IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO VI DOMENICA E SETTIMANA TEMPO ORDINARIO ANNO C                         IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,17.20-26)
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone,
Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete gia la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.» Parola del Signore.

RIFLESSIONI

"Beati voi poveri, perché vostro è il Regno di Dio"
Questa gioia di dimorare nell'amore di Dio incomincia fin da quaggiù. È quella del Regno di Dio. Ma essa è accordata su di una via scoscesa che richiede una totale fiducia nel Padre e nel Figlio, e una preferenza data al Regno. Il messaggio di Gesù promette innanzi tutto la gioia, questa gioia esigente ; non si apre essa attraverso le beatitudini ? "Beati, voi poveri, perché vostro è il Regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete". Misteriosamente, il Cristo stesso, per sradicare dal cuore dell'uomo il peccato di presunzione e manifestare al Padre un'obbedienza integra e filiale, accetta di morire per mano di empi, di morire su di una croce. Ma ...d'ora innanzi, Gesù è per sempre vivente nella gloria del Padre, ed è per questo che i discepoli furono stabiliti in una gioia inestinguibile nel vedere il Signore, la sera di Pasqua (Lc 24, 41). Ne deriva che, quaggiù, la gioia del Regno portato a compimento non può scaturire che dalla celebrazione congiunta della morte e della risurrezione del Signore. È il paradosso della condizione cristiana, che illumina singolarmente quello della condizione umana: né la prova né la sofferenza sono eliminate da questo mondo, ma esse acquistano un significato nuovo nella certezza di partecipare alla redenzione operata dal Signore, e di condividere la sua gloria. Per questo il cristiano, sottoposto alle difficoltà dell'esistenza comune, non è tuttavia ridotto a cercare la sua strada come a tastoni, né a vedere nella morte la fine delle proprie speranze. Come lo annunciava il profeta: "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia" (Is 9, 1-2).

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 8,11-13)
In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l'altra riva. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

La cattiveria spinge i farisei a tentare Gesù per trovare una accusa e denunciarlo ai Romani. I tentativi sono ripetuti, essi non hanno pace e nei loro discorsi maliziosi travisano le parole corrette del Signore, e non essendo capaci di comprendere il significato di quanto afferma il Signore, rimangono nell'atteggiamento astioso con l'intenzione di colpirlo.
Non solo loro non comprendono le parole di Gesù, anche gli Apostoli mostrano una grande difficoltà a capire la nuova dottrina, soprattutto quanto riguarda l'antica Legge ebraica. La differenza comunque è notevole, gli Apostoli non comprendono per incapacità e non diffamano Gesù ripetendo parole prive di senso.
I farisei non comprendono gli insegnamenti di Gesù e quasi ne provano gioia per poterlo accusare e sperare nella sua condanna.
Gli Apostoli non chiedono un segno al Signore, sanno bene che il segno è Lui e le prove sono moltissime. Tra essi si nasconde Giuda, non sta con i farisei in questo momento e nemmeno con gli Apostoli, è astuto nel mimetizzarsi restando con loro ma tutto è ben chiaro al Maestro. Perché lo lascia tra i Dodici?
Perché si adempisse la profezia, e lui sempre contrario alle decisioni di Gesù, cerca di sviarlo dal bene e di farlo alleare con gli scribi.
I farisei non comprendono per odio naturale verso Gesù, gli Apostoli per incapacità e Giuda per malvagità e interessi personali.
Quanti di loro si sono rinnegati per cercare la Verità nelle parole di Gesù? Ovviamente solo gli Apostoli e in modo approssimativo. Questo loro atteggiamento è comprensibile. Ma la cattiveria dei farisei prova che senza la morte del proprio Io si rimane orgogliosi e superbi, illusi di poter spiegare tutto e di avere sempre pronta la risposta su ogni cosa.
I veri seguaci del Signore sanno di non sapere qual è la Volontà di Dio su tutto quanto li riguarda e pregano con umiltà e fiducia per poter comprendere e trovare l'equilibrio della vita. Non improvvisano e non danno libero sfogo alle loro ossessioni e fantasie, non hanno bisogno di chiedere un segno per capire.
Scoprono la Volontà di Dio e sono felici quando iniziano il cammino di rinnegamento, anche a piccoli passi ma devono muoversi.
I farisei chiedono un segno a Gesù e Lui non lo dà, è inutile darlo ad essi, la stessa richiesta contiene una premeditazione.
La fiducia che si ripone in Gesù non ha bisogno di segni, è il nostro amore che apre il suo Cuore e ottiene quanto necessita. Chiedere dei segni è come chiedere una prova d'amore o la prova della sua esistenza o se rimane sempre vicino a noi.
Non è contento Gesù quando si dubita in qualche modo della sua presenza, ed è vero che il dubbio e l'atteggiamento umano Lo allontanano, Egli agisce dove c'è vera speranza in Lui e lo sforzo del rinnegamento per lasciare la mentalità vecchia e pagana.
Molti cristiani non riescono a comprendere molto della vita spirituale, sono rimasti bloccati alla vecchia mentalità e si illudono di capire tutto e di poter dare lezioni anche a Dio. Lo fece il fariseo nel tempio: "Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri,
ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo" (Lc 18,11-12).
Non si potrà mai comprendere l'agire di Dio se prima non si inizia e persegue un cammino di rinnegamento!
Questo succedeva anche ai cristiani tiepidi o lontani dalla conversione, che andavano a confessarsi da Padre Pio e non comprendevano la sua reazione quando li ammoniva o addirittura li allontanava gridando dal confessionale.
Gli umili capivano che dovevano correggersi e che erano lontani dalla vera conversione, mentre gli altri non accettavano Padre Pio, pretendevano come il fariseo che si comportasse secondo la loro mentalità non convertita. In Padre Pio però agiva lo Spirito Santo mentre nei suoi accusatori agiva qualcun altro. 

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 8,14-21)
In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Gli Apostoli sono inquieti perché pensano di non aver pane a sufficienza e Gesù li rimprovera: "Non intendete e non capite ancora?". Dio non ha bisogno di una abbondanza materiale per fare ciò che vuole: quando non c'è quasi niente, come nella moltiplicazione dei pani, Dio può realizzare la nostra salvezza. "Non vi ricordate quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, i sette pani per i quattromila?". Devono comprendere che non è aver molto che importa, ma avere con loro "il pane di Dio", che è Gesù stesso.
Nella storia della Chiesa è la stessa cosa: opere grandi incominciano nell'umiltà, nella insignificanza delle persone agli occhi del mondo, e Dio ne trae grandi frutti. Chiediamo al Signore di renderci capaci di accettare nella nostra vita anche grandi sacrifici, pur di rimanere uniti a lui e di conservare in noi l'unico Pane, che è Gesù.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 8,22-26)
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.
Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano».
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Nel Vangelo vediamo la semplicità del Signore Gesù e anche la sua umiltà. Per compiere il miracolo si nasconde, conducendo il cieco fuori del villaggio per non essere visto. Questa semplicità ci meraviglia: Gesù qui sembra un operaio che fa una cosa e non vuole che sia vista finché non è completata. il Signore mette della saliva sugli occhi del cieco gli impone le mani e gli domanda: "Vedi qualcosa?". Si direbbe che il miracolo è compiuto a metà: "Vedo gli uomini; infatti vedo come degli alberi che camminano". Di nuovo Gesù gli impone le mani e il miracolo è completo: "Vedeva a distanza ogni cosa".
Questa semplicità divina, che può destare il nostro stupore, la troviamo anche nel racconto della Genesi, dove Dio cambia la sua decisione: "Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo, né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto". Eppure in un altro passo della Scrittura è detto che Dio non si pente, che egli non è un uomo, per cambiare opinione. I filosofi insistono molto su questa immutabilità di Dio, dicono che Dio, essendo la perfezione assoluta, non può cambiare. C'è qui qualche contraddizione, ma è una contraddizione che deriva dalla nostra limitatezza, che non può comprendere Dio. Dice sant'Agostino che è una grande felicità poter comprendere qualche cosa di Dio, ma che non è possibile all'uomo comprendere Dio; se l'uomo lo comprendesse, non sarebbe più Dio. Infatti noi abbiamo bisogno di mettere insieme cose contraddittorie per farci un 'idea meno imperfetta di Dio. Se vogliamo fare come i filosofi, e insistere sulla immutabilità di Dio, avremo un'idea di Dio molto molto povera. Dio sarebbe per noi come un mucchio di pietre, che non si muove, non cambia, non ha sentimenti, non vive. Se invece leggiamo con semplicità la Bibbia, vediamo che Dio pensa, ha dei sentimenti, ama profondamente, va in collera per i peccati del suo popolo, cambia le sue decisioni... E abbiamo l'idea di un essere vivente, pieno di movimento, di ricchezza, e questo è più vero dell'idea dei filosofi. Nella Bibbia si parla di Dio piuttosto come di un uomo, che è vivo, che riflette, prova delle emozioni, cambia parere, fa dei progetti... Questo è il modo più usato nella Bibbia. Talvolta anche la Bibbia fa delle osservazioni nella direzione dei filosofi, dicendo che Dio è perfetto, non muta, non si pente; generalmente però mostra Dio a nostra immagine, perché questo è più utile. Dobbiamo sapere che la perfezione divina è una perfezione di pienezza, non una perfezione di immobilità; che questa immutabilità contiene in sé tutti i movimenti; che Dio non ha emozioni umane, ma è al di sopra delle nostre emozioni. E' vero che Dio non ama come noi, ma egli ama più di noi, in un modo che noi non possiamo comprendere.
La rivelazione di Dio è avvenuta in modo pieno nella umanità di Gesù. Gesù vero uomo, che ha sofferto, ha amato, ha riflettuto, ha fatto dei progetti nella sua vita, che è stato ingannato, tradito, è la rivelazione del modo di essere di Dio.
Domandiamo al Signore Gesù di aprire i nostri occhi perché possiamo avere di Dio non una idea povera, ma vera, ricca, che metta in noi un senso di adorazione, di ammirazione, di gratitudine.
Comprendere qualcosa di Dio è una grande felicità. E anche capire che non possiamo comprenderlo è felicità, perché ci mette nella fede davanti al profondo mistero di Dio.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 8,27-33)

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell'uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va' dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Chi è Gesù? È la domanda che soggiace a tutto il vangelo di Marco costruito esattamente intorno a questa domanda. Chi è davvero quest'uomo? Marco e i discepoli hanno dato la loro risposta.: Gesù è il rivelatore del Padre, colui che manifesta pienamente il volto di Dio, è il Messia atteso. Ma per giungere a questa professione di fede ci vuole tempo. Tanto. E occorre non avere troppa fretta. Pietro, illuminato dallo Spirito, giunge a manifestare la propria convinzione. E che coraggio ha dovuto avere per giungere a tale affermazione! Chi si immaginava un Messia se lo rappresentava come un eroe, un guerriero, un nuovo re Davide. I profeti che ne avevano parlato, certo, ma sempre come l'arrivo di un vendicatore, l'eroe che avrebbe riportato Israele agli antichi splendori del passato. Insomma: nulla a che vedere con un falegname della Galilea! Pietro osa, nel proclamare che Gesù è il Cristo. Ma appena Gesù svela in che modo egli vuole essere Messia, disposto a morire pur di proclamare con coerenza il volto autentico di Dio, prende da parte Gesù per spiegargli come deve fare... Come facciamo noi quando spieghiamo a Dio come deve fare a fare Dio!

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt (16,13-19)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Quando San Paolo stava per giungere al tramonto della sua vita, scrisse a Timoteo queste parole: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la Fede" (2 Tm 4,7). Oltre alla certezza di non avere corso invano nella sua vita per arrivare al traguardo, era sicuro di avere conservato la Fede in Cristo.
In San Paolo troviamo le grandi qualità dell'autentico apostolo di Gesù e potente servitore della sua Parola. Non si risparmiò né si preoccupò delle sue cose, anzi mise da parte ogni interesse personale per lasciare vivere Cristo nella sua vita.
"Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20).
La sicurezza di non avere corso invano nella sua vita, almeno dopo la conversione sulla via di Damasco, lo rendeva felice anche dinanzi a persecuzioni spaventose. Lo scriveva a Filemone: "Allora nel giorno di Cristo, io potrò vantarmi di non aver corso invano né invano faticato" (Fil 2,16).
San Paolo ha creduto pienamente in Gesù, ha meditato lungamente il Vangelo, ha obbedito e vissuto gli insegnamenti del Signore.
L'unica sua certezza era Cristo, nel suo Nome non aveva timori di predicare e la sua predicazione era sommamente coerente con il Vangelo, senza preoccuparsi del rispetto umano ed annunciava Cristo come Verità assoluta, sapendo di contrariarsi gli ebrei e tante fazioni pseudo religiose.
Così agiscono i seguaci di Gesù, sono i veri apostoli del Signore che non temono di affermare parole diverse dalle altre religioni, dai loro predicatori spesso fanatici, annunciatori di dottrine inventate dagli uomini e smaliziati nell'ingannare con abilità e menzogne illogiche.
La differenza tra un seguace di Cristo come San Paolo e un seguace delle religioni inventate dagli uomini, oltre ai valori che separano e li rendono inconciliabili, sta nell'amore, nel perdono, nella Verità che solo il cristiano possiede.
San Paolo subì persecuzioni indescrivibili per difendere Gesù Cristo e scriveva: "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella Fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20).
È il progetto di vita abbracciato con grande fervore da quanti amano davvero Gesù e non si lasciano dominare dagli istinti, dall'amor proprio, dalla visione materialista della vita. Sono quelli che obbediscono alla Volontà di Dio e sono docili anche quando devono compiere qualcosa che umanamente fa provare avversione. Obbediscono. Leggiamo cosa ha scritto San Paolo sulle dolorose prove che ha affrontato per rimanere nel Cuore di Gesù:
"In quello in cui qualcuno osa vantarsi, lo dico da stolto, oso vantarmi anch'io. Sono Ebrei? Anch'io! Sono Israeliti? Anch'io! Sono stirpe di Abramo? Anch'io! Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte.
Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità.
E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che anch'io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?" (2 Cor 11,22-29).
È questa la vita che affronta il Prelato e il Sacerdote che hanno promesso piena fedeltà al Vangelo e con coraggio rinnovato perseguono esclusivamente la Volontà di Dio.
Chi invece si discosta di una parola dall'insegnamento di Gesù, non sta dalla parte di Dio, non è fedele al Vangelo e dovete stare accorti, senza lasciarvi soggiogare dalla simpatia o da comportamenti che appaiono sdolcinati e artatamente studiati per nascondere i cattivi insegnamenti.
San Pietro fu una delle colonne della Chiesa nascente e dopo un chiarimento con San Paolo sull'apostolato da intraprendere, obbedì solo a Gesù.
Superò con impegno la sua irruenza e la testardaggine per la costanza nell'amare Gesù.
L'amore facilita l'obbedienza al Signore e gradualmente c'è una elevazione spirituale. Si può cadere per debolezza ma San Pietro si è rialzato nelle lacrime, nel pentimento sincero e non era ancora nata la Chiesa. Da Papa lottò strenuamente nell'annunciare che solo Gesù Cristo è Dio e che solo in Lui vi è salvezza.
Gesù ha promesso a Pietro che la Chiesa non sarà mai distrutta, anche se tra breve sarà come disgregata, Essa però risorgerà più bella di prima!

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 9,2-13)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elìa con Mosè e conversavano con Gesù.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.
Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!».
E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
E lo interrogavano: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elìa e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell'uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. Io però vi dico che Elìa è già venuto e gli hanno fatto quello che hanno voluto, come sta scritto di lui». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti. Mc 9, 9
Gli apostoli hanno già sperimentato Gesù in molti modi. Pietro lo ha riconosciuto come Cristo. La fatica è stata pensare questo Cristo non solo come un uomo mandato da Dio, ma come il Figlio di Dio venuto a compiere la rivelazione di Dio stesso e a salvare l'umanità. Sul monte Tabor i tre apostoli prediletti vedono Gesù tra Mosè ed Elia, sentono la voce di Dio che conferma che Egli è il Figlio prediletto.
Un'esperienza mistica, della trascendenza che essi non si aspettavano. Una possibilità riservata a loro solo di toccare con mano la divinità di Gesù. Una chiave di interpretazione che li aiuterà a penetrare il mistero della resurrezione. Quello che non vedranno alla resurrezione lo hanno avuto in anticipo qui, nella trasfigurazione. Solo per poter accedere al mistero e renderlo un annuncio.
Signore, noi crediamo anche contando sull'esperienza e sulla fede di Pietro, Giacomo e Giovanni. Aiutaci a contemplare il racconto della trasfigurazione perché la sua bellezza trasformi la nostra esistenza, o meglio orienti il nostro vedere a riconoscere la tua esistenza, la tua vita