TESTO:-
Dal Vangelo secondo Matteo. (Mt 5,13-16)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo
si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla
gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra
un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul
candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda
la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e
rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Se metto un grosso cucchiaio di sale nella zuppa, sarà immangiabile. Ce ne
vuole solo un pizzico, che basta ad insaporirla. O, senza utilizzare
un'immagine, anche se non ci sono che pochi uomini a sopportare con buon umore,
bontà e indulgenza le debolezze del loro prossimo (e le loro, in più!), a non
essere solo preoccupati di imporsi, di perseguire i propri scopi e i propri
interessi, questo pugno di uomini ha la possibilità di cambiare il proprio
ambiente, contribuendo a che il nostro mondo resti umano. Il nostro mondo sarebbe
povero, inumano e freddo se non ci fossero uomini che danno prova di questa
cordialità e di questa generosità spontanee.
Essere il sale della terra: siamo abbastanza fiduciosi per credere al carattere
contagioso della bontà? O ci accontentiamo di temere il potere contagioso del
male? Un pizzico di sale basta a dare gusto a tutto un piatto.
Ognuno di noi, anche se si sente isolato, ha la fortuna di poter cambiare il
clima che lo circonda! Gesù ci crede capaci: voi siete il sale della terra, voi
siete la luce del mondo! Lo siamo?
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 6,53-56)
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra,
giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella
regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che
egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle
piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e
quanti lo toccavano venivano salvati. Parola del Signore.
RIFLESSIONI
«Lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo
toccavano venivano salvati». Mc 6,56
Gesù, col segno eloquente delle guarigioni, dimostra che il regno di Dio è
presente sulla terra. Accostandosi a lui, anche solo toccando il suo mantello,
i malati erano guariti: accanto a Gesù, basta un attimo, in cui si concentra da
una parte la potenza e la bontà di Dio, e dall'altra la forza della fede e la
fiducia di chi vuol guarire. Ciò che importa dunque è il contatto con Gesù, che
può avvenire oggi in diversi modi: con i sacramenti, con l'ascolto della sua
Parola, con le opere di carità, con la testimonianza del suo messaggio.
I cristiani oggi, con la loro fede e i loro gesti di amore, sono chiamati ad
essere - per così dire - "il mantello di Gesù", al cui solo contatto
le persone siano guarite dalla loro malvagità, disperazione, sofferenza.
O Signore, che sei venuto accanto a noi come amico, fa' che tutti sperimentino
la potenza della tua bontà compassionevole e aiutaci a non essere indifferenti
con coloro che soffrono.
Cristo allo stesso tempo ha insegnato all'uomo a far del bene con la sofferenza
ed a far del bene a chi soffre. In questo duplice aspetto egli ha svelato fino
in fondo il senso della sofferenza.
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO E SETTIMANA ANNO A. 2026 IO SONO LA LUCE DEL MONDO IL VANGELO DEL GIORNO. IL VANGELO NEL 21° SECOLO.
Martedì Della V Settimana
Del Tempo Ordinario Anno A
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 7,1-13)
Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto.
10 Febbraio 2026
***
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 7,1-13)
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi,
venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure,
cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si
sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e,
tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano
molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di
oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i
tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma
prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta
scritto:
"Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini".
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per
osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: "Onora tuo padre e tua
madre", e: "Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte". Voi invece
dite: "Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è
korbàn, cioè offerta a Dio", non gli consentite di fare più nulla per il padre
o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete
tramandato voi. E di cose simili ne fate molte». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Dio ha ambizioni per l'uomo, lo vuole grande, lo vuole glorioso. Dio non è un padrone meschino, invidioso, non vuol tenere per sé la sua potenza: Dio vuol dare, e dare molto. "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza"; come è possibile una partecipazione così ampia? "E domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra". "L'uomo domini", dice Dio! Dobbiamo avere questa idea di Dio: Dio dà generosamente, vuol dare sempre di più, ha grandi disegni sull'uomo, non vuole che egli si immiserisca in piccole cose.
Lo vediamo nel Vangelo. Gesù si oppone al tentativo di diminuire l'uomo
costringendolo in un formalismo, in un legalismo piccolo, meschino, che dà
grande importanza a cose che non ne hanno, che sono indifferenti, trasformando
la religione in qualcosa di esterno, privo di valore davanti a Dio.
Ogni cosa deve essere al posto giusto. Se una piccola cosa ha piccola
importanza, non bisogna drammatizzarla; non bisogna trovare scandalo in una
cosa che è piccola in se stessa. E' piccola e deve rimanere piccola.
Sono le cose importanti che fanno l'uomo grande, nella fedeltà, certamente, ai
comandamenti di Dio, che non vuole che l'uomo sminuisca se stesso ma sia
veramente un uomo cosciente, libero, amante del bene. Gesù insiste sui
comandamenti importanti per l'uomo. "Onora tuo padre e tua madre",
questo è un comando importante, proprio perché onora l'uomo: dà onore al padre
e alla madre, dà onore anche al figlio che agisce così verso i suoi genitori.
Le piccole cose che sono tradizioni umane, che possono cambiare col cambiare
dei tempi, non possono sovrapporsi al comandamento di Dio. "Onora tuo
padre e tua madre" significa essere un uomo che rispetta l'uomo e tutte le
relazioni umane. E' l'egoismo umano che cerca pretesti per essere infedele alla
parola di Dio e infedele alla grande vocazione dell'uomo. Chiediamo al Signore
che ci dia di essere fieri della vocazione umana e ci comunichi il sentimento
profondo della nostra grandezza e della sua ambizione per ogni uomo.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 7,14-23)
In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi
tutti e comprendete bene! Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui,
possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo
interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di
comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può
renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella
fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. Dal di
dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male:
impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza,
invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori
dall'interno e rendono impuro l'uomo». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Gesù spesso parlava per enigmi, come lui stesso dice alla fine del Vangelo di
Giovanni: "Vi ho sempre parlato in parabole". Enigmi ce ne sono molti
nel Vangelo; per esempio, quando Gesù dice: "Distruggete questo tempio e
in tre giorni lo ricostruirò" è un enigma, così come lo sono le parole:
"Ancora un poco e non mi vedrete, un altro poco e mi vedrete". Anche
nel Vangelo di oggi troviamo un enigma, e precisamente le parole: "Non c'è
nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le
cose che escono dall'uomo a contaminarlo". Un enigma non è facile da
capire; per questo all'inizio Gesù diceva: "Ascoltatemi tutti e intendete
bene".
Queste parole si potrebbero capire in senso fisico, perché nella legge mosaica
c'erano molte impurità rituali, concernenti gli alimenti ("le cose che
entrano nell'uomo"). E anche quando qualcuno mangiava senza essersi lavate
le mani commetteva una impurità rituale. E il caso che vediamo ora nel Vangelo,
infatti la discussione era incominciata perché gli Apostoli mangiavano senza
essersi prima lavate le mani. Ma c'erano altre impurità, dovute a "cose
che escono dall'uomo", per esempio perdite di sangue e così via. Secondo
la legge di Mosè esse contaminano l'uomo. La donna del Vangelo che soffriva
perdite di sangue si nascondeva perché non aveva il diritto di toccare le altre
persone, per non rendere anch'esse impure. Chi era toccato, prima di
partecipare al culto doveva lavarsi e aspettare qualche tempo.
L'enigma di Gesù avrebbe perciò potuto essere capito nel senso che egli dava
più importanza alle cose che uscivano dall'uomo che a quelle che si mangiavano
o bevevano. Chiaramente Gesù non intendeva questo: egli distingueva l'esterno e
l'interno nel senso del fisico e del morale o spirituale. Voleva dire cioè che
le cose materiali hanno meno importanza per la purità religiosa.
Fu una vera e propria rivoluzione. Noi siamo talmente abituati che non ci
badiamo più, ma fu una rivoluzione, una desacralizzazione. Gesù ci dà l'esempio
della cosiddetta secolarizzazione, come si dice oggi, con una parola che a me
non piace troppo, perché sembra che le cose non abbiano più rapporto con Dio.
Ma nel pensiero di Gesù tutte le cose hanno rapporto con Dio e dovevano tutte
essere santificate, ma senza sacralizzarle, cioè senza dare una importanza
religiosa sproporzionata a una cosa esteriore, come un cibo, come il lavarsi le
mani. Bisognava distinguere l'igiene dalla purità religiosa, una distinzione
che per gli antichi non era evidente. Un rapporto tra la pulizia del corpo e il
rispetto dovuto a Dio esiste, ma bisogna lasciarlo al livello che gli spetta e
non considerarlo così importante da dimenticare altri aspetti, ben più
importanti e non così facili da ottenere. Purificare il cuore è più difficile
che lavarsi le mani!...
Gesù qui inaugura davvero la rivoluzione religiosa che egli vuol attuare,
proclamando che la purezza religiosa non è esterna ma interiore, che si tratta
di purificare il cuore, nel significato biblico della parola. E sappiamo che
per la Bibbia il cuore comprende non solo gli affetti, ma tutto l'interno
dell'uomo: le intenzioni, i desideri, gli atti di volontà e di intelligenza.
Gesù dice: "Dal cuore degli uomini escono fornicazioni, furti, adulteri,
cupidigie, malvagità... Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e
contaminano l'uomo".
Ringraziamo il Signore di aver dato questa luce ai suoi discepoli e di aver
portato agli uomini la libertà dall'oppressione di pratiche religiose vane, donando
ad essi il suo Spirito. "Mandi il tuo Spirito e tutto è creato" dice
il salmo. Queste parole, che già descrivono la prima creazione, si applicano
alla nuova creazione, la creazione dell'uomo nuovo fatto a immagine di Dio.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 7,24-30)
In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva
che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.
Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe
di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di
origine siro-fenicia.
Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva:
«Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei
figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini
sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa
tua parola, va': il demonio è uscito da tua figlia».
Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n'era
andato. Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Ecco che Gesù va in soccorso ai popoli pagani e idolatri della zona di Tiro.
L'Agnello senza macchia affronta e si confronta con l'impurità di coloro che,
dolorosamente, egli chiama "cagnolini" per il loro essere schiavi delle
passioni e per il loro essere prigionieri del peccato. Ai figli di Israele
annuncia che la loro purezza può divenire impura, ai pagani che la loro
impurità può divenire pura. Ma non è ancora giunto il tempo dei popoli pagani;
Gesù entra nella loro casa, e vuole restarvi nascosto, come è detto: "Non
andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi
piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele" (Mt 10,5-6).
La guarigione che Gesù concederà alla figlia di questa donna, pagana per
nascita, profetizza la pienezza della salvezza dei gentili, riservata al tempo
della passione e della risurrezione.
Il pane che deve innanzi tutto saziare i figli e che non conviene gettare ai
cani rappresenta il Cristo nel mistero del suo corpo eucaristico, che deve
saziare coloro che sono stati purificati dalle acque del battesimo e che sono
chiamati perciò figli di Dio. Ecco perché le Scritture ci avvertono: "Chiunque
in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo
e del sangue del Signore... perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo
del Signore, mangia e beve la propria condanna" (1Cor 11,27,30). La donna che
si è gettata ai piedi di Gesù ha colto il senso profondo di tali parole e,
riconoscendo umilmente la propria condizione, confessa il suo peccato. Con fede
si abbandona a Cristo che, giusto e buono, con una sola briciola o una sola
parola può rigenerare e salvare sua figlia.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Marco. (Mc 7,31-37)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne
verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in
disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva
gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli
disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si
sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo
proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire
i sordi e fa parlare i muti!». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
Il Vangelo odierno ci dà l'immagine vera di Dio, che è buono, che non impedisce
all'uomo di crescere, di aprirsi, anzi lo apre. La parola chiave è infatti
"aprire". Secondo il tentatore Dio ha paura che si aprano gli occhi
dell'uomo e della donna. Gesù al contrario "apre" questo sordomuto,
lo apre alla conoscenza: "Effatà! Apriti ! ". E la parola che è stata
detta a ciascuno di noi nel giorno del Battesimo:
Dio ci libera, permette alla nostra vita di svilupparsi, di essere in
comunicazione con lui. "Apri, Signore, il nostro cuore" si prega con
il versetto prima del Vangelo, perché proprio questo è il desiderio di Dio.
"Apriti!". E una gioia per noi sentire questa parola del Signore:
aprirci è la nostra vocazione, aprirci al mondo, aprirci all'amore, aprirci
alla vera conoscenza di Dio che è amore, che è luce in cui non c'è tenebra.
TESTO:-
Dal Vangelo secondo Luca. (Lc 10,1-9)
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due
davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque
il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi
mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e
non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un
figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su
di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché
chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà
offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il
regno di Dio"». Parola del Signore.
RIFLESSIONI
"In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa
casa!"." Lc 10,5
Nel vangelo di Luca a Timoteo e Tito, sono raccolti tutti i consigli che Gesù
aveva lasciato ai suoi per portare la buona notizia. È un po' il mansionario
dell'evangelizzatore!
Prima regola: andare! Gesù contestualizza ogni suggerimento di come dire e
fare, dentro ad un movimento. I discepoli vanno verso le persone, entrano nelle
loro case, non aspettano di essere cercati. Perché chi ha bisogno della buona notizia
a volte non lo sa. E chi ha la buona notizia, la deve portare là dove non è
ancora arrivata.
Seconda regola: andare in sobrietà, senza pretese, né di essere attesi, amati,
riconosciuti, né di ricevere compensi per la propria presenza.
Terza regola: presentarsi in pace, portando la pace! E se la pace è rifiutata,
andarsene, neanche cominciare, né provocare o esasperare. La pace è la premessa
per accogliere la buona notizia. La pace è un inizio che ritroviamo in noi come
dono, ma che possiamo far crescere solo interagendo con gli altri. La pace si
costruisce trafficandola, vivendo e lavorando insieme. Allora diventa possibile
e si fa sinonimo di armonia, di disponibilità all'incontro con l'altro, senza
pretese o attese esagerate nei confronti degli altri e di se stessi. La pace
però è difficile, basta rifiutarla per precludere ogni suo ulteriore sviluppo.
Signore, ci sia pace nelle nostre case, nelle nostre comunità. Pace che sia
assenza di timori, di pigrizia, di invidia e gelosie, che sia voglia di cambiare,
di crescere, amando e portando vita, la tua vita, ovunque.
"La pace, che sogniamo, sarà possibile il giorno in cui ci sarà un
atteggiamento di pace nei cuori".








