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XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO E SETTIMANA ANNO B. IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO. IL VANGELO NEL 21° SECOLO.

Sostienici Signore con il tuo aiuto e trasforma la nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 9,30-37)
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Il santo battesimo ci ha inseriti nella morte del Signore, ci ha resi conformi al suo sacrificio. Questa è la radice della nostra esistenza cristiana, la sua sorgente profonda: il frutto deve essere l'umiltà, l'esistenza che ne sgorga deve essere un'esistenza donata nel servizio. È questo un punto centrale della vita cristiana. In essa, e dunque nella Chiesa, la logica delle "precedenze" è completamente rovesciata: il primo è colui che si fa il servo di tutti, come Gesù, il cui primato è stato posto dalla sua obbedienza ed immolazione sulla croce. La vera dignità è nella possibilità offerta all'uomo di imitare l'umiltà del Verbo Incarnato. Una conseguenza sconvolgente: il piccolo è il "sacramento" di Gesù e quindi in lui accogliamo il Padre.

RIFLESSIONI
Oggi leggo questa frase che senz'altro piace a quelle persone che sono rimaste vittime di persecuzioni o di false accuse: "Non c'è nulla di segreto che non sia manifestato". Parole che dispiacciono a quanti non hanno la coscienza serena, sono invece di grandissimo conforto e motivo di gioia a coloro che desiderano la giustizia e chiedono nella preghiera che quanto è nascosto sia svelato e la verità conosciuta dalle persone coinvolte.
Moltissime persone per varie ragioni sperano e pregano perché ottengano giustizia al più presto. Anche per diatribe familiari o nell'ambiente lavorativo attendono nella sofferenza e chiedono la realizzazione della frase sopracitata, che si completa in questo modo
"Non c'è nulla di segreto che non sia manifestato. Nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce".
Luce. Parola semplice, parola meravigliosa. Per ognuno di noi è una parola carica di ricordi... Il lampo nella notte fa paura, i primi raggi del sole all'alba ridanno coraggio e speranza. C'è forse uno spettacolo più bello, un momento più esaltante di quando si raggiunge la cima di una montagna mentre spunta il sole?
Come ogni avvenimento importante anche questo è preceduto da alcune prove. Dapprima la notte, una notte buia e fredda, a volte glaciale, resa ancora più penosa dai venti. Il momento tanto atteso tarda a giungere, bisogna aspettare, bisogna saper aspettare. Mentre le stelle sbiadiscono lentamente, l'orizzonte lontano si copre dolcemente di un alone chiaro, che si fa rosa col passare del tempo. Il momento atteso arriva, infine, quando una riga rossa sottile si staglia nel cielo e si ingrandisce a vista d'occhio verso l'est. Si leva il giorno.
La luce della fede, questa luce preziosa, si accende nelle nostre anime allo stesso modo, se sappiamo aspettarla, sollecitarla con la preghiera. E la grazia segue la luce, la luce diventa grazia. Dio è presente.
Con il battesimo noi abbiamo ricevuto questa piccola luce nel nostro cuore, nell'intimo della nostra anima. Ma può capitare che, col passare degli anni, la fiamma di questa piccola torcia diminuisca e tenda a spegnersi. Dobbiamo allora fare molta attenzione, vegliare e non accettare che si spenga definitivamente. Dobbiamo ravvivarla e conservarla sempre al centro della nostra vita in balia di dubbi e domande. Dobbiamo proteggerla e tenerla sempre accesa affinché possa illuminarci, guidarci nelle nostre scelte, nelle nostre decisioni o nelle nostre azioni, ed inondi tutta la nostra vita.
Dobbiamo proteggerla e tenerla sempre accesa affinché la nostra vita sia essa stessa una luce per tutti quelli che incontriamo e che, come noi, cercano Cristo, fonte di ogni vera luce grazie al suo Amore infinito.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 9,9-13)
In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: "Misericordia io voglio e non sacrifici". Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori.
Ogni azione che Gesù compie sconvolge la religione dell'uomo, fondata su pensieri della terra, dalla quale sono esclusi i pensieri di Dio. Per la religione dell'uomo ogni pubblico peccatore era uno scomunicato, un reietto, un abbandonato da Dio, un lebbroso spirituale, dal quale si doveva stare a distanza. Gesù invece non solo non se ne sta lontano, passa, vede Matteo seduto al banco delle imposte e lo chiama per fare un suo discepolo: "Seguimi!". Il chiamato si alza, lascia tutto, lo segue, si mette a servizio di Gesù. Accoglie l'invito che vuole fare di lui un missionario di verità tra gli uomini. Non più un esattore di denaro, ma un datore del vero Dio.
Matteo accoglie Gesù nella sua casa. Il gesto di Gesù sconvolge molti altri pubblicani e peccatori. Essi vengono e si mettono a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vengono non per rimanere pubblicani e peccatori, ma perché anche loro vogliono essere accolti da Gesù nel suo regno. La sua religione è ottima. Non esclude, accoglie. Non allontana, chiama. Non respinge, attrae. Questa religione dona speranza, non crea disperazione. Costituisce gli uomini fratelli, non li pone gli uni contro gli altri. In essa tutti ci si siede allo stesso tavolo. Non vi sono tavoli separati: quelli per i sani e quelli per i malati, quelli per i santi e gli altri per i peccatori.
Ognuno di noi diffonde e fa propaganda della sua religione. Come i farisei avevano la loro propria religione, gli scribi, i sadducei, i sommi sacerdoti, gli anziani del popolo, così anche Gesù diffonde la sua propria religione. Qual è la differenza che distingue quella di Gesù da tutte le altre che sono nel mondo? Quella di Gesù è la sola religione vera, perché in essa Dio si pone a servizio di ogni uomo per la sua salvezza e redenzione. Perché è la sola religione nella quale è chiesto all'uomo di mettersi al servizio dell'uomo per portargli la vera salvezza, la vera redenzione e giustificazione. Questo servizio va fatto offrendo al Padre la propria vita per il perdono dei peccati.
La vera religione di Gesù scandalizza i farisei. Loro vogliono la religione della distinzione, della differenza, della separazione tra giusti e peccatori. Il peccatore dovrà in eterno rimanere peccatore. Non vi è per lui grazia di salvezza. Gesù ribatte che Lui proprio per questo è venuto: per offrire al peccatore la grazia della salvezza. Così come il medico si reca dall'ammalato per offrirgli la medicina della guarigione. Un medico a servizio dei sani di certo non è medico. Chi è sano non ha bisogno di lui. Ha bisogno di lui chi è ammalato. Chi è per Gesù. Loro, i farisei, sono sani, non hanno bisogno di alcuna grazia. I peccatori invece hanno bisogno di tutta la grazia perché si possano convertire ed entrare nel regno della luce.
Gesù è venuto per offrire a tutti la grazia e la verità, non solamente la verità, non unicamente la grazia, ma la grazia e la verità insieme. Lui non fa sconto a nessuno sulla verità, sulla luce nella quale si deve camminare. Sa però che per camminare nella verità si ha bisogno della grazia. La prima grazia è il perdono dei peccati. Lui perdona i peccati non perché il peccatore rimanga tale, ma affinché passo dopo passo, momento dopo momento, si liberi da ogni peccato e cammini di luce in luce, di verità in verità. Questa religione è stupenda, perché non priva l'uomo della speranza del perdono, neanche però lo illude che possa rimanere peccatore. Lo inonda però di grazia perché possa camminare nella verità. Questa religione è divina. Essa non è fatta da un uomo.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci della religione di Gesù.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 9,1-6)
In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite
Dinanzi ad ogni discepolo di Gesù ci sono due forze o potenze invincibili da qualsiasi energia o risorsa che proviene dal cuore, dalla mente, dalla scienza, dalla dottrina, dall'intelligenza, dalla sapienza dell'uomo. Nulla che scaturisce dall'uomo ha la potestà di eliminare, cancellare, abolire queste due forze che sono il demonio e la malattia.
Dinanzi a queste due forze l'uomo sperimenta tutta la sua pochezza, il suo niente. L'impossibilità non è neanche imparziale. Essa è assoluta. L'uomo semplicemente non può. Questa la sua verità. Gesù conosce questa naturale incapacità dell'uomo e dona ai suoi discepoli la forza e il potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. Conferisce loro un potere divino, una forza celeste, una capacità soprannaturale.
Questo potere e questa forza agiscono in loro in un solo modo: se sono finalizzati unicamente ed esclusivamente per l'edificazione del regno di Dio tra gli uomini. Questa forza e questo potere non sono fine a se stessi. Dio non manda i discepoli nel mondo per sanare i malati e per liberarli dal demonio, per poi lasciarli nel mondo del peccato o dell'ignoranza di Dio, nella non fede e nella non verità.
Gesù manda nel mondo i suoi discepoli per edificare il regno di Dio, segno di questa loro opera è la distruzione del regno di satana e dalle sue conseguenze che sono la morte, la malattia, la sofferenza, il vizio, il peccato, ogni altra schiavitù materiale e spirituale dell'uomo. Se non vi è edificazione nei cuori del regno di Dio, il potere diviene debolezza e la forza inesistente, vana. Non agisce perché separata dal suo fine.
Gesù chiede ai suoi apostoli una grande libertà dai beni di questo mondo. Li vuole anche liberi dalla ricerca di comodità e di agi. Si devono accontentare, essere gioiosi per quel poco che ogni giorno il Signore darà loro, servendosi della carità dei suoi figli. La libertà dal denaro e dalla cose di questo mondo è la verità del discepolo di Gesù. Un discepolo di Gesù è vero se è libero dalle cose di quaggiù. È falso se è attaccato alle cose di questo mondo. È doppiamente falso se si serve del suo ministero per arricchirsi o fare denaro a basso prezzo, al prezzo della sua simonia mascherata che lega la sua prestazione del sacro e delle cose sante alle offerte.
La credibilità del discepolo del Signore è data tutta dalla sua libertà dalle cose della terra. È questa la prima santità che lui deve mostrare al mondo. Se è libero, è santo: se non è libero, non è santo. Se è libero è credibile. Se non è libero, mai sarà credibile. Sarà sempre giudicato, condannato. Lo si vedrà come un impiegato del sacro, mai come un missionario di Gesù Signore.
Il missionario di Gesù deve sempre essere rivestito di libertà, santità, prudenza, saggezza. Deve possedere nel cuore un solo desiderio: che il Signore lo rivesta di credibilità e lo accrediti nella verità del Vangelo. Solo così ogni persona da lui incontrata potrà accogliere la Parola da lui seminata nel cuore ed entrare nel Regno.
Vergine Maria, Madre di Dio, rivesti il nostro cuore e la nostra anima della tua stessa libertà e santità. Angeli e Santi di Dio, rendeteci missionari credibili della Parola.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,7-9)
In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Erode, tetrarca della Galilea, venne a sapere quanto accadeva e non sapeva che cosa pensare... Nel suo animo sorgevano pensieri contraddittori sull'identità e sulla missione di Cristo. La comparsa di Cristo nella sua vita lo sconvolge e lo devia. Non capisce e vorrebbe invece conoscere la verità. Gli piacerebbe anche capire: sa, sente che la verità gli è vicina, ma lui non riesce ad afferrarla.
Se si trattasse di Giovanni Battista, mandato a morte da lui, che ora è risorto, Erode non potrebbe evitare la propria condanna. Se si trattasse, invece, di Elia, la posizione di Erode non sarebbe comunque migliore: Elia fu profeta di Dio, le sue parole devono essere considerate parole di Dio. Erode si chiede allora come potrebbe giustificarsi davanti a Dio. Se, infine, si trattasse di un altro degli antichi profeti tornato nella persona di Gesù, ancora una volta Erode si troverebbe in una situazione delicata, perché, in ogni modo, dovrebbe rendere conto delle sue azioni nel nome della verità.
L'interesse di Erode nei confronti di Cristo è risvegliato e guidato dalla curiosità, ma anche dal timore che si scopra la sua responsabilità nell'assassinio di Giovanni Battista. Egli ne serba sempre un certo rimorso; del resto come potrebbe liberarsene?
L'irruzione di Cristo nella nostra vita provoca anche in noi delle domande fondamentali. La sua vita e, soprattutto, il suo insegnamento, le sue leggi, i suoi principi, le sue esigenze morali non possono lasciare nessuno indifferente e insensibile. Cristo ci interpella e ci spinge a cercare la nostra verità. Ci incita ad un esame di coscienza severo riguardo la nostra posizione e il nostro comportamento di fronte a lui e al suo insegnamento. Noi non possiamo rimanere inattivi e muti.
Prima di formulare una risposta, dobbiamo sapere se vogliamo rimanere nell'ambito di una curiosità puramente intellettuale, teorica, o se vogliamo andare più a fondo nelle cose cercando di scoprire, dietro il legislatore-filosofo, il Figlio di Dio venuto fra noi a portare il lieto messaggio, promotore di una Nuova Alleanza, ma anche costruttore del regno di Dio, fondato sulla pietra angolare dell'amore. Siamo capaci di seguirlo su questa via?

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,18-22)
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell'uomo - disse - deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
I pareri della massa sulla vera identità di Gesù sono molto diversi. Alcuni lo considerano Giovanni Battista risorto, altri Elia o uno degli antichi profeti. Dopo avere ascoltato questi pareri, Cristo si rivolge direttamente agli apostoli: "Ma voi chi dite che io sia?". La risposta di Pietro è pronta e sicura: "Il Cristo di Dio".
Possiamo supporre che la condizione stessa di Pietro gli offriva molte possibilità di rispondere subito e senza alcuna esitazione. Noi, come tutti i nostri contemporanei, non abbiamo sempre un atteggiamento così sicuro, una convinzione così assoluta. I dubbi ci avvolgono. Inoltre, bisogna dirlo, nella maggior parte dei casi i nostri contemporanei non hanno convinzione alcuna in proposito. Si perdono nella folla degli "ismi" di moda. Eppure la questione di chi sia Cristo
viene posta continuamente e ha ancora tutta la sua importanza.
Il nostro mondo non è certo pronto a dare una risposta chiara ed esauriente. E questa incapacità si fa via via più grande. Perché?
L'insegnamento filosofico delle nostre scuole ne è la causa nella maggior parte dei casi. Un tale insegnamento ci fornisce infatti strumenti atti alla ricerca, che si rivelano però inefficaci se applicati a questa questione. Esso ci insegna a porci infinite domande, al punto che finisce per porre tutto in dubbio, compresi i valori più antichi che pure sembravano immutabili. Si arriva al punto di porci talmente tante domande, che ci si dimentica della ragione che le aveva generate e del fine stesso della nostra indagine.
L'insegnamento dei maestri d'oggi semina il dubbio nei nostri cuori al punto che ne dimentichiamo la verità. Limitando il nostro sguardo alla terra e ai suoi confini, trascuriamo il soprannaturale, giungendo anzi a negarlo. Disumanizziamo e, peggio, despiritualizziamo la vita umana. L'uomo d'oggi ha la sensazione di essere condannato a non poter soddisfare il suo desiderio di verità.
Bisogna tornare alla fonte, interrogare di nuovo il Vangelo e la tradizione della Chiesa che contengono il "deposito" della fede. Le domande e i dubbi non devono farci paura. Dobbiamo saper cercare la verità dove essa è stata rivelata. Non corriamo dietro ai falsi profeti e ai dottori della legge che si sono autoproclamati tali: solo le parole di Vita possono fornirci le risposte giuste. Ritorniamo a Gesù Cristo e al suo Vangelo.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,43-45)
In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Ringraziamo Dio per il grande dono della Scrittura: è un dono del suo amore, un dono antico e sempre nuovo che dobbiamo sfruttare nella fede.
Nel Vangelo Gesù ci dice appunto che il nostro tesoro è contemporaneamente antico e nuovo. E ogni epoca è invitata a discendere in questa miniera inesauribile per trovare nuove ricchezze, e le trova davvero.
Il modo attuale di studiare la Scrittura non assomiglia a quello dei secoli passati: vi scopriamo aspetti nuovi, che ci aiutano ad apprezzarne meglio la varietà e la ricchezza. Così si rinnova continuamente il gusto e l'interesse per lo studio della Bibbia.
Sappiamo che la Scrittura si studia bene soltanto nella fede. "Le Sacre Scritture scrive Paolo a Timoteo possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù". Lo studio della Scrittura è fatto per mezzo della fede, che lo guida. Per aver fede bisogna prima capire un po' la Scrittura, perché se non si capisce niente dell'annuncio di salvezza non è possibile aderirvi, quindi per arrivare a credere è necessario fare un certo lavoro di intelligenza, un certo studio. Ma d'altra parte per approfondire la Scrittura è necessaria la fede: credere per, comprendere.
Se qualcuno ha il senso delle cose spirituali capisce profondamente la Bibbia anche se non ha cultura, perché la fede illumina gli occhi del suo cuore e questa illuminazione è più preziosa di tutti i mezzi della scienza, che possono far luce su aspetti secondari, ma non raggiungono il centro, che è il "proprio" della fede.
Non bisogna disprezzare lo studio faticoso degli scienziati, perché i loro sforzi sono necessari per far penetrare la fede in tutti i settori della vita e di ogni epoca. Ma Dio ha rivelato i tesori della Scrittura non soltanto agli intelligenti, ma anche a chi è meno dotato, mediante la fede, luce divina.
Siamo dunque riconoscenti al Signore per questo tesoro che tutti noi utilizziamo e aiutiamo ad approfondirlo insieme agli studiosi, perché la scienza aiuta a comprendere le Scritture, ma ancor più aiuta la santità.