IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO XV DOMENICA E SETTIMANA TEMPO ORDINARIO ANNO C                                 IL VANGELO NEL 21° SECOLO
Inserisci sottotitolo qui

Le tue parole, Signore, sono spirito e vita

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc. 10,25-37)
Un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: "Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno". Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Uomini imperfetti e turbati dal peccato, da una parte, non siamo certi di ciò che è bene e giusto e, dall'altra, ci capita spesso di non essere pronti a fare il bene. È il motivo per cui Dio ci ha dato i comandamenti: essi ci indicano ciò che è giusto e fanno sentire a ognuno ciò che deve fare. È per questo che gli Ebrei dell'antica Alleanza avevano stabilito un sistema di più di cinquecento comandamenti e divieti, che doveva permettere loro di compiere in tutto la volontà di Dio, perché non avevano più una visione chiara di che cosa fosse assolutamente essenziale agli occhi di Dio e si perdevano nei dettagli. Per i dottori della legge, discutere di gerarchie e di comandamenti era spesso ben più importante delle istituzioni destinate a compiere veramente la volontà di Dio. È ciò che dimostra l'esempio del dottore della legge che cerca di rendere Gesù ridicolo: ponendogli una domanda in apparenza sincera, egli vuole provare che è un teologo dilettante. Ma Gesù non sta al gioco. Costringe il dottore della legge a dare da sé la risposta giusta e gli mostra allora qual è il prossimo che ciascuno deve amare come se stesso: è quello che si trova in miseria ed è bisognoso del nostro aiuto. Si risparmia così ogni discussione saccente attorno al problema di sapere se qualcuno che non è ebreo, oppure è un ebreo peccatore, ha il diritto di aspettarsi il nostro aiuto.
Egli va anche più lontano, mostrando che un Samaritano da disprezzare (agli occhi dei dottori della legge) è capace di fare del bene in modo naturale seguendo la voce del suo cuore, mentre due pii Ebrei si disinteressano in modo disdicevole.
Non dimentichiamo che Gesù sottolinea ben due volte al dottore della legge: "Agisci seguendo il comandamento principale e meriterai la vita eterna!".

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 10,34-11,1)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l'uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città. Parola del Signore.

RIFLESSIONI
La spiegazione dell'amore che dobbiamo a Gesù è semplice, Lui è Dio mentre i familiari sono esseri umani. Il sangue non prevale su Dio. Non dice comunque di amarli poco o addirittura di non amarli, precisa che bisogna amarli con profondo e sincero affetto ma sempre dopo Dio.
La preghiera e il cammino spirituale vissuti intensamente, portano naturalmente ad amare i familiari con un amore diverso e superiore da quello naturale, è un amore spirituale e puro per la presenza di Gesù nell'anima.
Questo chiede il Signore a tutti, di amarlo più dei propri familiari, per amare poi i familiari possedendo lo Spirito di Gesù, quindi, si amano tutti i familiari con i sentimenti di Gesù. Diventa spontaneo amare e dimenticare presto le offese.
È meraviglioso questo passaggio, chi lo comprende scopre in sé una potentissima capacità di amare i familiari anche nelle incomprensioni.
La preghiera giornaliera e la Confessione frequente per rimanere in comunione con il Signore permettono di abbattere l'egoismo, l'orgoglio, le rivalse anche tra familiari e fa trionfare il perdono, la bontà e il massimo rispetto reciproco.
Gesù ci ha donato tutti i mezzi possibili per vincere soprattutto il nostro maggior nemico, l'amor proprio, e tutte quelle debolezze che si lasciano "accarezzare" dalla ricerca della vita dissipata, senza senso e incline verso la direzione che è opposta alla salvezza eterna.
Solo chi non vuole entrare in comunione con Dio rimane distaccato, il nostro è un Padre pieno di bontà ed esigente, come deve essere il Creatore di tutto, Egli ha donato la vita a miliardi di uomini, di cui solo una minima parte Lo riconosce come vero Creatore.
La grande maggioranza dell'umanità corre senza capire dove, è decisa solamente a voler soddisfare molti capricci.
Più che una proposta che arriva alla mente delle persone più deboli, esse avvertono come un obbligo attuare ogni pensiero senza capire che è una tentazione. Solo chi rientra in sé e scopre il silenzio interiore, accompagnato da quello esteriore, comincia a conoscersi e la sua preghiera balbettante si trasforma gradualmente in amore verso Gesù.
Amare anche un familiare a volte è difficile, non solo per i contrasti o le incomprensioni, ma perché si vive nella stessa casa. L'avversione si trasforma in odio e il male può scaturire in qualsiasi momento.
In certi casi anche gli atei sono in grado di contenersi e di evitare pesanti litigi, non lo fanno per amore di Dio e non perdonano perché lo ha detto Gesù, il loro è un amore tutto umano, passionale, e spesso è presente la convenienza. Se si esaurisce l'amore, termina anche l'unione.
Il cristiano conosce dal Vangelo i motivi per perdonare anche i suoi nemici, figuriamoci i familiari. Nel cristiano in comunione con Gesù è presente innanzitutto la pazienza, sembra poco ma è determinante per evitare contrasti peggiori. Non si limita solo ad avere pazienza dinanzi alle intemperanze del familiare, perché dialoga con amore e spiega serenamente la verità.
Gesù ci dice di amare Lui più dei familiari e i motivi sono diversi, quest'ultimo ci spiega che vivendo in comunione con Lui, è possibile amare anche i familiari più difficili e ottenere Grazie per tutti. Non più "occhio per occhio", ma porgi la parte migliore di te davanti i cattivi. Dai buoni esempi, ama, perdona ed edifica tutti.
La vera pace in famiglia non arriva da compromessi talvolta incoerenti, la pace è una conquista che richiede lotta spirituale, un impegno giornaliero nella preghiera verso i più ostinati e di fronteggiare situazioni spesso difficili con la bontà e la misericordia di Gesù.
Gesù afferma anche che "chi avrà trovato la sua vita la perderà...".
Solo i stolti spiegano queste parole come un rifiuto del Signore per la felicità umana, Lui spiega qual è la vera felicità e il metodo per raggiungerla. Infonde in ciascuno di noi nuove speranze di possedere la felicità in questa vita, nonostante le contrarietà e le sofferenze.
Gesù si rivolge solo agli ambiziosi che vogliono raggiungere determinati scopi nella vita anche a costo di commettere reati e tradire anche gli amici. Gli affamati di potere, successo e denaro, non guardano altro che loro stessi, esistono solo loro e la mente è sempre intenta al raggiungimento dei loro progetti.
Essi raggiungono forse la vita bramata, per mezzo di corruzioni e reati, ma davanti al Signore la perderanno. Il gioco non vale la candela.
Questi uomini si perderanno eternamente anche se qui godono alcuni decenni di notorietà o di effimero appagamento sociale. Hanno dimenticato Dio e l'eternità, altri hanno vissuto senza cercare il Volto di Gesù Cristo e ciò che ad essi appariva come realizzazione, apparirà nella sua oscura verità: le tenebre più nere del buio...
Al contrario, il cristiano che si dimentica per far crescere Gesù e ricevere di continuo il suo Amore e il suo Spirito, troverà la vita, ma già adesso porta dentro una felicità che non si spiega con le parole, si deve necessariamente sperimentare.
Solo il Signore Gesù dà vero compimento alla nostra vita, ci rende forti e sicuri in questo mondo traviato, dove Dio è stato rifiutato

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 11,20-24)
In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:
«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Se a quel tempo Gesù rimproverava le città che non si erano convertite nonostante i suoi straordinari miracoli, oggi il solo rimprovero non è più sufficiente, oltre al fatto che Gesù non si vede fisicamente e si deve accogliere per Fede la sua Parola.
I suoi ammonimenti arrivano lo stesso e si diffondono nel mondo in questi ultimi tempi di devastazione morale.
I forti rimproveri del Signore duemila anni fa erano indirizzati a un esiguo numero di persone, oggi la popolazione mondiale raggiunge il numero di 7,4 miliardi di persone, e questo rimane un dato di maggio 2016. La differenza è enorme, e se si sono moltiplicati quanti vivono senza Dio o Lo combattono, sono aumentate anche le apparizioni di Gesù e della Madonna ad alcuni mistici dei cinque Continenti.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 11,27)
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

RIFLESSIONI
Quando Gesù parla di piccoli intende le anime buone, sincere, oneste, semplici.
Non è sufficiente essere solo buoni, nel senso che non si causano danno ad altri, mentre si vive di bugie e si compiono opere disoneste.
Peggio ancora quando uno si illude di essere buono d'animo perché non uccide i suoi nemici... o non compie rapine in banca...
Non sono solo questi due reati a certificare la mostruosità della persona, purtroppo ci sono tantissimi peccati che si compiono con i pensieri carichi di superbia e orgoglio, con le parole maliziose e con altre parole piene di bugie per non rivelare le scelte contrarie alla volontà di Dio.
Gesù non può accettare tra i suoi amici quanti rimangono in questo stato, non comunica nulla ad essi, non esiste una vera comunione.
Chi sono i piccoli per il Signore?
Questa domanda deve essere oggetto delle nostre meditazioni, dobbiamo sforzarci di capire se Gesù è contento di noi oppure c'è qualcosa da rivedere nella nostra vita. Abbiamo adesso la possibilità di cambiare e migliorare, non è opportuno rimanere con le miserie che conosciamo ma abilmente rimuoviamo per cadere sempre in piedi...
Adesso Gesù ci chiama a vivere con sincerità la nostra Fede, a dare una autentica e definitiva svolta alla nostra vita, e occorre un piccolo ma costante sacrificio di rinnegamento per dargli la possibilità di regnare in noi. "Venga il tuo Regno in noi".
Per regnare Gesù in noi e scoprire veramente la gioia e una felicità intima in tutte le circostanze, è indispensabile liberare il cuore da tanti attaccamenti umani, materiali, orgogliosi. Lui attende di entrare nella vita del cristiano ma non può se quel cristiano vive di bugie e di pensieri orgogliosi!
Rimanendo in questo stato, il cristiano non riuscirà mai a diventare piccolo, continuerà a illudersi con la Messa anche quotidiana e a venerarsi con atti di autocompiacimento opposti alle Beatitudini. Non riuscirà mai ad elevarsi spiritualmente e le negatività che porta addosso diventeranno sempre più dominanti. Fino al punto di rimanerne schiacciato.
Molti cristiani hanno una fortuna straordinaria e non ne approfittano.
La conoscenza di Gesù e le parole del Vangelo sono la benedizione di quei cristiani che veramente hanno

deciso di vivere come vuole Dio e nei fatti rinnegano i pensieri di altezzosità. In questo modo diventano semplici e allontanano dalla loro vita le falsità che utilizzano spesso.
La semplicità indica la purezza interiore, per questo tra gli attributi di Dio c'è anche la semplicità.
Tutti i cristiani sono chiamati a raggiungere la purezza della mente, del cuore, del corpo. Ed è la purezza della mente che rifiuta ogni piccola ipocrisia a guidare la volontà e a rivestire l'intera persona della Grazia di Dio.
La semplicità è verità in ogni circostanza, l'essenzialità della vita come guida sicura per vivere il Vangelo!
Senza questo impegno il cristiano si illude di fare un cammino di Fede, rimane sempre lontano dalla vera spiritualità e non se ne rende conto. Questo è il dramma di milioni di cristiani, è l'incapacità di conoscersi a fondo.
"Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli".
Gesù si rivela esclusivamente ai piccoli, e può essere piccolo davanti a Dio anche chi ha due lauree, un professionista famoso, uno ricco ma molto generoso, insomma tutti quelli che curano con serietà la loro vita spirituale e mettono al centro la verità in ogni circostanza, l'onestà come regola di vita, la bontà come bussola per fare sempre del bene a tutti.
I piccoli sono le anime buone, sincere, oneste, semplici. 

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 11,28-30)
In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Parola del Signore.

RIFLESSIONI 
Possiamo conoscere meglio la mansuetudine di Gesù, capire il modo di imitare il nostro modello. Gesù porta all'umanità un giogo e un carico. Ma quel giogo è leggero, perché è liberatorio, e quel carico non opprime perché è il Signore a reggerne la parte più pesante.
Con i suoi precetti e Comandamenti Gesù non ci schiaccia, essi, al contrario, ci rendono più liberi e ci facilitano sempre l'esistenza.
Nel Vangelo Gesù ci dice che il carico che ci appare pesante, diventa leggero se chiediamo a Lui di sostenerci!
Il Signore propone se stesso come modello di mansuetudine e di umiltà, due virtù, due atteggiamenti del cuore tra loro inseparabili.
Gesù si rivolge alle persone che Lo seguono "stanche e sfinite, come pecore senza pastore", e guadagna la loro fiducia con la mansuetudine del suo Cuore, sempre accogliente e comprensivo.
La liturgia ci propone Gesù "mansueto e umile", affinché ci avviciniamo a Lui con semplicità, sforzandoci di imitarlo in questo aspetto. Solo così potremo capire far sì che quanti camminano vicino a noi ci accompagnino fino a Gesù.
A un Cuore mansueto e umile, com'è quello di Gesù, le anime si aprono con fiducia.
Lì, nel suo Cuore amabilissimo, le moltitudini trovano rifugio e riposo. Anche oggi è da Lui che le folle si sentono fortemente attratte, forse inconsapevolmente, ed è in Lui che possono trovare la pace.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo, (Mt 12,1-8)
In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: "Misericordia io voglio e non sacrifici", non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
I farisei sono gli ipocriti che vivono per condannare gli altri, tacendo sui crimini commessi da loro. In questo brano del Vangelo vediamo la stretta vigilanza posta dai farisei per cogliere in difetto i discepoli di Gesù. Qui troviamo i farisei al limite della sopportazione, questo dovuto alla loro cattiveria, il loro odio pestifero era in procinto di esplodere.
Rimproveravano Gesù perché i suoi discepoli mangiavano qualche chicco di grano, spigolando in giorno di sabato.
Secondo la Legge era lecito spigolare ma non mietere. I farisei molto maliziosi allora equiparano lo spigolare al mietere, azione questa certamente illecita in sabato. Gesù ricorda cosa fece Davide e li zittisce, dinanzi a ragioni di forza maggiore, come la fame si può passare sopra a certe cose.
Gli stessi sacerdoti ebrei lavoravano di sabato nel Tempio per offrire i sacrifici al Signore. I farisei in difficoltà non sapevano cosa dire ma trovano la risposta: il lavoro dei sacerdoti è in certo modo sacro perché inerente al culto divino. Qui Gesù indicò se stesso come più grande del Tempio, affermazione che suonava come una bestemmia per i farisei.
Chi poteva essere più grande del Tempio? Solo Colui che vi abitava, solo Dio.
Ma loro non comprendevano che proprio Gesù era Dio. Non si è fermato a quella parola, ha aggiunto la citazione di Osea 6,16: "Misericordia voglio e non sacrificio". Voleva dire: non si può dunque perdonare a questi uomini che hanno fame, che in giorno di sabato colgono qualche spiga di grano?
La misericordia indicata da Gesù era più grande del sacrificio di animali nel Tempio, in questo caso chi moriva era l'animale, ma per usare misericordia l'uomo deve morire a se stesso ed agire con spirito di umiltà e di amore.
Se trasportiamo nel Cristianesimo questa logica, vediamo che sono inutili tanti atti devozionali se non c'è misericordia e amore.
Quando Gesù si dichiarava Signore del sabato, in questa affermazione si identificava uguale a Dio che aveva istituito il sabato.
Gesù si definiva anche Figlio dell'Uomo, a quel personaggio che compare davanti all'Altissimo con aspetto d'uomo, nella visione del Profeta Daniele, a cui fu dato, appunto, "potere, gloria e regno... e il suo potere è un potere eterno" (Dn 7,14).
In quel potere eterno era inclusa la signoria sul sabato, data all'uomo per onorare Dio e non perché l'uomo se ne rendesse schiavo.
Lo stesso vale per i beni materiali, i sentimenti, il lavoro, la fedeltà, l'amicizia, la verità, la giustizia.

TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 12,14-21)
In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni». Parola del Signore.

RIFLESSIONI
Luca nel suo Vangelo dell'infanzia ci dice che Gesù era sottomesso a Giuseppe e a Maria. Come uomo, egli ha imparato la mitezza da sua madre, che non ha mai gridato, che ha alzato la sua voce solo per magnificare il Signore.
Oggi il Vangelo ci presenta Gesù proprio come il servo mite e umile di cuore. E umile il Figlio di Dio che, di fronte ai farisei che tramano "per toglierlo di mezzo", non contende, ma si allontana; è mite il Figlio di Dio che guarisce tutti. Compie veramente la figura del servo di Dio che non oppone resistenza con la violenza, ma con la mitezza, di colui di cui Isaia ha detto:
"Lo Spirito del Signore è sopra di me; mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi".
Ma c'è un altro aspetto. Per due volte Isaia, nel passo riportato dal Vangelo odierno, parla di "genti", cioè dei pagani, di tutte le nazioni: "Annunzierà la giustizia alle genti", "Nel suo nome spereranno le genti". Appare chiaramente l'intenzione di Dio di estendere a tutto il mondo la sua carità, il suo amore forte e umile. Così si spiega anche la prima lettura. Dio si è scelto e formato un popolo, dopo averlo liberato dalle mani dei pagani. Ma tutti i privilegi che egli ha elargito a questo popolo: "l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi", come scrive Paolo ai Romani (9,4), gli sono dati per la salvezza delle genti. Paolo stesso, ebreo da ebrei, è stato chiamato per essere l'apostolo delle genti. E san Pietro scrive nella sua prima lettera, parlando dei profeti: "Fu loro rivelato che non per se stessi, ma per voi, erano ministri di quelle cose che ora vi sono state annunziate".
Tutti i doni, tutte le grazie che il Signore ci fa sono per l'utilità di tutti, come scrive ancora Pietro: "Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta mettendola a servizio di tutti".
Domandiamo a Gesù di spalancarci il cuore alla universale carità che riempie il suo, fornace ardente di carità.