RICORRENZE GESU’ GENNAIO
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Nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre» (Fil 2,9-11). 

Il Messia ha portato durante la sua vita terrena il nome di Gesù, nome che gli fu imposto da san Giuseppe dopo che l'angelo di Dio in sogno gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché ciò che in lei è stato concepito è opera dello Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" (Mt.1, 21-25).
Quindi il significato del nome Gesù è quello di salvatore; gli evangelisti, gli Atti degli Apostoli, le lettere apostoliche, citano moltissimo il significato e la potenza del Nome di Gesù, fermandosi spesso al solo termine di "Nome" come nell'Antico Testamento si indicava Dio.
Nel corso della vita pubblica di Gesù, i suoi discepoli, appellandosi al suo nome, guariscono i malati, cacciano i demoni e compiono ogni sorta di prodigi:
Luca, 10, 17, "E i settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome"; Matteo 7, 22, "... Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti prodigi nel tuo nome?".
Atti 4, 12, "...Non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale possiamo avere la salvezza".
Risuscitando Gesù e facendolo sedere alla sua destra, Dio "gli ha donato il nome che è sopra di ogni nome" (Ef. 1, 20-21); si tratta di un "nome nuovo" (Ap. 3, 12) che è costantemente unito a quello di Dio.
Questo nome trova la sua espressione nell'appellativo di Signore, che conviene a Gesù risorto, come allo stesso Dio Padre (Fil. 2, 10-11). Infatti i cristiani non hanno avuto difficoltà ad attribuire a Gesù, gli appellativi più caratteristici che nel giudaismo erano attribuiti a Dio.
Atti 5, 41: "Ma essi (gli apostoli) se ne partirono dalla presenza del Sinedrio, lieti di essere stati condannati all'oltraggio a motivo del Nome".
La fede cristiana consiste nel professare con la bocca e credere nel cuore "che Gesù è il Signore, e che Dio lo ha ridestato dai morti" e nell'invocare il nome del Signore per conseguire la salvezza (Rom. 10, 9-13).
I primi cristiani, appunto, sono coloro che riconoscono Gesù come Signore e si designano come coloro che invocano il suo nome, esso avrà sempre un ruolo preminente nella loro vita: nel nome di Gesù i cristiani si riuniranno, accoglieranno chiunque si presenti nel suo nome, renderanno grazie a Dio in quel nome, si comporteranno in modo che tale nome sia glorificato, saranno disposti anche a soffrire per il nome del Signore.
L'espressione somma della presenza del Nome del Signore e dell'intera SS. Trinità nella vita cristiana, si ha nel segno della croce, che introduce ogni preghiera, devozione, celebrazione; e conclude le benedizioni e l'amministrazione dei sacramenti: "Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo".
Il culto liturgico del Nome di Gesù
Il SS. Nome di Gesù, fu sempre onorato e venerato nella Chiesa fin dai primi tempi, ma solo nel XIV secolo cominciò ad avere culto liturgico.
Grande predicatore e propagatore del culto al Nome di Gesù, fu il francescano san Bernardino da Siena (1380-1444) e continuato da altri confratelli, soprattutto dai beati Alberto da Sarteano (1385-1450) e Bernardino da Feltre (1439-1494).
Nel 1530, papa Clemente VII autorizzò l'Ordine Francescano a recitare l'Ufficio del Santissimo Nome di Gesù; e la celebrazione ormai presente in varie località, fu estesa a tutta la Chiesa da papa Innocenzo XIII nel 1721.
Il giorno di celebrazione variò tra le prime domeniche di gennaio, per attestarsi al 2 gennaio fino agli anni Settanta del Novecento, quando fu soppressa.
Papa Giovanni Paolo II ha ripristinato al 3 gennaio la memoria facoltativa nel Calendario Romano.

"Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre".

(Luca 2:21)

Il santo nome di Gesù è stato donato dal cielo, per questo ha potere.

Santa Giovanna d'Arco è morta sul rogo ripetendo il nome di Gesù.

Il nome di Gesù rappresenta la Persona divina del Verbo incarnato.

"Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre" .

(Filippesi 2:911)

L'angelo ha detto chiaramente a San Giuseppe il motivo di questo nome: "Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" .

(Mt 1, 21)

La parola "Gesù" in ebraico vuol dire "Dio salva", oppure Salvatore.

Pronunciare il nome di Gesù con fede significa quindi accettarlo come divino salvatore.

È nel nome di Gesù che i peccati vengono perdonati.

"Sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati" .

(Marco 2:10)

Lui può dire al peccatore:

"Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati",

(Marco 2:5)

E lui trasmette questo potere agli uomini - gli apostoli (Giovanni 20:2123)

che lo utilizzano nel suo Nome.

La Resurrezione di Gesù glorifica il nome di Dio Salvatore, perché da quel momento in poi è il nome di Gesù che si manifesta pienamente nel potere supremo del "nome sopra ogni altro nome".

Gli spiriti malvagi temono il suo nome ed è nel nome di Lui, che i discepoli di Gesù hanno compiuto miracoli.

Poiché tutto quello che hanno chiesto al Padre, nel Suo nome, il Padre lo ha concesso.

È nel nome di Gesù che i malati sono vengono curati, è nel suo nome che i morti resuscitano, gli zoppi camminano, i sordi vedono, i lebbrosi sono sanati...

Quel nome benedetto ha potere.

Dopo che il peccato ha raggiunto l'umanità, soltanto il nome di Dio Redentore può salvare l'uomo.

E questo nome è Gesù.

È mediante il nome di Gesù che gli apostoli compiono meraviglie.

"E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno»" (Marco 16:1718)

Pertanto, il santo nome di Gesù ha il potere e deve essere invocato con rispetto, riverenza e fede.

I farisei e i dottori della legge volevano impedire agli apostoli di predicare nel nome di Gesù:

"E, richiamatili, ordinarono loro di non parlare assolutamente né di insegnare nel nome di Gesù".

(Atti 4:18)

Ma loro si sono rifiutati di smettere di pronunciare quel santo nome, perché sapevano che non esiste alcuna salvezza in nessun altro:

"In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati" .

(Atti 4:12)

Gesù Cristo è l'unico nome divino che dona salvezza e può essere invocato da qualsiasi persona, perché si è unito a tutti gli uomini tramite l'Incarnazione.

Il nome di Dio Salvatore veniva invocato una volta l'anno dal sommo sacerdote per l'espiazione dei peccati di Israele, dopo aver asperso il propiziatorio del Santo dei Santi con il sangue sacrificale.

Il propiziatorio era il luogo della presenza di Dio.

Quando San Paolo dice di Gesù che "Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue" (Romani 3:25), vuole dire che "è stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo" (2 Corinzi 5:19).

Il nome di Gesù è il fulcro della preghiera cristiana. Tutte le preghiere liturgiche si concludono con la formula:

"Per il nostro Signore Gesù Cristo...".

L'Ave Maria culmina con la frase "benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù". Il nome di Gesù è al centro dell'Ave Maria; il Rosario è focalizzato nel nome di Gesù, ecco da dove deriva il suo potere.

Che possiamo anche oggi, e sempre, pronunciare con fede e devozione questo nome dolce, santo e potente.

Come il cieco di Gerico, che ha gridato con fede ed è stato guarito:

"Allora incominciò a gridare: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!»"

(Luca 18:38)

***

«Qualunque cosa chiederete nel mio Nome, Io la farò». Questa promessa di Gesù rivela l'importanza della memoria del suo Santissimo Nome, venerato fin dai primissimi secoli del Cristianesimo.
Gesù e ci ha dato la piena rivelazione, ha promesso che invocando il suo Nome, si rende davvero presente e concede quanto gli viene chiesto. Una parola data che dobbiamo prendere sul serio e nella preghiera dobbiamo ricordare proprio a Gesù che si è impegnato con chi Lo prega e adora, di concedere quanto necessita.
Noi facciamo continua esperienza che la pronuncia del Nome di Gesù ci calma e consola, è il Nome che terrorizza i diavoli.
Oltre il Nome di sua Madre, Maria, non c'è altro nome elargitore di doni e serenità quando viene pronunciato. Gesù è il Nome scelto dal Padre eterno per la missione terrena del Figlio eterno, gli ha impresso il Nome che Dio salva.
I quattro Evangelisti, gli Atti degli Apostoli, le Lettere apostoliche, citano moltissimo il significato e la potenza del Nome di Gesù, fermandosi spesso al solo termine di «Nome» come nell'Antico Testamento si indicava Dio.
Sono numerose i passi del Vangelo che manifestano come i discepoli cercavano Gesù ricorrendo al suo Nome, e con la sola invocazione venivano guariti i malati, cacciati i demoni e avvenivano innumerevoli prodigi.
«E i settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo Nome» (Lc 10,17).
«Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo Nome e cacciato demoni nel tuo Nome e compiuto molti prodigi nel tuo Nome?» (Mt 7,22).
«Non vi è altro Nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale possiamo avere la salvezza» (At 4,12).
La nostra Fede è grande quando professiamo con la bocca e crediamo fermamente nel cuore «che Gesù è il Signore, e che Dio Lo ha ridestato dai morti», e invochiamo il Nome del Signore per conseguire la salvezza (Rom 10,9-13).
La familiarità tra due persone si acquisisce non solo con la frequenza, anche con la pronuncia del nome, che non è come un numero, perché se si ama quella persona, il suo nome ha una grande importanza. Già il ricordo del nome ridesta gioie e sensazioni buone.
Il Nome di Gesù quando viene pronunciato con Fede, trasmette consolazione e pace sconosciute al mondo. La sola pronuncia del Nome di Gesù fa conseguire una grande vittoria contro i diavoli e fa scattare una richiesta di aiuto a Dio per proteggerci da quelli che non ci amano.
Questa affermazione di San Paolo racchiude la verità sul Nome di Gesù.
«Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il Nome che è al di sopra di ogni altro Nome;
perché nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre» (Fil 2,9-11).

RICORRENZE GESU’ GENNAIO

Il Battesimo di Gesù
celebrazione mobile
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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 3,15-16.21-22)

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento». Parola del Signore

Del Battesimo di Gesù possiamo parlarne per capire il motivo indicato da Lui come giustizia, per noi invece il Battesimo va considerato anche per gli effetti che produce. Gesù non aveva alcuna necessità del Battesimo, era innocente, Dio incarnato, quale effetto poteva arrecare in Lui? Gesù afferma che deve compierlo per adempiere la giustizia del Padre, quindi dobbiamo partire da qui per comprendere questo brano del Vangelo.
Gesù era senza peccato, non aveva bisogno di purificazione nè di ravvedimento, era il Servo di Jahvé, Colui del quale il Profeta Isaia aveva scritto: "Il Signore fece ricadere su di Lui l'iniquità di tutti noi" (Is 53,6).
Gesù voleva stare dalla parte dei peccatori, partecipare a una loro presa di posizione contro ogni iniquità e condurli alla definitiva riconciliazione con il Padre. Proprio con la sua immolazione sulla Croce, Gesù avrebbe ottenuto la riconciliazione dei peccatori con il Padre.
La giustizia che Gesù adempiva prevedeva il suo abbassamento, la sua umiliazione, un annichilimento davanti a tutti i presenti.
Gesù si è mischiato con i peccatori senza subire alcun influsso da essi, al contrario prese su di sè i peccati degli uomini di tutti i tempi per liberarli dalla schiavitù oppressiva, ma rimane inevitabile che ogni persona per vincere le tentazioni deve lottare, pregare, resistere alle insistenti e martellanti pressioni che arrivano dai diavoli e dalla carne.
La parola giustizia equivale a santità, Gesù volle compiere pienamente la volontà del Padre, immergendosi nelle acque che preparavano al vero Battesimo e quelle acque Egli santificò con la sua presenza. Il vertice della giustizia si trovava nel completare la missione del Figlio che prendeva la natura umana per santificarla e vincere tutto ciò che si opponeva alla sua santificazione.
Gesù non si è fermato a ragionare sulla convenienza o meno del Battesimo, ha osservato la volontà del Padre che è sempre una con quella del Figlio, quindi con piena gioia e partecipazione volle ricevere il Battesimo. Giovanni non comprese la scelta di Gesù, una richiesta anomala perchè proprio Lui era il datore della Grazia, non aveva alcun bisogno di prendere parte a quel rito, che non era un vero battesimo ma la preparazione al Battesimo istituito da Gesù.
Giovanni che non comprende è simile a noi che non comprendiamo un insegnamento del Vangelo e non lo osserviamo, la differenza è però notevole: Giovanni non comprende la richiesta di Gesù ma obbedisce, noi non comprendiamo qualcosa del Vangelo e ci rifiutiamo di osservarlo, perdendo così moltissime Grazie.
Un'altra sventura è di trovare le giustificazioni, che poi risultano immotivate, tirate con la forza, segnalatrici di un cammino spirituale che deve ancora prendere il volo. Il problema di molti credenti è di non imitare Gesù che si è annichilito, umiliato in modo infinito, pur non essendoci alcuna necessità.
Chi va davanti al Tabernacolo e adora Gesù, Lo riconosce Dio. È sempre utile ricordare la parabola del fariseo e del pubblicano nel Tempio. Il primo si giustificava e non ottenne il perdono da Dio, il secondo si umiliò, riconobbe i suoi sbagli e ricevette il perdono.
È determinante questa apertura del cuore nel cammino spirituale, soprattutto con Gesù, anche se Lui conosce perfettamente vizi e virtù di ognuno, vuole sentire da noi le richieste di aiuto e il vivo pentimento. Così il Battesimo che abbiamo ricevuto e che ci ha fatto diventare figli adottivi del Padre, continua a produrre grandi effetti di Grazia.
I principali effetti del Battesimo che si ottengono quando si riceve, sono tre: 1) cancella il peccato originale; 2) dona una vita nuova; 3) la filiazione divina. Con il Sacramento del Battesimo si diventa tempio dello Spirito Santo, ed è un grave errore scacciare un ospite così grande con le azioni peccaminose.
Il Battesimo ci ha iniziato alla vita cristiana. È stata una vera nascita alla vita soprannaturale, avviene la
divinizzazione dell'uomo e la sua capacità di produrre frutti soprannaturali. Non è semplice conservare integra la dignità di battezzato, si cade e ricade nei peccati, ma Gesù ha istituito anche la Confessione per donare il perdono a quanti riconoscono i propri peccati.

Oggi rinnoviamo le promesse battesimali come rinuncia a satana, lentamente e con amore. Sono parole che mettono terrore ai diavoli:

Rinunciate al peccato, per vivere nella libertà dei figli di Dio?

Rinuncio.

Rinunciate alle seduzioni del male, per non lasciarvi dominare dal peccato?

Rinuncio.

Rinunciate a satana, origine e causa di ogni peccato?

Rinuncio.

Rinunciate a ogni forma di magia, di spiritismo, di cartomanzia e di superstizione in genere?

Rinuncio.

Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del Cielo e della terra?

Credo.

Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre?

Credo.

Credete nello Spirito Santo, la Santa Chiesa Cattolica, la comunione dei Santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna?

Credo.

Credete che solo in Gesù Cristo possiamo trovare la salvezza dai mali che ci affliggono e che solo a Lui dobbiamo affidarci?

Credo.

Preghiamo. Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha liberati dal peccato e ci ha fatti rinascere dall'acqua e dallo Spirito Santo, ci custodisca con la sua Grazia in Cristo Gesù nostro Signore, per la vita eterna. Amen.

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La festa del Battesimo di Gesù, è da sempre l'occasione più propizia per riflettere sul Battesimo dei cristiani; i Padri della Chiesa dicevano che Gesù scendendo nelle acque del Giordano, ha idealmente santificato le acque di tutti i Battisteri; dal più semplice e moderno, posto all'ingresso delle chiese, a quelli che si innalzano a gloria imperitura del Sacramento e dell'arte, vicino alle grandi cattedrali dei secoli scorsi.

Martirologio Romano: Festa del Battesimo di nostro Signore Gesù Cristo, in cui egli mirabilmente è dichiarato Figlio di Dio, l'amato, le acque sono santificate, l'uomo è purificato e tutto il creato esulta.

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Ci sono pagine straordinarie e difficili nei vangeli: quella in cui si racconta il battesimo di Gesù è una di esse. Le azioni si incrociano con le parole e le parole con la Parola: è la testimonianza del Padre che rivela in Gesù il proprio Figlio (Mc 1,9-11)Aprire i cuori al "più forte"
Il racconto è appena iniziato, o forse sta soltanto iniziando. La scena è dominata da Giovanni, colui che precede Gesù e ne prepara la via. È il battezzatore nel deserto a levare per primo la voce: coloro che lo ascoltano sono risvegliati al senso di Dio e alla necessità di cambiare qualcosa nella propria vita. Che gli animi siano preparati ad accogliere la radicale esortazione alla conversione che di lì a poco Gesù avrebbe rivolto a molti (Mc 1,15). Un gran numero di persone dalla Giudea e da Gerusalemme accorrono presso la valle intorno al Giordano per vedere il Battista, ascoltarlo e farsi battezzare. Egli è retto, onesto: ha coscienza di non essere il "più forte", il più importante; non osa neppure paragonarsi ad uno schiavo, tra i cui compiti c'è quello di sciogliere i lacci ai sandali del suo padrone. Egli sa altrettanto bene che cosa sta facendo: il battesimo, quello vero, in Spirito Santo, non lo può dare lui, ma il Messia che sta per arrivare.Gesù, il "più forte" che si fa debole
Viene da Nazaret di Galilea: là era cresciuto e per molti anni aveva vissuto. La sua famiglia è conosciuta: è il figlio di Maria e del falegname. Viene da là, ma il tempo di essere rivelato al mondo si sta compiendo. Il suo è un arrivo improvviso, non annunciato. Nessuno lo accompagna, nessuno lo introduce; non parla, non fa discorsi. Come gli altri viene "battezzato nel Giordano da Giovanni". Uno dei tanti, uno tra i tanti, eppure è "il più forte", colui che avrebbe battezzato nello Spirito. La scena è talmente scarna da non lasciar immaginare nulla. Ed è giusto che sia così: Gesù è Dio ed è uomo tra gli uomini, povero tra i poveri, totalmente solidale con l'umanità. Egli non ha bisogno né di perdono, né di conversione, ma è nella debolezza che vuole mostrarsi. Ci colpisce che il momento stesso in cui Gesù entra nel racconto, vi prenda parte da umile, si confonda coi peccatori e lo faccia veramente, intendo dire con la volontà di assumere il nostro cuore per cambiarlo dal di dentro e salvarci. È la scelta costante di Gesù che lo porterà a privilegiare tutto ciò che è ultimo e tutti coloro che sono ultimi ed umili per farne luogo della manifestazione dell'amore potente di Dio. La Croce ne sarà la prova più esaustiva. In fondo la storia del battesimo di Gesù parla la stessa lingua della passione e della morte di Gesù che fa propria la nostra povertà ed il nostro peccato per redimerci con la debolezza più radicale del sacrificio della vita.La scelta del Figlio di Dio
La scelta di Gesù di Nazaret potrà sembrare strana quanto basta, eppure è vincente! Nel momento stesso in cui egli esce dall'acqua dopo essere stato battezzato, è Dio stesso che si rende infatti presente per attestarne il valore: lo squarcio nei cieli è nel linguaggio biblico chiara indicazione simbolica della rottura di ogni forma di separazione tra noi ed il Signore dell'universo. Nella persona di Cristo, nella sua scelta per la debolezza, Dio ci incontra e ci riapre la strada verso il Cielo. Lo Spirito scende su Gesù, rimane con lui ed attesta chi egli è. Infine una voce dal cielo: azioni e parole ora tacciono perché si ascolti la Parola in cui il Padre rivela che Gesù è suo Figlio, l'amato di cui il egli suffraga il cammino e di cui compiace. Stupisce, ma proprio nella debolezza il Padre sceglie di incontrare il Figlio e di manifestarlo. Non è una casualità che a metà del Vangelo di Marco, dopo che Gesù ha annunciato la sua passione, si faccia presente per la seconda volta il Padre per riconfermare che Gesù è suo Figlio e che le sue parole sulla debolezza sono da ascoltare e da imitare perché sono via di salvezza.Autore:

Marco Rossetti sdb

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Scrivere del Battesimo di Gesù, è compito di teologi ed esegeti, perché nell'atto battesimale cui si sottopose Gesù, c'è tutto il simbolismo della dottrina del cristianesimo, che allacciandosi alla Tradizione del Vecchio Testamento, apre la strada della nuova concezione di "figli di Dio" e quindi compartecipi con Cristo della gioia del Padre, attraverso lo Spirito Santo.
Nell'anno XV del regno di Tiberio (cioè tra il 28 e il 29, oppure tra il 27 e il 28 d.C.), Giovanni Battista il Precursore, l'ultimo dei Profeti del Vecchio Testamento, giunse nel deserto meridionale di Giuda, nei pressi del Mar Morto, dove confluisce il fiume Giordano, a predicare l'avvento del Regno di Dio, esortando alla conversione e amministrando un battesimo di pentimento per il perdono dei peccati.
Ciò avveniva con l'immersione nell'acqua del fiume, secondo quanto profetizzava Ezechiele: "Le nazioni sapranno che io sono il Signore, quando mostrerò la mia santità in voi davanti a loro. Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli".
Il profeta Ezechiele spiegava ad Israele che se dopo il peccato verso Dio, che gli ha meritato l'esilio, vuole rivivere in relazione di nuovo con il suo Dio e ricevere il suo Spirito, deve essere totalmente rifatto, purificato, pronunciando il simbolismo dell'acqua, "vi aspergerò con acqua e sarete purificati".
E con questo spirito di purificazione che Giovanni battezzava, quanti accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalle regioni intorno al Giordano.
E duemila anni fa sulla sponda del fiume comparve anche il giovane Gesù, di circa 30 anni, cittadino della Galilea che era una provincia del vasto Impero Romano e osservava la folla dei penitenti che si avviavano al rito di purificazione e di perdono; mentre Giovanni diceva a tutti, perché si mormorava che fosse il Messia: "Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali; costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco...".
Anche Gesù, innocente da ogni colpa, volle avvicinarsi per ricevere il Battesimo, per solidarizzare con quei penitenti alla ricerca della salvezza dell'anima e santificare con la sua presenza l'atto, che non sarà più di sola purificazione, ma anche la venuta in ognuno dello Spirito di Dio e rappresenterà la riconciliazione divina con il genere umano, dopo il peccato originale.
Giovanni riconosciutolo, si ritrasse dicendo: "Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?" e Gesù rispose: "Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia". Allora Giovanni lo battezzò; appena uscito dall'acqua, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed una voce dal cielo disse: "Questo è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto" (Mt 3, 13-17).
Gesù pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e si ritirò nel deserto per quaranta giorni in meditazione, prima di iniziare la sua vita pubblica, in Galilea.
Completiamo queste brevi note, che vanno comunque approfondite consultando le riflessioni dei competenti studiosi, con il descrivere l'importanza assunta quale Sacramento nella Chiesa Cattolica.
Istituito da Gesù Cristo con il suo diretto Battesimo, il rito consiste in un'abluzione accompagnata dalla formula trinitaria: "Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo"; la materia del Battesimo è l'acqua naturale e il suo uso come già detto è simbolo della purificazione dell'anima; può essere applicata in tre modi diversi "per immersione" in uso nelle Chiese Orientali e nella liturgia ambrosiana; per "infusione" cioè acqua versata sulla testa del battezzato (generalmente usata dal XV secolo nella Chiesa Occidentale); "per aspersione" (acqua gettata sulla persona del battezzato, in casi particolari).
Il battesimo cancella il peccato originale e le colpe commesse fino al giorno in cui si riceve, rimette tutte le pene, rende il battezzato partecipe della grazia di Dio, capace della fede, membro della Chiesa; imprimendogli il carattere indelebile di cristiano.
È il primo dei setti Sacramenti; viene amministrato ai bambini fino all'età della ragione, con il solo consenso dei genitori e alla presenza di almeno un padrino, con il quale il battezzato contrae una parentela spirituale; gli adulti lo ricevono dietro loro richiesta, dopo aver ricevuto un'opportuna istruzione religiosa.
Il Sacramento è amministrato ordinariamente dai ministri del culto (vescovo, sacerdote, diacono), ma in caso di pericolo di morte, qualsiasi persona anche non cristiana, può battezzare, purché agisca secondo l'intendimento della Chiesa.
Aggiungiamo che la teologia ufficiale riconosce anche il battesimo di desiderio, ossia la grazia battesimale ottenuta col voto di ricevere il battesimo, anche se le circostanze lo impedirono; poi il battesimo di sangue, cioè il martirio avvenuto prima che lo si ricevesse.
Con la cerimonia del battesimo si impone al battezzato il nome, per lo più cristiano, scelto dai genitori se è minorenne.
Il Battesimo costituì, per quanto riguarda l'Occidente, la registrazione ufficiale della nascita di un bambino, negli archivi parrocchiali; attiva nei primi secoli, questa pratica fu poi abbandonata per essere ripresa dal XV secolo, divenendo legge con il Concilio di Trento. In Italia la registrazione negli uffici parrocchiali, funzionò finché non venne istituito l'Ufficio dello 'stato civile' da parte del Regno d'Italia.
Ritornando al Battesimo di Gesù, esso fu soggetto privilegiato degli artisti di tutti i secoli cristiani e la scena ruota normalmente intorno alle due figure di Gesù e di s. Giovanni, e si svolge all'aria aperta; inizialmente Gesù era raffigurato immerso nell'acqua e poi successivamente lo si è raffigurato seminudo, con il Battista che gli versa l'acqua sulla testa.
In conclusione la festa del Battesimo di Gesù, è da sempre l'occasione più propizia per riflettere sul Battesimo dei cristiani; i Padri della Chiesa dicevano che Gesù scendendo nelle acque del Giordano, ha idealmente santificato le acque di tutti i Battisteri; dal più semplice e moderno, posto all'ingresso delle chiese, a quelli che si innalzano a gloria imperitura del Sacramento e dell'arte, vicino alle grandi cattedrali dei secoli scorsi.
Gesù stesso nel Vangelo di s. Marco (16,16) dice: "Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato".

Autore: Antonio Borrelli