I DOMENICA DI QUARESIMA E SETTIMANA ANNO B. IO SONO LA LUCE DEL MONDO             IL VANGELO DEL GIORNO. IL VANGELO NEL 21° SECOLO.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
Insegnami i tuoi sentieri. (Sal. 24)

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 1,12-15)
In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Il Vangelo di Marco comincia con una semplice affermazione: "Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio".
Giovanni Battista, che aveva annunciato la sua venuta come imminente, battezzò Gesù nel Giordano e in quell'occasione lo Spirito diede testimonianza di Gesù. Marco accenna soltanto al periodo nel deserto e alla tentazione. È il preludio all'inizio del ministero pubblico di nostro Signore. Il suo primo richiamo, che ci viene ripetuto questa domenica, è: "Convertitevi e credete al vangelo". Egli comincia proprio da quello che era stato il punto centrale dell'insegnamento di Giovanni Battista.
La Quaresima è soprattutto un periodo di riflessione sui misteri della nostra redenzione, al cui centro sono l'insegnamento e la persona di Gesù Cristo. Il Salvatore ha assunto forma umana, cioè quella che è la nostra condizione, e non è nemmeno stato risparmiato dall'esperienza della tentazione. Nella sua natura umana, Gesù ha vissuto in prima persona cosa significhi respingere Satana e porre al primo posto le cose divine. Il nostro Signore e il nostro Dio è in tutto nostra guida e modello.
Cercare di conoscere Cristo significa anche prendere coscienza di quel nostro bisogno di cambiamento di vita che chiamiamo "pentimento". In particolare è mediante la liturgia della Chiesa che ci avviciniamo a Cristo e facciamo esperienza della sua presenza in mezzo a noi.
Nella liturgia, diventiamo "uno" con Cristo nel mistero grazie al quale egli ha riscattato il mondo.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 16,13-19)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Quando San Paolo stava per giungere al tramonto della sua vita, scrisse a Timoteo queste parole: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la Fede" (2 Tm 4,7). Oltre alla certezza di non avere corso invano nella sua vita per arrivare al traguardo, era sicuro di avere conservato la Fede in Cristo.
In San Paolo troviamo le grandi qualità dell'autentico apostolo di Gesù e potente servitore della sua Parola. Non si risparmiò né si preoccupò delle sue cose, anzi mise da parte ogni interesse personale per lasciare vivere Cristo nella sua vita.
"Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20).
La sicurezza di non avere corso invano nella sua vita, almeno dopo la conversione sulla via di Damasco, lo rendeva felice anche dinanzi a persecuzioni spaventose. Lo scriveva a Filemone: "Allora nel giorno di Cristo, io potrò vantarmi di non aver corso invano né invano faticato" (Fil 2,16).
San Paolo ha creduto pienamente in Gesù, ha meditato lungamente il Vangelo, ha obbedito e vissuto gli insegnamenti del Signore.
L'unica sua certezza era Cristo, nel suo Nome non aveva timori di predicare e la sua predicazione era sommamente coerente con il Vangelo, senza preoccuparsi del rispetto umano ed annunciava Cristo come Verità assoluta, sapendo di contrariarsi gli ebrei e tante fazioni pseudo religiose.
Così agiscono i seguaci di Gesù, sono i veri apostoli del Signore che non temono di affermare parole diverse dalle altre religioni, dai loro predicatori spesso fanatici, annunciatori di dottrine inventate dagli uomini e smaliziati nell'ingannare con abilità e menzogne illogiche.
La differenza tra un seguace di Cristo come San Paolo e un seguace delle religioni inventate dagli uomini, oltre ai valori che separano e li rendono inconciliabili, sta nell'amore, nel perdono, nella Verità che solo il cristiano possiede.
San Paolo subì persecuzioni indescrivibili per difendere Gesù Cristo e scriveva: "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella Fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20).
È il progetto di vita abbracciato con grande fervore da quanti amano davvero Gesù e non si lasciano dominare dagli istinti, dall'amor proprio, dalla visione materialista della vita. Sono quelli che obbediscono alla Volontà di Dio e sono docili anche quando devono compiere qualcosa che umanamente fa provare avversione. Obbediscono. Leggiamo cosa ha scritto San Paolo sulle dolorose prove che ha affrontato per rimanere nel Cuore di Gesù:
"In quello in cui qualcuno osa vantarsi, lo dico da stolto, oso vantarmi anch'io. Sono Ebrei? Anch'io! Sono Israeliti? Anch'io! Sono stirpe di Abramo? Anch'io! Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte.
Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità.
E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che anch'io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?" (2 Cor 11,22-29).
È questa la vita che affronta il Prelato e il Sacerdote che hanno promesso piena fedeltà al Vangelo e con coraggio rinnovato perseguono esclusivamente la Volontà di Dio.
Chi invece si discosta di una parola dall'insegnamento di Gesù, non sta dalla parte di Dio, non è fedele al Vangelo e dovete stare accorti, senza lasciarvi soggiogare dalla simpatia o da comportamenti che appaiono sdolcinati e artatamente studiati per nascondere i cattivi insegnamenti.
San Pietro fu una delle colonne della Chiesa nascente e dopo un chiarimento con San Paolo sull'apostolato da intraprendere, obbedì solo a Gesù.
Superò con impegno la sua irruenza e la testardaggine per la costanza nell'amare Gesù.
L'amore facilita l'obbedienza al Signore e gradualmente c'è una elevazione spirituale. Si può cadere per debolezza ma San Pietro si è rialzato nelle lacrime, nel pentimento sincero e non era ancora nata la Chiesa. Da Papa lottò strenuamente nell'annunciare che solo Gesù Cristo è Dio e che solo in Lui vi è salvezza.
Gesù ha promesso a Pietro che la Chiesa non sarà mai distrutta, anche se tra breve sarà come disgregata, Essa però risorgerà più bella di prima!

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 6,7-15)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe». Parola del Signore.

***

IL PADRE NOSTRO (Mt.6,7-13;Lc.11,1-4)

Dal poema di A. F.

Ai dodici che un dì glielo avevano chiesto, Gesù come pregare rendeva manifesto;
e se pure altre volte Lui lo aveva detto, ancora a tutti quanti ne ribadì il concetto:

<Usate parole le più semplici e piane, e soprattutto poche, senza espressioni vane.
Lasciatele ai pagani Le frasi a dismisura, che credono in tal modo ricever maggior cura.

Invece il Padre vostro Lassù nei cieli sa, la più segreta vera vostra necessità:
infatti prima ancora che voi glielo chiediate, Lui già sa quanto voi da Lui desiderate

DIRETE:-

Padre Nostro, che su nei cieli stai, sia santificato il nome che Tu hai,
e venga il Regno Tuo, sia fatto il Tuo volere, così qui sulla Terra, come in cielo tra le sfere.

Donaci ogni giorno Il pane quotidiano, e grazie per la pioggia da cui germoglia il grano;
rimetti a noi le colpe, perdona i nostri errori, come noi perdoniamo i nostri debitori.

Fa che la strada giusta Non lasciamo per la via. Liberaci dal Maligno Per sempre e così sia-.
Tenete bene a mente Questo mio insegnamento, lo andrete a dire a tutti, ovunque soffi il vento...>

Ogni volta Che voi lo recitate, pensate che Gesù lo declamò una estate.
Tutte le volte che Lo recitate voi pensate a Lui quel giorno che lo insegnava ai Suoi.

Queste frasi che voi Recitate a memoria Son certo le parole, più note della storia.
Di certo c'è qualcuno, giallo, mulatto o nero che ora mentre leggete, lo sta dicendo intero.

Dai ghiacci all'equatore, dai poli alla savana, vien detta in ogni lingua questa preghiera cristiana.
Ora tu che lo reciti Pensa che non sei solo, ma con altri milioni dall'uno all'altro polo...

RIFLESSIONI
Il tempo di Quaresima deve essere innanzi tutto un tempo di preghiera, e la Chiesa vuole subito mostrarci la preghiera che deve essere il nostro modello: quella che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli per farli entrare nella nuova religione da lui apportata. Ciò che vi è di assolutamente nuovo in questa religione è che essa ci fa guardare a Dio non più solamente come al creatore onnipotente, ma come al Padre nostro. Dio è nostro Padre! Il solo nome di "Padre" può immergere i nostri cuori nell'adorazione. Siamo dunque lontani dalle "ripetizioni dei pagani". È così liberatorio pensare che Dio è nostro Padre! Non vi è più affanno, paura, preoccupazione: vi è la fiducia! Abbiamo un Padre che conosce tutti i nostri bisogni. Allora, possiamo pronunciare con Gesù le parole del tutto disinteressate della sua preghiera, non pensare più che alla gloria di nostro Padre, al suo regno, alla sua volontà.
Ma Gesù precisa subito: Padre "Nostro". Egli sottolinea così la fratellanza tra tutti gli uomini che egli è venuto a consacrare per mezzo del suo sangue sulla croce.
Il "Padre nostro" è una preghiera filiale, ma è anche la preghiera fraterna per eccellenza. È il motivo per cui Gesù insiste tanto sul perdono. Possiamo essere grandi peccatori, possiamo essere criminali, e dire il "Padre nostro". Ma a condizione di voler cambiare vita, chiedere perdono e perdonare tutti, a condizione di non voler serbare nessun risentimento nel fondo del nostro cuore. Così, così solamente, saremo veramente figli del Padre.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 11,29-32)
In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Ben più di Giona è qui! Gesù è stupito e addolorato dalla durezza di cuore di chi lo ascolta, convinto di essere nel giusto, di essere salvo a prescindere. E tira in ballo due esempi ben conosciuti dall'uditorio: la regina di Saba che venne dal sud per verificare la fama della saggezza di Salomone e ne fu impressionata e la conversione degli abitanti di Ninive, pagani, convinti a cambiare vita dalla predicazione del riottoso profeta Giona. Ma i concittadini di Gesù sono troppo convinti di essere nel giusto per mettersi in discussione, per avviare una riflessione seria, per nutrire dei dubbi sulla propria condotta. E, così facendo, seduti sulle proprie presunte certezze, diventano impermeabili all'annuncio del vangelo. Che non ci succeda la stessa cosa! Proprio a noi, discepoli del Signore, convinti di essere sulla strada giusta! Ancora molti "Giona" ci invitano alla conversione e, diversamente dai fratelli ebrei, abbiamo la grazia enorme di poter incontrare il Signore Gesù nei segni della sua presenza che sono i sacramenti. Ben più di Giona abbiamo qui oggi! 

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 7,7-12)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.
Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Questa infatti è la Legge e i Profeti
Il Vangelo di questo giorno va letto, interpretato, compreso, prendendo come principio ermeneutico quanto scrive Luca nel brano corrispondente o sinottico. Sappiamo che per Gesù la preghiera è la sorgente di ogni bene che da Dio discende nel cuore dell'uomo, fonte di ogni grazia, verità, misericordia, compassione, commiserazione, pietà. Ogni bene per l'anima e per il corpo discendono dalla preghiera.
Il Vangelo secondo Luca apporta però un cambiamento che deve essere ritenuto essenziale, sostanziale, che da solo basta a dare luce a tutto il mistero della preghiera. Gesù in questo Vangelo ci dice che di una cosa sola l'uomo ha bisogno: dello Spirito Santo. Chiesto e ottenuto lo Spirito Santo, l'uomo è nella pace perfetta, in ogni momento, condizione, situazione, evento della sua vita. Quando è lo Spirito Santo che muove cuore, mente, anima, corpo dell'uomo, tutto l'uomo è nella verità e nella grazia. Non manca più di nulla. Ha lo Spirito Santo che è il Bene sorgente di ogni altro bene.
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: "Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli", e se quello dall'interno gli risponde: "Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani", vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». (Lc 11,1-13).
Se vogliamo comprendere il Vangelo secondo Luca dobbiamo lasciarci aiutare dalla rivelazione di San Paolo. La troviamo nella Lettera ai Romani così espressa.
Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio. Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati. Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore. (Rm 8,26-39).
Questo è il vero fine della nostra preghiera di richiesta: consegnare per intero la nostra vita nelle mani dello Spirito Santo. Lui che è il Datore di ogni vita, il Datore di Cristo e del Padre. Con Lui alla guida della nostra vita tutto avviene per il nostro più grande bene. Lui è infinitamente più che l'Arcangelo Raffaele per Tobia.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci lo Spirito Santo di Dio.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,20-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai"; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Gesù non concepisce una fede che sia una farsa, una finzione, una maniera di porsi davanti a Dio. O la fede cambia radicalmente il nostro comportamento o non è autentica. Nell'impegnativo discorso della montagna Gesù invita a superare la fede dei farisei che si sentono giusti davanti a Dio, che pensano di praticare la giustizia perché osservano fedelmente i precetti orali della Legge. Allora Gesù usa la loro stessa moneta, esasperando la loro posizione: si vantano di non uccidere? Bene! Ma si può uccidere anche col pettegolezzo e il giudizio. L'orizzonte proposto dal Signore è altissimo ma fattibile: la preghiera, il rito, la celebrazione non sono un palcoscenico in cui mostrare a Dio la nostra presunta santità, ma la possibilità che abbiamo di imparare da Dio ad amare e a perdonare. Arriviamo alla preghiera, per quanto dipende da noi, con un cuore puro e libero, autentico e riconciliato con gli altri. Dio non gradisce un culto slegato alla vita come ha già avuto modo di dire attraverso i profeti. E Gesù lo ribadisce: la preghiera, specie quella pubblica, deve essere trasparenza della nostra vita.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 5,43-48)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo" e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Gesù non è un anarchico, non si diverte a mettere in discussione le tradizioni degli antichi: vuole riportarle alla loro origine. Le Leggi attribuite a Dio, molto spesso, sono frutto di una riflessione (dignitosa) solo culturale, solo sociale. Quante volte sono state vendute come sacre delle abitudini consolidate e umanissime! Gesù vola alto, esce dalla palude del legalismo, va al cuore del problema. Se amiamo solo chi ci ama, e salutiamo chi ci saluta, e apprezziamo chi ci stima, cosa facciamo di straordinario? Cosa ci distingue da tutti gli altri? Quante volte il cristianesimo si riduce, di fatto, ad un salutare e condiviso buon senso! Non è così: il Vangelo rompe gli schemi, osa, azzarda. Gesù riesce a chiedere ai suoi amore per i nemici per imitare l'atteggiamento di Dio che fa piovere anche sui malvagi... Perciò dobbiamo puntare in alto, non rimpicciolire il sogno di Dio alla nostra mediocrità ma diventare come il Padre che sa amare di un amore spettacolare e perfetto. Osiamo, allora, perdonando chi non sa che farsene del nostro perdono, amando chi non ne è degno, sperando contro ogni speranza. Per essere figli di tale Padre.