IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO III DOMENICA E SETTIMANA DI AVVENTO ANNO A - GAUDETE                                       IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino. (Fil 4,4.5)

TESTO: -
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 11,2-11)
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via".
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Subito dopo il passo in cui Gesù invia i suoi discepoli (Mt 10,5-11,1) san Matteo pone questa domanda che ci tocca tanto - come ha chiaramente toccato anche la prima comunità e colui al quale viene qui fatta pronunciare: Non vi sono numerosi argomenti contro Gesù e il suo messaggio? La risposta alla domanda che pongono i discepoli di Giovanni non è senza equivoci. Vi si dice chiaramente: non esiste una "prova" da presentare. Eppure un colpo d'occhio sui capitoli precedenti del Vangelo di san Matteo mostra bene che la lunga lista di guarigioni e miracoli non è stata redatta a caso. Quando la si paragona attentamente a ciò che Gesù fa rispondere a Giovanni, è possibile trovare, nei precedenti testi del Vangelo, almeno un esempio per ogni dichiarazione (i ciechi vedono, gli storpi camminano...). Quando Gesù dice questo, le sue parole fanno pensare alle parole di un profeta. Bisogna che diventi manifesto che in Gesù si compiono le speranze passate anche se molte cose restano ancora incompiute. Non tutti i malati sono stati guariti, non tutto è diventato buono. Ecco perché si legge in conclusione questo ammonimento: "Felice colui che non abbandonerà la fede in me (che non si scandalizza di me)".
Quanto a coloro ai quali questo non basta, Gesù domanda loro che cosa di fatto sono venuti a vedere. Poiché di persone vestite bene se ne trovano dappertutto. Ma se è un profeta che volevano vedere, l'hanno visto! Hanno avuto ragione di andare a trovare Giovanni Battista, poiché la legge e i profeti lo avevano designato. Eppure la gente lo ha seguito come farebbero dei bambini che ballano sulla piazza del mercato senza preoccuparsi di sapere chi suona il flauto. La parabola che segue, e che non fa parte del nostro testo di oggi, dà una risposta che ci illumina: di fatto gli uomini non sanno quello che vogliono. Essi corrono dietro a chiunque prometta loro del sensazionale.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 21,23-27)
In quel tempo, Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?».
Gesù rispose loro: «Anch'io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch'io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: "Dal cielo", ci risponderà: "Perché allora non gli avete creduto?". Se diciamo: "Dagli uomini", abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta» Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch'egli disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Ancora una volta i dottori della legge trascinano Gesù su un terreno scivoloso domandandogli da dove viene il suo potere.
Ma egli tiene loro testa con abilità e, come risposta, li riduce al silenzio con un'altra domanda.
Poiché, qualunque fosse il loro modo di rispondere, essi si metterebbero in una situazione delicata.
Riconoscere che è il cielo che ha mandato Giovanni Battista sarebbe riconoscere che essi hanno commesso un grave peccato non credendo in lui. Ma scegliere l'altra alternativa è attirarsi la collera del popolo, del quale essi hanno ancora bisogno nella loro campagna contro Gesù. Essi se ne escono dunque: "Non lo sappiamo". Ciò fa sì che Gesù stesso non debba rispondere.
Gli uomini che si sono rifiutati di capire l'importanza della missione e del messaggio di Giovanni Battista, come di trarne le conseguenze, non avrebbero affatto potuto cogliere quella di Gesù.

Dal 17 al 23 dicembre, vengono cantate nei Vespri alcune antifone particolari. Cominciano tutte con l'esclamazione di ammirazione: "O" (da qui il loro nome popolare di "grandi antifone O"). Si tratta di invocazioni ardenti rivolte dalla Chiesa al suo Salvatore.
Dom Geranger diceva che queste antifone contengono tutto il midollo della liturgia dell'Avvento. Queste grandi antifone cantano di volta in volta i diversi aspetti messianici del Salvatore Gesù.
Prepariamoci ad accogliere il Messia come Sapienza dell'Altissimo. Lasciamo che ci guidi sulla via della saggezza.

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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 1,1-17)
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo
Gesù nella linea diretta di Abramo e in quella di Davide è l'ultimo figlio. Con Cristo finisce la genealogia di Abramo e quella di Davide. In Lui il Padre ha assolto ogni debito verso Abramo e verso Davide. Nulla deve più ad alcuno. Non ha altre promesse da adempiere, non ha altri patti sottoscritti e giurati con il rito dell'alleanza da realizzare. Cristo è la sua benedizione per tutte le genti. Gesù è il discendente di Davide dal regno eterno. Nell'Unto di Dio è la benedizione per tutti i popoli. San Paolo rivela questa verità ai Corinzi, affermando che in Gesù ogni Parola del Padre è stata attualizzata, è divenuta sì. Cristo Signore è la perfetta fedeltà del Padre a se stesso.
Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timòteo, non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì». Infatti tutte le promesse di Dio in lui sono «sì». Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro «Amen» per la sua gloria. È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori (2Cor 1,19-22).
Lo Stesso San Paolo nella Lettera ai Galati annunzia che è Cristo e solo Lui la discendenza di Abramo. Aggiunge che solo chi è in Cristo diviene sua discendenza, avvolto dalla benedizione e portatore nel mondo della benedizione del Padre celeste.
Fratelli, ecco, vi parlo da uomo: un testamento legittimo, pur essendo solo un atto umano, nessuno lo dichiara nullo o vi aggiunge qualche cosa. Ora è appunto ad Abramo e alla sua discendenza che furono fatte le promesse. Non dice la Scrittura: «E ai discendenti», come se si trattasse di molti, ma: E alla tua discendenza, come a uno solo, cioè Cristo. Ora io dico: un testamento stabilito in precedenza da Dio stesso, non può dichiararlo nullo una Legge che è venuta quattrocentotrenta anni dopo, annullando così la promessa. Se infatti l'eredità si ottenesse in base alla Legge, non sarebbe più in base alla promessa; Dio invece ha fatto grazia ad Abramo mediante la promessa.
Ma prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa (Cfr. Gal 3,15-29).
Con la venuta di Cristo Gesù, finisce Abramo, finisce Davide, finisce l'Antica Alleanza, finiscono le promesse di Dio, finiscono le antiche profezie. In Cristo tutto si compie, si realizza. Giuseppe è l'ultimo anello dell'Antico Testamento. Si noti bene. Gesù non è dalla carne di Giuseppe, ma solo dalla carne di Maria. Le modalità di Dio sono infinitamente oltre le sue stesse promesse. Giuseppe è solo Padre di adozione, legale.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci la vera fede in Gesù.

Adonai, pastore della casa di Israele, autore della Torà, vieni a salvarci per mezzo della tua forza!
Nella Bibbia le genealogie sono numerose. In particolare quella riguardante Cristo può sembrare monotona. Eppure è sublime. Ci aiuta a capire che il Messia è ben radicato in una stirpe di uomini (santi e peccatori).
Nella genealogia di Matteo, di cui oggi abbiamo letto l'ultimo paragrafo, Cristo figura all'inizio e alla fine, quasi a significare che egli abbraccia l'intera umanità.
Gesù, il cui nome significa "Dio salva", è davvero discendente di Davide, figlio di Maria e Figlio di Dio. La profezia di Isaia si realizza. Il salvatore è anche " Dio con noi ". Colui per mezzo del quale l'Eterno si avvicina a noi.
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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 1,18-24)
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa "Dio con noi".
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Il Vangelo secondo san Matteo comincia con la "genealogia di Gesù Cristo" (Mt 1,1-17).
L'evangelista sottolinea così che la storia che Dio ha cominciato con Abramo ha ora raggiunto il suo obiettivo in Gesù Cristo. L'obiettivo non è la fine della storia, poiché essa continua, ma in modo nuovo. Ci mostra fino a che punto questa storia sia nuova il brano del vangelo di oggi che parla della "nascita di Gesù Cristo". San Matteo usa qui questa parola, che può significare tutto: genesi, origine, fonte, esistenza, divenire. Il rinnovamento completo si prepara già al versetto 16, in cui si dice: "Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù". È dunque chiaro che san Matteo vuol dire che Giuseppe non era che il padre adottivo di Gesù.
Ma chi è il vero padre di Gesù? È una domanda che si pone anche Giuseppe nel nostro testo di oggi. E la risposta è assolutamente chiara: è "per opera dello Spirito Santo" che Maria aspetta un bambino. Ma il testo esprime senza dubbio ancora qualcosa di più. Non è perché è stato generato in questo modo straordinario che Gesù è l'obiettivo della storia di Israele e il fondamento di una nuova comunità; si tratta piuttosto di capire che in Gesù Dio si è unito con noi uomini, come rimedio estremo e per sempre. E ciò per liberarci dalla fatalità della colpa del peccato. Ecco perché il figlio di Maria deve portare il nome di Gesù, cioè: "Il Signore salva", ed ecco perché noi possiamo anche chiamare Gesù Emanuele, che si traduce "Dio è con noi". È il messaggio con il quale Matteo inizia il suo Vangelo.

Stirpe di Iesse, che ti innalzi come segno per i popoli, vieni a liberarci e non tardare più!
In ogni momento della rivelazione, Dio si presenta come colui che salva. La salvezza portata dal Messia si precisa a poco a poco. Con Sansone si tratta di una salvezza sul piano temporale. Con Gesù, la salvezza è di altro tipo. La lotta che egli intraprende è di tutt'altra misura: si tratta di cacciare chi si oppone al nostro definitivo incontro con Dio.
Riuscirò ad essere, per il mio modo di vivere, un segno o, meglio, un riflesso del segno che è già stato dato per tutti?

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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 1,5-25)
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l'usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l'offerta dell'incenso.
Fuori, tutta l'assemblea del popolo stava pregando nell'ora dell'incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l'angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all'angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L'angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre.
La storia della salvezza è opera che Dio compie attraverso l'uomo, nell'uomo, per l'uomo. Senza l'uomo nulla può compiere per l'uomo. L'uomo è lo strumento, in Cristo diviene il sacramento, della salvezza, della redenzione, della vera giustificazione. Ma gli uomini non sono tutti uguali. C'è l'uomo che crede all'istante come Noè e Abramo. C'è invece l'uomo che deve essere quasi obbligato, come Mosè. Ci sono gli uomini che hanno bisogno di segni. Ci sono altri uomini che Dio si prepara prima di essere formati nel seno materno. Il primo di cui si rivela questa preparazione è Geremia.
«Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni». Risposi: «Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». Ma il Signore mi disse: «Non dire: "Sono giovane". Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò. Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti». Oracolo del Signore. Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca, e il Signore mi disse: «Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca. Vedi, oggi ti do autorità sopra le nazioni e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare» (Ger 1,5-10).
Viene il Messia sulla nostra terra. Urge che gli vengano preparati i cuori. Dio scende sulla nostra terra, sceglie una famiglia senza vita e in essa e per essa si crea l'uomo che dovrà andare avanti annunziando la presenza del Salvatore e invitando tutti alla conversione così che lo si possa accogliere degnamente. Sarà un uomo speciale, perché lo Spirito Santo lo colmerà fin dal grembo della madre. Neanche un attimo dovrà essere senza la mozione e la conduzione dello Spirito del Signore. Lui dovrà essere tutto di Dio. Mai dovrà appartenere a se stesso. Lui dovrà essere corpo attraverso il quale parla, opera, agisce lo Spirito Santo.
Per Zaccaria quanto l'Angelo gli sta rivelando è troppo grande per essere creduto. Dubita e per questo rimarrà muto fino al giorno del compimento di ogni parola ascoltata. Il mutismo di Zaccaria è di grande significato nella storia della salvezza. Esso rivela che senza fede non si possono cantare le opere stupende del Signore.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci cantori delle opere di Dio.

Chiave di Davide, scettro della casa di Israele, tu apri e chiudi le porte del regno. Vieni e strappaci dalle tenebre!
Chiedi un segno per te. Un segno dell'amore di Dio per noi e della sua venuta in Gesù per salvarci. I segni spettacolari, i prodigi non sono sempre i più convincenti.
Dio ha scelto un segno, un povero segno che solo l'umile credente ha compreso: quello dell'Annunciazione.
Non mediteremo mai a sufficienza l'episodio dell'Annunciazione. Da questo segno, posto all'inizio dell'Incarnazione, si rivela il vero volto di Dio e del suo Messia.
Ma, prima, Maria doveva accettare nella sua fede: "Eccomi, sono la serva del Signore".

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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (
Lc 1,26-38)Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». 
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Hai trovato grazia presso Dio.
Quando un uomo trova grazia presso Dio? Quando Dio trova in lui se stesso, il suo bene, il suo amore, la sua verità, la sua giustizia, la sua santità. Dio vede se stesso nell'uomo e vedendosi si ama, amando la persona che lo riflette come uno specchio.
Nella Vergine Maria Dio non trova qualcosa di se stesso, vi trova tutto se stesso nella potenza della grazia, verità, santità, giustizia, pace, comunione. Tutto Dio è tutto in lei. Lei è vero tempio, è il tempio vivente del suo Signore. Il Dio che vive in Lei, che è tutto in Lei, chiede ora una grazia a Colei che Lui ha ricolmato di ogni grazia. Chiede la grazia di essere la Madre del Figlio suo, del suo Figlio eterno. Potrà la Vergine Maria dire di no a Colui del quale è già tempio. Se vuole il suo corpo, il suo corpo è suo. Lei è solo la sua serva fedele. Come Dio già tutto ha occupato della sua anima e del suo spirito, così ora tutto può occupare del suo corpo. Gli è dato tutto per l'eternità.
La Vergine Maria è stata pensata dall'eternità da Dio per essere tutta e interamente sua nell'anima, nello spirito, nel corpo. Dio ha preso tutto di Lei cuore e mente, desideri e aspirazioni. Solo la volontà le ha lasciato tutta nelle sue mani, perché fosse Lei a donarsi al suo Dio. Maria ha trovato grazia presso Dio. Ma anche Maria vede tutta se stessa in Dio. Anche Dio trova grazia ai suoi occhi. È in questo essere l'uno nell'altra e l'altra nell'uno, in questo purissimo scambio di vita che Maria si fa dono a Dio per sempre. Lei è da Dio, Lei è in Dio. Ora sceglie di essere per Lui. Si fa la sua serva.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci veri servi del Signore.

O sole che sorgi, splendore della gloria divina, sole di giustizia, vieni ed illuminaci!
"Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline " (Ct 2,8).
Fra qualche giorno arriverà. Saprò riconoscerlo e accoglierlo?
Sacre parole del Cantico dei cantici, che ci sono date perché possiamo farle nostre.
Dal momento in cui Maria ha dato alla luce il Bambino, la donna-umanità, la Chiesa, veglia e prepara la venuta del Messia.
Non serve a nulla celebrare una volta all'anno la natività del Salvatore se egli non nasce ogni giorno nel nostro cuore. Concedici, Signore, un cuore così grande da contenere la tua venuta.

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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 1,39-45)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
Le vie di Dio sono per noi mistero indicibile, impensabile, inimmaginabile. Esse non sono da volontà, desideri, pensieri, gesti, consuetudini, usi, forme e modalità che hanno la loro origine nella nostra immanenza. Esse non sono dalla terra, anche se la terra vi partecipa, ma solo nella sua strumentalità umana. Il Signore lo aveva promesso: Giovanni sarebbe stato ricolmo di Spirito Santo fin dal grembo di sua Madre.
Non aveva rivelato però le modalità storiche. Queste nessuno le conosceva. Nell'Antica Scrittura sempre lo Spirito Santo era dato direttamente da Dio. Anche con i settanta anziani, al tempo di Mosè, è Dio che prende lo Spirito di Mosè e lo posa su quanti erano stati prescelti. Ora avviene qualcosa di inimmaginabile, inaudito fino al presente: la Vergine Maria è la prima "Portatrice" e "Datrice", la prima "Mediatrice" umana dello Spirito Santo. Con Lei è iniziata la Nuova Alleanza. In essa l'uomo è costituito "Datore" dello Spirito Santo, per sacramento e per santità. È grande il mistero che oggi si inaugura attraverso la Vergine Maria.
La Vergine Maria è piena di Spirito Santo, colma di Lui. Da Lei Egli si travasa con ogni abbondanza, raggiunge Elisabetta, la costituisce profeta del Dio vivente, ma prima ancora santifica il bambino che lei porta nel grembo e lo ricolma di sé, secondo la parola proferita dall'Angelo a Zaccaria quando era nel tempio. È questo il ministero di ogni discepolo di Gesù: essere un portatore vero dello Spirito Santo. È portatore vero se è colmo di Lui, se è pieno di Lui. Lo deve portare alla stessa maniera della vergine Maria. Non come un fiumiciattolo che durante la stagione estiva si secca. Ma come un fiume in piena che straripa lungo il suo percorso e invade la terra circostante.
Quando lo Spirito Santo inonda i cuori, questi vengono da Lui illuminati dalla nostra verità. Elisabetta è illuminata dallo Spirito del Signore sulla verità di Maria. Ella è la Madre del Signore, è la benedetta fra le donne, cioè la Madre del Messia di Dio. Ella è tutto questo perché ha creduto in ciò che il Signore le ha detto. La beatitudine della Vergine Maria nasce dalla sua grande fede. Dio le ha parlato. Lei ha creduto in ogni sua Parola. Si è resa disponibile. È beata e benedetta nei secoli eterni. Oggi il mondo non conosce il nostro mistero. Non conosce il mistero della Chiesa, del Sacerdozio, del Cristiano, non conosce neanche il mistero dell'essere uno uomo e l'altra donna. È questo un segno che noi non siamo più portatori dello Spirito Santo. Il mondo ci vede nella falsità perché non possediamo la verità dello Spirito del Signore.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, fa' di noi dei veri portatori dello Spirito Santo. Angeli e Santi di Dio, rendeteci grandi fiumi di verità e di grazia.