IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO XV DOMENICA E SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO B      IL VANGELO NEL 21° SECOLO
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Donaci, o Padre, di non avere nulla di più caro del Tuo Figlio,
che rivela al mondo il mistero del Tuo amore e la vera dignità dell'uomo

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 6,7-13)
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. Parola del Signore

RIFLESSIONI

Gesù, per la prima volta, invia i suoi apostoli in missione di evangelizzazione. Egli vuole che essi facciano, sotto la sua direzione, l'esperienza di quella che sarà la loro vita di pescatori di uomini. Egli pensa che essi abbiano capito che ciò che egli ha condiviso con loro non è destinato solo a loro.
L'insegnamento che essi hanno ricevuto non è per un piccolo gruppo di iniziati privilegiati. Un giorno essi dovranno "andare per tutto il mondo e predicare il vangelo ad ogni creatura" (Mc 16,15).
Questa evangelizzazione deve sgorgare dall'abbondanza del cuore, dal bisogno di condividere le "ricchezze" che hanno ricevuto. Poiché essi non sono dei propagandisti, ma dei testimoni. Non sono degli stipendiati, ma dei volontari: "Ciò che avete ricevuto gratuitamente, datelo gratuitamente" (Mt 10,8).
Ecco perché il Signore insiste sulla povertà: una sola tunica, un solo paio di sandali, il bastone del pellegrino. Essi devono essere accolti non a causa dei loro abiti eleganti, ma a causa della convinzione che mostrano le loro parole e la loro condotta.
Quanto alla loro sussistenza, ci sarà sempre un credente in ogni città che vi provvederà. Uno solo è sufficiente, non bisogna andare ogni giorno in una casa diversa. Non cadano nella tentazione di essere ospiti d'onore ogni giorno in una casa.
Ciò potrebbe distrarli dalla loro missione. Abbiamo sempre la tentazione di farci coccolare... E se nessuno ci ascolta, è molto semplice: bisogna scrollare la polvere dai sandali e ripartire, a digiuno, verso il prossimo villaggio.
La nostra grande tentazione oggi nell'evangelizzazione è di puntare troppo sui mezzi piuttosto che sul contenuto, su una presentazione piacevole piuttosto che sulla convinzione interiore. Gesù non condanna i mezzi, ma ci ricorda che la fede, la generosità, la dimenticanza di sé, la convinzione personale dell'apostolo sono il canale attraverso il quale può penetrare nei cuori il messaggio di Dio.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 10,34-11,1)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l'uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

"Chi avrà trovato la sua vita la perderà...".
Noi proviamo innanzi tutto una profonda ripugnanza per queste parole di Gesù. Gesù capovolge totalmente le nostre speranze di felicità. Oppure dovremmo dire che le corregge? Forse ci fa un gran bene che i piani della nostra vita vengano rettificati?
Colui che non vede altro che se stesso, che cerca la propria felicità, che persegue i suoi scopi personali, che vuole concretizzarli a qualunque prezzo, costui non troverà quello che cerca così disperatamente. Lungi dal realizzarsi, egli si perderà. Ma colui che impara, durante tutta la sua vita, a non girare tenacemente intorno alla propria felicità, ma al contrario a dimenticarsi per potersi offrire generosamente, se stesso e le sue proprie facoltà, se stesso e il proprio tempo, costui troverà la vita, per quanto strano ciò possa sembrare. Alla fine, potrà dire: sì, la mia vita è stata buona!
Gesù in persona ha vissuto così. Egli si è chiesto: Di cosa hanno bisogno gli altri? In che cosa posso rendermi utile? È andato appunto verso i malati, gli handicappati, gli emarginati. È stato attento e sensibile alla loro miseria. Non si è sottratto alla sofferenza quando gli si è imposta. Anche se è stato nelle lacrime e nella paura, Gesù ha acconsentito al proprio dolore. Ha accettato e portato la sua croce fino in fondo. Tutto questo lo ha fatto con questa fiducia profonda: Dio solo può veramente dare alla nostra vita il suo compimento.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 11,20-24)

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:
«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Il rimprovero di Gesù consta di due immagini che egli mette in parallelo. Prima le due città della Galilea, Corazin (i Vangeli non dicono nulla di preciso sul miracolo che vi si sarebbe prodotto) e Betsaida (Gesù vi guarisce il cieco: Mc 8,22-26 ed è di là che vengono gli apostoli Filippo, Andrea e Simone), sono paragonate a due città empie: Tiro e Sidone. Poi Cafarnao (che fu a lungo teatro delle attività di Gesù) è paragonata a Sodoma, città distrutta (Gen 18,16-19,29) a causa dell'immoralità dei suoi abitanti. 
In queste due immagini Gesù sottolinea l'opposizione: in realtà le città che hanno una reputazione particolarmente cattiva non sono così corrotte come quelle che non accettano il suo insegnamento e rifiutano di credere in lui nonostante i molti miracoli. Gesù è deluso perché gli abitanti di queste città non vogliono riconoscere le manifestazioni della sua potenza come segni voluti da Dio, né come la conferma della sua onnipotenza e della sua missione. Essi non vogliono semplicemente credere che Gesù sia il Messia promesso, il Salvatore definitivo degli uomini. Poiché essi gli rifiutano la loro fiducia, nel giorno del giudizio saranno in una posizione ben peggiore di quella degli empi. Ciò significa che, quando si manifesterà il regno di Dio, alla fine dei tempi, la mancanza di fede di quelle persone che sono state testimoni della potenza di Gesù meriterà loro una condanna peggiore.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 11,25-30)
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

La logica di Dio è completamente diversa da quella dell'uomo, Dio è il totalmente Altro e l'uomo risulta niente raffrontato a Lui. Dopo l'Incarnazione di Dio in un Uomo divennero simili nel corpo umano, ma fin dall'origine Adamo ed Eva furono creati ad immagine e somiglianza di Dio, cioè, con la volontà e l'intelletto.
Con questo Dio diceva che avrebbe creato degli esseri simili a Lui. Non diceva che gli esseri umani sarebbero stati esattamente come Lui o che avrebbe creato altri esseri divini come Lui, ma che essi avrebbero avuto alcune somiglianze con Dio.
Anche se Adamo ed Eva peccarono e rimasero separati da Dio e anche se, a causa del peccato, tutta l'umanità è separata da Dio, ciò non ha del tutto annullato quell'immagine e somiglianza. Dopo il diluvio Dio ripeté che gli esseri umani sono fatti a sua immagine.
Tutti gli esseri umani sono ancora creati a immagine e somiglianza di Dio, non è però la stessa condizione che avevano prima del peccato originale. Adamo ed Eva erano immacolati, innocenti, ed avevano infinite potenzialità per non peccare, ma anche la capacità di scegliere tra Bene e male.
Dopo la disobbedienza a Dio persero la confermazione in Grazia e si ritrovarono nudi, privi degli infiniti privilegi. Ogni persona si ritrova disadorna della Grazia di Dio che la proteggeva, dopo aver commesso peccati mortali e la disobbedienza a Gesù Cristo che ci parla anche attraverso i suoi Ministri sacri di sicura Fede.
Dopo la caduta Adamo ed Eva erano diversi. La loro purezza morale era sparita, il loro desiderio e la loro capacità di restare in sintonia con la volontà divina erano distorti. Da quel momento gli esseri umani divennero peccatori per natura e, anche se a volte possono astenersi dal peccato, è nel loro carattere peccare e sono privi della capacità di non farlo.
Dopo ogni peccato grave nell'uomo si deforma l'immagine e la somiglianza di Dio, si allontana dall'Amore e introduce nella sua vita il Male, anche senza sceglierlo intenzionalmente. Di peccato in peccato egli scivola sempre più nella condizione peggiore dell'essere umano e la deformazione è essenzialmente interiore, nella mente che pensa sempre in modo negativo.
Il peccato oggi è ignorato anche da molti chiamati ad insegnare la Verità di Dio, non possiamo sorprenderci se molti cattolici non considerano più il peccato come la separazione da Dio, la perdita della Grazia e della comunione con Lui.
Si cade nel peccato ogni giorno, solo Dio è perfetto, ciò che emerge è che cambia in ogni persona la disposizione interiore. I cristiani che comprendono la pericolosità dei peccati, vigilano e riescono a vincere le tentazioni, forse commettono quelle imperfezioni che sono incollate all'anima, come un atto di leggera impazienza o di mormorazione lieve o di giudizio senza cattiveria.
Neanche il più grande peccatore deve abbattersi e pensare di non avere speranza davanti a Gesù, al contrario il Signore invita tutti i grandi peccatori a pentirsi dei loro peccati, a frequentare la Chiesa e ad accedere ai Sacramenti se possono, proprio perché Lui è la Misericordia.
Senza il sincero pentimento del peccatore, la Misericordia del Signore non si può assolutamente attivare. Sbagliano quanti parlano di misericordia per tutti, come se si trattasse di qualcosa in vendita ed è accessibile con il denaro o la presenza in un luogo sacro.
Gesù ha condannato severamente Corazin e Betsaida, in esse aveva compiuto miracoli e arriva a paragonarle a due città empie: Tiro e Sidone. Sulle due prime città possiamo comprendere lo sdegno di Gesù proprio per la mancanza del pentimento di molti abitanti. La forte sorpresa è la condanna di Cafàrnao. Per lungo tempo Gesù la scelse come sede del suo apostolato, ma la paragona alla città più perversa della Bibbia: Sodoma.
Cosa ci vuol dire il Signore? C'è un errore quando si considerano le città che hanno una reputazione cattiva ma nella realtà non sono così corrotte come quelle città che rifiutano l'insegnamento del Signore e negano che Gesù è Dio, nonostante i molti miracoli.
I peccati più gravi sono quelli commessi contro Dio e gli abitanti di queste città non volevano riconoscere l'Onnipotenza espressa da Gesù nei miracoli portentosi, non accettavano di essere Figlio di Dio. Vanificavano la sua missione e sovvertivano i suoi insegnamenti.
Quanto avvenuto a Cafàrnao continua a ripetersi oggi nel cristianesimo ed è un infausto paradosso. È possibile all'interno della Chiesa la presenza di cristiani, che vivono come se Gesù Cristo non esistesse? O peggio ancora, che Lo perseguitano come i farisei, affermando dottrine nuove e opposte al suo Vangelo?
La deviazione dalla Via maestra sta portando numerosi cristiani a perdere quella Fede che coltivavano e anche se pronunciano il Nome di Gesù, non osservano più la sua Parola. Cafàrnao non era migliore di Sodoma solo perché vi abitava Gesù, anzi era di gran lunga peggiore perché gli abitanti vedevano i miracoli e conoscevano gli insegnamenti del Signore.
Attenti. Non è questione di presenza fisica in Chiesa o di gestire autorità o di predicare il Nome di Gesù, qui Dio ci dice che occorre dare piena fiducia al Cristo che si è manifestato al mondo e rimarrà in eterno il vero Figlio di Dio.
È Gesù il Salvatore e non altri, non lasciatevi incantare da quanti utilizzano il Nome di Dio e compiono opere immorali, disoneste.
Lo Spirito Santo agisce nei buoni, illumina e infonde i suoi doni per far acquisire capacità virtuose e il discernimento. Invocate lo Spirito.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 11,28-30)

In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Parola del Signore.

RIFLESSIONI 

Poche parole sono sufficienti per darci le migliori indicazioni, è una meditazione della Parola di Dio molto importante anche per ritrovare se stesso e procedere senza dubbi e abbattimenti. "Troverete ristoro per la vostra vita". Già questa pace interiore che ci promette il Signore non ha prezzo. Vediamo cosa dobbiamo fare per trovarla.
La prima opera è quella di iniziare ad imitare Gesù, comporta l'assunzione di un comportamento come il suo in tutte le circostanze e per compierlo è indispensabile conoscere molto bene la Vita del Signore.
Molti parlano di Gesù senza però mostrare con le opere di imitarlo, si direbbe che non Lo conoscono, oppure ne hanno una conoscenza teologica, da studiosi. Questa è una conoscenza intellettuale che non si applica se è assente un vero interesse per la causa del Vangelo.
Significa diventare realmente soldati di Cristo e diffondere ovunque la Verità di Cristo, perché la Verità è una sola.
Sappiamo che la vita è piena di sofferenze che si alternano, di prove che arrivano anche dagli insospettabili, di persecuzioni in quanto essendo brave persone, gli invidiosi non sopportano la nostra Fede e la nostra vita priva di contraddizioni.
Chi non ha avuto sofferenze fisiche o morali della vita?
E quando queste sofferenze perdurano per lunghi anni, in quale modo sarà possibile rimanere sereni? Insieme a Gesù. Lui ce lo ha detto: "Venite a Me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e Io vi darò ristoro". Solo il Signore è in grado di donare sollievo, conforto, consolazione e riposo nel suo mite Cuore.
Solamente Gesù Cristo può sollevarci dai carichi più pesanti della vita.
Uno dei principali mezzi per sollevarci è la Confessione. Ogni Confessione è liberatrice, perché i peccati -compresi quelli veniali- sono un peso che schiaccia ed opprime. Da questo Sacramento usciamo restaurati, pronti a lottare ancora, pieni di pace.
Come se Gesù dicesse: tutti voi che camminate tormentati, afflitti e carichi sotto il peso delle vostre preoccupazioni e dei vostri appetiti, liberatevene venendo a Me, ed Io vi ristorerò: voi troverete per le vostre anime quel riposo che le vostre bramosie vi tolgono.
Il Signore, in cambio di questo carico costituito dal peccato, dalla superbia, dalla poca generosità, ci invita a spartire con Lui il suo giogo. Parla di giogo come di un peso che si porta su di sé, il giogo era ed è un attrezzo che permette di arare o di trainare.
Il giogo è un dispositivo, concepito fin dall'antichità per la trazione animale. Questo giogo viene applicato alla parte anteriore del corpo di uno o più animali da tiro (buoi) e permette l'attacco di un attrezzo e la manovra da parte di un operatore, tipicamente posizionato posteriormente o a lato.
Il giogo che ci offre Gesù non è un peso per chi se lo accolla, bensì sono ali per spiccare il volo ed elevarci dalla mentalità vecchia.
Inoltre vicino a Gesù le difficoltà e i normali ostacoli presenti nella vita di ogni uomo acquistano un significato ben diverso. Non sono più la "nostra croce" ma la Croce di Cristo, attraverso la quale diventiamo corredentori, purifichiamo le nostre colpe e accresciamo le virtù.
E, tuttavia, spesso risuona attorno a noi la voce di gente buona, ma non animata da Fede viva, immersa nella comodità, e che non capisce il sacrificio. Il cammino cristiano è impegnativo ma ci permette di restare in comunione con il Creatore di tutto ciò che esiste, ci facilita l'acquisizione di Grazie ordinarie e di miracoli impossibili.
Dobbiamo proclamare ai quattro venti che la via che ripercorre le orme di Cristo è una via piena di gioia, di ottimismo e di pace, benché sempre vicina alla Croce. È proprio da queste sofferenze, vissute per amore di Dio, che coglieremo i frutti maggiori, abbondanti.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo, (Mt 12,1-8)
In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: "Misericordia io voglio e non sacrifici", non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

È semplice la spiegazione di questo Vangelo, troviamo sempre i farisei intenti ad accusare Gesù, questa volta Lo accusano per l'azione compiuta dai suoi discepoli per avere mangiato qualche chicco di grano, spigolando in giorno di sabato. Era lecito spigolare, ma non mietere. I farisei vogliono equiparare lo spigolare al mietere, azione questa certamente illecita in sabato.

Abbiamo letto che Gesù si appella a un gesto di Davide e che era noto ai farisei. Al termine il Signore afferma alcune parole che scioccano i farisei e danno ad essi una ulteriore prova per accusarlo di farsi come Dio: "Perché il Figlio dell'Uomo è signore del sabato".

Nei Vangeli l'espressione "Figlio dell'Uomo", appare sempre pronunciata da Gesù che, stando a quanto possiamo dedurre da Mc 8,29-31 e Mc 14,61-62 la considerava particolarmente importante per chiarire il senso delle profezie che andava ad adempiere in parole e opere. Era Lui quel "Figlio dell'Uomo" che avevano annunciato anticamente diversi Profeti.

Nell'Antico Testamento il Libro in cui questa espressione ricorre più volte è quello di Ezechiele, dove più di 90 volte Dio si rivolge al Profeta chiamandolo Figlio dell'Uomo, e poi ripresa nel Nuovo principalmente in Matteo 8,20 dove è Gesù Cristo stesso a definirsi tale, in segno di adempimento delle profezie.

Nel Nuovo Testamento l'appellativo "Figlio dell'Uomo" si riferisce sempre a Gesù ed è uno dei titoli con il quale Egli stesso molte volte preferisce auto-designarsi. Lo studio dell'espressione "Figlio dell'Uomo" è coinvolgente e il Profeta Daniele in un capitolo, il 7°, profetizza quanto lo Spirito Santo gli comunica sull'Uomo che non sarà solo Uomo, perché sarà Dio incarnato.

Nei Vangeli sinottici ricorre 66 volte, incluso Giovanni ricorre circa 80 volte, quasi quante nel Libro di Ezechiele; al di fuori di essi ricorre in At 7,56, in Eb 2,6, e tre volte in Ap 1,9; 1,13; 14,14. Risulta inquietante ed incomprensibile l'ignoranza o l'intenzionale omissione di farisei, scribi e altri iniqui, della profezia di Daniele, vissuto nel VI a. C.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 12,14-21)
In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni». Parola del Signore.

RIFLESSIONI

A causa di una lettura veloce e non sapienziale, molto spesso il Vangelo non si legge né si ascolta, con quell'interesse che merita la persona più amata della vita di ognuno. È l'amore che suscita la dedizione, l'abnegazione, il sacrificio di sé, la generosità e l'altruismo.
La Parola di oggi ci mostra l'intenzione criminale dei farisei contro Gesù, avevano progettato di ucciderlo per un'invidia che non riuscivano a trattenere, anzi, proprio la Persona del Signore era l'argomento che li faceva incontrare come zombie nelle caverne e non riuscivano a trovare pace al solo pensare ai miracoli e alla bellissima predicazione di Gesù.
Succede l'identica persecuzione a quei cristiani che hanno scelto di rinnegarsi per lasciare vivere Cristo in essi e hanno risposto all'invito di Dio dimenticandosi e dimenticando ogni attrattiva del mondo. Uomini consacrati a Dio che hanno lasciato anche i divertimenti più innocenti per dedicarsi pienamente alla salvezza delle anime.
In questi duemila anni molti milioni di cristiani sono stati perseguitati nel Nome di Gesù Cristo, senza aver commesso un solo errore o avere arrecato danni ad alcuno. Perseguitati perché hanno imitato il Signore nei comportamenti esteriori e hanno amato intensamente anche i loro nemici nella vita interiore.
Di questi cristiani ci sono quelli canonizzati, molti altri hanno vissuto e vivono nel nascondimento proprio perché la maggiore vicinanza a Gesù comporta una grande padronanza di sé, la forza di praticare bene l'umiltà, la mitezza e la bontà.
Quante sorprese ci saranno nell'aldilà!
Non è tanto l'esteriorità che permette di avvicinarci a Gesù, è quello che siamo dentro, come l'amore, la verità, la pazienza, la mancanza di giudizi, l'amabilità, la pace, la gioia, il perdono sincero, la piena fedeltà al Vangelo, quindi e non per ultimo, l'obbedienza a Dio.
Questo brano ci ripropone la mansuetudine e la misericordia di Gesù.
Questo breve estratto cita una profezia di Isaia, vissuto circa 700 anni prima del Signore, e lo Spirito gli ha preannunciato le caratteristiche del Servo di Dio, Egli "non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia".
Isaia aveva profetizzato il Messia non come un re conquistatore, ma come Colui che serve e guarisce. La sua missione avrebbe avuto caratteristiche di mansuetudine, di fedeltà e di misericordia. Gesù ama ciascuno di noi con un Amore che non possiamo comprendere, è irraggiungibile per noi e incapaci di immaginarlo.
Gesù è il Medico che guarisce e che non dà mai irrimediabilmente per spacciati coloro che sono malati nell'anima. Non considera nessuno irrecuperabile. Il più incallito peccatore, chi più volte è caduto e nelle mancanze più gravi, il Maestro non lo abbandona mai. Ha anche per lui la medicina che guarisce.
In ogni uomo Gesù sa riconoscere la capacità di conversione che c'è sempre in un'anima. Non si deve mai perdere la speranza della conversione degli incorreggibili, ostinati nel condurre una vita priva di senso, anche se per la loro cecità è quella soddisfacente.
La pazienza del Signore e il suo Amore non danno nessuno per perduto.
Questo Amore di Gesù e la sua continua ricerca della conversione dei peccatori, vengono offuscati dal messaggio sbagliato che circola riguardo la sua misericordia. La salvezza eterna non è automatica come dicono molti cristiani, ma richiede corrispondenza e accettazione della volontà del Signore come hanno fatto i Santi come Padre Pio, Papa Giovanni Paolo II, Madre Teresa di Calcutta, Natuzza Evolo, Teresa Neumann e tanti altri?
Proponiamoci un comportamento nuovo nei confronti degli altri: deve essere sempre pieno di comprensione e di misericordia.