I SANTI AGOSTO
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I SANTI AGOSTO

29 Agosto martirio di San Giovanni Battista
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Giovanni sigilla la sua missione di precursore con il martirio. Erode Antipa, imprigionatolo nella fortezza di Macheronte ad Oriente del Mar Morto, lo fece decapitare (Mc 6,17-29). Egli è l'amico che esulta di gioia alla voce dello sposo e si eclissa di fronte al Cristo, sole di giustizia: «Ora la mia gioia è compiuta; egli deve crescere, io invece diminuire» (Gv 3,29-30). Alla sua scuola si sono formati alcuni dei primi discepoli del Signore (Gv 1,35-40).
Ultimo profeta e primo apostolo, egli ha dato la sua vita per la sua missione, e per questo è venerato nella Chiesa come martire.
Fin dal sec. V il 29 agosto si celebrava a Gerusalemme una memoria del Precursore del Signore. Il suo nome si trova nel Canone Romano.

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Nell'anno xv del regno di Tiberio Cesare, Giovanni Battista dal deserto venne alle rive del Giordano, nelle vicinanze di Gerico, per predicarvi il battesimo di penitenza, in preparazione alla venuta del Messia. Tutta Gerusalemme e i paesi circonvicini andavano in massa ad ascoltarlo e molti si convertivano alle sue parole, confessando i loro peccati e ricevendo il battesimo di penitenza.
Un giorno che Giovanni, come d'uso, battezzava ed istruiva i peccatori, anche Gesù di Nazareth venne alle rive del Giordano. Il Battista, alla vista di Gesù, interiormente illuminato, riconobbe in lui il Messia aspettato, onde non voleva battezzarlo, stimandosi indegno anche di sciogliergli i legacci dei calzari. Tuttavia Gesù insistè e Giovanni dovette accondiscendere. In quel tempo Erode Antipa, figlio di Erode il Grande, conviveva con Erodiade, moglie di suo fratello. Giovanni, all'udire tale mostruosità, riprese il re di quella colpa, dicendogli francamente che non gli era lecito vivere con la moglie di suo fratello. Erode, sdegnato e istigato da Erodiade, lo fece rinchiudere in una tetra prigione del castello di Macheronte. Non contenta Erodiade di vederlo in prigione, voleva anche farlo morire. Erode però si opponeva, temendo una sommossa, perché Giovanni era venerato dal popolo come un profeta.
Qualche tempo dopo, tuttavia, Erodiade ebbe l'occasione tanto desiderata e propizia per soddisfare il suo odio contro il Precursore di Cristo. Mentre Erode celebrava il suo compleanno e teneva un banchetto a tutta la corte, Salome, figliola di Erodiade e nipote di Erode, si presentò nella sala del convito e si pose a danzare. Ciò piacque a tutti, tanto che Erode le promise di concederle qualunque cosa avesse domandato, fosse anche la metà del regno. Salome a queste parole, non sapendo cosa domandare, corse da sua madre e questa le ordinò di chiedere la testa di Giovanni. Salome ritornò in fretta dal re e lo pregò di farle portare subito in un bacile la testa del santo Precursore. Erode, benché sorpreso ed afflitto da questa domanda, ordinò di accontentarla. La fanciulla come ebbe tra le mani quel sacrosanto capo, lo portò a sua madre, la quale, a tal vista, esultò di gioia e si dice che per vendicarsi della libertà con cui il Santo aveva disapprovato i suoi disordini, trafisse con un ago quella sacra lingua.
La morte del Battista avvenne tra la fine dell'anno 31 e il principio del 32 dopo la nascita di Gesù Cristo.
PRATICA.
La castità trasforma gli uomini in angeli: e chi è casto, è un angelo in carne (S. Ambrogio).
PREGHIERA.
Nella veneranda festività del tuo santo Precursore e martire Giovanni Battista, deh! Signore, facci sentire gli effetti della tua misericordia. 

I SANTI AGOSTO

28 agosto Sant' Agostino Vescovo e dottore della Chiesa
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Decisivo nella vita di Agostino (Tagaste, attuale Song-Ahras, Algeria, 354 - Ippona, attuale Annata, 28 agosto 430), oltre l'influsso della madre, fu l'incontro con il vescovo Ambrogio dal quale ricevette il Battesimo. Dal suo curriculum di studi e di magistero nella scuola pubblica, attraverso un'appassionata ricerca della verità, passò alla totale sequela di Cristo Signore, punto di convergenza della creazione e della storia. In lui si incontrano in rara sintesi il contemplativo, il teologo, il pastore d'anime, il catechista, l'omileta, il mistagogo, il difensore della fede, il promotore di vita comune. E' autore di una regola monastica che influenzò tutte le successive regole dell'Occidente cristiano. I suoi scritti restano un monumento di straordinaria sapienza e lo qualificano come il maggiore fra i Padri e Dottori della Chiesa latina.

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Agostino è uno degli autori di testi teologici, mistici, filosofici, esegetici, ancora oggi molto studiato e citato; egli è uno dei Dottori della Chiesa come ponte fra l'Africa e l'Europa; il suo libro le "Confessioni" è ancora oggi ricercato, ristampato, letto e meditato. 

"Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo.... Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace"; così scrive Agostino Aurelio nelle "Confessioni", perché la sua vita fu proprio così in due fasi: prima l'ansia inquieta di chi, cercando la strada, commette molti errori; poi imbroccata la via, sente il desiderio ardente di arrivare alla meta per abbracciare l'amato.
Agostino Aurelio nacque a Tagaste nella Numidia in Africa il 13 novembre 354 da una famiglia di classe media, di piccoli proprietari terrieri, il padre Patrizio era pagano, mentre la madre Monica, che aveva avuto tre figli, dei quali Agostino era il primogenito, era invece cristiana; fu lei a dargli un'educazione religiosa ma senza battezzarlo, come si usava allora, volendo attendere l'età matura.
Ebbe un'infanzia molto vivace, ma non certamente piena di peccati, come farebbe pensare una sua frase scritta nelle "Confessioni" dove si dichiara gran peccatore fin da piccolo. I peccati veri cominciarono più tardi; dopo i primi studi a Tagaste e poi nella vicina Madaura, si recò a Cartagine nel 371, con l'aiuto di un facoltoso signore del luogo di nome Romaniano; Agostino aveva 16 anni e viveva la sua adolescenza in modo molto vivace ed esuberante e mentre frequentava la scuola di un retore, cominciò a convivere con una ragazza cartaginese, che gli diede nel 372, anche un figlio, Adeodato.
Questa relazione sembra che sia durata 14 anni, quando nacque inaspettato il figlio; Agostino fu costretto, come si suol dire, a darsi una regolata, riportando la sua condotta inconcludente e dispersiva, su una più retta strada, ed a concentrarsi negli studi, per i quali si trovava a Cartagine.
Le lagrime della madre Monica, cominciavano ad avere un effetto positivo; fu in quegli anni che maturò la sua prima vocazione di filosofo, grazie alla lettura di un libro di Cicerone, l'"Ortensio" che l'aveva particolarmente colpito, perché l'autore latino affermava, come soltanto la filosofia aiutasse la volontà ad allontanarsi dal male e ad esercitare la virtù.
Purtroppo la lettura della Sacra Scrittura non diceva niente alla sua mente razionalistica e la religione professata dalla madre gli sembrava ora "una superstizione puerile", quindi cercò la verità nel manicheismo.
Il Manicheismo era una religione orientale fondata nel III secolo d.C. da Mani, che fondeva elementi del cristianesimo e della religione di Zoroastro, suo principio fondamentale era il dualismo, cioè l'opposizione continua di due principi egualmente divini, uno buono e uno cattivo, che dominano il mondo e anche l'animo dell'uomo.
Ultimati gli studi, tornò nel 374 a Tagaste, dove con l'aiuto del suo benefattore Romaniano, aprì una scuola di grammatica e retorica, e fu anche ospitato nella sua casa con tutta la famiglia, perché la madre Monica aveva preferito separarsi da Agostino, non condividendo le sue scelte religiose; solo più tardi lo riammise nella sua casa, avendo avuto un sogno premonitore, sul suo ritorno alla fede cristiana.
Dopo due anni nel 376, decise di lasciare il piccolo paese di Tagaste e ritornare a Cartagine e sempre con l'aiuto dell'amico Romaniano, che egli aveva convertito al manicheismo, aprì anche qui una scuola, dove insegnò per sette anni, purtroppo con alunni poco disciplinati.
Agostino però tra i manichei non trovò mai la risposta certa al suo desiderio di verità e dopo un incontro con un loro vescovo, Fausto, avvenuto nel 382 a Cartagine, che avrebbe dovuto fugare ogni dubbio, ne uscì non convinto e quindi prese ad allontanarsi dal manicheismo.
Desideroso di nuove esperienze e stanco dell'indisciplina degli alunni cartaginesi, Agostino resistendo alle preghiere dell'amata madre, che voleva trattenerlo in Africa, decise di trasferirsi a Roma, capitale dell'impero, con tutta la famiglia.
A Roma, con l'aiuto dei manichei, aprì una scuola, ma non fu a suo agio, gli studenti romani, furbescamente, dopo aver ascoltate con attenzione le sue lezioni, sparivano al momento di pagare il pattuito compenso.
Subì una malattia gravissima che lo condusse quasi alla morte, nel contempo poté constatare che i manichei romani, se in pubblico ostentavano una condotta irreprensibile e casta, nel privato vivevano da dissoluti; disgustato se ne allontanò per sempre.
Nel 384 riuscì ad ottenere, con l'appoggio del prefetto di Roma, Quinto Aurelio Simmaco, la cattedra vacante di retorica a Milano, dove si trasferì, raggiunto nel 385, inaspettatamente dalla madre Monica, la quale conscia del travaglio interiore del figlio, gli fu accanto con la preghiera e con le lagrime, senza imporgli nulla, ma bensì come un angelo protettore.
E Milano fu la tappa decisiva della sua conversione; qui ebbe l'opportunità di ascoltare i sermoni di s. Ambrogio che teneva regolarmente in cattedrale, ma se le sue parole si scolpivano nel cuore di Agostino, fu la frequentazione con un anziano sacerdote, san Simpliciano, che aveva preparato s. Ambrogio all'episcopato, a dargli l'ispirazione giusta; il quale con fine intuito lo indirizzò a leggere i neoplatonici, perché i loro scritti suggerivano "in tutti i modi l'idea di Dio e del suo Verbo".
Un successivo incontro con s. Ambrogio, procuratogli dalla madre, segnò un altro passo verso il battesimo; si ipotizza che sia stato convinto da Monica a seguire il consiglio dell'apostolo Paolo, sulla castità perfetta, e che sia stato convinto pure a lasciare la moglie, la quale secondo la legge romana, essendo di classe inferiore, era praticamente una concubina, rimandandola in Africa e tenendo presso di sé il figlio Adeodato (ci riesce difficile ai nostri tempi comprendere questi atteggiamenti, così usuali per allora).
A casa di un amico Ponticiano, questi gli aveva parlato della vita casta dei monaci e di s. Antonio abate, dandogli anche il libro delle Lettere di S. Paolo; ritornato a casa sua, Agostino disorientato si appartò nel giardino, dando sfogo ad un pianto angosciato e mentre piangeva, avvertì una voce che gli diceva "Tolle, lege, tolle, lege" (prendi e leggi), per cui aprì a caso il libro delle Lettere di S. Paolo e lesse un brano: "Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri" (Rom. 13, 13-14).
Dopo qualche settimana ancora d'insegnamento di retorica, Agostino lasciò tutto, ritirandosi insieme alla madre, il figlio ed alcuni amici, ad una trentina di km. da Milano, a Cassiciaco, in meditazione e in conversazioni filosofiche e spirituali; volle sempre presente la madre, perché partecipasse con le sue parole sapienti.
Nella Quaresima del 386 ritornarono a Milano per una preparazione specifica al Battesimo, che Agostino, il figlio Adeodato e l'amico Alipio ricevettero nella notte del sabato santo, dalle mani di s. Ambrogio.
Intenzionato a creare una Comunità di monaci in Africa, decise di ritornare nella sua patria e nell'attesa della nave, la madre Monica improvvisamente si ammalò di una febbre maligna (forse malaria) e il 27 agosto del 387 morì a 56 anni. Il suo corpo trasferito a Roma si venera nella chiesa di S. Agostino, essa è considerata il modello e la patrona delle madri cristiane.
Dopo qualche mese trascorso a Roma per approfondire la sua conoscenza sui monasteri e le tradizioni della Chiesa, nel 388 ritornò a Tagaste, dove vendette i suoi pochi beni, distribuendone il ricavato ai poveri e ritiratosi con alcuni amici e discepoli, fondò una piccola comunità, dove i beni erano in comune proprietà.
Ma dopo un po' l'affollarsi continuo dei concittadini, per chiedere consigli ed aiuti, disturbava il dovuto raccoglimento, fu necessario trovare un altro posto e Agostino lo cercò presso Ippona.
Trovatosi per caso nella basilica locale, in cui il vescovo Valerio, stava proponendo ai fedeli di consacrare un sacerdote che potesse aiutarlo, specie nella predicazione; accortasi della sua presenza, i fedeli presero a gridare: "Agostino prete!" allora si dava molto valore alla volontà del popolo, considerata volontà di Dio e nonostante che cercasse di rifiutare, perché non era questa la strada voluta, Agostino fu costretto ad accettare.
La città di Ippona ci guadagnò molto, la sua opera fu fecondissima, per prima cosa chiese al vescovo di trasferire il suo monastero ad Ippona, per continuare la sua scelta di vita, che in seguito divenne un seminario fonte di preti e vescovi africani.
L'iniziativa agostiniana gettava le basi del rinnovamento dei costumi del clero, egli pensava: "Il sacerdozio è cosa tanto grande che appena un buon monaco, può darci un buon chierico". Scrisse anche una Regola, che poi nel IX secolo venne adottata dalla Comunità dei Canonici Regolari o Agostiniani.
Il vescovo Valerio nel timore che Agostino venisse spostato in altra sede, convinse il popolo e il primate della Numidia, Megalio di Calama, a consacrarlo vescovo coadiutore di Ippona; nel 397 morto Valerio, egli gli successe come titolare.
Dovette lasciare il monastero e intraprendere la sua intensa attività di pastore di anime, che svolse egregiamente, tanto che la sua fama di vescovo illuminato si diffuse in tutte le Chiese Africane.
Nel contempo scriveva le sue opere che abbracciano tutto il sapere ideologico e sono numerose, vanno dalle filosofiche alle apologetiche, dalle dogmatiche alle morali e pastorali, dalle bibliche alle polemiche. Queste ultime riflettono l'intensa e ardente battaglia che Agostino intraprese contro le eresie che funestavano l'unità della Chiesa in quei tempi: Il Manicheismo che conosceva bene, il Donatismo sorto ad opera del vescovo Donato e il Pelagianesimo propugnato dal monaco bretone Pelagio.
Egli fu maestro indiscusso nel confutare queste eresie e i vari movimenti che ad esse si rifacevano; i suoi interventi non solo illuminarono i pastori di anime dell'epoca, ma determinarono anche per il futuro, l'orientamento della teologia cattolica in questo campo. La sua dottrina e teologia è così vasta che pur volendo solo accennarla, occorrerebbe il doppio dello spazio concesso a questa scheda, per forza sintetica; il suo pensiero per millenni ormai è oggetto di studio per la formazione cristiana, le tante sue opere, dalle "Confessioni" fino alla "Città di Dio", gli hanno meritato il titolo di Dottore della Chiesa.
Nel 429 si ammalò gravemente, mentre Ippona era assediata da tre mesi dai Vandali comandati da Genserico († 477), dopo che avevano portato morte e distruzione dovunque; il santo vescovo ebbe l'impressione della prossima fine del mondo; morì il 28 agosto del 430 a 76 anni. Il suo corpo sottratto ai Vandali durante l'incendio e distruzione di Ippona, venne trasportato poi a Cagliari dal vescovo Fulgenzio di Ruspe, verso il 508-517 ca., insieme alle reliquie di altri vescovi africani.
Verso il 725 il suo corpo fu di nuovo traslato a Pavia, nella Chiesa di S. Pietro in Ciel d'Oro, non lontano dai luoghi della sua conversione, ad opera del pio re longobardo Liutprando († 744), che l'aveva riscattato dai saraceni della Sardegna.

L'apostolo S. Bartolomeo era galileo e probabilmente pescatore come la maggior parte degli Apostoli. Scelto da Gesù, ebbe anch'egli la felice sorte di nutrire l'anima sua delle parole di vita che uscivano dal labbro benedetto del Divin Maestro per tutto il tempo della sua predicazione, e di essere testimonio dei suoi miracoli.Insieme con gli altri Apostoli, predicò il Vangelo nella Giudea, operando miracoli e cacciando i demoni dagli ossessi. Nel giorno di Pentecoste ricevette egli pure la pienezza dello Spirito Santo, dopo di che annunziò intrepidamente il S. Vangelo agli Ebrei e soffrì come gli altri Apostoli obbrobri e battiture per amore di Gesù Cristo.Rigettato dai Giudei, S. Bartolomeo si portò prima nella Libia, poi nell'Arabia, nelle Indie Orientali e nell'Armenia Maggiore. La sua parola, congiunta ad una vita mortificata e allo spirito di preghiera, operò un bene immenso.Celebre è specialmente la conversione del re Polimio e della regina sua consorte.Però tanto zelo eccitò la gelosia e il furore degli idolatri, i quali, spinti da odio diabolico, tramarono contro di lui. Per meglio riuscire nel sacrilego intento, attirarono dalla loro parte il fratello del re, Astiage, che incatenato il santo Apostolo lo condannò ad essere scorticato vivo.Mentre essi compivano quest'opera, San Bartolomeo scongiurava il Signore perchè volesse perdonare ai suoi carnefici. I manigoldi, dopo avergli tolta la pelle, Io decapitarono.Il corpo del santo Apostolo venne seppellito in Al.. banopoli, ove restò fino a quando l'imperatore Ottone II lo fece trasportare a Roma.Gli fu edificata una chiesa nell'Isola Tiberina e il suo corpo si trova sotto l'altar maggiore, in un sarcofago di porfido.

PREGHIERA. 

O Dio onnipotente ed eterno, che in questo giorno ci concedi di celebrare la festa del tuo beato Apostolo Bartolomeo e per questo ci riempi di santa gioia, deh! da' alla tua Chiesa d'amare ciò che egli credette e di praticare ciò che insegnò.

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Filippo e Natanaele sono due nuovi discepoli di Gesù. Il primo riceve direttamente la chiamata; il secondo la riceve tramite un suo amico. I due si ritrovano in Gesù. Questo incontro ha rappresentato per loro un'esperienza di fede, un cambiamento nel loro comportamento, una nuova dimensione nel modo di vedere le cose, che li apre ad altre possibilità.
Esso ha rappresentato per loro una rottura con il passato, il penetrare in un nuovo mondo, in un nuovo tragitto di vita, poiché cercare Gesù vuol dire cercare la verità - cercare la luce, cercare Dio -.
"Vieni e vedi"... Entrare nell'intimità di Gesù significa scoprire il suo modo di vivere, vivendo con lui... cioè con gli uomini nostri fratelli. È soltanto nell'esperienza comunitaria, nell'interesse per il modo di vivere degli altri, nel fatto di rimanere e di solidarizzare con gli altri, che noi acquistiamo a poco a poco l'esperienza della nostra fede. "Vedrete il cielo aperto"... Dio si presenta e prende contatto con gli uomini, attraverso Cristo; egli vuole sentirsi vicino agli uomini, ed è tra di loro che ha fissato la sua tenda, nella comunità. Il cielo, in questa prospettiva del Vangelo, viene a noi tramite Cristo. Attraverso la nostra partecipazione, nella misura in cui lo possiamo, alla vita di Dio. Quante cose potremmo vedere e provare se noi seguissimo Gesù.

Se fosse rimasta atea, Edith Stein non avrebbe neanche implorato il Signore di aprire la porta, e sarebbe rimasta chiusa. Come chiuso era il suo cuore e lo rimase per trent'anni. Anche se era nata e formata nella religione ebraica, in lei prevalsero gli studi filosofici e la veicolarono verso una concezione atea della vita.
La madre era una ebrea praticante, ma Edith trovò nell'ateismo la sua apparente stabilità e insegnò filosofia in mezzo a grandi difficoltà.
Era nata nel 1891 a Wroclaw - Breslau in Germania, morì nella camera a gas il 9 agosto 1942 nel campo di concentramento di Auschwitz.
La sua presenza in quell'inferno voluto dal nazismo, era dovuta alla sua conversione al Cristianesimo, dopo che in una sola notte lesse l'autobiografia di Santa Teresa d'Avila e comprese che Dio esiste, è vivo, è buono, è il Creatore.
Scoprì così il senso della vita e riuscì a distinguere tra l'apparente e falsa felicità e la vera felicità interiore che arriva solo da Dio.
A trent'anni incontrò Gesù e presto decise di diventare Carmelitana scalza ma il Vescovo le consigliò di aspettare e rimase in attesa per otto anni prima di fare l'ingresso nel monastero di Colonia e diventare una monaca.
Per lei significò la vera realizzazione della sua vita e i suoi pensieri molto profondi, cominciò a scriverli con grande devozione. Leggiamo un suo pensiero, così per capire la profondità della sua spiritualità.
"Non accettate nulla come verità che sia privo di Amore.
E non accettate nulla come amore che sia privo di Verità!
L'uno senza l'altra diventa una menzogna distruttiva".
Il 21 aprile 1938 Edith Stein fece la professione perpetua. Prese il nome della fondatrice, e il suo nome divenne Suor Teresa Benedetta della Croce.
Presto però arrivò la persecuzione nazista e gli ebrei venivano ricercati un po' ovunque, Suor Teresa fu mandata in Olanda, perché la sua presenza al Carmelo di Colonia rappresentava un pericolo per l'intera comunità, ma venne catturata il 2 agosto 1942 e dopo sette giorni ad Auschwitz vicino Cracovia in Polonia, lei e la sorella Rosa vennero uccise nella camera a gas.
Visse poco più di cinquant'anni di cui gli ultimi venti con grande partecipazione alla causa del Vangelo.
Divenne una delle vergini sagge che ha conservato l'olio della Fede per incontrare lo sposo al suo arrivo. Questo pensiero le avrà dato una immensa gioia interiore, perché lei era un'anima perduta nell'ateismo ed era stata ritrovata dal Pastore eterno che continua a cercare le pecorelle buone, ancora lontane da Lui.
Nella conversione di Edith Stein vediamo la paterna misericordia di Dio che non abbandona mai quelle anime lontane da Lui e che vivono in buonafede, senza cattiveria e non assumono nella loro vita posizioni estremiste. Per questo non si deve mai condannare nessun peccatore, è sempre possibile la sua conversione e la sua santificazione.
Rimane un po' difficile questa opportunità a quanti conoscono la dottrina cattolica e la insegnano apportando modifiche personali, istruiscono gli studenti di Teologia con novità moderniste e anche eretiche. Ogni Vescovo o Sacerdote che compie un tale scempio è ancora più eretico di Lutero, come eretici sono tutti coloro che innalzano e giustificano Lutero.
Ci troviamo dinanzi un'atea che è diventata Santa e tanti Vescovi e Sacerdoti oggi sono senza Dio e nemici della sana dottrina cattolica.
Un'atea e filosofa onesta intellettualmente riuscì a scoprire che non siamo soli e abbiamo un Padre buono. La sua onestà le permise di capire!
Oltre l'intervento di Dio che è sempre principale, nel cuore di Edith Stein erano presenti spazi da riempire, c'era un grande vuoto ed ella non scelse i vizi o la vita immorale, era padrona di sé e riusciva a dominare la sua volontà.
Con impegno e una continua meditazione delle cose più importanti della vita, scoprì l'Amore di Gesù leggendo un libro di spiritualità. Questo indica che le buone letture sono indispensabili per crescere nella Fede e per conoscere il cammino spirituale sicuro.
Non tutti i libri spirituali o gli scritti o quanto viene detto di spirituale è da accogliere, bisogna discernere e separare il falso dal vero.
Nel 1998 Papa Giovanni Paolo II ha proclamata Santa la convertita Edith Stein e l'anno successivo l'ha dichiarata compatrona d'Europa.
In questo scritto della Santa scorgiamo lo spirito di San Giovanni della Croce, ed è un bene per tutti comprenderne il significato.
«Nell'aridità e nel vuoto l'anima diventa umile.
L'orgoglio di un tempo sparisce quando in se stessi non si trova più nulla che dia l'autorizzazione a guardare gli altri dall'alto in basso.
L'anima deve considerare l'aridità e il buio come buoni presagi: come segni che Iddio le sta al fianco, liberandola da se stessa, strappandole di mano l'iniziativa».

Santa Chiara d'Assisi ci può senza dubbio aiutare nel cammino di conversione, nella comprensione del messaggio del Vangelo.

La sua vita è stata straordinaria, senza dubbio come tanti altri Santi, ma Lei seguendo San Francesco è stata grande nell'amore al Vangelo puro, non per niente fu la prima pianticella del ramo femminile del francescanesimo. La guida di San Francesco l'aiutò a intraprendere la Via dell'unica Verità, anche questo ci indica che senza una buona guida spirituale è molto difficile mantenersi fedeli al Vangelo.
Una breve biografia.

Nacque ad Assisi nel 1194 e morì nella stessa città l'11 agosto 1253. «Ha appena dodici anni Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, quando Francesco d'Assisi compie il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre Bernardone. Conquistata dall'esempio di Francesco, la giovane Chiara sette anni dopo fugge da casa per raggiungerlo alla Porziuncola.

Il Santo le fa indossare il saio francescano, per poi condurla al monastero benedettino di San Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tenta invano di persuaderla a ritornare a casa.

Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fonda l'Ordine femminile delle "povere recluse" (chiamate in seguito Clarisse) di cui è nominata badessa e dove Francesco detta una prima Regola.

Chiara scrive successivamente la Regola definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il "privilegio della povertà".

Per aver contemplato, in una Notte di Natale, sulle pareti della sua cella il presepe e i riti delle funzioni solenni che si svolgevano a Santa Maria degli Angeli, è scelta da Pio XII quale protettrice della televisione.

Erede dello spirito francescano, si preoccupa di diffonderlo, distinguendosi per il culto verso il SS. Sacramento che salva il convento dai Saraceni nel 1243». 

I SANTI AGOSTO

San Lorenzo Martire a Roma
10 agosto 258

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TESTO:-
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 12,24-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità Io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono Io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Parola del Signore.

RIFLESSIONI

Nacque ad Osca in Spagna nel 226 da nobilissimi e santi genitori. Tanti furono i doni che ricevette nei Sacramenti del Battesimo, Cresima ed Eucaristia, che sembrò prevenuto dalla grazia; mentre era ancora bambino s'astenne sempre da ogni divertimento puerile e fu a tutti modello di docilità e santa innocenza. Ricevuta la prima istruzione in patria, passò a Saragozza per apprendere lettere, ed in questa celebre Università i suoi progressi furono sì rapidi e meravigliosi, che era ritenuto il migliore di tutti gli allievi. In questo tempo il Vescovo di quella città, vedendo in lui un tal candore di vita, gli conferì gli ordini dell'Ostiariato, del Lettorato ed Esorcistato.Trovandosi nella penisola Iberica il futuro Papa Sisto II, allora arcidiacono della Chiesa Romana, avendo udito parlare delle virtù di Lorenzo, lo condusse seco a Roma, ove personalmente ebbe cura della sua formazione. All'età di 17 anni, per il suo progresso nella scienza e nella virtù, fu dal Pontefice Fabiano ordinato accolito, sei anni dopo suddiacono e quindi diacono: aveva 27 anni. Nel 258, essendo stato eletto alla Cattedra di Pietro Sisto II, Lorenzo divenne arcidiacono della Chiesa Romana, càrica che corrisponde alla attuale dignità cardinalizia.Ma mentre la Chiesa lavorava e si espandeva ognor più fra i pagani, specie per l'infuocata predicazione di Lorenzo, si scatenò la persecuzione di Valeriano che al dire di San Dionisio fu delle più terribili.Lorenzo fu imprigionato e torturato. Poco tempo dopo anche S. Sisto venne preso e condannato al carcere. Mentre il Pontefice veniva barbaramente trascinato dalla soldatesca, gli si fece incontro Lorenzo che col volto bagnato di lacrime incominciò ad esclamare: « Dove vai, o Padre, senza il tuo figlio? Per dove ti incammini, o santo sacerdote, senza il tuo diacono? ». Sisto gli rispose: « Io non ti lascio né ti abbandono, o figlio, ma a te spettano altri combattimenti... Dopo tre giorni mi seguirai... Prendi le ricchezze ed i tesori della Chiesa e distribuiscili a chi tu meglio credi ».Lorenzo fece diligente ricerca di quanti poveri e chierici potè trovare nei quartieri di Roma e distribuì loro tutte le ricchezze. Poscia, salutati per l'ultima volta i Cristiani, si portò da Valeriano che già l'aveva fatto chiamare, ed all'intimazione di recargli i beni della Chiesa, promise che entro tre giorni glieli avrebbe mostrati. Percorse le vie della città, raccolse un gran numero di poveri e glieli condusse dicendo: « Ecco qui i beni della Chiesa! ». Ma quell'uomo irritato gridò: « Come hai tu ardito beffarti di me?... Io so che tu brami la morte... Ma non credere di morire in un istante poichè io prolungherò i tuoi tormenti ». Ordinò infatti che Lorenzo fosse posto su una graticola di ferro rovente ed arrostito lentamente. Ma nel cuore del Martire ardeva un incendio ben maggiore! Quando fu bruciato da una parte, il carnefice ordinò che lo rivoltassero, ed avendo gli aguzzini ubbidito, il Martire con volto sereno disse: « Ora potete mangiare, perchè la mia carne è già cotta abbastanza ».Nuovi insulti uscirono dalla bocca del prefetto, ma il Martire, cogli occhi rivolti al cielo si offriva al Signore invocando su Roma la divina misericordia, per incoraggiare ancora una volta i Cristiani presenti. Tra questi spasimi spirò la sua grande anima. Era il 10 agosto 258.

PRATICA.
Sopportate con pazienza e rassegnazione le sofferenze della vita ed offritele a Dio per la propagazione della fede. 

PREGHIERA.
Dacci, te ne preghiamo, Dio onnipotente, la grazia di estinguere le fiamme dei nostri vizi, tu che desti al beato Lorenzo la forza di superare il fuoco dei suoi tormenti. 

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È un martire che in questi millenni ha fatto parlare molto di sé, venne ucciso il 10 agosto 258 a Roma e da allora il suo culto è cresciuto, fino a dedicargli una notte in cui si ammirano le stelle cadenti. È certamente un affascinante legame indissolubile al fenomeno delle stelle cadenti, diverse sono le interpretazioni di questo binomio che nasce per motivi ovviamente estranei alle sue vicende agiografiche, ma si azzarda lo stesso un interessante legame.
Gli studiosi cristiani hanno visto nelle stelle cadenti che si vedono in agosto, la rappresentazione delle lacrime versate dal Santo durante il suo supplizio, lacrime che vagherebbero eternamente nei cieli, e scenderebbero sulla terra solo in questo giorno.
È una narrazione che accolgono per Fede i cristiani convinti che tutto è possibile a Dio. D'altronde, cadono proprio nel giorno di San Lorenzo!
Ancora una narrazione afferma che le stelle cadenti ricordano i carboni ardenti su cui il Santo fu martirizzato (su una graticola, il suo emblema).
Una cosa sola è divenuta sicura: la notte di San Lorenzo induce molti cristiani a pregarlo osservando le stelle cadenti, come se fosse lui ad inviare segni della sua intercessione. C'è molta speranza nei cristiani che osservano le stelle ed esprimono al Santo una o più richieste di aiuti.
In questo senso la notte di San Lorenzo ha creato una buona atmosfera spirituale, c'è la convinzione che si possano avverare i desideri di quanti ricorrono all'intercessione del Santo. È più forte la richiesta di aiuti quando si ricordano i dolori sofferti da San Lorenzo, accettati per rimanere fedele a Gesù Cristo.
Sono intuizioni piacevoli per ricordare cosa avvenne al giovane Lorenzo, ma la sua storia è poco conosciuta. Si ricordano di più le stelle cadenti nella notte di San Lorenzo che la Fede intrepida di un vero seguace di Cristo, che è bene conoscere.
San Lorenzo è famoso per la sua morte al tempo in cui era arcidiacono di Papa Sisto II, cioè il primo dei sette diaconi allora al servizio della Chiesa romana. Assisteva il Papa nella celebrazione dei riti, distribuiva l'Eucaristia e amministrava le offerte fatte alla Chiesa.
La sua morte avvenuta su una graticola avvenne nella persecuzione contro i cristiani voluta dall'imperatore Valeriano nel 257. L'impero romano era in crisi, minacciato dalla pressione dei popoli germanici e dall'aggressività persiana. La follia dall'imperatore Valeriano dinanzi alle cocenti sconfitte subite, si rivolse contro i cristiani e fece riprendere la persecuzione anticristiana.
È bene conoscere quanto avvenne al giovane Lorenzo per capire come funzionano le persecuzioni contro la Santa Chiesa e i suoi devoti.
All'inizio la persecuzione non fu accanita, erano vietate le adunanze di cristiani, bloccavano gli accessi alle catacombe, esigevano rispetto per i riti pagani. Non obbligavano a rinnegare pubblicamente la Fede cristiana.
Un anno dopo, nel 258, come tutti gli anticlericali anche Valeriano cambiò idea e ordinò la morte di tutti i Vescovi e i Sacerdoti.
Il vescovo Cipriano di Cartagine prima venne esiliato e poi decapitato. Ebbero la stessa sorte altri Vescovi e lo stesso Papa Sisto II, ai primi di agosto del 258. Lorenzo non venne ucciso subito, il prefetto imperiale lo chiamò per farsi consegnare «i tesori della Chiesa». Questo prefetto era convinto delle ricchezze della Chiesa e le pretendeva da Lorenzo che effettivamente era l'amministratore.
Lorenzo prima distribuì le offerte ai poveri, poi si presentò davanti al prefetto e gli mostrò moltissimi ammalati, storpi ed emarginati che gli facevano compagnia. Rivolto al prefetto gli disse: «Ecco, i tesori della Chiesa sono questi».
Questa fu la ragione della sua morte atroce: fu bruciato sopra una graticola.
Diversi Santi di quel periodo e dei secoli successivi hanno descritto come autentico il supplizio che toccò a San Lorenzo.
C'è un'affermazione curiosa che prendo dal Martirologio Romano: «Tre giorni dopo vinse le fiamme per la Fede in Cristo e in onore del suo trionfo migrarono in Cielo anche gli strumenti del martirio».
San Lorenzo è il Patrono dei diaconi, dei cuochi e dei pompieri. Egli ci mostra che come il grano produce molto frutto, così l'uomo che muore al suo orgoglio si riempie dello Spirito Santo e diventa una nuova persona, molto gradita a Dio.
Amare la propria vita con orgoglio e superbia, per soddisfare i propri capricci, non permette di seguire Gesù e si rimane soli.
«Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna». 

Massimiliano Maria Kolbe è entrato nell'elenco dei santi con il titolo di sacerdote e martire. La sua testimonianza illumina di luce pasquale l'orrido mondo dei lager. Nacque in Polonia nel 1894; si consacrò al Signore nella famiglia Francescana dei Minori Conventuali.
Innamorato della Vergine, fondò "La milizia di Maria Immacolata" e svolse, con la parola e con la stampa, un intenso apostolato missionario in Europa e in Asia. Deportato ad Auschwitz durante la seconda guerra mondiale, in uno slancio di carità offrì la sua vita di sacerdote in cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia. Morì nel bunker della fame il 14 agosto 1941.
Giovanni Paolo II lo ha chiamato "patrono del nostro difficile secolo". La sua figura si pone al crocevia dei problemi emergenti del nostro tempo: la fame, la pace tra i popoli, la riconciliazione, il bisogno di dare senso alla vita e alla morte. 

Dardilly, piccolo paesello della diocesi di Lione, fu la patria del santo Curato. La sua famiglia si dedicava ai lavori agricoli, e Giovanni medesimo quando fu giunto all'età di sette anni dovette, aiutare il fratello maggiore nei campi. Ma in quella buona casa regnava l'amor di Dio e del prossimo.Quanta pietà aveva il nostro piccolo Vianney, nei suoi primi anni di età, e quale devozione alla Vergine! Lo dirà poi, quando sarà sacerdote e confessore: « Io non conoscevo il male, lo conobbi più tardi, dalle labbra dei penitenti ».Dopo qualche anno Giovanni dovette recarsi a Ecully da sua zia. Anche qui era la Provvidenza che lo guidava: in questa casa, dalle mani di D. Balley, sfuggito alla terribile persecuzione, riceve la prima Comunione. Dopo sei anni sente nell'anima il desiderio ardente di farsi sacerdote; egli vorrebbe subito seguire la divina chiamata, ma per un pò ne è impedito dai lavori campestri. In questo tempo però egli si esercita nella grammatica latina sotto il buon Balley ed impara a recitare il Rosario: senonché la chiamata alle armi interrompe gli studi.Dopo 14 lunghi mesi di perplessità e di fatiche, viene quasi miracolosamente rimandato a casa, e D. Balley si incarica di farlo accettare in seminario.Quante difficoltà trova il povero Giovanni negli studi! Ma egli è costante, prega la 'SS. Vergine e per la sua pietà viene ammesso agli ordini sacri il 9 agosto del 1815.Sacerdote, viene eletto come vicario di Ecully e poi mandato parroco ad Ars. Trovò quella parrocchia completamente abbandonata e subito si diede a risanarla dai corrotti costumi. Il suo zelo, la sua eroica penitenza, la sua profonda umiltà, la sua ardente carità, in poco tempo avevano cambiato quel popolo: la chiesa era frequentata, i fedeli si accostavano spesso ai Sacramenti ed i vizi lasciavano il posto alle virtù: in qualsiasi tempo i fedeli si recassero alla parrocchia, trovavano il loro Curato in chiesa. Il confessionale era il suo luogo ordinario di abitazione e non passarono molti anni che Ars divenne la mèta degli uomini più eminenti: persone di stato, letterati e vescovi, si recavano dal santo Curato per ricevere i suoi illuminati consigli.Fu ammirabile nella devozione a Maria, al Rosario, all'Eucaristia: queste furono le sorgenti della sua efficacia sulle anime. Il demonio però non mancò di mettere a dura prova la virtù del Santo. Ma tutto ciò non fece che irrobustire il suo spirito.Estenuato dalle fatiche, macerato dai digiuni e dalle penitenze, il 4 agosto 1859 terminò i suoi giorni nel bacio del Signore. Ma dal cielo il suo apostolato si perpetua coll'esempio della sua vita e delle sue virtù.

PRATICA.
Facciamo oggi un atto di carità.

PREGHIERA.
Onnipotente e misericordioso Iddio, che rendesti illustre per lo zelo apostolico il beato Giovanni Maria, concedici che a suo esempio ed intercessione possiamo guadagnare a Cristo le anime dei fedeli e raggiungere con essi la gloria dell'eternità.

La figura del Santo Curato d'Ars è incantevole, la sua storia mostra come la mano di Dio accompagna i cristiani docili lì dove vuole farli realizzare. Mai il giovane Giovanni Vianney avrebbe immaginato di diventare Sacerdote, innanzitutto per la mancanza di studi, era analfabeta fino quasi alla maggiore età.

Furono diverse circostanze che il Signore sa far coincidere perfettamente ad infondergli inizialmente il desiderio del sacerdozio, poi l'incontro con un parroco santo che si prese cura di lui e lo fece studiare, riuscendo il giovane Giovanni ad imparare l'indispensabile.

Per arrivare al sacerdozio occorreva molta più preparazione, studi impegnativi che il giovane non riusciva a completare e quando il parroco lo segnalò al Vescovo, questi rispose che non si poteva ordinare Sacerdote un uomo incolto. Occorrevano maggiori studi e Giovanni si impegnò molto, avrà fatto sudare anche il suo Angelo Custode...

Dopo anni di ripetuti tentativi, quando non appariva possibile l'ordinazione sacerdotale del buon Giovanni, nel parroco sconsolato era vivo il forte incoraggiamento e l'aiuto nelle spiegazioni teologiche ma non riusciva a risolvere nulla.

Nel momento opportuno lo Spirito Santo illuminò il parroco di recarsi dal Vescovo per perorare nuovamente la causa di Giovanni, per dirgli una cosa che il Prelato doveva discernere bene prima di ripetere il suo no al sacerdozio.

Il parroco gli disse con trepidazione e intensa speranza: «Giovanni Vianney non sarà un grande predicatore ma di sicuro un santo Sacerdote. Recita il Santo Rosario con un amore quasi angelico. Farà molto bene alle anime».

A queste parole il Vescovo rimase pensieroso e lo Spirito di Dio lo illuminò, gli fece capire la Volontà Divina e si rese conto che se lo inviava nel paesino più piccolo e sperduto tra i monti della diocesi non avrebbe causato alcun problema e avrebbe portato sicuramente frutti spirituali.

Il Vescovo si convinse e ordinò Sacerdote Giovanni Vianney, destinandolo in un paesino di trecento abitanti, davvero isolato, quasi irraggiungibile e senza parroco da diversi decenni. Subito dopo il nuovo Curato d'Ars prese possesso della fatiscente Chiesa e prima la pulì, poi dopo la celebrazione della Santa Messa, si pose dinanzi al Tabernacolo a ringraziare Gesù Cristo. L'Eucaristia divenne il centro della sua vita.

Nessuno dei paesani andava in Chiesa, nessuno quindi partecipava alla Santa Messa.

Cosa fece il nuovo Curato d'Ars per cercare di riportare i parrocchiani in Chiesa?

Forse organizzò feste e festini?

Oppure offriva l'aperitivo al termine della Santa Messa come fa qualche parroco italiano, che ha l'intento di farsi acclamare dai fedeli benestanti della sua parrocchia?

O modificò il Vangelo introducendo dottrine favorevoli all'uomo e contrarie alla morale, come numerosi sacerdoti usano fare?

Il parroco Giovanni Vianney iniziò una vita penitenziale eroica, pregava di continuo e rimaneva per lunghe ore dinanzi all'Eucaristia.

Visse come meglio poteva il suo sacerdozio, si donò interamente alla sua missione sacerdotale e i frutti furono incommensurabili.

Egli pregava già con la sua vita donata interamente a Gesù, oltre a voler dare massima gloria a Dio, la sua grande preoccupazione era quella di salvare i peccatori. Per la conversione di essi compiva sacrifici indicibili, dormiva poco e non pensava minimamente a nessun divertimento.

D'altronde, chi accoglie la chiamata al sacerdozio, non sa che questa missione è esclusiva e deve dedicarsi anima e corpo al compito unico e sacro di compiere interamente la Volontà di Dio? Non deve forse abbandonare ogni forma di diletto umano per pensare esclusivamente alle cose di Dio?

L'incolto Curato Giovanni Vianney divenne una persona speciale per gli abitanti di Ars, cresciuti senza cultura religiosa, tutti i paesani cominciarono a frequentare la Santa Messa domenicale e presto si diffuse la voce in tutta la Francia, ed andavano ogni anno milioni di francesi a confessarsi con l'uomo Santo e a partecipare alla Santa Messa.

Il Santo Curato d'Ars ricevette carismi particolari, paragonabili a quelli di Padre Pio. La Chiesa ha riconosciuto la vita eroica del più mite parroco della storia e lo ha eletto Patrono di tutti i parroci del mondo.

Questo ci insegna che Gesù cerca il nostro amore, ci vuole santi interiormente, vuole vivere e crescere in noi per noi diventare come Lui.

I SANTI AGOSTO

1 Agosto Sant' Alfonso Maria de' Liguori
Vescovo e dottore della Chiesa

***

Nacque il 27 settembre del 1696 a Napoli dalla nobile famiglia De' Liguori. Ricevette dai suoi buoni genitori un'educazione santa ed energica, a cui il piccolo Alfonso non mancò di corrispondere, conservando per tutta la vita una predilezione speciale ed un vivo sentimento di riconoscenza verso sua madre.Con uno studio accurato ed indefesso ottenne la laurea di avvocato a soli sedici anni. Dopo avere esercitato con brillante successo la sua professione per parecchi anni, per un errore commesso involontariamente nel trattare una causa in tribunale rimase talmente scosso, che decise di abbandonare il mondo per seguire la voce di Dio che lo chiamava al sacerdozio. Tale cambiamento non era facile; numerose difficoltà gli si paravano innanzi: era nobile, di ottime qualità, abile nella professione, amava con grande affetto la sua famiglia ed era da essa riamato; ma egli rimase immobile nel suo proposito.Divenuto sacerdote, si esercitò nella predicazione popolare e nell'insegnamento del Vangelo. A tutti rivolgeva la sua parola semplice, caritatevole, senza ricercatezza, e per predicare il Vangelo ai poveri, fondò la congregazione religiosa dei Redentoristi.Fu autore di molteplici opere letterarie, teologiche e di celebri melodie natalizie, tra cui la famosissima "Tu scendi dalle stelle", derivato come versione in italiano dall'originale "Quanno nascette Ninno"Nel 1762, a 66 anni, fu eletto vescovo di S. Agata dei Goti. Esercitò l'episcopato con grande zelo, facendo di tutto per estirpare il male e salvare le anime. Dopo tredici anni, colpito da gravi malattie, domandò ed ottenne di essere esonerato dall'episcopato e ritornare nel suo istituto. Ebbe a sopportare terribili prove anche nella vecchiaia. Morì il 1 agosto del 1787 alla veneranda età di 91 anni.Illustre per virtù e miracoli, il Sommo Pontefice Gregorio XVI lo annoverò nel catalogo dei Santi; e Pio IX lo dichiarò Dottore della Chiesa universale.Fra le continue occupazioni della sua vita sacerdotale ed episcopale, trovò modo di scrivere numerosissime ed importanti opere, fra le quali è celebre la Teologia Morale in diversi volumi. Altre opere meno importanti sono: Verità della fede, Vittoria dei Martiri, Trionfi della Chiesa. In quasi tutti gli scritti si prefisse lo scopo di difendere l'infallibilità pontificia e la Verginità di Maria, onde ebbe il merito d'aver preparato la definizione e la propagazione di questi due dogmi, che avvenne circa un secolo dopo per opera di Pio IX. Molto popolari e utili alle anime sono: Il gran mezzo della preghiera, Le visite al SS. Sacramento, Le glorie di Maria, L'apparecchio alla morte, La via della salute.

PRATICA.
Crediamo all'onnipotente intercessione di Maria; chi è devoto di Maria, si salva; chi è molto devoto di Maria, si fa santo.

PREGHIERA.
O Dio, che per mezzo del tuo beato confessore e vescovo Alfonso Maria, acceso dello zelo delle anime, dotasti la tua Chiesa di una nuova famiglia religiosa, ti preghiamo che ammaestrati dai suoi salutari insegnamenti e corroborati dai suoi esempi possiamo giungere felicemente a te. 

***

Figura ascetica che tanto bene ha fatto e continua a compiere con i suoi meravigliosi scritti. Oltre i libri devozionali che diffuse ovunque anche con l'aiuto dei missionari Redentoristi, scrisse importanti opere di scienze morali che ogni Sacerdote dovrebbe conoscere approfonditamente.
Questo grande missionario prima di abbracciare la vita ecclesiastica, fu un avvocato del foro di Napoli, toccato dalla Grazia lasciò la toga per dedicarsi totalmente a Dio. La vocazione è un valore immenso, una manifestazione molto particolare dell'Amore di Dio.
L'avvocato Alfonso quando trovò il tesoro più importante mai conosciuto e che lo rendeva ancora più buono e sereno, non ebbe dubbi nel lasciare tutto quello che possedeva per avere il vero tesoro che arricchisce l'anima, trasforma la vita e non trascura le necessità materiali.
Ognuno di noi è chiamato a cercare il tesoro che si trova nel campo del mondo, lì dove vive o lavora per possederlo ma deve prima lasciare i suoi averi, che sono essenzialmente i suoi pensieri umani, che indichiamo con l'orgoglio o l'inclinazione al male.
È impossibile ottenere il tesoro che vuole donare Gesù, rimanendo con la vecchia mentalità che spesso si oppone al Vangelo.
Gesù ci presenta due parabole e rivela il valore supremo del Regno di Dio e quale debba essere l'atteggiamento di ogni uomo per raggiungerlo. Il «tesoro» e la «perla» sono state le immagini tradizionalmente usate per esprimere la grandezza della vocazione personale, che è la via per stare vicino a Cristo in questa vita e poi, per sempre, in Cielo.
Il «tesoro» rappresenta l'abbondanza dei doni che si ricevono con la vocazione: Grazie per superare gli ostacoli, per accrescere la fedeltà giorno dopo giorno, per l'apostolato. La «perla» sta a indicare la bellezza stupefacente della chiamata: non solamente è di altissimo valore, ma è anche l'ideale più bello e perfetto che sia dato all'uomo di realizzare.
Nella seconda parabola è adombrata una novità rispetto a quella del tesoro: il ritrovamento della perla richiede una ricerca precisa, il tesoro compare all'improvviso. Così può accadere con Gesù e la sua chiamata: molti possono aver trovato la vocazione quasi senza averla cercata, come un tesoro che improvvisamente li abbaglia.
In altri Dio ha messo nel cuore un'intima inquietudine che li spinge a cercare perle più preziose, a dare tutto quel che possiedono quando le trovano. Dio ha messo nella loro anima un'insoddisfazione che le cose non riescono ad appagare, e che li spinge a continuare a cercare.
«Che mi manca ancora?», avranno chiesto a Gesù nell'intimità della loro anima.
In ogni caso, l'incontro improvviso o la lunga ricerca, ci si trova di fronte a una realtà di grandissimo valore, un onore immenso.
Chi ha scoperto la propria vocazione ha sempre dovuto impegnarsi per seguirla, poiché il Signore chiama, invita, ma non obbliga.
Gesù lascia liberi dopo avere illuminato la persona che chiama alla vita sacerdotale o religiosa, ma in moltissimi casi le sue ispirazioni non riescono a toccare l'intelletto dei chiamati per la loro incapacità di accogliere l'azione dello Spirito Santo. La vita dissipata o i continui comportamenti non spirituali, impediscono di «avvertire» l'attrazione dolce e soave di Dio.
Questo atteggiamento di libertà che permette Gesù, spiega la carenza di vocazioni negli ultimi anni, anche un crescendo allontanamento dalla Chiesa.
Chi scopre la vocazione «va, vende tutti i suoi averi» per accogliere la chiamata di Dio. La crisi presente nella Chiesa evidenzia che sono numerosi quelli che si sono pentiti del tesoro trovato e cercano di riottenere i loro averi. Non si spiega altrimenti il distacco spirituale da Gesù e dal Magistero della Chiesa.
Condizione indispensabile per ottenere il tesoro, la perla, è il distacco, la generosità.

***

L'eccelsa figura ascetica che tanto bene ha fatto e continua a compiere con i suoi meravigliosi scritti, ha avuto sempre presente il pericolo del fuoco eterno riservato ai cattivi e ha fondato un Istituto religioso dedito alla santa predicazione. Oltre i libri devozionali che diffuse ovunque anche con l'aiuto dei suoi missionari Redentoristi, scrisse importanti opere di scienze morali che ogni Sacerdote dovrebbe conoscere approfonditamente.
Questo grande missionario prima di abbracciare la vita ecclesiastica, fu un avvocato del foro di Napoli, toccato dalla Grazia lasciò la toga per dedicarsi totalmente a Dio. La vocazione è un valore immenso, una manifestazione molto particolare dell'Amore di Dio.
Sant'Alfonso per rispondere alla chiamata di Dio lasciò il prestigio umano per la vita ecclesiastica, da avvocato del foro di Napoli divenne avvocato dei peccatori davanti a Dio. Non solo fu un grande maestro di preghiera, il suo impegno nell'apostolato lo portò ad organizzare continue missioni al popolo per parlare di Gesù e del Vangelo.
L'avvocato Alfonso de' Liguori quando trovò il tesoro più importante mai conosciuto e che lo rendeva ancora più buono e sereno, non ebbe dubbi nel lasciare tutto quello che possedeva per ricevere il vero tesoro che arricchisce l'anima, trasforma la vita e non trascura le necessità materiali.
Sant'Alfonso è sicuramente un luminoso esempio di piena dedizione al Vangelo, egli ha risposto alla vocazione in maniera commovente.
Il suo ardore spirituale era una fiamma d'amore sempre accesa ed illuminava vicini e lontani, scuoteva con vigore le coscienze.
La Chiesa ha sempre mostrato questi esempi di santità, invitando tutti a seguire le orme di Gesù perché questo è il modo per realizzarsi.
È un grande esempio di amore per le anime, caratteristica oggi perduta in gran parte della Chiesa. Bisogna preoccuparsi delle porte chiuse delle Chiese e semmai abbattere i muri del Vaticano per ospitare tutti, anche per facilitare il vero abbattimento materiale che avverrà contro l'unica Chiesa di Dio.
Con le porte chiuse delle Chiese si impedisce a milioni di credenti e anche ai non credenti che cercano Dio, di pregare e di iniziare una nuova vita. Alle volte sono sufficienti anche pochi minuti per rientrare in sé e con la Grazia di Dio fare buoni propositi di vita che allontanano dagli errori.
Si deve ritornare ad evangelizzare le famiglie, incontrarli nelle loro case per la recita del Rosario e permettere alla Madonna di aiutare tutti.
La nostra mentalità è opposta a quella del mondo, non ci sorprendiamo se gli altri non comprendono il nostro impegno spirituale né la necessità della preghiera giornaliera, comunque tutti i lontani non ne capiscono l'urgenza.
Noi sappiamo bene che l'unione con Gesù e la consacrazione alla Madonna ci permettono di non rimanere schiacciati dalla violenza dei diavoli, capaci di condurre verso scelte scellerate e dannose sotto ogni aspetto.
Questa umanità ha capovolto le priorità e probabilmente poco più del 10% riesce a rispettare i valori morali. Questa percentuale è approssimativa, ma se valutiamo con obiettività lo scatenamento dei vizi impazziti in miliardi di persone e la depravazione dilagante ovunque, forse questa valutazione è giustificata.
Non dobbiamo solamente pensare ai criminali, ai drogati, ai corrotti della politica e dello Stato di ogni Nazione, no, ci sono categorie di disonesti e arroganti mascherati da perbenisti, costantemente impegnati ad elaborare piani per arrivare con ogni mezzo al potere o per arricchirsi. E l'uno include l'altro. Al tempo stesso hanno pure il tempo di seminare zizzania contro i loro nemici, forse persone davvero perbene.
Stanno avvenendo nel mondo tanti episodi eclatanti e dobbiamo valutarli sotto l'ottica della Fed

Giuseppe Sarto (Treviso 1835 - Roma 20 agosto 1914), vescovo di Mantova (1884) e patriarca di Venezia (1893), sale alla cattedra di Pietro con il nome di Pio X. E' il pontefice che nel Motu proprio «Tra le sollecitudini» (1903) affermò che la partecipazione ai santi misteri è la fonte prima e indispensabile della vita cristiana. Difese l'integrità della dottrina della fede, promosse la comunione eucaristica anche dei fanciulli, avviò la riforma della legislazione ecclesiastica, si occupò positivamente della questione romana e dell'Azione Cattolica, curò la formazione dei sacerdoti, fece elaborare un nuovo catechismo, favorì il movimento biblico, promosse la riforma liturgica e il canto sacro. Pio XII lo beatificò nel 1951 e lo canonizzò nel 1954. Il suo corpo è venerato nella basilica Vaticana.

I SANTI AGOSTO

27 Agosto Santa Monica

Monica (Tagaste, attuale Song-Ahras, Algeria, c. 331 - Ostia, Roma, 387) con l'assidua fiduciosa preghiera e le sue lacrime di implorazione ottenne la trasformazione spirituale del figlio Agostino. Nel libro delle «Confessioni» è delineata la sua figura di madre cristiana e di contemplativa, attenta ai bisogni degli umili e dei poveri. Il colloquio fra Monica e Agostino ci apre la profondità del suo spirito tutto proteso verso la patria del cielo.