o incredulità, egli vuole dare alla sua Fede il sigillo della risposta del Maestro. "Signore, mostraci il Padre e ci basta". Già egli crede in Gesù, ma chiede al Signore una risposta definitiva, perché nell'ebraismo si credeva a Dio e non al Padre, e se Gesù parla di un Padre nel Cielo è perché Lui è il Figlio. Filippo vuole la conferma e la esprime con le sue parole.
Poi, nel Vangelo oggi Gesù fa due promesse sorprendenti e che certificano la sua veritiera Persona Divina. Sono promesse che mantiene da duemila anni e lo farà sempre, sicuramente non sarà Lui a non concedere quanto ha solennemente promesso.
"In verità, in verità Io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che Io compio e ne compirà di più grandi di queste". Come può un uomo meschino compiere opere più grandi di quelle di Gesù? Perché l'uomo dovrà avere molta Fede, rispetto a Gesù sarà più grande perché Lui compiva miracoli come Dio, l'uomo ottiene miracoli per la sua Fede.
Gesù non aveva bisogno di Fede, non doveva ricorrere ad altri, invece l'uomo per ottenere dovrà meritare i miracoli con molte preghiere e penitenze. E se non compie lui queste opere, altri dovranno pregare molto e fare molte penitenze per intercedere e ottenere Grazie.
L'altra solenne promessa è questa: "Qualunque cosa chiederete nel mio Nome, la farò".
Intende tutto ciò che giova all'anima, quindi alla nostra vita spirituale, fisica, materiale. Gesù ha sete di donare miracoli, anche quelli impossibili! Non aspetta altro che farci felici, ma dobbiamo meritare i suoi doni, come quando un impiegato percepisce uno stipendio perché ha lavorato.
Non immaginate il desiderio che ha Gesù di accontentarci tutti, di donarci ogni cosa che chiediamo.
Occorre la purezza interiore, la pratica delle virtù, l'osservanza dei Comandamenti, i Sacramenti, la Fede.
Se non siamo ancora così forti, non abbattiamoci mai, perché Gesù è paziente e attende i miglioramenti spirituali di ognuno, non dubitiamo mai delle sue promesse! Gesù già ci ama così come siamo.

TESTO:
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 15,12-17)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Gesù lascia ai suoi discepoli il massimo comandamento, da cui si riconosceranno suoi seguaci: amarsi gli uni gli altri. L'amicizia, nelle sue varie forme, è sempre stata stimata da tutti i popoli. Ciò che unisce gli amici è soprattutto la ricerca del vero, del bello, del buono.
Cristo ha chiamato i suoi discepoli "amici" dopo aver condiviso la sua vita e il suo insegnamento, e ha donato loro il segno più grande sacrificandosi sulla croce. L'amicizia supera ogni barriera (etnica, linguistica, sociale, ecc.), anzi unisce nella concordia e nella pace. Pur provenendo da ambienti e culture diverse, i cristiani sono uniti nel cuore e nello spirito e per questo possono rispettarsi e amarsi per davvero (essere quindi "cattolici", universali).
Gesù ha dato l'esempio più sublime di questa amicizia, donando la sua vita per salvarci, perché - come ebbe a dire lui stesso - "nessuno ha un amore più grande di colui che dà la vita per i propri amici" (Gv 15,13).
O Signore, donami una amicizia gratuita, che sappia vedere in tutte le persone "amici" da onorare e amare.
"Cicerone"
"Coloro che eliminano dalla vita l'amicizia, eliminano il sole dal mondo."

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni. (Gv 15,18-21)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: "Un servo non è più grande del suo padrone". Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato». Parola del Signore.

RIFLESSIONE

Vi ho scelti io dal mondo
Dalle parole di Gesù emerge una verità che mai il discepolo dovrà dimenticare. Gesù si attribuisce la paternità della loro scelta. Essi non hanno scelto il Maestro. È stato il Maestro a sceglierli, a trarli fuori, a far sì che non fossero più del mondo. Prima i discepoli erano del mondo, erano del principe del mondo. Qual è allora la verità che Gesù ci vuole insegnare, dicendo: "Vi ho scelti io dal mondo"? Essa è divinamente alta. Ogni altro maestro della terra, anche se sceglie i suoi discepoli o viene da essi scelto come loro maestro, non trae fuori dal mondo. Sceglie, ma non dal mondo. Sceglie, ma essi restano mondo, come lui è mondo. Erano prima del principe di questo mondo, rimangono anche dopo. Per Satana non vi è alcuna differenza tra il prima e il dopo. Anche se un maestro li ha scelti o essi lo hanno scelto, la loro appartenenza è sempre al mondo. Non sono usciti dal mondo. Con Gesù invece tutto è diverso. Erano del mondo. Gesù li ha tratti fuori dal mondo. Non appartengono la mondo, anche se sono nel mondo. Questa verità è rivelata pienamente nella preghiera rivolta al Padre.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi. Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità (Gv 17,6-19).
Se Cristo Gesù non è mai stato del mondo né del suo principe neanche per un istante e sia il mondo che il suo principe hanno fatto di tutto per poterlo fare mondo con il mondo, sotto il governo del principe del mondo, i discepoli che prima erano del mondo, ma che Cristo ha scelto e tratto fuori da esso, possono sperare di essere trattati con dolcezza e grande riverenza? Il mondo vuole ciò che è suo e si accanirà con ogni mezzo per poterli riavere. Degli altri maestri e degli altri discepoli il mondo non si preoccupa. Erano suoi, sono rimasti suoi. Esso li governa secondo il suo volere. Basta osservare la storia e chi è onesto nella mente e nel cuore dovrà rendere testimonianza a Cristo Signore: "Solo Lui scegliendo toglie dal mondo". Ogni altro sceglie, è scelto, ma si rimane mondo nel mondo per il mondo. Cristo Gesù fa la differenza in ogni cosa.
Come il mondo va alla conquista di quanti sono scelti da Gesù? Con una tecnica altamente diabolica, luciferina, satanica. Esso permette che si accolga Cristo, ma non la verità di Cristo, non la sua Parola, non il suo Vangelo. Si è con Cristo ma con la falsità del mondo. Questa modalità produce più danni che lo stesso ritorno del discepolo ad essere mondo. Questa modalità distrugge il corpo di Cristo più che cancro dal suo interno. La Chiesa è stata sempre mandata in rovina dai suoi figli.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci verità di Cristo Gesù.