IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO I DOMENICA            E SETTIMANA DI AVVENTO ANNO B IL VANGELO NEL 21° SECOLO

Ci facciamo voce di tutta la creazione, che attende con impazienza la venuta del Signore,
e imploriamo con insistenza la sua misericordia. Vieni, Signore Gesù.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 13,33-37)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
L'anno B del ciclo triennale delle letture è l'anno di Marco. Eppure non si comincia dal paragrafo iniziale del suo Vangelo, che sarà oggetto di lettura nella settimana prossima: si parte dal punto in cui terminerà la penultima settimana dell'anno, con l'annuncio del ritorno di Cristo: "Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria".
A prima vista, ciò può sembrare strano ed illogico. Invece, nella liturgia, c'è un'estrema sottigliezza nell'effettuare il cambiamento di tono: la nostra attenzione, che nelle ultime settimane era centrata sul giudizio e sulla fine del mondo, si sposta ora sul modo di accogliere Cristo: non con paura, ma con impazienza, proprio come un servo che attende il ritorno del padrone (Mc 13,35).
In quanto preparazione al Natale, l'Avvento deve essere un tempo di attesa nella gioia. San Paolo interpreta il nostro periodo d'attesa come un tempo in cui dobbiamo testimoniare Cristo: "Nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo" (1Cor 1,7).

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 4,18-22)
In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Parola del Signore
.

RIFLESSIONI
Mentre camminava lungo il mare di Galilea.
Gesù è il re eterno dal regno eterno. La sua missione è eterna. Perché Lui la possa svolgere in sincronia e diacronia universale, possa cioè raggiungere tutti ora, domani e sempre ogni uomo di ogni latitudine il suo solo corpo non basta. Lui, in quanto vero uomo, può essere in un luogo e non in un altro. La missione va svolta nel corpo fisico e non nel corpo spirituale. Potrà anche servirsi domani del corpo spirituale per la missione di salvezza, ma solo in momenti particolari, come sarà per Saulo di Tarso e di tante altre persone da Lui direttamente chiamate e associate alla sua missione di salvezza, redenzione, rinnovamento delle sue strutture umane di salvezza e di redenzione. Ma questi interventi sono nell'ordine straordinario e non ordinario.
L'ordinario della sua missione vuole che altri corpi di carne vengano associati perché la salvezza possa essere data ad ogni uomo. Ma non dovrà essere un'altra missione che si dovrà compiere, ma quella sua. È il suo mistero che si dovrà realizzare nei cuori. Per questo Gesù fin dal primo momento dello svolgimento del suo ministero, chiama gli uomini che domani, quali suoi vicari, suoi eredi della missione, mai però suoi successori - Lui è il Vivente Eterno e non può avere successori, i successori li avranno i suoi apostoli - dovranno mostrare quanto Lui ha compiuto, secondo modalità personali che suggerirà loro lo Spirito Santo. Per questo è necessario che vedano fin dal principio metodi e forme della missione, ascoltino ogni Parola che rivela Dio, Cristo, lo Spirito, l'uomo e le cose secondo verità piena, sappiamo chi è Gesù nella sua Persona, assistano ai suoi miracoli nei quali Lui si manifesta pienamente, siano testimoni della sua morte e della sua risurrezione.
L'ammaestramento degli Apostoli non viene per lettura di un testo o di molti testi. Avviene invece per respiro di vita. Gli Apostoli respirano la vita di Cristo, si nutrono della sua storia, si alimentano di una visione e di un ascolto ininterrotto. È come se si alimentassero di Lui. Questa regola vale anche per ogni vescovo, ogni presbitero. Tutti i presbiteri devono respirare la vita del loro vescovo per essere sua vita, che è vita di Cristo, in mezzo al loro popolo. Se questa respirazione non si compie, l'altro ammaestramento, quello attraverso libri, lettere o altro, a nulla serve. È come se ad un uomo che sta morendo per asfissia si leggesse un libro sulla bontà dell'aria. A nulla serve. Quello muore. Mentre se lo si porta in un fresco bosco, l'aria lo rimette subito in vita. Gli Apostoli respiravano la verità, si nutrivano della visione del loro Maestro. Ogni miracolo li lasciava pieni di stupore e senza parole. Mai Gesù lesse loro la Scrittura. Mai citò loro un solo profeta. Lui mostrò Dio, fece respirare Dio, li nutrì di Dio.
Oggi l'Apostolo Matteo ci narra come furono chiamati i primi quattro Apostoli. Gesù esce dal deserto, dopo la vittoria sulle tentazioni del diavolo, inizia la sua predicazione, passa lungo il Mare di Galilea. Vede due uomini, Andrea e Simone, fratelli, che gettavano la rete in mare. Sono state sufficienti pochissime parole: "Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini". Essi subito, lasciano tutto e seguono Gesù. Poco dopo Gesù vede altri due fratelli e anch'essi vengono chiamati, lasciano reti e padre e seguono Gesù. Autore di questa sequela immediata è lo Spirito Santo. È Lui che suscita nel cuore di quattro chiamati una risposta immediata, istantanea. È infatti lo Spirito del Signore che mette in comunione il cuore dei chiamati con il cuore di Cristo Gesù. Questa verità deve rivelare alla Chiesa che se il chiamante non chiama nello Spirito Santo, la risposta mai ci sarà, perché manca la comunione tra i due cuori.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, ricolmateci di Spirito Santo. 

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 10,21-24)
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Quando coloro che credono di poter risolvere tutti i problemi e rispondere a tutti i "perché" dell'uomo con la sola forza della ragione, facendo un atto di suprema intelligenza, piegano la mente di fronte alla Mente Suprema che è il Logos, il Verbo di Dio, essi penetrano in una dimensione spirituale in cui si partecipa della luce divina che arricchisce la stessa mente umana.
Non è possibile conoscere il Padre, andare al Padre, se non si passa per Gesù. Ora, fra le sue parole ce n'è una in cui si coglie il cuore del suo insegnamento e si ha in mano la chiave della salvezza, perché è su quella che saremo giudicati: "Qualunque cosa avete fatto al più piccolo l'avete fatta a me" (Mt 25,40).
Egli si nasconde sotto le spoglie di ogni nostro prossimo, che diviene così - come Gesù - via per andare al Padre, per conoscere il Padre. È così semplice da essere quasi incredibile: per arrivare a Dio, passare per l'uomo con tutte le implicazioni che la vita personale e sociale comporta.
È così semplice che Gesù ha voluto avvertirci. È una verità, egli ci dice, che solo i semplici afferrano, i piccoli.
E con ciò la strada è aperta veramente per tutti, anche per gli adulti, gli anziani, i sapienti, i furbi, se sanno farsi piccoli, accantonando per un momento tutta la loro scienza ed esperienza di vita, per mettersi all'ascolto del Signore, e vivere la sua parola.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 15,29-37)
In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d'Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Prese i sette pani e i pesci, rese grazie.
Moltiplicando i pani, Gesù non solo si rivela superiore a Mosè, ma anche ad Elia e ad Eliseo. Mosè ed Elia nel Vangelo sono la Legge e i Profeti. Gesù è infinitamente oltre. Questa verità va gridata prima di tutto alla Chiesa perché la Chiesa la faccia risuonare all'orecchio di ogni figlio di Adamo. Ogni carne deve sapere chi è Cristo Signore: Colui che viene per dare compimento, pienezza di verità e di grazia a tutto l'Antico Testamento. Ogni gesto e parola di Gesù sono rivelatori di questa sua grandezza.
Al mattino c'era uno strato di rugiada intorno all'accampamento. Quando lo strato di rugiada svanì, ecco, sulla superficie del deserto c'era una cosa fine e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l'un l'altro: «Che cos'è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: «È il pane che il Signore vi ha dato in cibo. Ecco che cosa comanda il Signore: Raccoglietene quanto ciascuno può mangiarne, un omer a testa, secondo il numero delle persone che sono con voi. Ne prenderete ciascuno per quelli della propria tenda» (Es 16,13-16). Elia le disse: «Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra». Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia (1Re 17,13-16). Da Baal Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all'uomo di Dio: venti pani d'orzo e grano novello che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente». Ma il suo servitore disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?». Egli replicò: «Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: Ne mangeranno e ne faranno avanzare». Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo la parola del Signore (2Re 4,42-44).
Il pane che domani i discepoli di Gesù dovranno moltiplicare è eternamente e divinamente oltre la focaccia che l'angelo dona da mangiare a Elia. I discepoli daranno ad ogni uomo lo stesso Cristo Gesù, nel suo corpo e nel suo sangue, come nutrimento per compiere il cammino che dovrà portarli fino al monte santo che è il Paradiso.
Egli s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. Tornò per la seconda volta l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb (1Re 19,4-8).
L'umanità è sfinita, esausta, consumata dal suo peccato, divorata e lacerata nella sua stessa natura. Chi deve dare ad essa il nutrimento di vita eterna sono i discepoli. Sono loro che devono distribuire Cristo Gesù. Egli va dato come Parola, Verità, Via, Pane di vita e di salvezza, di risurrezione e di luce eterna. Tutto è da Cristo e in Cristo.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci datori del vero Cristo.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 7,21.24-27)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Ma colui che fa la volontà del Padre
Il tema del Vangelo odierno riassume la correlazione tra fede e opere. Tale correlazione si realizza sempre dall'ascolto della Parola di Dio. Dio-roccia è il fondamento su cui noi dobbiamo costruire. Potremmo costruire una casa senza le fondamenta? Certamente no! Potremmo anche approntare una sorta di fondamenta e costruirci sopra, ma poi quella casa si sbriciolerà o crollerà. Dall'altra parte, il verbalismo religioso, sia individuale che comunitario o liturgico, diventa una pia illusione, se non è convalidato dalla propria vita operosa e impegnata. Si può notare qui la differenza tra gli uomini che sono dediti con affanno all'attività e la vita composta del cristiano autentico che nell'impegno di attività nel mondo, non perde i contatti con il fondamento divino. Il Signore ha un metro diverso dal nostro: egli capovolge tutti i nostri valori umani, i principi terreni ed egoistici. Per un popolo abituato alle sabbie del deserto, la roccia salda è un'immagine plastica, suggestiva. E questa roccia è Cristo, pietra angolare su cui il Padre vuole costruire la «città forte». Il salmo 117 è tipicamente messianico e per gli ebrei al centro di questo, come degli altri salmi, c'è il popolo di Israele con la sua storia, per noi la lettura è Cristocentrica. Come Israele, Cristo è stato circondato dai nemici ma, confidando nel Padre, tali nemici sono stati sconfitti. Anche noi, uniti al Padre nel Figlio, possiamo sconfiggere i nostri nemici che non stanno fuori, ma dentro di noi. Ascoltiamo le parole ma mettiamole anche in pratica.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 9,27-31)
In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Due ciechi lo seguivano urlando. È un urlo che viene dal profondo come accade per chi non può vedere la forma delle cose, quindi la loro bellezza e la verità che in esse si cela. Solo un cieco può urlare per riavere la vista. È, la sua, una domanda singolare di pietà, quasi violenta, tanto acuto ha il sentimento della perdita che il non vedere implica.
I due non si peritano neppure di dire cosa vogliono: quell'urlo parla per loro quando si sono accostati a Gesù. Ma avrebbero urlato se non fossero stati assolutamente certi che ciò che chiedevano quell'uomo poteva compierlo?
Si può urlare per ricevere pietà, se si è mossi da un bisogno incontenibile, da un desiderio insaziabile, solo quando ci si imbatte in uno che può compiere il miracolo.
E Gesù esaudisce la domanda di fede. Apre gli occhi ai due. Perché normalmente la nostra fede non ha la forza di questo urlo? Perché si stempera nella dimenticanza annoiata? Perché si affievolisce nella prova come un lucignolo fumigante? Forse perché il nostro cuore si ottunde e non anela più a quella bellezza che commuove e a quella affezione che edifica.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 9,35-10,1.6-8)
In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Due immagini vengono rapidamente evocate in questi pochi versetti del Vangelo di Matteo: quella del pastore col suo gregge e quella dell'agricoltore nel suo campo.
Anzi le immagini sono, per così dire, dolorosamente incompiute: sembra che il gregge non abbia guida e che il padrone non si prenda abbastanza cura della sua messe.
In realtà l'intento è quello di rivelarci da un lato la coscienza missionaria di Gesù, e di anticiparci dall'altro il significato e lo scopo della chiamata dei discepoli (cf. Mt 10).
In Gesù persona e missione coincidono: la compassione che egli prova davanti alle folle che gli appaiono "stanche e sfinite come pecore senza pastore" è l'esperienza terrena che il Cristo fa quando si presenta al suo popolo: ma questa esperienza manifesta come il suo "io filiale", già da tutta l'eternità, sia costituito davanti al Padre in una "responsabilità salvifica" nei riguardi dell'intera creazione. Gesù non solo prova compassione, ma è la compassione di Dio che si è fatta presente nella storia.
La "domanda al padrone della messe" di inviare operai nel suo campo è la preghiera terrena che i discepoli devono fare, ma essa è già esaudita nel dono della venuta di Cristo.
Solo perché il Padre ha inviato il suo stesso Figlio, i discepoli possono offrire se stessi, ed essi devono pregare per essere disponibili a un invito che in Cristo stesso li raggiunge e li afferra.